Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Prendete un'antica leggenda legata ai conquistadores, metteteci dentro
situazioni tipiche di Indiana Jones e Pirati dei Caraibi, shakerate
tutto freneticamente ed eccovi servito questo Jungle Cruise (che
comunque s'ispira prevalentemente ad una celebre attrazione di
Disneyland). La regia solida di Jaume Collet-Serra (abituato già a film
d'azione come quelli già girati con Liam Neeson, Run All Night o L'uomo sul treno, ma non dimentichiamo Paradise Beach con Blake Lively) permette di avere un
film dal ritmo serrato dall'inizio alla fine e ricco di momenti
divertenti. La Disney sforna un prodotto accattivante che è anche
politicamente corretto. Per fare questo sfrutta i grandi successi del
passato e il carisma di Dwayne Johnson, perfetto per interpretare ruoli
di questo genere (è affiancato da Emily Blunt nella ricerca del
leggendario albero i cui petali possono curare qualsiasi ferita ed
annullare ogni maledizione). Un po' troppa CGI qua e là, che crea un
effetto a volte da videogame, ma nell'insieme l'operazione è riuscita.
Riesce ad incarnare lo spirito del più classico dei film d'avventura,
offrendo un intrattenimento e un interesse più che adeguato che è
impossibile classificare come noioso o scialbo.
Voto: 6
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sabato 30 aprile 2022
Jungle Cruise (2021)
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martedì 27 ottobre 2020
Judy (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - La faccia più oscura dello star system della vecchia Hollywood. C'è lo splendore degli studios, la cosiddetta fabbrica dei sogni, ma c'è il rovescio della medaglia. Judy Garland ha fatto parte di quella fabbrica. Ha fatto sognare milioni di persone, appena adolescente, nel Mago di Oz, ma quando la gallina dalle uova d'oro non produceva più tante uova arriva la marginalizzazione. Ciò che si vede nel film è una Garland ormai spezzata nell'anima, spremuta totalmente da quel meccanismo da cui non più riuscita a riprendersi. La narrazione su piani paralleli differenti mostra quello stesso perverso meccanismo sia agli albori della carriera che al suo crepuscolo, ormai preda di alcool e dosi massicce di barbiturici, quest'ultimi fatali a soli 47 anni. Sia pure sostenuta dalla discreta interpretazione della Renée Zellweger, questo biopic fatica ad essere più di un biopic. La cura tecnica e l'allestimento della scenografia sono ineccepibili, ma manca quell'ulteriore approfondimento, allargare il contesto oltre la stessa protagonista, che esuli dal solito schematismo e la solita convenzionalità. Nel complesso il film biografico diretto da Rupert Goold (quello del non del tutto disprezzabile True Story), resta un film biografico. Ben costruito e dosato nelle emozioni, intrattiene e coinvolge fin dove può, e lascia alla Zellweger un Oscar non propriamente meritato. Voto: 6+
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mercoledì 30 settembre 2020
Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Divertente sequel (di Shaun, vita da pecora - Il film) che vede di nuovo protagonista la pecora Shaun e i suoi amici della fattoria. Stavolta ci sarà addirittura un alieno a rendere più movimentata la vita tranquilla nella campagna inglese. Il tema di fondo è quello sempreverde dell'amicizia tra persone diverse, ma è declinato qui abbastanza spassosamente e senza melodrammoni fuori luogo. Trattandosi di fantascienza non mancano nemmeno svariati riferimenti a capisaldi del genere che rendono la visione gustosa anche per i più grandi (e non sono poche queste gustose citazioni). Il film infatti, seppur non esplosivo come il precedente film, offre ugualmente molti momenti di puro divertimento, dopotutto questo Farmageddon è una sorta di E.T. in salsa cartoonesca, e quindi l'intrattenimento come le risate non possono mancare. Certo, rispetto al primo film la comicità sembra più debole e il ritmo più blando, si tratta tuttavia di un'opera godibile, segnata da una tecnica eccellente. Ma dopotutto Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film, film d'animazione in stop motion (tecnica sempre piacevole) diretto da Will Becher e Richard Phelan, al loro debutto alla regia di un lungometraggio, è prodotto dalla Aardman Animations, casa di produzione quasi sempre garanzia di qualità, perciò niente di cui sorprendersi. Sorprende invece che sia stato leggermente sottovalutato, per di più ingiustamente, genuino e ingegnoso, intuitivo, da vedere. Voto: 6,5
