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venerdì 7 giugno 2019

Animal - Il Segreto della Foresta (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Animal - Il Segreto della Foresta (Horror, Usa 2014): Un gruppo di ragazzi si ritrova in un bosco in compagnia di una affamatissima creatura, niente di nuovo, niente di originale, un horror uguale a tanti altri quindi, eppure questo film non è completamente da buttare, il ritmo è buono e la creatura è realizzata abbastanza bene. Il film infatti, poco originale ma curato (anche se abbastanza stereotipati appaiono i personaggi), riesce comunque a riservare un discreto intrattenimento, grazie al ritmo piuttosto elevato, grazie all'atmosfera e la carica tensiva che si avverte in certi momenti (capaci di dare il giusto input per una visione tutto sommato scorrevole che non annoia) e grazie alla creatura (soprattutto al modo in cui quest'ultima si comporta) che bracca i nostri sfortunati protagonisti. In ogni caso niente di che. Si poteva sfruttare molto meglio l'ambientazione della foresta e invece il film è girato praticamente tutto nella casa. La creatura seppur fatta bene non convince appieno e non spaventa più di tanto, la recitazione non è delle peggiori (anche se la ragazza "stranamente" procace è mediocre), ma ci sono alcune scelte prese durante il corso della trama alquanto discutibili (non dimenticando una regia troppo traballante). Diciamo che le scene finali risollevano un po' le sorti del film, un film horror innocuo e passabile per una serata senza impegno e senza pretese. Voto: 5,5

mercoledì 15 maggio 2019

Rock Dog (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2018 Qui - A metà tra Kung Fu Panda e ZootropolisRock Dog, film d'animazione del 2016 coprodotto da Stati Uniti e Cina, scritto e diretto dall'Ash Brannon di Toy Story 2 e ispirato a Tibetan Rock Dog (una graphic novel di Zheng Jun), è un prodotto piacevole e spensierato, abbastanza divertente. Un film adatto a tutta la famiglia, ma soprattutto ai più giovani, che miscelando appunto diversi generi, si fa sufficientemente apprezzare, anche se lo stesso racconti "solamente" e semplicemente una banale storiella per bambini poco esigenti, in cui si esalta l'importanza del seguire i propri sogni, credere in sé stessi, etc. Il risultato è senz'altro quindi un film molto edulcorato e poco stratificato, che comunque tiene compagnia con piacere seguendo i passaggi della storia di formazione. Perché nonostante i difetti palesi del cartone, primo fra tutti l'assoluta mancanza di originalità e umorismo, offre di un plot facile da seguire e fruibile dal giovane pubblico. Una storia che potrebbe risvegliare l'attenzione dei più giovani amanti della musica, che troveranno in Rock Dog un prodotto con validi contenuti musicali (sia originali che non), accompagnati da un'esaltazione e un invito alla realizzazione artistica personale. Non a caso il film, arricchito da una colonna sonora decisamente in tema (efficace e funzionale), comprendente brani di BeckFoo Fighters e Radiohead, oltre a brani originali (nella versione italiana i brani originali sono eseguiti da Giò Sada, vincitore nel 2015 della nona edizione del talent show X Factor, che ha dato alle canzoni il suo inconfondibile timbro personale) parla di un mastino tibetano che dopo aversi visto precipitare dal cielo una radio (restando folgorato dal ritmo, a tal proposito l'idea di rendere la musica in maniera visiva, note che prendono forma nella testa, è molto riuscita) decide di lasciare la sua abitazione e le aspirazioni dei suoi cari (soprattutto del padre che vorrebbe continuasse le sue orme di guardiano di un villaggio di pecore e che sviluppasse la sua "forza interiore" per combattere i pericoli) per andare in città e realizzare il sogno di diventare musicista, non sapendo però che metterà in moto una serie di eventi del tutto inaspettati (anche se banalmente prevedibili).

