Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Chiusura (si spera) della nuova trilogia che lascia molto amaro in bocca. Basato su una trama piuttosto scialba Jurassic World Dominion è una delle dimostrazioni di come un franchise, quando viene troppo sfruttato, alla fine stroppia. Dopo gli eventi di Isla Nubar e della tenuta Lockwood i dinosauri hanno infestato tutto il mondo in una convivenza con umani ed altri animali abbastanza improbabile. Nascono centri di riproduzioni illegali e mercati neri di dinosauri. La Byosin, azienda genetica mondiale, trama nell'ombra per la rovina ecologica e carestia mondiale ed ha il suo quartier generale nelle Dolomiti italiane dove si svolge gran parte del film. Punto di forza come sempre i sofisticati effetti speciali anche se qualche dinosauro assomiglia più ad un pupazzetto che altro e le sequenze ambientate a Malta. Il ritorno di Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum solo un mero tentativo di dare un po' di linfa ad un film che fa acqua da tutte le parti. La new entry DeWanda Wise nella parte della bella e simpatica pilota di cargo alza un pochino la media ma il suo doppiaggio italiano da dimenticare. Meno terribile di quanto si dica in giro ma neanche un film indimenticabile, divertimento comunque assicurato. Voto: 5,5
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martedì 31 gennaio 2023
Jurassic World - Il dominio (2022)
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lunedì 28 febbraio 2022
Il principe dimenticato (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Una sorta di metafora, divisa tra sogno e realtà, sull'essere genitore.
Ma l'escamotage della dimensione parallela (alla strenua di un Inside
out qualunque) avrebbe funzionato se utilizzato in maniera occasionale,
cosa che non è, per cui il film (scontato e senza colpi di genio) finisce per annoiare dopo poco tempo
(abbastanza grezzo il mondo fantastico). Molto tenero rimane comunque il legame padre/figlia, che inevitabilmente
si fa più tenue allorché la piccola entra nella fase adolescenziale,
portando lo spettatore a essere solidali con il papà messo da parte (il
quale, essendo il vero bambino mai cresciuto, dovrà imparare a cavarsela
da solo). In questo senso bravo il protagonista (il sempre simpatico Omar Sy),
modesto (nonostante i nomi) il resto del cast. E rimane comunque un
film non troppo disprezzabile, che sarebbe potuto però essere migliore,
se il regista Michel Hazanavicius, quello de Il mio Godard e di tanti
altri, tra cui l'ottimo The Artist (5 Oscar nel 2012, tra cui miglior film e regia), avesse giocato meglio le carte a sua disposizione. Voto: 5,5
mercoledì 13 ottobre 2021
Il richiamo della foresta (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2021 Qui - Ennesima trasposizione, la quinta per essere precisi, del celebre romanzo di Jack London. Una trasposizione non molto emozionante e purtroppo troppo edulcorata. La pesante "intrusione digitale" poi (è evidentissimo che il protagonista canino sia generato al computer) ammanta la pellicola di una patina di falsità che impedisce di godere appieno di una storia sempre coinvolgente e degli splendidi scenari naturali dell'Alaska dei cercatori d'oro e dei branchi di lupi (anche se io gli continuo a preferire Zanna Bianca, di cui trasposizione animata recente ho apprezzato). Male infatti il cane in CGI che ci ricorda quanto sia finto in ogni momento, specialmente perché si è scelto (sbagliando) di farlo agire e muovere da cartone animato (scelta forse condizionata dal fatto che il regista Chris Sanders nel campo sia "maestro"? Lilo & Stitch, Dragon Trainer, I Croods). Inoltre le reazioni di un cane dovrebbero essere quelle di un cane, non di un essere umano. Creato per i bambini, elimina tutta la crudezza del libro edulcorandolo all'ennesima potenza. Alcune scene visivamente affascinanti, ma niente di più. Il richiamo della foresta difatti, intrattiene ed è carino da vedere, ma nulla di eccezionale, anzi (Togo indubbiamente più riuscito). Si apprezzano tuttavia le interpretazioni del cast, a partire da un felicemente ritrovato Harrison Ford. A conti fatti però, uno dei peggiori adattamenti del romanzo, più fedele (e decisamente migliore) la versione del 1972 con il grande Charlton Heston. Si poteva e si doveva fare meglio. Voto: 5,5
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sabato 21 novembre 2020
