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martedì 30 aprile 2024

The Nun II (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Migliore rispetto al precedente capitolo, con una trama un po' più strutturata, tuttavia invariati i problemi: lunghi momenti di vuoto intervallati da scene Jumpscare telefonate (salvo qualcuna). Pur non essendo la trama particolarmente originale, la pellicola si rivela comunque accettabile per l'atmosfera tetra, il ritmo costante e l'azione concitata. Non male nemmeno trucco ed effetti speciali, sebbene la creatura infernale che insegue le ragazzina sia alquanto grottesca. Insomma, a tratti abbastanza sgangherato ma non proprio da buttare. Inoltre la prova degli attori, specialmente della Farmiga figlia, è buona, ma ci si aspettava, e comunque, decisamente di più. Voto: 5,5 [Infinity Plus]

venerdì 30 settembre 2022

I molti santi del New Jersey (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Non ho mai visto una puntata de "I Soprano", lo so è una grave mancanza a cui ho intenzione di provvedere, anche se le tante stagioni realizzate un po' mi bloccano nell'intraprendere questo viaggio. Di certo il fatto di non aver visto la serie tv (di cui questo film è il suo prequel, che utilizza le rivolte di Newark del 1967 come sfondo per narrare le tensioni tra la comunità italoamericana e quella afroamericana) mi ha privato di tante emozioni e probabilmente lo avrei apprezzato di più viste le molteplici citazioni, però prendendolo come un normale film sulla mafia devo dire che è buono anche se non buonissimo, lontano anni luce dai capolavori a cui si ispira (tipo "Quei bravi ragazzi"). Non c'è nessun aspetto, né tecnico o registico né recitativo, che mi sento di elogiare ed al contempo nessun aspetto che mi sento di bocciare (Ray Liotta nel duplice ruolo del padre del protagonista e del suo gemello, in una delle sue ultime apparizioni, fa comunque effetto rivedere). L'ho guardato, mi è piaciuto e lo dimentico, almeno fino a quando non mi servirà ricordare. Voto: 6,5

giovedì 31 marzo 2022

The Conjuring - Per ordine del diavolo (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Per ordine del botteghino e per conto di James Wan, Michael Chaves (che aveva già diretto lo spin-off La Llorona - Le lacrime del male con scarsi risultati) gira il terzo capitolo della saga horror cavandone un film scorrevole, un dignitoso balocco che vellica la visione senza però mai turbare lo stomaco o attentare alla pancia dello spettatore. Più "spinto" sul versante esorcistico, come l'omaggio iniziale al capolavoro di William Friedkin esplicita con non proprio sottile ammiccamento, è per i fan occasione di rivedere all'opera gli innamoratissimi coniugi Warren (l'evocazione del cui primo incontro ci si poteva tuttavia risparmiare). Non mancano i buoni momenti, la confezione è come sempre molto curata e la continuity della saga rispettata ma lo script non ha il mordente dei precedenti e sembra a tratti avere un po' il fiato corto. Ricapitolando, nel suo complesso un terzo capitolo dignitoso (che si lascia guardare comunque), ma non all'altezza delle aspettative, con nulla a che vedere con i predecessori a livello qualitativo. Voto: 5,5

domenica 8 novembre 2020

Annabelle 3 (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Un (grande) passo indietro rispetto al capitolo secondo, riuscito meglio. Questo terzo capitolo della saga di Annabelle sa un po' di carrozzone di mostri e spiriti, manca tutta una certa atmosfera fondamentale per un horror, ovvero una contestualizzazione dell'infestazione. Qui invece gli spiriti escono fuori da un "cilindro", ognuno decontestualizzato. Mi è parso più che altro un grande gioco, quasi uno sfizio all'interno di un brand che ha permesso di fare anche questo. Per il resto come horror molto classico, fin troppo. Protagonisti presi dai più elementari cliché del genere teen horror, reazioni e situazioni semplicistiche. L'unica cosa è che il comparto tecnico e i tempi delle scene horror sono azzeccati, come in genere riescono a fare in questa catena di film dell'universo The Conjuring. Su quello posso comunque dire che è un prodotto sufficiente. Però purtroppo tutto il resto, situazione, dinamiche, personaggi, ambientazione, mi portano a calare la votazione, così tanto che La Llorona è leggermente migliore. Perché certo, alla fine si fa vedere senza annoiare (anonima è però la regia di Gary Dauberman), ma un vero perché non c'è, la coppia Patrick Wilson-Vera Farmiga appare solo all'inizio e alla fine, senza mai entrare davvero nell'azione, sostituiti dai classici teen (pure interpretati da giovani attori niente male, su tutti la Mckenna Grace di The Bad Seed e la Madison Iseman dei due nuovi Jumanji) che danno luogo pure a un umorismo inaspettatamente sciocco. Solo per i fan scatenati della saga. Voto: 4,5