Pets: Vita da animali (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2018 Qui - Dagli autori di Cattivissimo Me ed i Minions ecco Pets: Vita da animali (The Secret Life of Pets, letteralmente la vita segreta degli animali), film d'animazione del 2016 diretto da Chris Renaud e Yarrow Cheney. Questo nuovo cartone animato sugli animali domestici prodotto da Illumination Entertainment infatti, piuttosto leggero, privo di crudeltà e del tutto innocuo, ci racconta di svariati animali domestici (cani di varia razza e taglia, gatti, canarini, criceti, ecc...) i quali, non appena i loro padroni escono di casa per andare, si suppone, a lavorare, lasciati soli negli appartamenti, si scatenano nelle più strane avventure (in storie però prevedibili e banali). Poiché se vi aspettate qualcosa di originale e stupefacente, vi sbagliate di grosso. I registi, infatti, hanno realizzato un progetto prevedibile e banale, dove a farla da padrone è l'utilizzo di cliché. L'intento dei due sembra proprio quello di voler offrire al pubblico un lavoro classico, senza discostarsi troppo da altre pellicole animate. Divertente sì, ma basato su una sceneggiatura a dir poco ridicola in termini di trama. E' sempre la solita storia, da una parte abbiamo un cane domestico che si trova a dover convivere con un altro essere della sua specie (un cagnolone a metà tra Chewbecca e Boo di Monsters & Co.) e da questo evento prende forma la rivalità tra i due, come spesso accade anche nella vita reale e più in generale tra gli uomini. I due, in assenza della padrona, si troveranno a dover affrontare il cattivo di turno, unendo le forze e diventando così amici. Dall'altra parte, invece, troviamo una cagnolina innamorata di Max, che cercherà di salvarli dalle grinfie del coniglio bianco (che paura!), aiutata da un gruppo di animali. Insomma, niente di più banale, ma a sorprendere è il fatto che (nonostante la totale assenza di una sceneggiatura ben scritta) la pellicola sia in grado di far ridere con molta naturalezza. Sarà che in fondo ci sentiamo un po' tutti bambini dentro, ma certamente l'idea non è del tutto da buttare. I personaggi difatti, alcuni dei quali vengono poco approfonditi caratterialmente, sono molto diversi tra loro, ma sono tutti dotati di una certa forza espressiva.

lunedì 8 aprile 2019

A spasso con Bob (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/11/2017 Qui - Premettendo che non ho mai avuto un gatto (ma vorrei uno come quello del film in questione) e che sono sempre molto dubbioso quando si tratta di una trasposizione di un best-seller, dato che negli ultimi 10 giorni per ben due volte mi sono ritrovato con due prodotti alquanto (chi più e chi meno) deludenti, ecco finalmente una piacevolissima sorpresa in questo senso. Perché anche se il trailer poteva far pensare ad un film espressamente per bambini, e anche se decontestualizzato potesse sembrare un film banale e piuttosto scontato (il grigiore della metropoli, la freddezza dei passanti, l'emarginato che rovista nella spazzatura per sopravvivere e il finale da storia Disney) si è rilevato invece un bel film, con una storia semplice quanto incredibile ed emozionante e non ricattatorio. Capita spesso infatti che le storie di amicizia tra uomini e animali abbiano dei toni stucchevoli e abbondino di banalità e melassa. Non è il caso di questo piccolo e gradevole film del 2016 diretto da Roger Spottiswoode (già autore della bellissima favola ecologista-ambientalista Il mio amico Nanuk) e scritto da Tim John e Maria Nation, ovvero A spasso con Bob, ispirato al racconto autobiografico (perché questa è una storia vera, forse per questo il film è similmente bello al libro) di successo A Street Cat Named Bob (nome originale della pellicola), poiché che nella messa in scena e nei toni ricorda quasi il prodotto (suggestivo ed affascinante) di un festival alternativo, come il bellissimo Once (Una volta). A metà tra la commedia per famiglie e un dramma con varie tragedie personali, questo film difatti, carico di buoni sentimenti e ottimismo è davvero tanto carino, risultando così una produzione leggera ma con senso, divertente e a tratti grottesca ma dolcissima.

venerdì 29 marzo 2019

Alla ricerca di Dory (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2017 Qui - È a metà tra il remake e il sequel questo ennesimo grande film targato Pixar che negli anni ci ha regalato tante perle preziose, dalla trilogia di Toy Story a Ribelle, da Wall-E a Up, fino al recente Inside Out e Il viaggio di Arlo. Tutti film accomunati da un livello tecnico altissimo raggiunto e da riflessioni non banali su famiglia, affetti, identità. E Alla ricerca di Dory (Finding Dory), film d'animazione del 2016, sequel e spin-off di Alla ricerca di Nemo del 2003, diretto da Andrew Stanton, prodotto appunto dalla Pixar e distribuito dalla Walt Disney Pictures, non è da meno. Il film infatti, grazie anche al suo carattere pedagogico e all'aspetto educativo, non solo fa riflettere, ma commuove, emoziona e diverte, grazie anche all'animazione stupenda qui elargita. Alla ricerca di Dory difatti è una grande ed emozionante avventura, ricchissima di incontri e svolte (affettive e non), un vero e proprio road movie in acqua dove il "Destino" buono non solo passa attraverso un personaggio che porta il Destino nel nome, ma soprattutto attraverso tanti piccoli incontri di amici che ti aiutano a trovare la strada per casa, la compagnia fedele di Marlin e Nemo, foche, polpi, una moltitudine di pesci, tutti a loro modo solleciti nell'aiutare Dory (che quando si ricorda improvvisamente di avere una famiglia che forse la sta cercando parte subito, senza pensarci un attimo e nonostante i suoi "problemi", alla ricerca) che in mezzo a tante mancanze conosce ciò che è essenziale e vi rimane attaccata. Attaccata a un'origine buona, fatta di genitori amorevoli che non perdono mai la speranza e che vedono sempre il positivo in lei, sarà più semplice per la pesciolina blu riscoprire con occhi nuovi la bellezza del mondo, come sottolinea lo splendido finale in mare aperto. Perché tutti i protagonisti scopriranno il valore dell'amicizia, il senso della famiglia e la magia che si cela dietro i loro difetti.

