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martedì 27 ottobre 2020

Seberg - Nel mirino (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Biopic che si concentra sulla parte politica della vita dell'attrice Jean Seberg (interpretata e bene da Kristen Stewart), sulle sue battaglie per sostenere i diritti dei neri nell'America di fine '60 e sulla persecuzione da parte dell'FBI, un film "alla Eastwood" nel raccontare una storia americana in cui il governo martirizza esponenti e sostenitori politici con ogni mezzo. Ben tratteggiata (anche se il disagio emotivo dell'attrice è poco enfatizzato, si intuisce che ha dei cambi d'umore e dei momenti di depressione ma il problema è poco approfondito) la protagonista (con anche alcuni riferimenti alla sua carriera d'attrice), buono tutto il (valido e conosciuto) cast (anche se paiono sprecati sia Anthony Mackie che l'altro protagonista Jack O'Connell), ben fatta la messinscena, un modo per riscoprire un personaggio che molti forse hanno dimenticato e che tanti non conoscono. Certo, manca l'intrigo, manca la nota scura, è fin troppo lineare, ma è realizzato bene, non demerita, ha dei bei costumi anni '70 e la Stewart (oramai lontana fortunatamente dalla "Bella" che l'ha resa celebre, qui poi sensuale come non mai) che è molto in parte, offre una valida performance. Voto: 6

mercoledì 16 settembre 2020

Tolkien (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - La vita dello scrittore e filologo britannico J. R. R. Tolkien non mi è sembra (ora che la conosco) cosi tanto cinematografica, soprattutto se commetti l'errore più grande di tutti, non parlare de Il Signore degli anelli. Perché ovviamente chi si avvicina a questo genere di film si aspetta dei rimandi costanti al famoso libro, ma soprattutto ai film che ne sono venuti fuori. Niente di tutto ciò, un biopic tradizionale di una vita piuttosto noiosa, una vita del qui giovane scrittore, di fatto abbastanza convenzionalmente Dickensiana. E ne viene perciò fuori un film, seppur ben curato dal punto di vista tecnico-scenografico, incolore, senza anima ed inconcludente. Poco coinvolgente malgrado il piglio della buona interpretazione di Nicholas Hoult, e nonostante la presenza della bella Lily Collins. La narrazione si svela infatti in maniera talmente canonica e standardizzata da risultare anonima. Debole è il legame fra l'opera dello scrittore inglese e il suo percorso formativo, e questo francamente è un punto debole che non mi aspettavo. Poco caratterizzati i caratteri degli altri personaggi e per l'importanza data da Tolkien (che attenzione si legge Tolkin) al concetto di fratellanza è un'altra mancanza grave. Il film del regista Dome Karukoski, alla sua prima pellicola in lingua inglese, è insomma dimenticabile, indicato solo ai fan dello scrittore e non della sua scrittura. Voto: 5

