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martedì 31 gennaio 2023

Jurassic World - Il dominio (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Chiusura (si spera) della nuova trilogia che lascia molto amaro in bocca. Basato su una trama piuttosto scialba Jurassic World Dominion è una delle dimostrazioni di come un franchise, quando viene troppo sfruttato, alla fine stroppia. Dopo gli eventi di Isla Nubar e della tenuta Lockwood i dinosauri hanno infestato tutto il mondo in una convivenza con umani ed altri animali abbastanza improbabile. Nascono centri di riproduzioni illegali e mercati neri di dinosauri. La Byosin, azienda genetica mondiale, trama nell'ombra per la rovina ecologica e carestia mondiale ed ha il suo quartier generale nelle Dolomiti italiane dove si svolge gran parte del film. Punto di forza come sempre i sofisticati effetti speciali anche se qualche dinosauro assomiglia più ad un pupazzetto che altro e le sequenze ambientate a Malta. Il ritorno di Sam NeillLaura Dern e Jeff Goldblum solo un mero tentativo di dare un po' di linfa ad un film che fa acqua da tutte le parti. La new entry DeWanda Wise nella parte della bella e simpatica pilota di cargo alza un pochino la media ma il suo doppiaggio italiano da dimenticare. Meno terribile di quanto si dica in giro ma neanche un film indimenticabile, divertimento comunque assicurato. Voto: 5,5

mercoledì 6 novembre 2019

Possession (1981)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/11/2019 Qui
Tema e genere: Controverso film del regista polacco Andrzej Żuławski, ed anche il suo più famoso e scioccante, un film che non ha avuto vita facile (pesantemente censurato), che è divenuto tuttavia un cult del genere horror.
Trama: Berlino, anni '80. Il muro domina la città. Mark, ex agente spionistico, torna a casa dopo l'ultima missione. Il rapporto con la moglie Anna si deteriora. Mark indaga, sospettando un tradimento. Scopre che oltre a un amante "ufficiale", Heinrich, Anna vive una seconda vita con un mistero che non vuole svelare, e che, lentamente, la trascina in un climax di violenza e follia che le fa dimenticare ogni cosa: il figlio Bob, i suoi uomini, la vita stessa.
Recensione: Generalmente stroncato dalla critica (e con valide argomentazioni a supporto), Possession è diventato una chicca per gli amanti del genere horror (per alcuni cinefili vero e proprio capolavoro). Più che a un horror vero e proprio, tuttavia, la trama illogica e piena di risvolti surreali ricorda da vicino le opere di David Lynch: stessa sensazione di straniamento, di angosciante (e a volte fastidiosa) dissociazione. Solo che, se con David Lynch (ed attenzione, ho visto solo Twin Peaks) il contorno affascinava e la storia riusciva ad essere più leggibile, con questo ciò non accade. In tal senso mi sto forse rendendo conto che i film criptici, o almeno quelli troppo criptici, non fanno per me. Non è un caso che negli ultimi anni non abbia visto bene questi tipi di film (e pensare che devo recuperare lo stesso Lynch), infatti ho ben visto Madre! (l'arcano era più comprensibile) ma non ho ben visto sia Il sacrificio del cervo sacro (bisognava conoscere il testo originale), Il filo nascosto e Antichrist, quest'ultimi due lavori di estetica più che di sostanza a parer mio. Ora non che Possession sia allo stesso livello, anzi, è certamente di un livello superiore, però questa favola horror nella forma di un grottesco dramma metafisico di agenti segreti oltrecortina, amanti zen dallo stomaco debole, mogli fedifraghe sensibili alla sensuale fascinazione del male, ultra-corpi dagli occhi verdi ed uno scoppiettante ed amaro finale apocalittico, non mi ha convinto pienamente, tanto da non considerarlo alla stregua di un capolavoro. Tuttavia bisogna ammettere che la storia che questo "maledetto" film racconta (maledetto perché colpito dalla censura e dai tagli in tutti i paesi in cui è stato distribuito, ne esistono diverse versioni: quella italiana di 80 minuti, io ho visto quella di 2 ore), ambientata in una deserta, fredda e divisa Berlino non per caso, il suo lavoro di "disturbo" lo fa alla grande. Eppure la trama di Possession non potrebbe essere, apparentemente, più banale: una giovane coppia, Marc e Anna, in crisi a causa del tradimento di Anna. Un semplice triangolo che si complica nel momento in cui Marc si accorge che il vero amante di Anna non è il fatuo Heinrich, esaltato dalle filosofie orientali (e soprattutto dall'assunzione di qualsiasi sostanza stupefacente che lo conduca sulla via dell'illuminazione sessuale), ma bensì qualcun'altro, anzi, qualcos'altro. Qualcos'altro che farà precipitare la situazione, e aprirà anche al marito le porte della follia. Facendo così partire un viaggio appunto folle all'interno degli orrori nascosti della coscienza umana, i quali si sono aperti una strada verso la realtà materializzandosi. I mostri, infatti, non si trovano fuori dall'uomo, ma proprio nella sua parte più nascosta e imponderabile, l'inconscio, l'anima. E quando la reificazione delle nostre paure infine avviene, non le riconosciamo finché non assumono il nostro volto. Il film è perciò una riflessione sul bene e sul male, incarnato qui dalla creatura (una sorta di mostro tentacolare, ideato dall'immaginazione della protagonista e poi da lei realmente partorito in una delle scene più deliranti del film) che possiede Anna e la rende sua schiava.

