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mercoledì 31 gennaio 2024

Earwig e la strega (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Per certe cose sono come San Tommaso, se non vedo non credo. E così che, in attesa di vedere il previsto e già ritenuto capolavoro (di ultima uscita) dello Studio Ghibli, ho visto questo (ora posso confermarlo) scadente film, primo e sicuramente ultimo film in CGI della casa giapponese (perché per niente efficace in questo caso), per una questione di sfortuna o destino diretto da Goro Miyazaki, già in passato al centro di numerose polemiche. Perché ci si ritrova al cospetto infatti, del più brutto film dello Studio, un film per la televisione (il secondo dopo Si sente il mare) monotono, freddo ed inconcludente, un film che fortunatamente dura poco ma che sfortunatamente e indiscutibilmente delude tanto. Voto: 5 [Netflix]

mercoledì 10 gennaio 2024

Commenti random a film dal 2016 ad Oggi

In numerosi post, soprattutto mensili, che sia quello dei peggiori che degli altri film del mese, oltre alle recensioni è capitato spesso di inserirci qualche piccolo commento ad alcune visioni effettuate nel mese/periodo in corso. Che siano questi documentari, concerti, spettacoli o film, questo post li raccoglie tutti, e li raccoglierà quando sarà possibile (il post cioè sarà in aggiornamento costante). Inseriti in ordine cronologico, faranno quindi parte dell'elenco dalla A alla Z. Il link sarà uno e uguale per tutti, ma non si abbandona niente e nessuno.

Commento pubblicato su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - Da dire c'è ben poco, poiché i film in questione non sono quasi per niente eccezionali, tranne probabilmente uno. A cominciare da La grande bellezza in versione integrale (piena di nudi, culi e cazzate varie) che ancora una volta mi ha deluso, perché neanche la mezz'ora in più di pellicola mi ha fatto apprezzare il film, che secondo me è il più confuso, più scollegato e brutto, narrativamente parlando, di sempre, perché visivamente alcune immagini sono stupende. Ma nonostante questa volta qualcosa in più ho capito, alla fine è risultato ancora più noioso della prima volta. Anche se in ogni caso è un film azzeccato ad una giuria non italiana, perché vedere come ci siamo ridotti non è una bella cosa per noi italiani, agli altri probabilmente invece gli sarà piaciuto. E infatti solo all'estero è apprezzato dai più. Altro film visto poi è stata la puntata speciale di Sherlock, andata in onda a fine settembre e disponibile sul sito della Paramount, della serie tv con protagonista Benedict Cumberbatch, che abitualmente non seguo, anche se ho visto qualche puntata. La puntata, anzi, il film è quella del caso de L'abominevole sposa, un caso davvero interessante, inedito ma soprattutto atipico e strano, come il contesto e il luogo in cui si svolge (nella psiche di Holmes cent'anni prima). Un caso che ovviamente sarà risolto da Sherlock, ma non senza particolari difficoltà. E anche se non del tutto la storia mette in soggezione o paura, la qualità di tutti gli elementi e le tecniche, è discreta, persino migliore di un film per il grande schermo. Comunque il migliore di questi che sto descrivendo perché di peggio c'è la 'trilogia' di Jerry & Maya (fratelli o amici non si sa), due piccoli infallibili investigatori che in una fiabesca e assurda cittadina fanno il lavoro della polizia e risolvono i casi, ingegnosi i primi due pessimo il terzo, ma comunque troppo scemi per un pubblico inferiore ai 7 anni. Perché anche se tratti da romanzi per bambini, questi tre film di origine scandinava, probabilmente, sono davvero inguardabili e del tutto inutili, pieni di stereotipi che potrebbero addirittura fare male alla crescita.

lunedì 4 gennaio 2021

A Very Murray Christmas (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Il tocco di classe di Sofia Coppola alla regia e di Paul Shaffer al pianoforte per una parodia dei varietà televisivi celebrativi. Troppo carico di canzoni a tema natalizio, anche se alcune scelte sono originali e le interpretazioni fantastiche, comprese quelle volutamente stonate (Chris Rock, stonato ma simpaticissimo) o quelle volutamente minimali (George Clooney). Bravissima soprattutto Miley Cyrus, la sua interpretazione di "Silent Night" è formidabile. Quanto a comicità, data la classe di tutta l'operazione, non c'è nulla di sguaiato, ma la sola fisicità e espressività di attori come Bill Murray (giustappunto il vero mattatore di questo speciale prodotto da Netflix), Jason Schwartzman e Maya Rudolph porta allegria in contrasto alla finta malinconia presa a pretesto per la storia/filo conduttore. Contro il logorio del natale moderno questo racconto sommesso coccola la mente e scalda il cuore. A Very Murray Christmas è un gioioso e delicato mediometraggio che pare riportarci alle atmosfere disincantate, talvolta ingenue, talvolta al contrario maliziose, delle commedie sentimentali anni '50, magari quelle con Doris Day, al posto di quel simpatico, rissoso, irascibile, carissimo Bill Murray canterino. Voto: 6

martedì 24 marzo 2020

Descendants 3 (2019)