Wolf Call - Minaccia in alto mare (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2020 Qui - Thriller sottomarino di produzione e di maestranze interamente francesi, fra cui figurano Mathieu Kassovitz, Omar Sy e Reda Kateb, oltre all'emergente François Civil, Wolf Call è l'esordio del regista Antonin Baudry e di fatto costituisce una non variante sul genere, ossia nulla che non si sia già visto, se non fosse per una genialata: un analista reclutato a bordo è in grado, grazie ad un udito addestrato e fuori dal comune, di carpire i movimenti esterni al sommergibile, leggendone i suoni attraverso quel magnifico conduttore che è l'acqua. Da questa sua capacità nasce un "malinteso" che rischierà di scatenare una guerra nucleare. Fa il suo lavoro Wolf Call, intanto sfruttando a dovere la sempre affascinante location del sommergibile, resa egregiamente grazie ad una minuziosa ricostruzione che pecca solo quando si va in esterni (insufficiente la computer grafica nelle scene subacquee), e poi gioca su un meccanismo genera ansia elementare, cioè l'impossibilità di comunicare e di distinguere il vero dal falso, uno dei mali del nostro secolo. I difetti poi ci sono, a cominciare da alcuni personaggi deboli (il secondo in comando interpretato da Omar Sy), ed altri solo accennati da goffi intermezzi (Paula Beer mai inutile è però e mai sarà). Non è Caccia a ottobre rosso, e scopiazza pure da Allarme Rosso, tuttavia ritmo e tensione sono mediamente garantiti, almeno per tutta la seconda parte. E così al netto di un certa confusione all'inizio e di qualche divagazione inutile, il risultato è un film coinvolgente in grado di tener desta l'attenzione fino all'epilogo, meno pompato e convenzionale di quanto con tutta probabilità sarebbe stato se girato negli USA. Voto: 6,5
venerdì 24 maggio 2019
Famiglia all'improvviso: Istruzioni non incluse (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/05/2018 Qui - Nel 2011 Quasi amici fu una vera sorpresa, è stato uno di quei film incredibili che con il passaparola diventano nel tempo veri cult. Casi rari. Ha lanciato l'attore Omar Sy e ha fatto ridere sulla disabilità. Legato a quel ruolo e considerato un attore da commedia, Sy aveva già dimostrato la sua versatilità di interprete in Samba ma soprattutto successivamente in Mister Chocolat, meno, seppur in modo passabile in Jurassic World e Il sapore del successo, peggio invece in Good People e Inferno. Nello stesso anno di quest'ultimo quindi egli prova perciò a ripartire da uno schema simile a quel grande successo, per voler dimostrare al grande pubblico qualcosa di più. Peccato però che nonostante la sua presenza, nonostante il suo talento e nonostante dia in ogni caso quel qualcosa in più, il suo ultimo lavoro non lasci quasi per niente il segno. Perché anche se Famiglia all'improvviso: Istruzioni non incluse (Demain tout commence), film del 2016 diretto dal semi sconosciuto regista francese Hugo Gélin, è una commedia che riesce abbastanza bene a coniugare comicità con l'importante messaggio della gestione consapevole e responsabile di una paternità praticamente piovuta dal cielo, il risultato non è altrettanto riuscito. Famiglia all'improvviso è infatti certamente un film ben fatto (la qualità visiva, monetaria e di merchandising c'è e si vede), che avrebbe una valenza maggiore però se non fosse un rifacimento di Instructions Not Included di Eugenio Derbez del 2013 (film che mi sorprese davvero in positivo e che altresì mi commosse parecchio oltre a divertirmi tanto). I dialoghi infatti sono i medesimi (seppur meno incisivi) ma con una diversa locazione (non proprio efficace a parer mio) dello svolgimento della storia. Al posto del Messico c'è la Francia e invece degli States la grigia Inghilterra. Soprattutto però, seppur la forza mimica e rappresentativa di Omar Sy, protagonista del film è notevole, essa è inferiore a quella di Eugenio Derbez protagonista, oltre che regista di quel piccolo gioiellino.
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venerdì 22 marzo 2019
Inferno (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2017 Qui - Terzo capitolo per le avventure cinematografiche del professore Robert Langdon interpretato da Tom Hanks, tratto dai libri della famosissima saga letteraria di Dan Brown. Questa volta (lasciatosi alle spalle svelamenti di segreti vari attorno a Cristianesimo e Chiesa Cattolica) la sfida del professore parte da una Firenze molto cupa dove si trova ricoverato in un ospedale, senza memoria curato dalla misteriosa dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) mentre cerca disperatamente di comprendere i numerosi flashback che affollano la sua mente, tutti legati all'Inferno dantesco. Ma insieme si ritroveranno però a prevenire le azioni di un folle che ha intenzione di scatenare una piaga strettamente connessa appunto con l'Inferno di Dante Alighieri. Il che da un tocco di originalità e professionalità alla pellicola, peccato che Inferno, film thriller del 2016, diretto da Ron Howard, terzo adattamento cinematografico di un romanzo di Dan Brown, dopo Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli e Demoni (2009), nonostante la regia sempre molto professionale del grande regista americano riesca a trovare più di una soluzione visiva originale, tocchi invece il suo punto più basso della trilogia. Due ore di azione confusa, dialoghi involontariamente grotteschi, Firenze, Venezia e Istanbul riprese in un modo che più da cartolina non si potrebbe e un product placement insopportabilmente sfacciato. Giacché rispetto a Il codice da Vinci la storia raccontata non sfonda perché Dante e la sua Divina Commedia sono ridotti ai minimi termini, e il film ne risente parecchio.