Godzilla II - King of the Monsters (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Doveva essere per Michael Dougherty, dopo due buoni prodotti quali La vendetta di Halloween e soprattutto Krampus, la sua prova del nove da regista, ma l'esame risulta fallito. Perché certo, le colpe per un film mediocre come questo, sequel del Godzilla del 2014, non possono imputarsi solo a lui, però poteva certamente curare meglio ogni aspetto della pellicola, una pellicola che impressiona più per il titolo altisonante che per meriti intrinsechi, che funziona molto bene come film di mostri, a brillare c'è Godzilla, questo sì, ma intorno al lucertolone c'è poco altro. Ciò che manca davvero è uno sviluppo concreto, un filo narrativo che colleghi queste creature alle loro origini leggendarie. Spettacolare la bellezza delle battaglie tra le creature mitologiche, ma, mentre le scene d'azione sono di grande impatto, ad essere confusionaria è la trama (che mette in fila improbabili sparate ambientaliste, cattivoni senza scrupoli neanche troppo coinvolti nell'evolversi dei fatti e famiglie disfunzionali guarda caso da rimettere insieme). Il personaggio interpretato da Vera Farmiga non è credibile, anche il personaggio interpretato da Kyle Chandler sembra essere completamente inutile (fuori parte anche l'esperto Ken Watanabe, e non è la prima volta per lui purtroppo). Con la dinamica del film e tutte le potenti scene d'azione, si sarebbe potuto pensare tranquillamente di eliminare quasi tutte le scene con gli esseri umani. Di conseguenza siamo decisamente indietro dal primo adrenalinico e più che discreto capitolo. Nel complesso è infatti un Monster Movie guardabile ma non del tutto soddisfacente, anzi, quasi per niente, si salvano gli scontri tra i mostri e poche altre scene, ma era doveroso visto il budget stratosferico messo a disposizione. Si dice che sia un episodio "interlocutorio", confido perciò nel seguito, che senza dubbio vedrò, sperando in un'opera, seppur d'intrattenimento, un minimo più verosimile e meno basata sulla rielaborazione di stereotipi e schemi visti e rivisti. Viva i mostri, abbasso gli umani! Ultima nota: avrebbero potuto "truccarla" in maniera diversa, Millie Bobby Brown, pare uscita direttamente da Stranger Things! Voto: 5+