Titolo Originale: Descendants 3
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Musicale, Commedia, Per Ragazzi
Produttore: Wendy Japhet
Regia: Kenny Ortega
Sceneggiatura: Sara Parriott, Josann McGibbon
Cast: Dove Cameron, Cameron Boyce, Sofia Carson, Booboo Stewart, Mitchell Hope, Sarah Jeffery
Brenna D'Amico, Melanie Paxson, Thomas Doherty, Dylan Playfair, Zachary Gibson
Jedidiah Goodacre, Anna Cathcart, Jadah Marie, Dan Payne, Keegan Connor Tracy
Bobby Moynihan, Cheyenne Jackson, China Anne McClain, Judith Maxie
Durata: 95 minuti

Terzo ed ultimo capitolo della serie Descendants.
Tornati all'Isola degli Sperduti, Mal, Evie, Carlos e Jay devono scegliere un nuovo gruppo di discendenti per l'Auradon Prep,
ma l'apertura di una barriera...

martedì 25 febbraio 2020

The Bad Seed (2018)

Titolo Originale: The Bad Seed
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Thriller, Drammatico
Produttore: Rob Lowe, Elizabeth Guber Stephen, Mark Wolper
Regia: Rob Lowe
Sceneggiatura: Barbara Marshall
Cast: Mckenna Grace, Rob Lowe, Sara Dugdale, Patty McCormack
Marci T. House, Lorne Cardinal, Chris Shields, Cara Buono
Durata: 95 minuti

Film diretto, prodotto ed interpretato da Rob Lowe.
David è un vedovo che vive con la figlia Emma. Dopo un evento tragico, l'uomo scoprirà un atroce segreto.

martedì 12 novembre 2019

Black Mirror: Bandersnatch (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/11/2019 Qui
Tema e genere: Scritto da Charlie Brooker e diretto da David Slade, pensato come parte del franchise di Black Mirror, Bandersnatch è un film interattivo (cioè un'opera che permette al suo spettatore di scegliere l'avventura che il protagonista sarà costretto a vivere) di Netflix. Un film che, come in quasi tutti gli episodi della serie, ci rapporta con la visione pessimista e decedente della tecnologia e della modernità.
Trama: 1984. Il giovane programmatore britannico Stefan Butler sta progettando di trasformare in un videogame il libro fantasy Bandersnatch. Man mano che procede la sua stessa realtà comincia a farsi via via più aggrovigliata.
Recensione: Dal 2011, la serie antologica britannica Black Mirror continua a portare ansie e paure contemporanee sui nostri schermi, mascherandole con tinte distopiche. E li riporta anche questa volta, tramite un film particolare, tramite un film interattivo (che, in alcuni punti, lascia decidere allo spettatore la direzione in cui far proseguire la trama) ma non innovativo, i primi librogame che hanno adottato questa "tecnica" risalgono ad oltre 30 anni fa e da un decennio a questa parte la cosa si è evoluta ulteriormente nei videogiochi, con la nascita di titoli come Life is Strange o il The Walking Dead della Telltale che hanno lasciato un segno importante nel settore, per la tv però si tratta di un terreno ancora poco esplorato (anche se per Netflix a quanto pare non è questa la prima volta). Black Mirror: Bandersnatch infatti, anche se discostato sul piano tecnico, è parte in tutto e per tutto dell'universo che abbiamo imparato a conoscere, così come anche i temi trattati sono fortemente legati alla tecnologia (passata o presente che sia). Rimangono abbastanza intatte, inoltre, le atmosfere paranoiche e destabilizzanti (e in questo senso non si rimane delusi). Ispirato in parte da vicende reali (come lo sviluppo di un videogioco mai pubblicato dal nome, appunto, Bandersnatch) e altre totalmente fittizie, questo film interattivo vede come protagonista Stefan Butler, un giovane sviluppatore "casalingo" alle prese con la creazione di un videogioco per l'epoca avveniristico. Il progetto però si rivela sempre più impegnativo man mano che si avvicina la data di consegna ed il ragazzo, che ha già problemi di suo ed è seguito da una dottoressa, comincia a perdere gravemente il senno. Ed è così che inizierà a dipanarsi il filone narrativo principale, che riserverà non poche sorprese, che si diramerà in tante biforcazioni, che decideremo noi. A tal proposito una importantissima nota, non avendo Netflix non ho potuto scegliere io, sì perché paradossalmente è stato qualcun'altro a farlo per me, infatti ho semplicemente visto le scelte compiute da non saprei chi (forse dalle scelte predefinite della piattaforma streaming?), che mi ha portato comunque a vedere tutti i possibili finali. E mi sono sentito come in parte si sente anche il protagonista del film, con la sensazione di non aver il controllo delle sue azioni. In tal senso ciò che il film vuole proporci per gran parte della sua durata è una riflessione sul libero arbitrio, con alcune digressioni sui viaggi nel tempo e le realtà parallele, e in parte vi riesce.