lunedì 18 marzo 2019

L'era glaciale: In rotta di collisione (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/07/2017 Qui - Quinto capitolo di una saga longeva e molto amata, ma L'era glaciale: In rotta di collisione (Ice Age: Collision Course), film d'animazione del 2016 diretto da Mike Thurmeier, è probabilmente l'episodio più debole, inferiore al già non brillantissimo film precedente. Le ragioni sono fisiologiche, una delle leggi del cinema smentite raramente da poche eccezioni afferma che i sequel siano in genere molto più deboli del film capofila, lo è anche con L'era glaciale che dopo il bell'esordio del 2002 non ha saputo reinventarsi troppo tranne per l'episodio 3, quello coi dinosauri, dove gli sceneggiatori riuscivano con un escamotage mettere insieme animali vissuti in epoche diverse. In questo capitolo 5 si naviga invece un po' a vista, si accumula la scena di personaggi, tanti, praticamente tutti quelli presenti nei capitoli precedenti con il risultato di togliere tuttavia spazio alle figure storiche, decisamente più divertenti (Sid, su tutti, assai sacrificato, mattatore vero nei film del passato e ora presenza costretta quasi ai margini). In cambio, si acquista poco, solo una figura ci fa convinto in termini comici, lo scorretto Buck che ha anche le battute e le situazioni migliori, il resto è un po' poco, compresi degli antagonisti poco efficaci e praticamente inesistenti. Nel film poi, oltre a non accadere praticamente nulla, il continuo susseguirsi di gag poco divertenti mette il pubblico nella disperata attesa di qualcosa di tremendamente buffo che non arriva mai. Di buffo (anche se meno esplosivo del solito nella sua cornice narrativa) rimangono solo i battibecchi slapstick tra lo Scoiattolo Scrat e la sua ghianda, questa volta su una navicella aliena, che provocherà appunto la rotta di collisione, come suggerisce il titolo, che spingerà Sid, Manny (doppiato non benissimo dal comunque bravo Filippo Timi), Diego e il resto dei loro amici, ad intraprendere un avventuroso viaggio verso nuove terre esotiche per salvarsi.

domenica 17 marzo 2019

Robinson Crusoe (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/07/2017 Qui - Di produzione Franco-Belga, Robinson Crusoe (The Wild Life), film d'animazione del 2016 diretto da Vincent Kesteloot e Ben Stassen, come accennato, parte ovviamente dalle pagine dell'intramontabile romanzo di Daniel Defoe per riproporne però il soggetto attraverso una chiave di lettura del tutto inedita, ovvero raccontandolo dal punto di vista di un simpatico manipolo di coloratissimi animali parlanti, in una rilettura in chiave giocosa e spensierata, ma sostanzialmente bambinesca. La storia infatti (che stravolge parecchio sia la storia originale che le atmosfere dello stesso), caratterizzata da animali parlanti che si sostituiscono ai classici indigeni dalla pelle scura, praticanti il cannibalismo, dei quali ci parla il buon vecchio scrittore britannico, è soprattutto riadattata per il pubblico dei bambini. Non a caso, è un bellissimo pappagallo dal rosso piumaggio a prendere il posto dello schiavo Venerdì, qui si chiama Martedì e al seguito ha diversi amici delle più svariate specie animali, come un formichiere, una capra, un maiale selvatico, un martin pescatore e un camaleonte. Tutti insieme impareranno a conoscersi e a fare amicizia, per dar vita a una vera e propria squadra, collaborando per trovare il modo di respingere gli attacchi dei malvagi gatti o acchiappa-ratti, i quali cercheranno in tutti modi d'avere la meglio su Robinson Crusoe (arenatosi con la sua nave dopo una tempesta) e i suoi amici, nella speranza di un pasto molto più sostanzioso del solito.