martedì 14 gennaio 2020

The Front Runner - Il vizio del potere (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 2014 All the Truth Is Out scritto da Matt Bai, questo film drammatico biografico ci fa partecipe dell'ascesa e della caduta di Gary Hart, candidato alla corsa per la presidenza USA nel 1988 e affossato da uno scandalo sessuale.
Trama: Nel 1988 Gary Hart, politico democratico, è considerato il favorito per la corsa alle elezioni presidenziali. La sua campagna subisce però una battuta d'arresto a causa dell'accusa di avere una relazione extraconiugale con l'attrice Donna Rice. In breve ciò porterà il senatore Hart ad abbandonare i suoi propositi elettorali.
Recensione: Nel corso degli anni, i film d'inchiesta sui personaggi pubblici sono stati numerosi: da Il caso Spotlight a Truth - Il prezzo della verità, sono stati in tanti a cimentarsi nel genere. Per non parlare dei political drama che ci hanno narrato dei presidenti americani, presidenti americani mancati, questo è il terzo che vedo negli ultimi 6 mesi, l'ultimo è stato Lo scandalo Kennedy. Insomma non è una novità, ma comunque The Front Runner, di Jason "Juno" Reitman (che torna dietro la macchina da presa dopo Tully, bella commedia sulla maternità), riesce nella missione non facile di raccontare (bene) una storia di trent'anni fa in grado di fare riflettere ancora oggi. Il film infatti, che offre una sfumatura su entrambi gli aspetti (l'uomo privato e quello "pubblico") di questo personaggio politico forse ingenuo, forse arrogante, costantemente in balia degli eventi, ha il grande pregio di spingere lo spettatore a ragionare sul ruolo dei media e del loro rapporto con i personaggi pubblici: fin dove è lecito spingersi? È davvero fondamentale per un personaggio di spicco rinunciare alla privacy ed essere irreprensibile da ogni punto di vista? E un personaggio irreprensibile è automaticamente il più adatto a governare un paese? Insomma tante domande ma sfortunatamente nessuna risposta, ma non che questo sia per forza un difetto, anzi, proprio per la capacità del regista di sospendere il giudizio, evitando risposte facili o sbrigative, evitando il conflitto e rifiutando di istruire il pubblico su come dovrebbe sentirsi riguardo ad Hart, lasciando così allo spettatore piena libertà di trarre le sue conclusioni analizzando i diversi punti di vista delle parti, che il racconto diventi più armonico e coinvolgente col passare dei minuti.

giovedì 9 gennaio 2020

Captive State (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2020 Qui
Tema e genere: Un thriller spionistico fantascientifico (ma la fantascienza è marginale), politico ed attuale.
Trama: Gli alieni hanno invaso la terra, ma un gruppo di resistenza a Chicago non si dà per vinto.
Recensione: Ne avevo lette di così tante cose positive che alla fine ci sono cascato, e ne sono rimasto scottato. Una delusione infatti (la prima del nuovo anno) quella scaturita da Captive State, che dalle premesse sembrava essere un film di forte interesse e di riuscita, ma non è così. Il film difatti, da un regista di action medio come Rupert Wyatt (suo il medio ma accattivante L'alba del pianeta delle scimmie), parte con premesse molto favorevoli, stuzzicanti, ma spreca molto presto le sue potenzialità di base, camuffandosi semplicemente sotto forma di film fantascientifico, ma scordandosi di coltivare quell'aspetto, a scapito di una vicenda di resistenza da una minaccia davvero troppo sbrigativamente e superficialmente sviscerata. Inutile affidarsi alle veloci apparizioni dei mostri alieni, resi inquietanti da un uso di effetti fulminei, validi ed efficaci per la durata di qualche attimo, ma poi scordati all'interno di una vicenda partigiana che viene sciorinata in tutta la sua consueta e già ampiamente vista burocrazia di resistenza che non lascia spazio più ad alcun momento di sorpresa o suspense. In questo senso il film appare come un tentativo ibrido scientemente pianificato di accontentare più palati, ma risultando alla fine quasi sempre inefficace a rendersi visivamente e narrativamente piacevole almeno al minimo sindacale, francamente dato erroneamente per scontato a scatola chiusa. Fantascienza, noir, spionaggio, dramma e thriller si fondono in un progetto che a posteriori può essere sicuramente definito come troppo ambizioso. Appare chiaro sin da subito che gli alieni altro non sono che un pretesto narrativo e che la loro presenza sullo schermo non risulti essere fondamentale. Idee nel film ce ne sono, come pure ambientazione e fotografia, ma la storia (più contorta di quello che è realmente, anzi, è pure prevedibile) sembra lasciare un po' tutto a metà. Gli alieni, raffigurati come simili a grossi ricci tentacolari, non sembrano né particolarmente intelligenti, né capaci di comunicare, come abbiano fatto a conquistare la Terra e a farsi amici la maggioranza della popolazione rimane un mistero. I resistenti affermano che gli alieni stanno prosciugando la terra da tutte le risorse, ma nel film come questo accada non si vede né si intuisce (e ancora, se è vero, possibile che in così pochi si oppongano?). Vera Farmiga è sempre brava e bella, ma non si capisce cosa c'entri il suo personaggio di misteriosa prostituta di mezz'età che spia tutti quelli che passano dal suo appartamento, John Goodman (che è comunque uno dei pochi punti forti del film, giacché l'attore riesce a sorreggere sulle sue spalle quest'opera ambiziosa paradossalmente troppo prevedibile nei suoi momenti salienti) nelle vesti di detective indaga, ma il fatto che sia stato collega ed amico del padre dei fratelli ribelli (uno dei due è interpretato da Ashton Sanders di The Equalizer 2 e prima ancora Moonlight) già fa sorgere dei sospetti.