martedì 29 ottobre 2019

Timeless - The Movie (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2019 Qui
Tema e genere: Film per la televisione di genere fantascientifico, finale della serie televisiva Timeless.
Trama: Con un piccolo aiuto da parte dei loro stessi del futuro, Lucy e Watt (e il resto della squadra) viaggiano attraverso tre secoli e due continenti, dagli Stati Uniti della corsa dell'oro all'evacuazione di Hungnam in Corea del Nord. L'obiettivo è quello di salvare Rufus, salvare la Storia e mettere fine a Rittenhouse una volta per tutte.
RecensioneTimeless è stata una serie fortunata e sfortunata al tempo stesso: cancellata dopo la prima stagione veniva salvata dall'enorme e continuo supporto dei fan, per poi venire cancellata nuovamente. Poi un altro miracolo o, chissà, un viaggio indietro nel tempo per cambiare gli eventi e la NBC confermava un film tv di due ore per concludere tutte le trame lasciate in sospeso. Ed eccoci così a The Miracles of Christmas, non certamente un film perfetto, anzi, ma un film in cui gli autori hanno risposto a tutti gli interrogativi più pressanti lasciati in sospeso, dando così un congedo più che degno ai protagonisti di questa breve, ma travagliata storia: nello specifico i due viaggi nel tempo, il primo nell'America di Joaquin Murrieta, l'ispirazione della leggenda di Zorro ed il secondo, ai tempi della guerra in Corea, non sono stati affatto la parte più avvincente dell'episodio, ma hanno fatto comunque da palcoscenico a ciò che per lo show contava davvero. L'episodio, riprendendo proprio dal finale della seconda stagione (qui la recensione), inizia con l'incontro degli Wyatt e Lucy del futuro con quelli del presente e la consegna da parte dei primi ai secondi del famigerato diario di Lucy grazie al quale potranno salvare la vita al loro amico Rufus. Sebbene non venga mai davvero spiegato il motivo per cui le loro controparti provenienti dal 2023 non possano dire apertamente come salvare il loro amico e gli suggeriscano di scoprirlo leggendo il diario, la sensazione generale è che gli autori non si siano preoccupati troppo della logica, ma abbiano preferito che le emozioni portassero in maniera graduale i protagonisti a prendere alcune decisioni che risulteranno poi fondamentali per la loro stessa esistenza. Ebbene, era comprensibile che con un'ora e mezza circa di tempo a disposizione non c'era modo di sviluppare una storyline solida, ma alcuni elementi (della trama in primis) non sono stati proprio realizzati nel modo migliore. Infatti, oltre ad alcuni (secondo me evitabili) buchi, alcuni personaggi (ed alcune società segrete, quest'ultima sconfitta in un battito di ciglia, bastava davvero così poco?) vengono liquidati in un modo davvero troppo semplicistico (e in questo modo siamo stati anche privati della soluzione al mistero della società stessa, un vero peccato). Anche la riappacificazione Lucy-Wyatt (non proprio imprevedibile) e la storia di Jiya nel 1888 sono state sacrificate, con conseguente sacrificio anche dei singoli personaggi. Certo, era inevitabile, ma brutto vederlo.

venerdì 12 luglio 2019

My Dinner with Hervé (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - Ispirato a fatti realmente accaduti, My Dinner with Hervé, film per la televisione del 2018 scritto e diretto da Sacha Gervasi, racconta gli ultimi giorni di vita dell'attore affetto da nanismo Hervé Villechaize, divenuto celebre per il film di James Bond del 1974 "L'uomo dalla pistola d'oro" e per la serie anni Ottanta "Fantasy Island", e della sua amicizia con il giornalista Danny Tate. Ma questo film, prodotto da HBO, che riporta alla ribalta una figura un po' dimenticata dello spettacolo tra gli anni '70 e '80, racconta anche e soprattutto il suo essere personaggio controverso, un uomo imprevedibile, fissato con il sesso, giocherellone, indisciplinato, che racconta bugie, si descrive meglio di ciò che è stato, ma non ha timore di parlare della malattia e della sua fede in Dio. Un personaggio insomma tormentato, che questo film biografico espone in maniera apprezzabile. Perché anche se questo è un film dall'andamento prevedibile, è comunque sentito e mai scontato. Un film che riesce a non essere ricattatorio sulla malattia, che ha il suo punto di forza nell'interpretazione travolgente di Hervé da parte di Peter Dinklage (interprete notissimo, paradossalmente ora è il nano più famoso del cinema), in uno dei ruoli che segnano una carriera, perfetto nel rendere un'esuberanza che nasconde la disperazione, anche se a causa della regia piatta di Sacha Gervasi (già regista di biografie), si fa particolarmente fatica a cogliere pienamente il percorso umano di Hervé Villechaize, che ci appare fondamentalmente sempre la stessa persona, priva di un cambiamento intimo ed esteriore che giustifichi la sua condizione attuale. Il regista infatti, Sacha Gervasi alias Danny Tate nel film, che praticamente racconta in questo film, un film incentrato non solo sulla difficoltà di vivere per un disabile, ma soprattutto su certi perversi meccanismi dello show-business (che lancia giovani promesse per ammaliarle e poi annientarle), il suo incontro avvenuto all'epoca e che fa vedere tramite flashback la vita tumultuosa dell'attore (che si travolgere dai soldi), mette in scena un biopic originale nelle intenzioni ma ondivago nell'esecuzione.