Il drago invisibile (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2017 Qui - Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.

mercoledì 6 marzo 2019

Angry Birds: Il film (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/04/2017 Qui - Ammetto che prima di vedere questo film sapevo davvero poco del gioco originale (che ha furoreggiato fino a qualche anno fa, nelle varie versioni, ed era diventato un passatempo simpatico e micidiale), perché anni fa uno smartphone neanche l'avevo, per cui pochissime volte ci avrò giocato, ma quel poco può bastare, dato che Angry Birds: Il film (The Angry Birds Movie), film d'animazione del 2016 diretto da Clay Kaytis e Fergal Reilly, ovviamente basato sull'omonima serie di videogiochi, scritto da Jon Vitti e prodotto da Rovio Entertainment e Sony Pictures Imageworks, degnamente riesce in un impresa non da poco, (nonostante questo sia solo un film di stampo puramente commerciale) quello di dare una vita narrativa autonoma ai personaggi del videogioco, offrendo anche una visione non scontata del sentimento della rabbia. E non era affatto facile riuscirci, poiché per quello che ho visto di rado film e videogiochi hanno un matrimonio felice. In questo caso devo inoltre ammettere che si sarebbe potuto far di peggio. Invece sono riusciti decentemente a riportare i personaggi del gioco nel film, con questi uccellini particolari, i loro nemici maiali e la mitica fionda per distruggere le postazioni nemiche e salvare le uova. Ecco, chi non ci ha mai giocato (ma però qualcosa si è perso) non ci capirà molto, forse non ci capirà una mazza (un po' come me), perché il film è strapieno di riferimenti al gioco, le due cose sono molto legate tra loro (anche se per un videogiocatore come me è stato facilissimo capire i meccanismi). Per questo e pertanto, e nonostante ciò, questo è un filmetto davvero fatto bene, tecnicamente, e che risolve in maniera onesta una difficoltà non da poco, la trasposizione al cinema.

martedì 5 marzo 2019

Il viaggio di Norm (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2017 Qui - IL VIAGGIO DI NORM (Animazione Usa, India 2016): Può un film d'animazione a sfondo ambientalista essere brutto? Sì, se parliamo di questo film, che oltre ad una trama prevedibilissima, quella di un orso polare parlante che per evitare la distruzione del suo ambiente naturale, vola a New York per convincere un immobiliarista a cambiare idea (ovviamente riuscendoci), non ha praticamente niente di interessante, neanche nell'animazione comunque accettabile. Situazioni grottesche e per niente divertenti, dialoghi e doppiaggio mediocre, ma soprattutto ad un certo punto sembra di essere in un musical, troppo davvero per riuscire ad intrattenere sufficientemente, cosa che per un film animato è davvero qualcosa di imperdonabile. Voto: 5

domenica 3 marzo 2019

Cicogne in missione (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2017 Qui - Come mai in questi ultimi anni è sceso drasticamente il numero delle nascite? che fine ha fatto il baby boom? Ce lo svela Nicholas Stoller, sceneggiatore di Cicogne in Missione (Storks), film d'animazione del 2016, di cui è anche regista insieme con Doug Sweetland, che affronta questa realtà, purtroppo, attuale. Il film infatti inizia con una voce fuori campo che recita: "In principio le Cicogne consegnavano i bambini (…) grazie al cielo ora non lo facciamo più, ora le cicogne consegnano pacchi" e segue l'immagine di famiglia che esulta ricevendo un cellulare. La metafora non richiede un genio per essere capita, oggi il desiderio dei bambini è sostituito da quello per gli oggetti e la cosa non è sanissima. E il film la sviluppa (su due piani narrativi complementari eppure indipendenti, che divertono lo spettatore e che tengono bene le sotto-trame grazie all'originalità del tema) in modo divertente, molto, con un susseguirsi di trovate e un ritmo sostenuto, deliziosamente spezzato dagli inserti di tenerezza indotti dai bambini in fasce. Ma soprattutto anche grazie al film stesso che non indugia mai troppo sulla singola gag o battuta, tutto scorre via fresco, tra il geniale è un pizzico di sana follia animata, tra cui, strano a dirsi leggendo i nomi dei doppiatori italiani, un doppiaggio perfetto. Nella versione italiana infatti le voci dei protagonisti sono di Alessia Marcuzzi e Federico Russo, che se la cavano abbastanza bene accanto ad altri doppiatori esperti (Pino Insegno su tutti, ma anche un Vincenzo Salemme più che discreto). Non solo ovviamente, perché di trovate folli e geniali li troviamo anche nella trama e in tanti personaggi buffi e spassosi, su tutti i lupi 'transformers', sì avete capito bene, lupi capaci di tutto, ma proprio tutto, di esilarante e divertente. Ma tornando proprio alla trama, ecco nel dettaglio di cosa parla questo sorprendente e bel film d'animazione (visto in settimana su Infinity e ancora disponibile fino a domani).

