Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/10/2021 Qui - Alla fin fine ho trovato simpatico questo adattamento da un fumetto della DC. Non l'ho trovato infatti così orribile come lo definiscono in molti. Delude sicuramente in quanto di horror in questa pellicola non ci sia praticamente nulla, mi sembra che si possa accostare più ad una sorta di fiaba nera condita con dell'action e un paio di situazioni che puntano a suscitare l'ilarità dello spettatore. Certo che la regia di Wes Craven in questo caso non si dimostra impeccabile, risultando spesso e volentieri macchinosa e palesemente priva di qualità, probabilmente dovuto anche dai pochi mezzi che si avevano a disposizione. Anche il trucco non è certamente dei migliori che si possano essere visti sullo schermo, e il livello di recitazione in linea generale non è tra i più memorabili (Ray Wise, futuro papà Palmer, però ci sta), nonostante mi senta di salvare assolutamente una sensuale ed affascinante Adrienne Barbeau (saltuariamente già al servizio anche di altri gran registi, da Carpenter a Romero, e quindi all'ennesima presenza tra le mie visioni cinematografiche di quest'anno), che se non altro dimostra un notevole impegno nel ruolo a lei qui affidatole, richiamando durante il corso della visione più e più volte l'attenzione completamente di sé, sia per bravura che (soprattutto) per altro (è davvero un bel vedere quel che fa vedere). Non mi sono dispiaciute le ambientazioni ma nemmeno la fotografia l'ho trovata così brutta, esaltando in particolar modo il colore del verde e le scenografie sporche della palude. Detto ciò sia chiaro, si tratta pur sempre di un prodotto di scarsa qualità in cui non mi stupisce che non abbia ricevuto grossi consensi positivi e dove si cerca di salvare il salvabile giusto per venirgli incontro. Sarà poi che non avevo nessun tipo di aspettativa al riguardo. Ammetto che è riuscito ad intrattenermi senza annoiarmi, e la ritengo già una buona cosa. Per me considerando il tutto una sufficienza mi sento di concedergliela senza grossi problemi. Ho visto pellicole meno datate (o tratte dai fumetti) ben peggiori di questa. Voto: 6
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martedì 5 ottobre 2021
venerdì 12 giugno 2020
Wrong Cops (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/06/2020 Qui - La versione cinica, grottesca e demenziale di Scuola di polizia. Un prodotto buffo, dotato di una comicità intelligente e basato su un'idea politicamente scorretta: le disavventure di un gruppo di poliziotti malvagi e strafottenti che spadroneggiano in una cittadina tranquilla, abusando impuniti dei loro concittadini. Peraltro l'idea del lavoro risiede già nel precedente Wrong, dal quale proviene il personaggio di Duke, anche là interpretato da Mark Burnham: ne è in sostanza una specie di spin-off (e Jack Plotnick, lì protagonista, compare qui in un cameo). Quentin Dupieux (alias Mr. Oizo) scrive e dirige infatti, uno spaccato sulla follia umana, qui in forma di poliziotti brutti e squallidi. Un film atipico, trash nell'anima ma che può affascinare se si accettano i suoi eccessi di irriverenza e di squallore. C'è chi spaccia droga attraverso topi morti o chi è in fin di vita senza morire mai. Il regista si prende gioco del mondo stravolgendolo e creando una dimensione di "assurdo" piuttosto personale, dove la meritocrazia è un miraggio e il nonsense è la regola, confezionando il tutto con una regia che si muove consapevolmente nel trash e nella serie B. Non è un caso la presenza di due camei di attori lynchiani come Grace Zabriskie e Ray Wise, perché in un mondo così assurdo e grottesco come questo, qualche elemento di Lynch è presente. Il resto cast, composto per lo più da attori sconosciuti (eccezion fatta per le apparizioni di Marylin Manson, Eric Roberts e Kurt Fuller) annovera attori tutti discreti nei loro ruoli (ritorna Eric Judor) e alza Mark Burnham come icona principale del film, colui che più di tutti ha la faccia e l'atteggiamento da vero "poliziotto sbagliato". Come la musica (martellante) di sottofondo, Wrong cops è una litania continua a volte divertente e dissacrante (non male qualche battuta al fulmicotone) a volte ripetitiva e alquanto scontata. Non al livello del precedente, anzi, delude se si ripensa alle risate acute che rendevano unico il precedente, irresistibile e quasi geniale Wrong, ma accettabile. Voto: 6