venerdì 31 maggio 2019

Fahrenheit 451 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2018 Qui - Fahrenheit 451 (Fantascienza, Usa 2018): Non ho visto il film originale (del 1966 diretto da François Truffaut), nientemeno ho letto il romanzo omonimo da cui questo remake è il suo adattamento (del 1953 di Ray Bradbury), per cui ho visto il film per quello che è, un action fantascientifico interessante ma non proprio convincente. Perché il film, un film per la televisione del 2018 scritto e diretto da Ramin Bahrani, anche se non fosse un remake, pone delle tematiche tali che attraverso un aggiornamento contestualizzato all'epoca contemporanea, sempre attuali ed eterne, sono parecchio interessanti. Giacché l'idea di voler modernizzare la trama principale (un mondo distopico in cui i pompieri invece che spegnere gli incendi li appiccano, e vengono usati dal governo per bruciare i libri) aggiungendo tanti dettagli che la avvicinassero all'epoca in cui viviamo (dove i libri stanno effettivamente scomparendo in favore di apparati digitali e dove il conformismo ha raggiunto livelli estremi) è, non solo condivisibile ma anche molto apprezzabile. Tuttavia se i presupposti sono più che discreti, sono rimasto abbastanza perplesso sui suoi sviluppi. Poiché in questo caso, seppur la denuncia sui rischi che stiamo correndo è chiara, la sua esposizione è labile e fallimentare. Dalla descrizione di un mondo futuro coerente allo sviluppo di una trama sulla carta appassionante e coinvolgente, ma che messa in scena sembra incedere a fatica, quasi svogliatamente. In pratica quando i personaggi e il contesto in cui agiscono vengono presentati, quando iniziamo ad affezionarci a loro e vogliamo scoprire come si andrà avanti, il film si perde in una nuvola di fumo e si trascina così fino alla fine (palesemente ricalcata da Blade Runner, da cui riprende i grattacieli futuristici). E quindi sfortunatamente, l'affidabile Ramin Bahrani non solo non riconferma le doti di osservazione intraviste (seppur parzialmente) nei suoi precedenti A qualsiasi prezzo e 99 Homes, ma forse non è stata la scelta giusta, perché sperpera in tutto e per tutto un patrimonio attoriale di altissimo livello (c'è anche Sofia Boutella insieme ad un carismatico, ma noioso e monocorde, Michael Shannon e Michael B. Jordan, il giovane eroe con tanto di classico ravvedimento in corso d'opera) e più in generale non riesce ad elevarsi ad un livello qualitativo sufficiente. Tutto per un film che è pure in grado di stimolare una riflessione ma che, in fondo, è sostanzialmente innocuo, colpendo l'attenzione solo di chi non conserva il ricordo dell'originale e che può tornare utile esclusivamente per (ri)prenderlo in mano. Volendo anche dignitoso, ma in buona sostanza esangue. Così tanto che se abitassi nel mondo del film e fossi nei panni del protagonista, non mi farei tanti scrupoli a darlo alle fiamme. E se succedesse nel nostro, nessuno ne sentirebbe la mancanza. Voto: 5,5

martedì 21 maggio 2019

Hemingway & Gellhorn (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2018 Qui - Hemingway & Gellhorn (Drammatico, Usa 2012): I film biografici sono per loro natura difficili e spesso non riescono efficacemente e/o descrivere obbiettivamente personaggi realmente esistititi, o perché in qualche modo faziosi o semplicemente perché gli autori non sono in possesso, delle necessarie informazioni per confezionarli verosimilmente o anche perché piegati dall'esigenza di copione, ai fini di una migliore resa scenica. E' questo il caso di questo biopic per la televisione della HBO, un film sicuramente interessante e coinvolgente, anche perché si racconta di due personaggi molto importanti, il famoso scrittore Ernest Hemingway e una dei più grandi corrispondenti di guerra del XX secolo, ovvero Martha Gellhorn (e della loro quindi storia burrascosa a cavallo della seconda guerra mondiale e nata sullo sfondo della guerra civile spagnola), ma che annoia (ben 150 minuti di visione), non convince e sembra non avere una direzione precisa. Il fulcro della pellicola dovrebbe essere infatti la storia d'amore dei due, ma non si capisce bene alla fine cosa il regista voglia trasmettere, se proprio l'amore (la passione), o l'avventura delle loro vite, i frequenti cambi di ambientazione, o altro. Non riesce a trasmettere (nonostante il gran materiale a disposizione) nulla su nessun fronte. Neanche sul piano della imperterrita guerra. Hemingway & Gellhorn difatti è stato studiato e realizzato per poter ricreare i conflitti più diversi in ogni angolo del globo, nonostante un budget piuttosto limitato. Ed è possibile notare che dal punto di vista prettamente visivo, vengono impiegati alcuni filmati d'archivio che si intrecciano con la narrazione, il cui effetto a volte tende al surreale.

sabato 16 marzo 2019

La vita scandalosa di Lady W (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2017 Qui -  THE SCANDALOUS LADY W (Drammatico,  Gran Bretagna, 2015): Il primo film (ma per la tv) da protagonista della bella Natalie Dormer (l'unico davvero motivo di interesse), è basato su una storia vera ambientata in Inghilterra a fine 1700, e racconta la storia di Seymour Fleming e della sua battaglia di emancipazione dal marito che la considerava una sua proprietà, anche se questo non è solo un film sul femminismo e sull'emancipazione femminile, ma anche sul percorso concreto che attendeva le donne che passava attraverso disillusioni e relativizzazioni rispetto gli ideali. Un film perciò leggermente erotico, certamente diverso nei temi ma uguale negli ideali, dove non può mancare Aneurin Barnard, ormai attore fisso in produzioni settecentesche e ottocentesche. La storia è controversa ma interessante, anche se la sceneggiatura non è delle più originali, visto che passa nella sua quasi interezza attraverso un processo, ma è comunque animata da una serie di flash back che rivela a poco a poco le evidenze della storia e la loro differente valenza a seconda della loro diversa angolatura. Ma nonostante un reparto costumi e scenografico buono, il film, che è un drama interamente british con una buona dose di colpi di scena, è privo però di quel pathos che avrebbe potuto regalare al film (sconosciuto a molti) buona visibilità, che comunque non ha avuto. Giacché, se non fosse per l'attrice, che regala allo spettatore la sua "fisicità", nessuno l'avrebbe visto a parte i fan del genere e chi ha Infinity. Voto: 5,5