giovedì 14 novembre 2019

The Nun - La vocazione del male (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Spin-off di The Conjuring - Il caso Enfield, ed è incentrato sul demone con sembianze di suora Valak, antagonista del film citato.
Trama: Una giovane suora di clausura si toglie la vita in un'abbazia della Romania. Dal Vaticano per far luce sull'evento vengono mandati un prete con un burrascoso passato alle spalle e una giovane novizia sulla soglia dei voti. Insieme sveleranno il profano segreto dell'ordine, mettendo a repentaglio non solo le loro vite ma anche la loro fede e le loro anime.
RecensioneThe Nun, di fatto il terzo spin-off della celebre saga horror di The Conjuring, doveva rispondere con chiarezza sulle origini di Valak, la nefasta e tenebrosa suora spesso indagata dai coniugi Warren e protagonista di The Conjuring - Il Caso Enfield (la storia si svolge circa vent'anni prima e narra dunque le origini della diabolica creatura, per poi ricongiungersi solo nel finale alla pellicola di riferimento, della quale riprende dinamiche e atmosfere sovrannaturali). L'ha fatto, anche se rimangono ancora nel dubbio molte cose, peccato che poi l'abbia fatto anche in modo alquanto deludente. Anzi, di più, se dopo la seconda costola dedicata alla bambola demoniaca Annabelle avevo sperato che la saga continuasse sulla buona strada, purtroppo qui non accade, giacché The Nun rimane forse troppo anonimo e standardizzato rispetto ai capitoli colleghi. E' infatti un passo indietro per l'intero franchise e un'occasione mancata per il grande potenziale a disposizione del regista. Il prequel diretto da Corin Hardy tende difatti troppo a slegarsi, a farci perdere il filo del discorso, infognandosi in scene di poco senso che si preoccupano più di trascinare vagonate di cliché che di trovare quel pizzico di originalità tanto anelata. Che poi non è tanto la trama abbastanza scontata e prevedibile o i cliché (che comunque non possono mancare) a non convincere, quanto il fatto che più che di un film horror lo si può considerare un gotico racconto del terrore dai toni quasi fantastici, che cercando ingenuamente di trarre giovamento nell'accostamento con Dracula di Bram Stoker sbaglia (soprattutto introducendo inizialmente una certa inutile ironia). Malgrado le suggestive ambientazioni, ricreate da una curata scenografia, e qualche buona idea visiva offerta da regia ed effetti speciali, mancano infatti i momenti di vero spavento e anche la tensione non riesce mai a raggiungere livelli particolarmente elevati. Neanche le prove attoriali del cast sono particolarmente ispirate, né Demián Bichir, né Taissa Farmiga (sorella della Vera e nota soprattutto per i suoi ruoli nella serie televisiva antologica AHS), né gli altri (da Charlotte Hope a Jonas Bloquet) offrono più del dovuto. Tuttavia a risollevare parzialmente le sorti di un film che difficilmente resterà nei cuori degli amanti del genere horror e della saga di The Conjuring in particolare, ecco una colonna sonora, dal sapore medievale ed epico, davvero interessante, e una presenza, quella della suora indemoniata, discretamente impattante. Nel complesso però l'impressione finale è che questo film sia stato una forzatura, fatto in fretta e furia per accontentare un desiderio della fan base che però, ne sono convinto, avrebbe aspettato volentieri ancora del tempo pur di vedere un film degno del franchise a cui appartiene. Di meglio ci si aspetta dai prossimi.