mercoledì 27 febbraio 2019

Kung Fu Panda 3 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/02/2017 Qui - Nel terzo capitolo della saga del simpaticissimo e irresistibile Panda Po, Kung Fu Panda 3, film d'animazione action del 2016 prodotto dalla DreamWorks Animation e diretto da Jennifer Yuh e Alessandro Carloni, si continua a raccontare le vicende del simpatico e ed un poco pasticcione protagonista. Il cosiddetto Guerriero Dragone, che questa volta dovrà diventare "Master of Chi" ovvero Maestro della Forza Interiore (quasi come la 'forza' di Star Wars) per sconfiggere Kai, l'ex fratello in armi di Oogway da lui punito e mandato nel Regno degli Spiriti. Non solo, Po avrà modo di incontrare il suo padre naturale e di visitare con lui il villaggio nascosto dei panda. Come fu per i precedenti anche questo Kung Fu Panda 3, sequel del film del 2011 Kung Fu Panda 2 e a sua volta sequel di Kung Fu Panda del 2008, non delude, perché come per gli episodi precedenti il film si sviluppa con un ritmo perfetto ed intercalato da continui spunti comici, ma ben più importante affronta concetti quali la lealtà, il valore di ogni singola individualità, ma anche l'importanza della famiglia e della forza di un gruppo affiatato per superare insieme gli ostacoli della vita, quindi in maniera soft questo film come i precedenti ha un messaggio educativo per gli spettatori più piccoli, collegandosi in maniera armoniosa con i due precedenti. La trama, qui sintetizzata infatti, ma come si intuisce, ha però tanta carne al fuoco, addirittura può sembrare e risultare complicata, ma l'ora e mezza di narrazione filmica riesca a rendere Kung Fu Panda 3 comprensibile anche ai più piccoli attraverso quella reiterazione variegata ma sistematica che sta alla base di ogni insegnamento efficace, come la tematica del ritrovamento del padre naturale e pertanto della ricostruzione dei legami affettivi, che altresì pone in evidenza anche quella molto interessante e delicata della differenza e dell'importanza o meno nella vita di un essere vivente del genitore naturale e di quello che invece si è preso cura e lo ha allevato, facendo intuire allo spettatore l'importanza di entrambi.

venerdì 22 febbraio 2019

Il libro della giungla (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/01/2017 Qui - Davvero bello ed emozionante, sopratutto per chi riesce ancora a trovare il bambino dentro di sé, è il remake in live action de Il libro della giungla (The Jungle Book), famosissimo romanzo per ragazzi partorito dalla mente dell'autore britannico Rudyard Kipling. Romanzo di formazione materiale e spirituale, che affiancandosi al film d'animazione originale del 1967 (ultimo successo prodotto da Walt Disney, morto durante la sua produzione), un cult del genere, che ha regalato per decenni sia a grandi sia a piccini la possibilità di entrare nel mondo animale e naturale, cerca di aggiungere del nuovo restituendo al cucciolo d'uomo il giusto spazio nella contemporaneità. La storia di Mowgli infatti è da anni una leggenda universale e il film (del 2016) non tenta di stravolgere il mito degli anni '60, anche se questo film pur ispirandosi al romanzo, si discosta molto nella trama, ma non tanto nel risultato, eccellente, soprattutto per il fatto che entrambe le versioni (quella cartoon e questa in live action) rimangono tutto sommato fedeli al libro, che avrebbe incontrato una grossa fortuna negli anni a venire, per la messa in risalto dell'ancestrale rapporto uomo-animale in chiave fantastica, è da qui che deriva lo spirito di intrattenimento che connota romanzo e film, i quali, rivolgendosi ad una platea indistinta, comunicano ancora adesso diversi livelli di lettura, sia di carattere morale che sociologico. Trama che sembra non aver subito grossi contraccolpi, dato che dal film d'animazione a questo remake non cambia granché, anche se questa storia senza tempo viene magistralmente ri-scritta da Justin Mark, co-prodotta insieme alla Walt Disney Pictures e diretta da Jon Favreau, regista fattosi conoscere per la sua spiccata versatilità. Regista che, ancora una volta, sorprende in positivo dato che da attore non sembrava avere le qualità giuste per intraprendere questa carriera e invece poco dopo aver recitato nel film Le riserve (2000), in un ruolo in cui interpretava un pazzo (ma spassoso e fantastico) giocatore di football 'bipolare', si è rilanciato come attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, riscuotendo parecchi consensi.