venerdì 29 novembre 2019

Il viaggio (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2019 Qui
Tema e genere: Film drammatico diretto da Nick Hamm che racconta la genesi dello storico accordo siglato da Ian Paisley e Martin McGuinness che nel 2007 scriverà la parola fine sul sanguinoso conflitto nei territori dell'Irlanda del Nord.
Trama: Nell'ambito di un incontro realmente avvenuto tra l'anziano pastore leader della fazione protestante e quello della parte cattolica, considerato fino a poco prima un vero e proprio terrorista in capo all'IRA, gli sceneggiatori ipotizzano cosa potrebbe essere accaduto tra i due leader se una circostanza fortuita li avesse visti costretti a convivere per qualche tempo in un unico spazio ristretto. Ecco che dunque un abile stratega al soldo del Primo Ministro inglese inscena la necessità di convogliare per il ritorno a casa del leader protestante in un volo organizzato di fortuna a seguito del blocco dei trasporti aerei causa maltempo. E fa sì che il leader cattolico offra un passaggio all'altro suo "nemico" giurato. Nel viaggio lungo un'ora sono riposte tutte le pur flebili speranze per il raggiungimento dell'intesa.
Recensione: Il film è una divertente commedia, non priva di forzature e ingenuità, magari non particolarmente ricca di sfumature, ma che restituisce in modo efficace l'elemento comico che sta al cuore del dramma. Visti da fuori, anche i conflitti peggiori e più insanabili hanno un che di ridicolo, specie se rimangono fondati su barricate mentali le cui radici affondano ormai largamente nel passato. In genere i protagonisti di tali conflitti non sono capaci di guardare al futuro, e mantengono un'ostinazione incomprensibile a tutti quelli che li circondano (nel nostro caso, preoccupati di far parlare Paisley e McGuinness vediamo i governi irlandese e britannico, e i rispettivi primi ministri). C'è comunque un equivoco che occorre sfatare. Leggendo di questo film prima di vederlo, vi farete l'idea che entrambi i protagonisti, in partenza, si rifiutino di dialogare. Non è così: è Paisley che non vuole dialogare. McGuinness, al contrario, è consapevole della necessità di cooperare con l'avversario. E questo non solo è vero storicamente, ma corrisponde anche all'attitudine politica dei rispettivi partiti almeno a partire da fine anni '90. Di conseguenza il film è concentrato in realtà soprattutto sulla figura di Ian Paisley, che è l'autentico protagonista. E l'interpretazione caricaturale che ne dà il grande Timothy Spall è perfetta nel rendere grottesca (oltre che buffa) la sua testardaggine iniziale, ma anche poi verosimile un processo di "conversione" apparentemente quanto mai improbabile. Perciò, seppure lo spettatore sa come andrà a finire, è dal divario fra esito e premesse che scaturisce sin da subito la curiosità con cui si segue il film. Un film non di certo destinato a entrare negli annali del cinema, e avrebbe potuto anche essere un film migliore in altre mani: del resto lo spunto si prestava a rese differenti. La regia di Hamm è piuttosto piatta, manca di personalità, e resta soprattutto al servizio di una sceneggiatura buona, ma non poi così ambiziosa. Sono limiti tuttavia che non si fatica a perdonare, a un'opera che nonostante sia tutta parlata non annoia e che riesce nel suo intento di base, che è far riflettere, divertendo, sulla piccineria umana (da cui nascono le tragedie), e su quanto rimanga, purtroppo, un fatto eccezionale quel gesto di semplice intelligenza che occorre a superare la meschinità individuale in nome del bene comune.

venerdì 15 marzo 2019

Pelé (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/06/2017 Qui - Del film Pelè (Pelé: Birth of a Legend), film biografico del 2016 scritto e diretto dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist, incentrato sulla vita dell'ex calciatore brasiliano Pelé, ne avevo già parlato in occasione della sua uscita nei cinema più o meno un anno fa (qui), in cui avevo anche espresso il mio pensiero su di lui, la vita e la carriera di quello che ho sempre ritenuto essere il più forte e il migliore calciatore di tutti i tempi, sia calcisticamente che umanamente parlando, che fu addirittura personalmente tema di studio negli esami di terza superiore, perché lui, conosciuto in tutto il mondo per i tanti successi e i tanti record, era ed è soprattutto un grande uomo, un grande brasiliano. E il film, anche se con qualche pecca, riesce nell'intento di renderlo, anche a distanza di anni, un personaggio iconico e leggendario, ancor più se si pensa che proprio lui rivitalizzò un paese intero, caduto in una perenne tristezza da quando nel 1950 il Brasile perse la finale della Coppa del Mondo a discapito dell'Uruguay, perché solo 8 anni dopo, in seguito ad una promessa fatta a suo padre, riuscì nell'impresa di portare a casa il trofeo, una vittoria clamorosa che cambiò radicalmente il calcio e il modo di vedere dei brasiliani e non solo. Il film infatti, che narra la storia romanzata (dall'infanzia difficile nelle favelas di San Paolo a il rapporto con il padre Dondinho, fino alla vittoria del suo primo mondiale nel 1958 con la nazionale brasiliana a soli 17 anni) del calciatore Edson Arantes do Nascimento, divenuto celebre in tutto il mondo come Pelé, ripercorre tutti i momenti più importanti della sua miracolosa ascesa, che culminò (e cominciò) appunto nella vittoria del Mondiale. Lui che con alle spalle una vita di sacrifici e un'infanzia di povertà e con il suo stile di gioco poco classico ma autentico e il suo spirito imbattibile per superare tutte le avversità, trovò la via della grandezza e ispirò un intero Paese cambiandolo per sempre.

martedì 5 marzo 2019

Il viaggio di Norm (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2017 Qui - IL VIAGGIO DI NORM (Animazione Usa, India 2016): Può un film d'animazione a sfondo ambientalista essere brutto? Sì, se parliamo di questo film, che oltre ad una trama prevedibilissima, quella di un orso polare parlante che per evitare la distruzione del suo ambiente naturale, vola a New York per convincere un immobiliarista a cambiare idea (ovviamente riuscendoci), non ha praticamente niente di interessante, neanche nell'animazione comunque accettabile. Situazioni grottesche e per niente divertenti, dialoghi e doppiaggio mediocre, ma soprattutto ad un certo punto sembra di essere in un musical, troppo davvero per riuscire ad intrattenere sufficientemente, cosa che per un film animato è davvero qualcosa di imperdonabile. Voto: 5

venerdì 22 febbraio 2019

Nicolas Cage Day: Con Air (1997)