sabato 2 marzo 2019

All the Way (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/03/2017 Qui - Una storia, di un uomo che ha davvero cambiato la storia, cambiando per sempre la società americana soprattutto nera. All the Way infatti, film per la tv del 2016, è un film biografico sull'ex presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, che diviene il presidente degli Stati Uniti d'America nel caotico periodo che si sussegue all'assassinio di Kennedy. Johnson trascorre ben 11 mesi alla Casa Bianca seguendo l'approvazione del Civil Rights Act e preparando la campagna elettorale che gli permetterà di non essere più il "presidente sostituto". Johnson che viene interpretato magnificamente dallo straordinario protagonista di Breaking BadBryan Cranston, che affiancato da Anthony Mackie e Melissa Leo, da vita al film, film storicamente nonché politicamente interessante. All the way, adattamento cinematografico del primo di due spettacoli teatrali (di Robert Schenkkan) dedicati alla presidenza di Lindon B. Johnson copre il primo anno di incarico dal novembre 1963 (dopo l'uccisione di John F. Kennedy essendo vicepresidente) fino all'elezione del novembre 1964 focalizzando l'attenzione in particolare sul suo impegno per l'approvazione di una legge sui diritti civili degli afroamericani. La figura di Lindon B. Johnson è stata in questi ultimi anni presente in almeno tre film. In J. Edgar di Clint Eastwood se ne mostrava il non facile rapporto con Edgar Hoover, nume tutelare dell'FBI. In Selma: La strada per la libertà al centro si trovava il suo rapporto con Martin Luther King e la questione razziale, mentre in Jackie (dallo scorso 16 febbraio al cinema) presumibilmente si sottolinea lo scarso feeling di Jacqueline e Bob nei confronti di un vicepresidente che aveva voluto giurare, in modo considerato un po' sospetto, direttamente sull'aereo che riportava la salma di Kennedy da Dallas. In questo interessante film, prodotto da Steven Spielberg con l'HBO (di cui al timone di regia vi è uno specialista di TV movie come Jay Roach), Johnson è stabilmente al centro della scena con la sua rudezza e anche volgarità tutta texana ma anche con la determinazione nel voler portare a compimento il Civil Right Bill pensato da Kennedy. Non è un caso che ci sia Spielberg tra i produttori perché, in più di un'occasione ci si ritrova a pensare che la storia ripete se stessa. Come nel Lincoln Spielberghiano i compromessi, i giochi non sempre politicamente limpidi sembrano essere inevitabili se si vuole ottenere il risultato finale. L'uomo del Sud convinto di poter persuadere anche i più riottosi Stati meridionali della Confederazione a vedere in lui il simbolo della tradizione che deve confrontarsi con una giustizia troppo a lungo negata, è costretto a ricredersi. Tanto che nella campagna elettorale per l'effettiva elezione a Presidente si troverà contro un candidato decisamente razzista come Barry Goldwater.

Confirmation (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/03/2017 Qui - Confirmation, film per la televisione diretto da Rick Famuyiwa, è un film drammatico che offre diversi spunti di riflessione, film che drammaticamente riporta le vicende avvenute negli Stati Uniti nel 1991, in occasione dell'elezione a giudice della Corte Suprema di Clarence Thomas e le accuse di molestie sessuali rivolte contro di lui, da parte di Anita Hill, una delle prime donne che non ebbe paura di dire la verità (purtroppo solo presunta), anche se proprio grazie a lei molte donne si sono fatte avanti e hanno denunciato (cosa che tutte dovrebbero fare) gli abusi da parte di capi o mariti. Ma non solo, poiché il caso in questione, ha segnato un momento cruciale della cultura americana, cambiando per sempre il modo in cui si percepiscono le politiche di uguaglianza tra i generi. Per questo e per altri motivi, è una pellicola che già vi consiglio di vedere. Comunque Confirmation è una pellicola storica, dall'inizio alla fine, quasi un 'film documentario', che ripercorre, uno dei fatti che crearono più scandalo, sul quale ci fu un notevole accanimento mediatico, che ebbe risvolti sia negativi, sia positivi. Si tratta di un film che richiede un certo impegno nella sua visione, è una pellicola dal ritmo lento, che ripercorre (il più possibile fedelmente) le vicende che avvennero in occasione dell'elezione di Clarence Thomas. E lo fa, concentrandosi unicamente sulle interviste, sulle ricostruzioni dei Tg e dei giornali dell'epoca e sui commenti dei rispettivi interessati, Anita Hill (interpretata in modo egregio da Kerry Washington per il quale gli è valsa una candidatura sia al Premio Emmy che al Golden Globe) e Clarence Thomas (interpretato da Wendell Pierce). Perfetta è difatti la Washington nel mostrare i suoi sentimenti, e i suoi quattro diversi stati d'animo che la attraversano durante il film. Originariamente è dubbiosa, poi diventa motivata, verso la conclusione viene sopraffatta da un senso di rassegnazione, e, infine, riesce a trasmettere un senso di soddisfazione e compiacimento, grazie a ciò che (attraverso la lettura delle lettere) realizza essere riuscita a smuovere nella società americana. La pellicola offre, infatti (come già detto), numerosi spunti di riflessione. Tanto che, per comprendere al meglio il film, potrebbe essere d'aiuto avere già qualche informazione in merito al caso in questione e rivedere la pellicola anche un paio di volte. Poiché, in una sola visione, potrebbe essere facile non comprendere in pieno il senso delle parole e capire al meglio la situazione che ci viene mostrata. Detto ciò, gli spunti di riflessione che il film ci offre sono molteplici, la maggior parte ancora più che attuali.