mercoledì 20 febbraio 2019

Zootropolis (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/01/2017 Qui - Animali feroci e prede possono convivere pacificamente o è pura (Zoo)topia? A quanto sembra nella metropoli di Zootropolis (film d'animazione del 2016 prodotto dai Walt Disney Animation Studios e diretto da Byron Howard e Rich Moore, vincitore pochi giorni fa del Golden Globe 2017) tutto è possibile anche perché, come ci spiega nella introduzione a teatro la protagonista, non esistono più le belve e le vittime di un tempo nel mondo animale. O forse no? Cosa sta succedendo al 10% della popolazione, composta da predatori, che improvvisamente sentono risvegliarsi dentro di loro l'antico e sopito spirito selvaggio? Come nella migliore tradizione dei Cartoon Disney anche questa volta non tutto è ciò che sembra, i pregiudizi e i preconcetti sono sbagliati, e tutti abbiamo diritto ad una possibilità di cambiare noi stessi e soprattutto quello che il mondo crede di noi. Così una tenera coniglietta potrà realizzare il sogno della sua vita e diventare poliziotta attorniata da colleghi mastodontici come rinoceronti, elefanti, bufali, e più grande sei, più il poliziotto fai. Una furba volpe ingannatrice, rivelarsi un animale onesto e sensibile, solo vittima dei pregiudizi che gli altri hanno su di lei. Una impaurita e timida pecorella essere tutto il contrario di ciò che sembra. Tutti più o meno logorati però da un orribile pregiudizio, soprattutto i predatori. Perché alla fine è questo il problema di fondo affrontato da questo meraviglioso film della Disney, l'utopia, che è pur sempre un sogno difficile da realizzare, ancora più difficile è far sì che gli elementi che la caratterizzano risultino stabili. Il pregiudizio è quel seme cattivo che purtroppo giace all'interno delle persone (in questo caso degli animali) che non sanno apprezzare la bellezza della diversità, che non riescono ad accettare il fatto che, nonostante l'esistenza delle specie, il genere rimane pur sempre lo stesso. E inaspettatamente toccherà proprio a loro, la coniglietta e la volpe, nemici per natura ma amici nel cuore, risolvere il mistero dei 14 animali scomparsi che tutta la città sta cercando e sventare i piani di chi vuole impossessarsi del potere locale, secondo l'atavico principio divide et impera. E infine dimostrare che l'amicizia non ha colore né taglie e che tutti possiamo essere e fare ciò che nessuno si aspetterebbe da noi.

giovedì 7 febbraio 2019

Il viaggio di Arlo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2016 Qui - Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur) è un bellissimo ed emozionante film d'animazione del 2015 diretto da Peter Sohn, e realizzato dagli stessi creatori del capolavoro Inside Out, di cui riprende alcuni temi già visti proprio nel precedente film della Pixar, il ruolo della famiglia, l'importanza dell'amicizia, la crescita personale in seguito ad imprevisti e difficoltà. In estrema sintesi infatti, questo è il racconto di formazione di un piccolo dinosauro (Arlo) che si trova a lottare in un mondo preistorico aggressivo ed ostile contro le forze malvagie della natura e contro animali prepotenti. Un film che aiuta a crescere affrontando tematiche non poco banali ma comprensibili anche per un pubblico infantile. Ci troviamo davanti ad un opera che è davvero 'per tutti'. Le vicende che avvengono nel film hanno un impatto forte ed efficace, senza mai cadere nel banale o in situazioni timide o velate per qualsiasi tipo di spettatore. E proprio attraverso gli occhi (e la mente) di Arlo lo spettatore è reso partecipe di un'avventura in un mondo diverso da come ci si può immaginare, una interessante proposta di visione, davvero originale, nel film difatti, ci troviamo di fronte ad una realtà alternativa, ad un mondo in cui i dinosauri (poiché l'asteroide destinato a causare la loro estinzione non giunge alla collisione con la Terra) hanno acquistato una capacità tecnologica da pre-rivoluzione industriale e gli esseri umani prendono il ruolo di 'animale', fatto alquanto insolito come il rovesciamento che sta alla base della storia, con questi dinosauri che sono creature evolute, sanno esprimersi a parole e fanno una vita stanziale, essendosi trasformati da cacciatori a coltivatori, mentre gli esseri umani vivono allo stato brado, si esprimono a grugniti, rubano il cibo, ma hanno un gran coraggio e un forte istinto di sopravvivenza. E l''amicizia che scaturirà fra Arlo e Spot, il cucciolo d'uomo, molto somigliante a Mowgli de Il libro della giungla, è simbiotica poiché ciò che manca all'uno abbonderà nell'altro, e viceversa. Il loro è infatti un percorso iniziatico che li porterà a maturare ma anche a riconoscersi come appartenenti a razze diverse, non per questo incompatibili. Perché la tematica principale del film è il viaggio, un viaggio (emozionante e intenso) che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta, attraverso personaggi molto particolari e significativi.