lunedì 31 agosto 2020
Ghost Stories (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Un horror abbastanza classico: niente urla, pochissimi Jumpscare, ritmo blando ma non noioso. Dopo un inizio intrigante, lo sviluppo della trama vede tre diverse esperienze horror non particolarmente sconvolgenti, dove, a mio parere, spiccano le discrete interpretazioni di Martin Freeman e del ragazzo un po' disturbato del secondo episodio (Alex Lawther, Christopher Robin ragazzo in Vi presento Christopher Robin). Il finale scombussola tutto quanto precedentemente raccontato e, secondo me, peggiora una pellicola che, fino a quel momento, veleggiava su una placida sufficienza. Il finale di quest'horror infatti, se da una parte offre una cornice giustificatoria di ciò che accade nei tre episodi, dall'altra stempera la drammaticità del rapporto tra tangibile e trascendente, restringendola a livello soggettivo e allucinatorio, cosa che mi ha un po' infastidito. Ma se l'avessi saputo che i registi Jeremy Dyson e Andy Nyman, qui avessero semplicemente adattato la loro omonima opera teatrale, l'avrei probabilmente evitato. Voto: 5,5
giovedì 20 giugno 2019
L'uomo sul treno: The Commuter (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Oramai siamo abituati al binomio Liam Neeson/Action Movie e a quanto pare ci stiamo abituando anche al sodalizio artistico che il regista e l'attore hanno iniziato. Sono infatti quattro i film realizzati dal regista Jaume Collet-Serra con il roccioso attore nordirlandese e possiamo individuare un elemento chiave che accomuna ognuno di essi: l'adrenalina. In ognuno di questi film il regista spagnolo (che ha anche diretto il sorprendente survival movie Paradise Beach) sceglie con molta attenzione l'ambientazione e tra interno ed esterno vi è sempre un senso di claustrofobia che inchioda chi guarda i suoi film. Ebbene, è proprio questo il punto forte di questo regista, che con una buona tecnica e tanta intelligenza riesce a dare qualcosa in più a delle storie che, altrimenti, risulterebbero noiose e scontate. L'uomo sul treno: The Commuter (The Commuter), film del 2018 diretto appunto da Jaume Collet-Serra, film che gira intorno (che fa da premessa e da fulcro attorno a cui ruota una trama che ci trascinerà in un turbinio di eventi imprevedibili e di azioni altrettanto inaspettate) alla fatidica domanda: "Fareste una piccola cosa, che avrà delle conseguenze per uno sconosciuto, in cambio di una lauta ricompensa?", è infatti diviso a metà nella mia testa, diviso in due parti, due generi che sembrano stranamente cozzare l'uno con l'altro. Giacché dopo un attenta visione non ho potuto fare altro che lodarne la regia e la buona interpretazione di Liam Neeson per poi, però, criticare negativamente quasi tutto il resto. Il regista infatti gioca molto bene con l'impostazione "classica" del thriller per presentare la storia del film. Tutta la prima parte (a partire dall'ottimo montaggio iniziale, che riesce, in modo originale e convincente, a rendere lo scorrere del tempo uguale giorno dopo giorno) è molto fluida, ben strutturata a far emergere la quotidianità e ripetitività dell'essere pendolari (il titolo originale della pellicola), non solo, getta molto bene le basi anche del "giallo da camera" per antonomasia e in odore di Orient Express e di matrice hitchcockiana: un uomo, un treno, tanti passeggeri tutti sospettati, un (doppio) mistero da risolvere. Lo spettatore scopre pian piano che la situazione si fa sempre meno tranquilla e sempre più tesa, angosciante, (apparentemente) senza via d'uscita. Da una tensione silenziosa, emotiva si passa a un'inquietudine che si vede sullo schermo, tutta messa in scena, forse troppo. Una volta presentato effettivamente il "caso", si passa quindi alla seconda parte.