venerdì 1 marzo 2019

The Eichmann Show: Il processo del secolo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2017 Qui - Il processo Eichmann fu uno dei pochi a definirsi giustamente "processo del secolo". L'obiettivo non era soltanto giudicare un uomo dei suoi crimini ma di far esporre al più vasto pubblico possibile la portata di tale crimini. Oltre a questo, la narrazione pone l'accento sull'atipico duello che si crea fra il mezzo televisivo ed Eichmann stesso. Sì perché The Eichmann Show: Il processo del secolo (The Eichmann Show), film per la televisione del 2015 commissionato dalla BBC e diretto da Paul Andrew Williams, che ha la particolarità di mostrare il dietro alle quinte della trasmissione (anch'essa televisiva) andata in onda a suo tempo in occasione del processo svoltosi in Israele nel 1961 dopo la cattura del criminale nazista avvenuta in Argentina, racconta infatti le diverse fasi del processo, visto dal punto di vista delle difficoltà tecniche, politiche, di contenuto mediatico che questa produzione (creata ad hoc per l'occasione) dovette affrontare per rendere al massimo (attraverso le immagini) la rilevante portata e posta storica in gioco in quel processo. Dapprima osteggiata dalle autorità israeliane, e poi accettata pur con qualche riserva, questa singolare occasione mediatica (curata per la regia da Leo Hurwitz, inserito nella lista nera del maccartismo e abilmente ingaggiato per l'impresa dal produttore Milton Fruchtman) divenne un evento mondiale che fu mandato in onda in 37 paesi e gareggiò per interesse, popolarità ed attenzione da parte del pubblico fruitore, con altri due eccezionali eventi che stavano tenendo col fiato sospeso la popolazione del mondo intero, la gravissima crisi della Baia de Porci che vedeva fronteggiarsi USA e Unione Sovietica (e che avrebbe potuto addirittura scatenare un conflitto atomico) e la storica impresa di Yuri Gagarin, il primo uomo lanciato nello spazio. Osteggiata anche dagli stessi ebrei era, che non credevano a ciò che gli sopravvissuti raccontavano, ma anche ai nazisti ancora rimasti che non volevano che un processo simile avesse neanche inizio. Ecco perché divenne così importante da essere considerato processo del secolo.

venerdì 1 febbraio 2019

Fungus the Bogeyman (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2016 Qui - Fungus, andato in onda in due parti, il 16 e il 23 settembre, è un atipico e alquanto strano film tv girato in live-action, prodotto da Imaginarium Studios Production per Sky Television, e tratto dall'omonimo libro per bambini di Raymond Briggs, Fungus The Bogeyman. Incentrato sul bizzarro personaggio di Bogeyman, diventato un cult tanto da ispirare anche Paul McCartney nel brano BogeyMusic, il film racconta la storia di Fungus (Bogeyman, L'Uomo Nero), strano essere che vive nel sottosuolo insieme alla moglie Mildew e al figlio Mould, e il cui lavoro (come quello di tutti i Bogeyman), è fare scorribande notturne nel "Mondo di sopra", quello degli umani, per seminare il panico tra di loro. Tra ribellioni e fughe del figlio, e rocambolesche avventure per riportarlo a casa, Fungus abbandonerà il suo aspetto 'mostruoso' per prendere le sembianze umane e mimetizzarsi nel loro mondo, scoprendo ogni giorno cose nuove. Il film vede un cast d'eccezione con Timothy Spall (Il discorso del re, Turner) nelle sembianze umane di Fungus, e la partecipazione di Dean-Charles Chapman, il giovane attore britannico che interpreta il ruolo di Tommen Baratheon nella serie tv Il Trono di Spade a partire dalla quarta stagione. Fungus, film britannico del 2015, è forse quello più originale e divertente di quelli visti, perché grazie ai bellissimi costumi e geniali intuizioni è davvero simpatico. Non tanto alcune immagini disgustose e orripilanti (c'è veramente di tutto e puzzolente) che condiscono i vestiti, le case e la vita di questi strani esseri, quanto per il modo in cui il film è concepito, divertire divertendo. Anche se non è che fa proprio ridere, ma è proprio per questo che alcune trovate nonostante la prevedibilità (come quella della storia, un po' campata per aria a volte) e la bruttezza di alcune fa sorridere. Si sorride per il modo in cui il regista immagina il sottosuolo e le dinamiche dei personaggi, ma anche per la 'stranezza', sia visiva sia fantasiosa del mondo immaginato e poi messo pazzescamente in scena. Un mondo sia brutto che bello, capovolto e intricato nonché abbastanza non spiegato adeguatamente per risultare interessante. Comunque è un film che si lascia vedere, anche se a volte il rischio di vomitare è elevato, difatti esagerano davvero tanto in fatto di 'abbellimenti' insaturi. In ogni caso originale e fresco, ma non eccezionale. S.V.