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giovedì 14 marzo 2019
Mister Chocolat (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/06/2017 Qui - Scrivere su storie vere o girare una biografia non è mai facile, poiché non c'è la fantasia di una reale finzione, comunque sia, con Mister Chocolat (Chocolat), film drammatico francese del 2016, Roschdy Zem, attore e regista francese piuttosto noto (almeno in patria), che ha voluto far conoscere al mondo la storia del primo artista di colore, Rafael Padilla, nato a Cuba schiavo, e approdato in Francia nell'ambiente circense della provincia alla fine del'800, il regista riesce nel suo non disprezzabile intento, quello di raccontare egregiamente la vita del primo clown nero della storia. In una dolorosa vicenda di un personaggio geniale e sregolato, che riuscì ad affrancarsi dalla schiavitù, ma che per quanto baciato dal successo, non ottenne mai una completa emancipazione, in tandem con un altro artista circense, costituì un duo esilarante, dove però lui aveva un ruolo di spalla, gregario, che a lungo andare gli cominciò ad andare stretto, minando anche il rapporto col partner, lui che afflitto dal demone del gioco e bersaglio continuo di rappresaglie e discriminazioni, visse una vita infelice, morendo ad appena 50 anni solo e in miseria. E Roschdy Zem quindi, dirige questo accurato e interessante biopic su questo personaggio che godette, ad inizio '900, di una celebrità notevole quanto effimera, con sensibilità e maestria. Dato che la vera storia di Rafael Padilla non era tanto facile da esporre, in quanto seppur bella, divenne (per colpa dei tempi) la tragica avventura di un pover'uomo nato schiavo e morto povero.
lunedì 4 marzo 2019
Il sapore del successo (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2017 Qui - Il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po'. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.
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mercoledì 27 febbraio 2019
Good People (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/02/2017 Qui - Con Omar Sy, per una volta in un ruolo non comico (ma che lascia più di un dubbio), e con diversi volti noti nel cast, protagonisti a parte, Good People, film del 2014 diretto da Henrik Ruben Genz, attira facilmente l'attenzione di quella parte di pubblico costantemente famelico di buon cinema ma riesce ad infrangere ogni aspettativa in poco più di una decina di minuti. La recitazione dei due attori principali (James Franco e Kate Hudson) è infatti piatta quanto una tavola e il loro coinvolgimento è pari a quello di una coppia intenta a fare la spesa al supermercato. A ciò si aggiunge una storia popolata da inverosimili colpi di fortuna che rendono la visione incline a frequenti distrazioni. La storia di una giovane e indebitata coppia che si impossessa di una valigetta di soldi appartenente a un criminale a cui avevano affittato una stanza. I due però si ritroveranno presto invischiati in un pericoloso regolamento di colpi. Allora, a parte il dispiacere che si prova quando davanti a un più che discreto cast si assiste a uno spettacolo del genere, è proprio questo thriller il genere di pellicola che non riesce davvero ad essere credibile. Insomma due persone comuni alle prese con un dilemma morale (e fin qui tutto bene, più o meno, dato che quale fosse la morale è un tasto dolente, le possibilità potrebbero essere infatti molte e tutte troppo banali per essere prese in considerazione, qualcosa tipo, anche i buoni possono usare le maniere forti, il fine giustifica i mezzi, mai sottovalutare le brave persone sull'orlo di una crisi di nervi, la mia) che poi si trasformano riuscendo a sopravvivere agli assalti di vari gruppi di malviventi. La risoluzione finale e l'ultima sequenza poi fanno letteralmente ridere in quanto a credibilità e resa. Eppure l'opera ha saputo giocare bene le proprie carte, perché Good People si basa su un romanzo di Marcus Sakey ed è stato adattato da Kelly Masterson (lo sceneggiatore di Onora il Padre e la Madre di Sidney Lumet), aveva quindi i presupposti per non deludere.