The Conjuring - Il caso Enfield (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Sequel del film horror soprannaturale del 2013 The Conjuring - L'evocazione.
Trama: I coniugi Warren vengono chiamati dalla Chiesa in Inghilterra per far luce su uno strano caso di possessione.
Recensione: Gran bell'horror, sequel forse migliore del già buon primo episodio (qui). Credo infatti che Il caso Enfield (che ha l'innegabile merito di andare a parare su atmosfere completamente diverse rispetto alla versione del 2013, visto anche il cambio di location e di paese) rientri appieno nella ristretta cerchia di film all'altezza, se non di un pelo superiori ai predecessori, infatti se il primo risulta superiore a questo per la storia di base più horror, questo risulta sicuramente superiore per il delineamento e la cura dei personaggi basandosi su un cast di ancor più alto livello. Altro punto a favore è senz'altro la scelta di puntare il più possibile sul "realismo" piuttosto che sul sovrannaturale ed ho apprezzato moltissimo l'introduzione del personaggio della scettica a fare da contraltare ai coniugi Warren (la cui alchimia è decisamente cresciuta dal primo capitolo). James Wan (che torna a dirigere un episodio della saga da lui creata) riesce persino ad introdurre sequenze di notevole tenerezza qua e là e soprattutto riesce a tener vivo fin quasi alla fine il pur minimo dubbio che tutto quello si è visto e detto altro non è che realmente una invenzione della madre disperata e questo solo grazie al regista (che imbastisce un racconto di grande tensione dove c'è spazio per la paura ma dove il male, per quanto spropositato, non ha mai l'ultima parola). Altra ottima scelta inoltre, almeno per me, quella di ridurre al minimo possibile la CGI per lasciare il posto fin dove possibile al trucco ed ai costumi (e quindi di aumentare ulteriormente la dose di "realismo"). A tal proposito qui la confezione è di livello, come il cast che, come nel primo episodio, vede protagonista l'efficace coppia formata da Patrick Wilson e Vera Farmiga. Non dimentichiamoci però di quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti: gli spaventi. E qui ve ne sono a bizzeffe e quasi mai telefonati (la scena dell'uomo torto è senz'altro efficace). Persino la sceneggiatura è abbastanza solida, con un buon colpo di scena verso la fine ben giocato. Ovviamente non mancano i punti dolenti, specialmente sul finale, dove ci sono alcune sequenze e trovate un po' forzate o comunque troppo sbrigative (specialmente la cacciata del demone che avviene troppo velocemente, un po' di tempo in più, visto la durata della pellicola, non credo avrebbe guastato), ma nel complesso un più che discreto horror e un buon film. Qualcuno avrà forse storto la bocca davanti alla banalità e alla ripetitività dello svolgimento (famiglia, casa infestata, esorcizzazione del demone, finale) però The Conjuring - Il caso Enfield ha una sua coerenza ben definita: all'interno di una serializzazione di film, cerca di dare in pasto allo spettatore una formula ben nota, cambiandone le modalità, ma rimanendo fedele alle meccaniche, e riesce a regalare cose buone (anzi, indemoniate).