Recensione e retrospettiva pubblicate su Pietro Saba World il 23/01/2017 Qui - E' probabilmente uno degli attori più amati e allo stesso odiati di sempre, perché Nicolas Cage, di cui oggi si celebrano le gesta qui nella blogosfera, non è mai stato e mai sarà un vero e proprio attore di primissimo livello, eppure ha recitato in più di 70 film e ha vinto perfino un Oscar (nel 1995). E nonostante quel che se ne dica di lui i suoi film sono vere e proprie perle cinematografiche, anche se non propriamente tutte. Infatti tanti sono i suoi film finiti nella spazzatura, tanti quanti però quelli indimenticabili (sorretti da una struttura e narrazione ottime, avvincenti e belle il giusto), poiché senza alcun dubbio io posso affermare che non c'è un attore come lui di cui io abbia visto così tante pellicole (una trentina sicuramente), e tutte moderatamente apprezzate. Anche se strano da dirsi ma alcuni di essi hanno funzionato, anche adesso essi funzionano ancora, perché la sua recitazione seppur al limite della decenza è sempre stata al servizio della pellicola, e quasi mai il contrario, a parte ovviamente rare eccezioni in cui il suo talento è venuto stranamente fuori (da Via da Las Vegas Face/off, da Aldilà della vita a Lord of War, da Il cattivo tenente a Joe fino a The Runner, ultimo suo visto che mi ha davvero sorpreso in positivo). Comunque mi spiego meglio, prendendo ad esempio Ghost Rider (ma ne potrei prenderne tanti altri come esempio), a me è sempre piaciuto tanto non perché c'era lui ma perché il personaggio (o il racconto come in Segnali dal futuro) risultava ed era, ancora è, fantastico, tanto che anche togliendolo il risultato non cambierebbe, anche se davvero vorrei vedere un altro al suo posto? forse no perché la sua faccia è imbattibile e imprescindibile per certi film. Come questo che sto per presentare e che sicuramente tutti almeno una volta avranno visto, ovvero Con Air (1997), uno dei suoi migliori film dal punto di vista cinematografico e uno dei primissimi visti e amati, tanto che, no ragazzi, non sono impazzito, ma quando ho rivisto scorrere i titoli di coda del film sulle fantastiche, meravigliose note di Sweet Home Alabama degli Lynyrd Skynyrd, ho avuto la precisa sensazione che quello che avevo appena finito di rivedere (per la quarta-quinta volta) fosse, ed era anche prima, nonostante non me ne ero mai accorto (anche se divenuto personalmente un cult), un capolavoro.

domenica 30 dicembre 2018

One Chance: L'opera della mia vita (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2016 Qui - La maggior parte delle persone può solo sognare di diventare una superstar, ma, al di là di ogni immaginazione, un ragazzo del Galles c'è riuscito. Questa è la storia della sua avventura. One Chance: L'opera della mia vita (One Chance) è infatti basato sulla vita del cantante britannico Paul Potts. Questo sorprendente film del 2013 diretto da David Frankel (Il diavolo veste Prada), è un film romantico, poetico soprattutto musicalmente, ma anche vivace e divertente nonostante questo semplice ragazzo gallese, Paul Potts (un convincente James Corden), sin da piccolo è vittima di bullismo per la sua stazza e per la sua unica grande passione, il canto e l'opera lirica. Qui un velo di tristezza c'è nel film e in lui, ma quando finalmente riesce a conoscere una ragazza e a frequentare un corso a Venezia per giovani talenti tutto sembra filare liscio. Purtroppo però, il corso si conclude con una deludente audizione davanti al suo grande mito, Pavarotti. Questo sembra far crollare tutte le sue illusioni. Ma dopo aver superato, grazie alla fantastica moglie e, in qualche modo, ai genitori, infinite disavventure, che sembravano costringerlo ad una mediocre vita senza passioni e ideali, decide di partecipare al talent show più famoso d'Inghilterra, e allora vince. Sì perché Paul Potts nonostante i numerosi ostacoli che ha trovato sul suo cammino, è arrivato a vincere la prima stagione di "Britain's Got Talent" e ad incidere il suo primo cd che ha venduto oltre due milioni di copie. A me nonostante la musica lirica non piace, la pellicola mi è piaciuta davvero tanto, non so perché, forse per l'umiltà e gentilezza di questo timido ragazzo che ha sempre creduto nei suoi sogni e ci è incredibilmente riuscito a realizzarli.