sabato 5 gennaio 2019
Samba (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Samba è una drammatica commedia francese del 2014 diretta da Olivier Nakache e Eric Toledano, due registi alla loro seconda collaborazione con l'attore protagonista Omar Sy, dopo Quasi amici: Intouchables del 2011, con cui avevano raggiunto un successo planetario e si erano fatti conoscere dal grande pubblico. Un successo meritato perché erano riusciti a raccontare con toni di forte spessore e 'lievi' un tema 'quasi intoccabile' e comunque non 'semplice' da esporre e da interpretare. Lo stesso accade, seppur con minor incisività, almeno nella prima parte, a Samba, film che tratta un argomento, ultimamente di grande attualità, immigrazione e clandestinità. Difatti la pellicola racconta la storia di Samba Cissé (Omar Sy), un immigrato francese che viene dal Senegal e che lavora (da dieci anni) come lavapiatti in un albergo. Dopo alcuni problemi burocratici, gli viene ordinato di lasciare la Francia. Con l'aiuto di Alice (Charlotte Gainsbourg), una giovane donna borghese in congedo lavorativo che lavora per un'associazione che si occupa di questioni giuridiche legate all'immigrazione, Samba si batterà per ottenere il diritto di soggiorno in Francia. La pellicola racconta anche di questa donna, affetta da sindrome da stress, che sembra trovare in Samba un rifugio e una ragione per uscire dall'impasse. Allo stesso modo Samba è convinto che Alice sia la chiave per regolarizzare la sua posizione sociale.
giovedì 6 dicembre 2018
Mune: il guardiano della luna (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2016 Qui - Mune: il guardiano della luna è un meraviglioso, poetico e fiabesco film d'animazione francese del 2015. In un mondo fantastico, Mune, piccolo fauno lunare, ha il compito di far da guardiano alla luna, occupandosi dei turni di notte e veglia dei sognatori. Un suo catastrofico errore dà però a un demone la possibilità di rubare il sole, costringendolo con l'aiuto di Sohone, custode del sole, e della fragile Cire a partire per una missione speciale che farà di lui una leggenda. La storia di Mune si svolge in un tempo sospeso tra fiaba e mito, in cui luna e sole sono oggetti magici e misteriosi trascinati per il mondo dai rispettivi guardiani, incaricati di mantenere così la necessaria armonia terrestre. Nel curriculum della cosmogonia immaginata dagli autori, si ritrova gran parte del cinema d’animazione recente, questo bellissimo film infatti, riesce nell'impresa sorprendente di bilanciare le sue tante ispirazioni (Miyazaki e il suo castello errante sono certamente tra le ispirazioni, ma il disegno di Mune è una creazione originale, che non ha debiti palesi con nessuno), contrappuntandole con qualche idea originale.
mercoledì 5 dicembre 2018
Jurassic World (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2016 Qui - Jurassic World è un film del 2015 diretto da Colin Trevorrow, con Steven Spielberg come produttore esecutivo, quarto capitolo della serie cinematografica di Jurassic Park. Dopo tredici anni che il progetto era in cantiere (l'ultimo Jurassic Park nel 2001), e dopo una divergenza tra gli studios (Universal) e sceneggiatori il film è poi uscito nel 2015 con un record d'incasso pazzesco, attualmente occupa il quarto posto tra i maggiori incassi nella storia del cinema, dopo Avatar, Titanic e Star Wars: Il risveglio della Forza. A luglio dello scorso è stato già confermato un quinto capitolo, che uscirà il 22 giugno 2018. Intanto però questo quarto capitolo, andato in onda da Mediaset solo in settimana (lunedì scorso), è comunque un degno erede del magnifico e spaventoso mondo creato dal genio di Spielberg, regista dei primi due capitoli di questa avvincente saga. Ventidue anni dopo gli eventi raccontati in Jurassic Park, e dall'incidente occorso allora, l'isola di
Nublar, al largo di Costarica, dispone di un parco a tema dinosauri del tutto funzionante. Il
parco, rappresentativo del mondo giurassico, è ora una realtà che attira orde di visitatori, finalmente così come lo
aveva in origine progettato John Hammond. Consapevole che il suo pubblico chiede sempre di più, il CEO Simon Masrani, il nuovo management, finanzia un progetto che prevede la generazione, attraverso incroci genetici, di una nuova specie di dinosauro, mai esistita prima. Il suo nome è Indominus rex, la sua caratteristica principale quella di unire la ferocia delle lucertole carnivore e un'intelligenza molto più sviluppata. Ma qualcosa sfugge al controllo dei gestori del parco e Indominus rex diventa una minaccia letale per i 20 mila visitatori e per i protagonisti di Jurassic World.
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