L'evocazione - The Conjuring (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale basato sui fatti riportati dalla coppia di ricercatori del paranormale Ed e Lorraine Warren, le cui esperienze in precedenza avevano già ispirato film come Amityville Horror e The Haunting in Connecticut.
Trama: Una famiglia si trasferisce in una villa di campagna, scatenando l'ira di oscure presenze: due famosi demonologi si occupano del caso.
Recensione: Partiamo dicendo che i canonici ingredienti da film horror sono tutti ben presenti: casa in campagna isolata, famigliola felice che rimane sconvolta dagli eventi, presenze più o meno demoniache, porte che scricchiolano, strane bambole, persone possedute ed esorcismi. Insomma fino a qui nulla di nuovo. Ciò che fa però funzionare il film è la capacità del regista James Wan di evocare (senza inventarsi nulla) la paura con i vecchi strumenti del mestiere: appunto una famiglia, una presenza demoniaca e una casa che da qualsiasi impressione tranne quella di essere un posto sicuro e accomodante, tipico delle abitazioni degli horror anni '70-'80, ma gestendo bene la suspense. A ciò ci si aggiunga in questa pellicola costruita come si deve (la trama inizialmente procede lenta ma senza intoppi, lo sviluppo di tutta la vicenda è buono rendendosi in grado di suscitare interesse e curiosità nello spettatore), una buona attenzione per i dettagli percettivi, visivi o uditivi che siano (discreta la fotografia di John R. Leonetti, che sguazza nelle ombre ma con la capacità di non farci perdere alcun dettaglio né di affaticarci la vista, ed azzeccate le apocalittiche musiche di Joseph Bishara, discreto inoltre il trucco), anche se poi non fa gridare al miracolo (il che è comunque un demerito relativo). E come se non bastassero, si fa subito forza con un'introduzione efficace dei coniugi Warren, il che conferisce una cospicua dose di credibilità, apre con furbizia ulteriori strade (vedi la bambola "Annabelle", che vedrà poi un "suo" film), insomma ogni mossa ha dietro un suo perché, tangibile o meno all'interno del film. E così sfruttando vagonate di archetipi del genere, dai rumori ai dettagli demoniaci, riesce a creare una buona suspense, anche se a dire il vero poi quando deve esplodere definitivamente paventa qualche balbettio in più. In tal senso risulta emblematica la parte finale (altresì un po' ingenua), infatti quando sopraggiunge il più bello poi quest'ultimo non dura a sufficienza (risoluzione non in linea con la durata del film) per ghiacciare il sangue (anche se il messaggio è positivo). Stimolanti invece i titoli di coda, studiati per accrescere ulteriormente la soggezione, d'altronde nel cinema di James Wan la maestria nell'utilizzo del mezzo va di pari passo con un'idea globale che guarda indietro, riprendendo stilemi collaudati, ed ancor di più avanti per aprirsi sempre più strade. Molto apprezzato dal pubblico, probabilmente più scaltro che completamente riuscito, ha evidenti meriti, qualcosa di meno convincente e può contare su un buon cast che va dal feticcio horror dell'autore (Patrick Wilson, già presente in Insidious) a delle vere donne sopra la media come Vera Farmiga (candidata Premio Oscar nel 2010 con "Oltre le nuvole") e Lili Taylor che sanno conferire ai loro personaggi paure e consapevolezza. Era difficile apportare grosse novità su un tema che è stato ritrattato più e più volte, ma c'è da dire che il regista James Wan (colui che nel 2004 ha creato il primo, e forse unico meritevole di una certa attenzione, della saga di Saw) è del tutto in grado di rendere la pellicola molto interessante (giacché sa come muovere la macchina per creare la suspense giusta in sequenze al cardiopalma). Questo a dimostrazione che in un mondo in cui (quello del cinema) le idee scarseggiano, se il film viene girato da un regista che sa il fatto suo, ne uscirà lo stesso un buon prodotto. Un prodotto di discreta fattura, che decisamente sa spaventare, mantenendo una certa credibilità. Un buon film che tiene attaccati alla poltrona e a un film horror non si può chiedere molto altro. Un buon horror, che a tutti gli appassionati del genere non può di certo mancare.