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giovedì 6 giugno 2019
Cattivissimo Me 3 (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/09/2018 Qui - In linea con i due precedenti film Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2, Cattivissimo Me 3 diverte, affascina e fa riflettere, ma allo stesso tempo presenta, anche se non delude le aspettative questo terzo capitolo della fortunata saga d'animazione creata da Illumination Entertainment, degli aspetti negativi. Il film infatti, che ha fatto il pieno botteghino, convince solo in parte. Perché diretto ancora una volta, da Pierre Coffin con l'aiuto di Kyle Balda, con il quale ha già collaborato per il film I Minions (la recensione fa coppia con quella del precedente capitolo), Cattivissimo Me 3, che riprende le fila dei precedenti capitoli e che vede Gru e Lucy alle prese con il tragico licenziamento dalla AVL (Anti-Villain League), per la quale lavoravano ormai da tempo, per la mancata cattura del criminale Balthazar Bratt (cosa che renderà difficile l'armonia famigliare), Gru che deve inoltre affrontare la rivolta dei Minions, che stanchi di servire il bene decidono di abbandonarlo per cercarsi un nuovo cattivo, e che tuttavia a sorpresa scopre di aver un fratello gemello biondissimo e ricchissimo, che vorrebbe provare a riportare Gru sulla "cattiva" strada, seppur nel complesso funzioni, si rifà (troppo) alla struttura dei capitoli precedenti senza rinnovarsi più di tanto. E' palese difatti l'intenzione degli sceneggiatori di percorrere una strada già battuta e sicura, senza osare troppo. Despicable Me 3, film d'animazione del 2017 infatti, seppur ripropone la formula che ne ha decretato il successo della serie: colori, divertimento, azione e una colonna sonora curata, gioca al ribasso, si accontenta del compitino ben riuscito senza spiccare però per originalità, anche se (esteticamente parlando) il lavoro è sempre presentato con fiocchi e contro-fiocchi. Perché anche se in questo nuovo capitolo le risate non mancano, dal punto di vista della storia Cattivissimo Me 3 è certamente il capitolo più debole della serie, giacché si avverte una certa fisiologica fatica nel ricercare nuovi spunti per portare avanti i personaggi.
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lunedì 4 marzo 2019
Kick-Ass 2 (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2017 Qui - Come molti, anch'io non ero convinto della trovata commerciale di realizzare un sequel di Kick-Ass, considerato che l'originale era già un film perfetto, senza bisogno di alcun sequel. Ho visto quindi Kick-Ass 2 (film del 2013 scritto e diretto da Jeff Wadlow, con protagonisti Aaron Taylor-Johnson, Chloë Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse e Jim Carrey, sequel del film del 2010 Kick-Ass, tratto dell'omonimo fumetto scritto da Mark Millar ed illustrato da John Romita Jr) senza aspettative relativamente alte, ma durante la visione ho dovuto ampiamente ricredermi, anche se come ogni seguito che si rispetti è l'accumulo che scandisce la differenza con il primo bellissimo episodio (che soprattutto a livello tecnico non può che essere superiore). Ma nonostante ciò il regista è riuscito a dirigere un film dall'incredibile ritmo, ma soprattutto dalla sceneggiatura fresca, moderna, si con qualche intoppo qua e la, ma anche con una leggerezza trash davvero invidiabile. Poiché a parer mio questo secondo capitolo non ha deluso le aspettative, tutti gli ingredienti del primo capitolo ritornano e forse questa volta sono anche più marcati, violenza, cattiveria, sesso, humor nero ci sono e si sentono. E quindi ancora una volta la lotta tra il bene e il male, ancora una volta risalta la voglia di diventare qualcuno pur facendo del male, male e solo male. Anche se in verità se non fosse trattato con humor nero questo "Kick-Ass 2" sarebbe un film d'azione violento che aprirebbe allo spettatore un mondo marcio, malato e dominato dal male. Per fortuna i nostri super-eroi (normali e con problemi) anche se spesso e volentieri ridicoli lanciano ancora una bella speranza all'umanità. Ma mentre nel primo film eravamo venuti a conoscenza delle problematiche derivanti dall'essere un supereroe nel mondo reale e ci siamo divertiti a riconoscerci in dei personaggi più che normali, in questo sequel l'elogio alla normalità non viene dimenticato, anzi, viene ancor più rimarcato il fatto che non servono super-poteri per fare del bene.