lunedì 28 gennaio 2019

Roboshark (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - Roboshark è un esilarante film trash del 2015 diretto da Jeffery Lando, il simpaticone dietro la regia di questo film TV bulgaro-canadese creato per la solita emittente SyFy. Questo film infatti è davvero incredibile, la trama (geniale) poi è assolutamente imperdibile, un grande squalo bianco mangia una misteriosa palla proveniente da un astronave aliena e si trasforma in un robo-squalo dall'aspetto molto Tron che porta distruzione nella città di Seattle. Ovviamente lo svolgimento di una trama simile non può certamente stare nei binari della normalità, ed ecco quindi il solito nucleo familiare casuale pronto a salvare il mondo (un capetto della ditta che gestisce le fogne di Seattle, sua moglie che fa la meteorologa e la loro figlia che fa l'adolescente nerd super high tech) e l'altrettanto tipico gruppo militare che non ha capito nulla della situazione ma sono soldati quindi vogliono fare tanti boom, senza dimenticare il momento in cui per cercare di fermare la creatura interviene un eccentrico milionario dell'informatica chiamato Bill Glates (e no non ho scritto male ). Roboshark fa ridere per far ridere, non è che è fatto così male che fa ridere, è fatto proprio di continuo per fare ridere. Prende in giro un po' tutto, i personaggi sono matti, schizzati, insensati, molte scene sono volutamente stupide (i soldati che marciano dicendo: Hop! Hop! Hop! tutto il tempo) e qualche sorriso te lo strappano. C'è anche un minimo di satira in questo film, in questa storia.

First Response (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/10/2016 Qui - First Response è un inedito action canadese per la tv del 2015 diretto da Philippe Gagnon. Il film infatti, dalla durata pressoché contenuta (85 minuti), è un mix di adrenalina e suspense, quella che si viene inevitabilmente a creare quando dopo aver compiuto una rapina (andata per il verso sbagliato), un criminale armato costringe due paramedici (Camilla e Gerry) a deviare il tragitto di un'ambulanza e a curare il fratello gravemente ferito. Con il divieto di avvicinarsi a qualunque ospedale, e sotto la minaccia di una pistola, nella parte posteriore della vettura, Camilla (di cui vediamo dei flashback poco inerenti alla storia, anzi inutili) deve eseguire procedure mediche delicate per cercare di tenere vivo il giovane mentre Gerry guida il veicolo per tutta la città per eludere la polizia. Ben presto però, Camilla capirà che forse dovrà sacrificare la vita di colui che sta cercando di salvare (anche se potrebbe non bastare) per evitare che lei e Gerry facciano una brutta fine, poiché con la polizia alle calcagna infatti la tensione salirà alle stelle, e tutto sarà in gioco. First Response è come vedere una puntata di Chicago Fire tirata per lunghe, dove in situazioni di pericolo tutto si aggiusta e dove quando è calma piatta tutto viene messo in discussione, ma purtroppo senza girarci troppo intorno, è un film senza tanto mordente e senza tanto interesse, perché anche se in parte originale, il racconto è davvero troppo prevedibile e addirittura fa rabbia, perché Camilla (interpretata dalla bella Dania RamirezHeroes e Senza freni, unico attore più o meno conosciuto al pari del suo collega Kristopher Turner, Without a paddle) rimette sempre in bilico la situazione con scelte e azioni scriteriate. E ciò insieme ad una lentezza di fondo, fa di questo film un mediocre e neanche minimamente coinvolgente film d'azione, privo di pathos, prevedibile e assolutamente da dimenticare, perché al di là dell'originalità non ha niente per cui qualcuno dovrebbe vederlo. Assolutamente da dimenticare. S.V.