mercoledì 2 gennaio 2019

L'ultimo lupo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/06/2016 Qui - L'ultimo lupo (Wolf Totem) è una spettacolare pellicola d'avventura del regista francese Jean-Jacques Annaud, uno degli autori più coraggiosi e intraprendenti del cinema contemporaneo (regista tra gli altri di Il nome della rosaSette anni in Tibet e in ambito animale L'Orso). Per Annaud appunto, uno dei registi più premiati e con il maggior numero di titoli sempre nella top ten annuale degli incassi in patria, si tratta ancora di un film che ha in un romanzo il robusto spunto di partenza. Sì perché, questo bellissimo film del 2015 è tratto dal romanzo autobiografico di Jiang Rong, uno dei più grandi successi letterari contemporanei, un bestseller da 20 milioni di copie vendute in Cina nel 2004, titolo originale "il totem del lupo". Ma per capire la potenza sia del libro che del film, è bene cominciare dalla trama. Questa è la storia di Chen Zhen, un giovane studente di Pechino che (durante la Grande rivoluzione culturale cinese, nel 1967), viene inviato nelle zone interne della Mongolia per insegnare parole e numeri ad una tribù nomade di pastori. A contatto con una realtà diversa da quella che aveva sin qui conosciuto, in un deserto sconfinato e dalla bellezza mozzafiato (selvaggia e vertiginosa), Chen scopre di esser lui quello che ha molto da imparare, sull'esistenza, sulla comunità, sulla libertà, sul senso di responsabilità e sul lupo, la creatura più riverita delle steppe. Sedotto dal complesso e quasi mistico legame che i pastori hanno con il lupo e affascinato dall'astuzia e dalla forza dell'animale, Chen salva un cucciolo e decide di addomesticarlo, per osservare da più vicino l'animale. Il forte rapporto che si crea tra i due sarà però minacciato dalla decisione di un ufficiale del governo di eliminare a qualunque costo tutti i lupi della regione. Colpevoli a loro dire, di 'frenare' l'avanzata del progresso della Cina di Mao, i lupi infatti vengono abbattuti da cuccioli o dentro safari crudeli, che alterano l'equilibrio uomo-natura che le tribù mongole avevano conquistato nei secoli.

mercoledì 12 dicembre 2018

Shaun, vita da pecora: il film (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/03/2016 Qui - Shaun, vita da pecora: il film è un divertente e simpatico lungometraggio d'animazione britannico. Il film (del 2015) è ispirato all'omonima e popolare serie televisiva animata di successo planetario, nata come spin off dei due cortometraggi di Wallace e GromitShaun: Vita da pecora, classico prodotto dallo studio di animazione Aardman,  realizzato in claymation, cioè con creature di plastilina filmate in stop motion. Ma ciò che caratterizza le produzioni Aardman, oltre la tecnica, è lo humour britannico che si esprime senza parole, attraverso azione, espressioni, situazioni comiche. L'elemento più interessante è proprio questo, eliminare le parole a discapito di una vera comicità. La vita della fattoria sta iniziando a diventare noiosa. Giorno dopo giorno, il Fattore dice a Shaun quel che deve fare, così, Shaun architetta, elabora un piano, un'idea geniale, per prendersi un giorno libero. Fanno addormentare il fattore (un gioco, per delle pecore), dopodiché, muovendosi silenziosamente, lo portano in una vecchia roulotte parcheggiata in un angolo del campo ricreando tutte le condizioni tipiche della notte. Ma quando Bitzer le scopre, ormai la frittata è fatta. Nel tentativo maldestro di riportare il Fattore fuori dalla roulotte però la stessa roulotte si avvia da sola sulla strada che porta alla città. Shaun e il gregge rimangono alla fattoria, ma il caos prende il sopravvento: Bitzer e il Fattore non si vedono più. A quel punto, decidono di lanciarsi alla ricerca dei due per porre rimedio al problema che hanno creato. Arrivati in città, poiché il fattore è prima ricoverato in ospedale (in seguito a una contusione l'uomo subisce un trauma che gli fa perdere completamente la memoria), poi diventa parrucchiere di grido (grazie alla sua abilità di tosatore), le pecore faticano a trovarlo. Riusciranno a riportare il loro amico alla fattoria e a riprendere la loro routine? Shaun, interviene immediatamente dando il là ad un susseguirsi di accadimenti divertenti, imprevedibili e pericolosi, che alla fine si concluderanno con un bel lieto fine: il ritorno alla routine agreste e rassicurante della fattoria di campagna.

mercoledì 5 dicembre 2018

Jurassic World (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2016 Qui - Jurassic World è un film del 2015 diretto da Colin Trevorrow, con Steven Spielberg come produttore esecutivo, quarto capitolo della serie cinematografica di Jurassic Park. Dopo tredici anni che il progetto era in cantiere (l'ultimo Jurassic Park nel 2001), e dopo una divergenza tra gli studios (Universal) e sceneggiatori il film è poi uscito nel 2015 con un record d'incasso pazzesco, attualmente occupa il quarto posto tra i maggiori incassi nella storia del cinema, dopo Avatar, Titanic e Star Wars: Il risveglio della Forza. A luglio dello scorso è stato già confermato un quinto capitolo, che uscirà il 22 giugno 2018. Intanto però questo quarto capitolo, andato in onda da Mediaset solo in settimana (lunedì scorso), è comunque un degno erede del magnifico e spaventoso mondo creato dal genio di Spielberg, regista dei primi due capitoli di questa avvincente saga. Ventidue anni dopo gli eventi raccontati in Jurassic Park, e dall'incidente occorso allora, l'isola di Nublar, al largo di Costarica, dispone di un parco a tema dinosauri del tutto funzionante. Il parco, rappresentativo del mondo giurassico, è ora una realtà che attira orde di visitatori, finalmente così come lo aveva in origine progettato John Hammond. Consapevole che il suo pubblico chiede sempre di più, il CEO Simon Masrani, il nuovo management, finanzia un progetto che prevede la generazione, attraverso incroci genetici, di una nuova specie di dinosauro, mai esistita prima. Il suo nome è Indominus rex, la sua caratteristica principale quella di unire la ferocia delle lucertole carnivore e un'intelligenza molto più sviluppata. Ma qualcosa sfugge al controllo dei gestori del parco e Indominus rex diventa una minaccia letale per i 20 mila visitatori e per i protagonisti di Jurassic World.