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venerdì 1 marzo 2019
The Eichmann Show: Il processo del secolo (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2017 Qui - Il processo Eichmann fu uno dei pochi a definirsi giustamente "processo del secolo". L'obiettivo non era soltanto giudicare un uomo dei suoi crimini ma di far esporre al più vasto pubblico possibile la portata di tale crimini. Oltre a questo, la narrazione pone l'accento sull'atipico duello che si crea fra il mezzo televisivo ed Eichmann stesso. Sì perché The Eichmann Show: Il processo del secolo (The Eichmann Show), film per la televisione del 2015 commissionato dalla BBC e diretto da Paul Andrew Williams, che ha la particolarità di mostrare il dietro alle quinte della trasmissione (anch'essa televisiva) andata in onda a suo tempo in occasione del processo svoltosi in Israele nel 1961 dopo la cattura del criminale nazista avvenuta in Argentina, racconta infatti le diverse fasi del processo, visto dal punto di vista delle difficoltà tecniche, politiche, di contenuto mediatico che questa produzione (creata ad hoc per l'occasione) dovette affrontare per rendere al massimo (attraverso le immagini) la rilevante portata e posta storica in gioco in quel processo. Dapprima osteggiata dalle autorità israeliane, e poi accettata pur con qualche riserva, questa singolare occasione mediatica (curata per la regia da Leo Hurwitz, inserito nella lista nera del maccartismo e abilmente ingaggiato per l'impresa dal produttore Milton Fruchtman) divenne un evento mondiale che fu mandato in onda in 37 paesi e gareggiò per interesse, popolarità ed attenzione da parte del pubblico fruitore, con altri due eccezionali eventi che stavano tenendo col fiato sospeso la popolazione del mondo intero, la gravissima crisi della Baia de Porci che vedeva fronteggiarsi USA e Unione Sovietica (e che avrebbe potuto addirittura scatenare un conflitto atomico) e la storica impresa di Yuri Gagarin, il primo uomo lanciato nello spazio. Osteggiata anche dagli stessi ebrei era, che non credevano a ciò che gli sopravvissuti raccontavano, ma anche ai nazisti ancora rimasti che non volevano che un processo simile avesse neanche inizio. Ecco perché divenne così importante da essere considerato processo del secolo.