domenica 7 luglio 2019

Peter Rabbit (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/03/2019 Qui - Dopo il criticabile remake di Annie (l'adattamento cinematografico dei fumetti Little Orphan Annie), il regista Will Gluck ci riprova, adattando la serie televisiva Peter coniglio (Peter Rabbit), basata a sua volta sul racconto di Beatrix Potter (conosciutissima nel mondo anglosassone e meno da noi), uno dei capisaldi della letteratura inglese per l'infanzia. Qualche anno fa una biografia cinematografica con protagonisti Renée Zellweger e Ewan McGregor, che ne aveva raccontato anche la storia d'amore poco convenzionale con il suo editore, ebbe poca fortuna. Forse non ha avuto neanche questo live action tanta fortuna, eppure, rendendo le avventure dell'irresistibile coniglio e della sua combriccola adatte non solo ai più piccini, ma anche ai teenager e agli adulti, il regista riesce a fare centro. Anche perché a parte l'indiretto omaggio all'autrice nel nome della protagonista femminile umana, poco rimane (fortunatamente) dello spirito originale dei racconti (alquanto stucchevole), che si trasformano in una specie di slapstick comedy in stile Tom e Jerry, dove la sfida è tra il roditore astuto e senza paura e un giovane umano che ha la pessima idea di sbarrargli la strada verso i suoi ortaggi. In più, al vecchio e burbero McGregor dei racconti originali (che tira le cuoia a inizio film per un infarto, proprio quando aveva finalmente acchiappato il coniglietto e si accingeva a trasformarlo in una torta da forno) si sostituisce il pronipote Thomas, un personaggio più "fresco". Fresco come il film, Peter Rabbit è infatti, un film (del 2018) divertentissimo e dal ritmo frenetico, che tra musica pop, irriverenza e sarcasmo, assicura risate e coinvolgimento. Realizzato con la stessa tecnica del bellissimo Paddington 2, grazie al lavoro straordinario dell'Animal Logic sulle animazioni e i modelli in CGI dei conigli, Peter Rabbit è un live action pieno di personaggi indimenticabili, a cui è facile affezionarsi per la capacità della sceneggiatura di dipingerli in modo ironico, realistico e gustosamente "scorretto". Oltre ai cattivissimi conigli antropomorfizzati, pienamente convincenti sono, difatti, anche i personaggi umani, in primis un perfetto Domnhall Gleeson (ottimo protagonista di film come Ex machina e Questione di tempo, che farebbe bene a non accumulare altri ruoli come quello dell'insulso generale Hux di Star Wars), che sembra nato per il ruolo dell'impacciato Thomas.