giovedì 20 giugno 2019

L'uomo sul treno: The Commuter (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Oramai siamo abituati al binomio Liam Neeson/Action Movie e a quanto pare ci stiamo abituando anche al sodalizio artistico che il regista e l'attore hanno iniziato. Sono infatti quattro i film realizzati dal regista Jaume Collet-Serra con il roccioso attore nordirlandese e possiamo individuare un elemento chiave che accomuna ognuno di essi: l'adrenalina. In ognuno di questi film il regista spagnolo (che ha anche diretto il sorprendente survival movie Paradise Beach) sceglie con molta attenzione l'ambientazione e tra interno ed esterno vi è sempre un senso di claustrofobia che inchioda chi guarda i suoi film. Ebbene, è proprio questo il punto forte di questo regista, che con una buona tecnica e tanta intelligenza riesce a dare qualcosa in più a delle storie che, altrimenti, risulterebbero noiose e scontate. L'uomo sul treno: The Commuter (The Commuter), film del 2018 diretto appunto da Jaume Collet-Serra, film che gira intorno (che fa da premessa e da fulcro attorno a cui ruota una trama che ci trascinerà in un turbinio di eventi imprevedibili e di azioni altrettanto inaspettate) alla fatidica domanda: "Fareste una piccola cosa, che avrà delle conseguenze per uno sconosciuto, in cambio di una lauta ricompensa?", è infatti diviso a metà nella mia testa, diviso in due parti, due generi che sembrano stranamente cozzare l'uno con l'altro. Giacché dopo un attenta visione non ho potuto fare altro che lodarne la regia e la buona interpretazione di Liam Neeson per poi, però, criticare negativamente quasi tutto il resto. Il regista infatti gioca molto bene con l'impostazione "classica" del thriller per presentare la storia del film. Tutta la prima parte (a partire dall'ottimo montaggio iniziale, che riesce, in modo originale e convincente, a rendere lo scorrere del tempo uguale giorno dopo giorno) è molto fluida, ben strutturata a far emergere la quotidianità e ripetitività dell'essere pendolari (il titolo originale della pellicola), non solo, getta molto bene le basi anche del "giallo da camera" per antonomasia e in odore di Orient Express e di matrice hitchcockiana: un uomo, un treno, tanti passeggeri tutti sospettati, un (doppio) mistero da risolvere. Lo spettatore scopre pian piano che la situazione si fa sempre meno tranquilla e sempre più tesa, angosciante, (apparentemente) senza via d'uscita. Da una tensione silenziosa, emotiva si passa a un'inquietudine che si vede sullo schermo, tutta messa in scena, forse troppo. Una volta presentato effettivamente il "caso", si passa quindi alla seconda parte.

domenica 10 marzo 2019

The Judge (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2017 Qui - Passato in televisione settimane fa, The Judge, film del 2014 diretto da David Dobkin, regista della discreta commedia 2 single a nozze e due divertenti commedie quali Due Cavalieri a Londra e Fred Claus, ma anche sceneggiatore e produttore del pessimo R.I.P.D.: Poliziotti dall'aldilà, è un film sicuramente di grande impatto emotivo che riesce tuttavia a tenere un buon ritmo pur trattando argomenti rivisitati spesso nella cinematografia, la famiglia innanzitutto e il difficile rapporto fra un padre e un figlio, anche se non mancano le avversità coniugali, gli amori adolescenziali, la malattia, e una vicenda di giustizia personale che colora la storia di giallo. Una storia (comunque non perfetta) dove però quello che convince di più è la grande prova di attori assai convincenti, ma anche molte scene davvero riuscite e alcuni dialoghi particolarmente intensi sono il fulcro della pellicola, dato che il rimpallo di accuse, di bugie, che si scambiano padre e figlio, in un rapporto assai stratificato, rappresenta la parte più interessante del film, insieme al fatto che, a situazioni gravi che rasentano il melodramma, si alternano momenti di divertita ilarità. Anche se la storia che racconta di un avvocato difensore (Hank Palmer alias Robert Downey jr., che buca lo schermo con il suo sguardo midriatico e una recitazione movimentata da una vena di istrionismo, perfetta per il suo ruolo) specializzato nel tenere fuori dal carcere i peggiori mascalzoni di Chicago che torna nella sua casa di infanzia per il funerale della madre, che deve anche nonostante tanti problemi irrisolti soprattutto con il padre (ex giudice, interpretato da Robert Duvall, mitico nella naturalezza con cui si immedesima nel suo scomodo personaggio di Joseph Palmer) cercarlo di tirarlo fuori dai guai a seguito di un'accusa di omicidio, ha di contro una certa retorica "patriottarda" e un fare alquanto convenzionale, se anche non troppo esibite, che sono difatti però cose che covano sotto l'epidermide della storia.