sabato 22 dicembre 2018
Automata (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/04/2016 Qui - Automata (Autómata) è un thriller fantascientifico del 2014, ambientato in un futuro apocalittico distopico. Il film è diretto da Gabe Ibáñez, con Antonio Banderas protagonista principale della pellicola. In un futuro prossimo (2044), il pianeta Terra e la sua superficie, è al centro di una progressiva desertificazione a causa dell'uomo. La razza umana, rintanata in malsani agglomerati urbani, è in piena lotta per la sopravvivenza, e vive in un ambiente divenuto ostile, in una terra regredita tecnologicamente e resa inabitabile da eccezionali tempeste solari, vaste lande desolate e inabitabili a causa proprio delle radiazioni, che prima hanno decimato gli uomini e poi li hanno costretti ad arroccarsi in megalopoli. Per combattere l'incertezza e la paura, e per supportare la condizione di una società in declino, la tecnologia ha creato il primo androide quantistico, l'Automata Pilgrim 7000. Ciò ha portato alla crescita esponenziale della ROC, la società leader nel campo dell'intelligenza robotica che ha stabilito protocolli di sicurezza utili a garantire sempre il controllo dell'uomo sulle macchine. Hanno due direttive inalterabili: non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera. Ma disobbedendo alle leggi fondamentali che ne regolano l'attività (riferimento ad Asimov), e contravvenendo al rigido di protocollo di sicurezza integrato nella propria intelligenza positronica, i robot iniziano ad automodificarsi per poter sopravvivere indipendentemente dall'uomo. Come agente assicurativo per conto della ROC, Jacq Vaucan (Antonio Banderas), che ha il compito di indagare sui modelli difettosi di androide, sarà al centro di una specie di cospirazione. Durante una delle sue indagini infatti, scopre che alcuni robot si sono evoluti. Scopre che da qualche parte esiste qualcuno che sta modificando i robot per dargli una vita migliore. Ma il detective ben presto scoprirà i segreti e le vere intenzioni che si celano dietro l'Automata Pilgrim 7000 con profonde conseguenze sul futuro dell'umanità. Combattuto tra le responsabilità per la moglie incinta ed il desiderio di fuga verso l'Eden incerto di un Oceano sconosciuto e lontano, dovrà risolvere il suo caso in una lotta per la sopravvivenza contro gli spietati emissari della sua stessa compagnia decisi a celare le sconvolgenti ricadute di una verità scomoda e inquietante, diventando lui stesso oltre ai robot, una possibile minaccia per l'umanità.
mercoledì 12 dicembre 2018
Shaun, vita da pecora: il film (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/03/2016 Qui - Shaun, vita da pecora: il film è un divertente e simpatico lungometraggio d'animazione britannico. Il film (del 2015) è ispirato all'omonima e popolare serie televisiva animata di successo planetario, nata come spin off dei due cortometraggi di Wallace e Gromit, Shaun: Vita da pecora, classico prodotto dallo studio di animazione Aardman, realizzato in claymation, cioè con creature di plastilina filmate in stop motion. Ma ciò che caratterizza le produzioni Aardman, oltre la tecnica, è lo humour britannico che si esprime senza parole, attraverso azione, espressioni, situazioni comiche. L'elemento più interessante è proprio questo, eliminare le parole a discapito di una vera comicità. La vita della fattoria sta iniziando a diventare noiosa. Giorno dopo giorno, il Fattore dice a Shaun quel che deve fare, così, Shaun architetta, elabora un piano, un'idea geniale, per prendersi un giorno libero. Fanno addormentare il fattore (un gioco, per delle pecore), dopodiché, muovendosi silenziosamente, lo portano in una vecchia roulotte parcheggiata in un angolo del campo ricreando tutte le condizioni tipiche della notte. Ma quando Bitzer le scopre, ormai la frittata è fatta. Nel tentativo maldestro di riportare il Fattore fuori dalla roulotte però la stessa roulotte si avvia da sola sulla strada che porta alla città. Shaun e il gregge rimangono alla fattoria, ma il caos prende il sopravvento: Bitzer e il Fattore non si vedono più. A quel punto, decidono di lanciarsi alla ricerca dei due per porre rimedio al problema che hanno creato. Arrivati in città, poiché il fattore è prima ricoverato in ospedale (in seguito a una contusione l'uomo subisce un trauma che gli fa perdere completamente la memoria), poi diventa parrucchiere di grido (grazie alla sua abilità di tosatore), le pecore faticano a trovarlo. Riusciranno a riportare il loro amico alla fattoria e a riprendere la loro routine? Shaun, interviene immediatamente dando il là ad un susseguirsi di accadimenti divertenti, imprevedibili e pericolosi, che alla fine si concluderanno con un bel lieto fine: il ritorno alla routine agreste e rassicurante della fattoria di campagna.
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