giovedì 20 giugno 2019

L'uomo sul treno: The Commuter (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Oramai siamo abituati al binomio Liam Neeson/Action Movie e a quanto pare ci stiamo abituando anche al sodalizio artistico che il regista e l'attore hanno iniziato. Sono infatti quattro i film realizzati dal regista Jaume Collet-Serra con il roccioso attore nordirlandese e possiamo individuare un elemento chiave che accomuna ognuno di essi: l'adrenalina. In ognuno di questi film il regista spagnolo (che ha anche diretto il sorprendente survival movie Paradise Beach) sceglie con molta attenzione l'ambientazione e tra interno ed esterno vi è sempre un senso di claustrofobia che inchioda chi guarda i suoi film. Ebbene, è proprio questo il punto forte di questo regista, che con una buona tecnica e tanta intelligenza riesce a dare qualcosa in più a delle storie che, altrimenti, risulterebbero noiose e scontate. L'uomo sul treno: The Commuter (The Commuter), film del 2018 diretto appunto da Jaume Collet-Serra, film che gira intorno (che fa da premessa e da fulcro attorno a cui ruota una trama che ci trascinerà in un turbinio di eventi imprevedibili e di azioni altrettanto inaspettate) alla fatidica domanda: "Fareste una piccola cosa, che avrà delle conseguenze per uno sconosciuto, in cambio di una lauta ricompensa?", è infatti diviso a metà nella mia testa, diviso in due parti, due generi che sembrano stranamente cozzare l'uno con l'altro. Giacché dopo un attenta visione non ho potuto fare altro che lodarne la regia e la buona interpretazione di Liam Neeson per poi, però, criticare negativamente quasi tutto il resto. Il regista infatti gioca molto bene con l'impostazione "classica" del thriller per presentare la storia del film. Tutta la prima parte (a partire dall'ottimo montaggio iniziale, che riesce, in modo originale e convincente, a rendere lo scorrere del tempo uguale giorno dopo giorno) è molto fluida, ben strutturata a far emergere la quotidianità e ripetitività dell'essere pendolari (il titolo originale della pellicola), non solo, getta molto bene le basi anche del "giallo da camera" per antonomasia e in odore di Orient Express e di matrice hitchcockiana: un uomo, un treno, tanti passeggeri tutti sospettati, un (doppio) mistero da risolvere. Lo spettatore scopre pian piano che la situazione si fa sempre meno tranquilla e sempre più tesa, angosciante, (apparentemente) senza via d'uscita. Da una tensione silenziosa, emotiva si passa a un'inquietudine che si vede sullo schermo, tutta messa in scena, forse troppo. Una volta presentato effettivamente il "caso", si passa quindi alla seconda parte.

giovedì 28 febbraio 2019

Backtrack (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2017 Qui - Backtrack, thriller australiano, di impianto psicologico e con sfumature horror, del 2015 diretto da Michael Petroni, più noto come sceneggiatore che come regista, ha infatti scritto Le Cronache di Narnia: Il viaggio del veliero e Storia di una ladra di libri, anche se nel suo curriculum ci sono Possession e Il rito, è un inedito e non tanto eccezionale film, ma minimamente coinvolgente, dato che riesce a intrattenere fino all'ultimo per scoprire la verità, quella che il protagonista (Adrien Brody) scopre e ricorda dopo un attento esame di coscienza, il film è difatti un ritorno alla coscienza di quel che si è voluto volontariamente o inconsciamente dimenticare. La vita dello psicologo Peter Bowers infatti, è gettata nello scompiglio quando l'uomo scopre che i suoi pazienti altro non sono che i fantasmi delle persone morte in un incidente di venti anni prima. Temendo di perdere la lucidità mentale, Peter decide di tornare al suo paese natale, dove lo attende una terribile verità che solo lui può affrontare. Backtrack, anche se prende in prestito dal genere horror i canoni generali di rappresentazione dei fantasmi (discreti ma non tanto efficaci), nonché i loro giochini per spaventare il protagonista, è più un thriller che un film dell'orrore. Un thriller che rischia spesso uno strano déjà-vu nello script, ma il regista riesce a dribblarlo, grazie anche alla scelta del sempre professionale Adrien Brody (recentemente visto in Manhattan Nocturne) che con quella faccia un po' così riesce ad offrire le giuste sfumature al suo personaggio. Sfumature che vanno dal dolore per la morte di una figlia al senso di colpa per l'accaduto fino all'impressione di essere sull'orlo della follia. Perché non trascorre molto tempo dall'inizio del film prima che sia lui che lo spettatore dubitino dei suoi pazienti e di quanto affermano. Quando poi entra in scena la bambina cupamente misteriosa il gioco è fatto.