martedì 4 dicembre 2018

Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/02/2016 Qui - Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes) è un film del 2014 diretto da Matt Reeves. E' il sequel de L'alba del pianeta delle scimmie uscito nel 2011. E' però, questo secondo capitolo della nuova trilogia, il sesto film (più 2 serie tv) dal 1968. In principio era Charlton Heston, l'astronauta ammarato sul Pianeta delle Scimmie (senza dubbio un grandissimo e bellissimo, stupendo classico del cinema e della fantascienza), ora tutto gira intorno al cyber-protagonista: l'attore-scimmia digitale Andy Serkis. Il film si colloca temporalmente dieci anni dopo l’evasione delle scimmie dal laboratorio e l'inizio della diffusione del virus tra gli umani. Il virus che loro stessi hanno involontariamente creato, ha ridotto la popolazione umana al 5%, se non estinta, invisibile. I pochi sopravvissuti immuni al contagio si organizzano in una comunità insediata nelle rovine di San Francisco, capeggiata da Dreyfus (Gary Oldman). Le scimmie invece, rifugiatosi nella foresta, vivono tranquille nella cresciuta società costruita di villaggi di legno, credendo di essere ormai soli. Questa fantascientifica preistoria scimmiesca società dei primati è guidata da Cesare, che ha messo su famiglia e impostato le basi di una civiltà, in cui vengono trasmessi i principi base della convivenza pacifica (scimmia non uccide altra scimmia), dove graffiti in inglese, linguaggio dei segni e principi pacifisti la fanno da padrone, e in cui la diffusione della conoscenza ha un posto di rilievo. Ma il mondo è piccolo e gli umani si imbattono nella tribù di primati, che non sono proprio bendisposti con la nostra razza. E neanche noi nei loro confronti; loro più forti e tendenzialmente pacifici, noi più intelligenti ma tradizionalmente più guerrafondai. Gli umani infatti hanno un bisogno urgente di elettricità, e l'unica soluzione sembra essere proprio una diga situata nella foresta dove vivono le scimmie. Le due razze proveranno ad instaurare una collaborazione, tuttavia sia tra le scimmie che tra gli umani c’è chi pensa che una via pacifica sia impossibile e questo porterà ad una spaccatura tra chi vuole la guerra e chi invece pensa si possa vivere in pace.

venerdì 30 novembre 2018

Italo (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/02/2016 Qui - Italo è un film italiano del 2014 ed è stato girato in Sicilia, tra Scicli, Modica e Ragusa, con un cast proveniente prevalentemente dalla regione. Basato e ispirato su una storia incredibilmente vera, di un cane meticcio, Italo, che nell'estate del 2009 apparve in circostanze mai chiarite a Scicli, conquista l'affetto dell'intera cittadina fino a diventarne simbolo, guadagnando una popolarità per le sue doti tale da meritarsi la cittadinanza onoraria. Il film racconta anche la tenera amicizia tra questo cane straordinario e un bambino solitario. Un'ordinanza comunale ha infatti bandito i cani randagi dal paese, ma un bellissimo golden retriever sfida l'ordinanza e comincia a frequentare le stradine locali, affezionandosi soprattutto ad un bambino di dieci anni, Meno, figlio del sindaco. A poco a poco Italo, come verrà soprannominato il cane, entrerà a far parte della vita della comunità, accompagnando i turisti in visita, assistendo in chiesa alla messa e giocando con i bambini del paese. La sua presenza addolcirà le vite di tutti e farà da cupido fra il padre di Meno, rimasto vedovo, e la maestrina locale, così come fra Meno e una sua compagna di giochi. Ci vuol intelligenza e sensibilità per capire il film Italo. Il cane è il motore immobile del film. Grazie alla sua "umanità" riesce a rompere equilibri, far saltare schemi, e a ricondurre i personaggi a un punto di sintesi avanzato, di pace e serenità. E' l'opera prima della regista siciliana Alessia Scarso, che a discapito del cognome, realizza con mezzi limitati e tanta buona volontà una vera e bella storia di questo simpatico cagnolone.