domenica 27 gennaio 2019

Jesse Stone: Lost in Paradise (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2016 Qui - Jesse Stone: Lost in Paradise (2015), è il nono film giallo della serie per la televisione creato dalla penna dello scrittore statunitense Robert B. Parker. Ed è interpretato come nei precedenti capitoli, andati in onda, trasmessi a partire dal 2008 sui canali Sky Prima Fila, Sky Cinema, Rai 2 e Mediaset (TOP Crime) e ultimamente su La 7, da Tom Selleck, l'indimenticabile protagonista di Magnum P.I., ma qui al contrario di quella e delle attuali produzioni boriose e frenetiche, questa serie di film è fatta alla vecchia maniera, lenta e riflessiva come il protagonista costantemente col bicchiere in mano assorto nei suoi mille pensieri, e ciò è ormai diventata una piacevolissima rarità nel panorama televisivo attuale. Perché nonostante la lentezza i gialli proposti in questi tv-movie sono coinvolgenti e apprezzabili per la loro logica e semplicità dei fatti. Comunque anche se questo come detto è il nono film credo di averne visti negli anni solo 4 o 5, anche se non è importante ai fini del racconto averli visti tutti anche se una piccola parte è difatti continuativa, come in quest'ultimo caso, dove ritroviamo Paradise, nel Massachusetts, fittizia cittadina di provincia ancora sconvolta da quello che è successo precedentemente. In Jesse Stone: Lost in Paradise, thriller in ogni caso inedito, il capo della polizia, malinconico e demoralizzato da una vita eccessivamente tranquilla, con problemi di alcolismo e interiori, dato che va da uno strizzacervelli, interpretato da un bravissimo William Devane (visto ultimamente in 24 e Interstellar), accetta suo malgrado di far da consulente per un caso di omicidio irrisolto a Boston. La polizia locale sospetta che dietro all'efferato delitto vi sia la mano di un brutale serial killer, lo Strangolatore di Boston (interpretato da Luke Perry, l'indimenticabile protagonista di Beverly Hills 90210), rinchiuso però dietro le sbarre. Stone fa visita all'uomo in prigione, e non fa che convincersi di quello che già sospettava, il colpevole (perlomeno dell'ultimo delitto) è ancora libero, molto più vicino di quanto si creda. Ma Stone mentre si muove tra Paradise e Boston, per acciuffare il cosiddetto copycat-killer, aiuterà anche una ragazza (la piccola e bravissima Mackenzie Foy, Murphy in Interstellar) vessata da una madre alcolizzata a venirne fuori. Ovviamente il finale è abbastanza scontato in tutti e due in sensi, ma anche questo film nonostante la prevedibilità, è un film discreto, e la discreta durata (90 minuti) aiuta a non appesantire troppo la confezione cupa e triste della pellicola. Non sarà certo a livello dei grandi gialli, ma Jesse Stone se la cava piuttosto bene. Consigliato agli amanti del genere. S.V.

domenica 13 gennaio 2019

Reclaim: Prenditi ciò che è tuo (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - Reclaim: prenditi ciò che è tuo, è un thriller americano del 2014 che vede tra i protagonisti John Cusack, attore molto bravo che nonostante sia stato probabilmente il motivo principale per cui ho visto questo film, non riesce a dare carattere e incisività a un personaggio insolito per lui, ovvero quello del 'cattivo' e quindi abbastanza deludente, come in parte il film stesso. Il film, andato in onda su Rai2 il 23 luglio, è la storia di una sporca truffa, un raggiro del peggior tipo, di quelli che giocano con i sentimenti umani più profondi e delicati, come l'amore materno, e che sfruttano meschinamente l'infanzia abbandonata. Nina ha sette anni, e viene da Haiti, ha perso la madre nel catastrofico terremoto del 2010, ma qualcuno l'ha soccorsa, e l'ha portata via. Purtroppo è capitata nelle mani sbagliate, l'hanno infatti salvata solo per poterla usare come esca, nell'ambito di un affare che può fruttare davvero molti soldi. Anche Steven e Shannon ci sono cascati, sono due giovani coniugi di Chicago che, per adottare un figlio, si sono rivolti a quella che credevano un'associazione umanitaria e che, invece, è una banda di criminali senza scrupoli. Hanno scelto Nina, e sono finiti in una terribile trappola. Inizia così uno dei tanti action movie americani che intendono unire l'adrenalina alla denuncia sociale, cercando forse in quest'ultima un alibi che distragga l'attenzione dai puri fini commerciali. Ogni anno 1,2 milioni di bambini sono oggetto di traffici, così difatti recita il testo di chiusura, un invito perciò a stare all'erta che suona come la morale della solita favola dal contenuto avventuroso e dagli intenti didascalici, una storia che spiega i pericoli del mondo con dovizia di esempi crudeli, salvo poi far balenare, nel lieto fine, la meritata ricompensa per i buoni ed una sonora lezione per tutti i cattivi.

The Perfect Guy (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - The Perfect Guy è uno di quei classici thriller per la televisione, in questo caso statunitense, di stalking e ossessione verso le donne. Una trama vista probabilmente tante volte ma qui al contrario dei classici o di tante altre pellicole simili ("Obsessed", "David the stepfather", "Ossessione omicida"), c'è una certa originalità, non propriamente nel racconto, ma nel modo in cui viene raccontata e per alcuni ribaltamenti di ruolo davvero accattivanti e imprevedibili ad un certo punto, non ovviamente per quello dello psicopatico che non si discosta tanto da altri suoi simili. Comunque la pellicola racconta di Leah Vaughn, che sembra avere una vita ideale, gode infatti di una stimolante carriera e ama, ricambiata, il fidanzato Dave. A 36 anni Leah (Sanaa Lathan, classica e sensuale ragazza tutta curve di colore) si sente pronta per il matrimonio e le famiglie di entrambi sembrano felici, ma Dave (Morris Chestnut, classico omone palestrato) non è sicuro del passo. La sua fobia verso gli impegni e i suoi numerosi dubbi lo portano a rompere dolorosamente la relazione. Quando poi all'orizzonte appare il tenebroso Carter Duncan, Leah crede di avere trovato l'uomo perfetto (premuroso, romantico e focoso amante sotto le lenzuola), ignara però di come questi diventerà il suo peggiore nemico, perché basta un piccolo incidente a scatenare la sua vera natura, e di punto in bianco il principe azzurro tira fuori uno sconcertante lato oscuro che costringe Leah a prendere le distanze. Ma Carter non accetta di essere messo da parte e inizia una meticolosa e fastidiosa opera di stalking.