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giovedì 14 marzo 2019
Twin Peaks: 1a e 2a stagione & Fuoco cammina con me (1992)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2017 Qui - Con le serie tv ho sempre avuto dei piccoli problemi, solo negli ultimi 10 anni qualcosa è cambiato, perché prima le suddette serie, che prima venivano comunemente chiamati telefilm, raramente avevano una "normale" programmazione, e quindi io non credo di aver mai visto tutte le puntate di qualsiasi telefilm girava in televisione prima degli Anni 2000 e poco dopo, ora con internet e le pay-tv il problema non c'è più, ma per colpa di tanti fattori (come aspettare con ansia la settimana) e poiché ero davvero piccolo, ho probabilmente dimenticato di vedere, oltre ad X-Files, di cui ho provato a cominciare dalla prima stagione che ho visto ma non ho terminato (colpa anche della 10a stagione che ha svelato tanti particolari), la serie più importante di tutte, ovvero Twin Peaks, la serie capolavoro di un regista che ammiro, David Lynch (con la sua indistinguibile mente onirica e visionaria), molti sono infatti le "citazioni" al suo stile che ravvedo spesso, dato che anche ultimamente ho trovato qualcosa di lui in Legion e La Isla Minima, ma paradossalmente il suo miglior lavoro (insieme a Mark Frost) non l'avevo ancora visto. Ora con il ritorno tanto atteso della terza stagione di questa serie che fece (e fa ancora) letteralmente impazzire milioni di telespettatori in tutto il mondo, e grazie al grande amore per questa serie del nostro Mozzino, ho finalmente recuperato e visto, tutto quello che c'era da vedere di questa incredibile serie (perciò tenetevi forte, sarà un lungo post). Serie che in un rivoluzionario mix di generi fra soap opera, horror, noir e poliziesco, rivoluzionò il genere e il modo di fare televisione. Ammetto che prima non ci credevo, ma dopo averla vista, posso tranquillamente affermare che Twin Peaks lo fu e lo è davvero (anche se a distanza di anni) l'emblema di un nuovo modo di fare televisione, caratterizzato da una cura nella trama, nella caratterizzazione dei personaggi e nella regia che prima di allora non era mai nemmeno stata presa in considerazione. Perché quello che veniva trasmesso era ed è un prodotto televisivo con una trama vera, corposa, senza episodi stand-alone o filler, inoltre, il surrealismo e la costante sensazione di "quiete prima della tempesta" rende e rendeva Twin Peaks radicalmente differente non solo rispetto a quanto prodotto dalla televisione fino ad allora, ma anche rispetto a qualunque altra serie avverrà dopo.
sabato 2 marzo 2019
All the Way (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/03/2017 Qui - Una storia, di un uomo che ha davvero cambiato la storia, cambiando per sempre la società americana soprattutto nera. All the Way infatti, film per la tv del 2016, è un film biografico sull'ex presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson, che diviene il presidente degli Stati Uniti d'America nel caotico periodo che si sussegue all'assassinio di Kennedy. Johnson trascorre ben 11 mesi alla Casa Bianca seguendo l'approvazione del Civil Rights Act e preparando la campagna elettorale che gli permetterà di non essere più il "presidente sostituto". Johnson che viene interpretato magnificamente dallo straordinario protagonista di Breaking Bad, Bryan Cranston, che affiancato da Anthony Mackie e Melissa Leo, da vita al film, film storicamente nonché politicamente interessante. All the way, adattamento cinematografico del primo di due spettacoli teatrali (di Robert Schenkkan) dedicati alla presidenza di Lindon B. Johnson copre il primo anno di incarico dal novembre 1963 (dopo l'uccisione di John F. Kennedy essendo vicepresidente) fino all'elezione del novembre 1964 focalizzando l'attenzione in particolare sul suo impegno per l'approvazione di una legge sui diritti civili degli afroamericani. La figura di Lindon B. Johnson è stata in questi ultimi anni presente in almeno tre film. In J. Edgar di Clint Eastwood se ne mostrava il non facile rapporto con Edgar Hoover, nume tutelare dell'FBI. In Selma: La strada per la libertà al centro si trovava il suo rapporto con Martin Luther King e la questione razziale, mentre in Jackie (dallo scorso 16 febbraio al cinema) presumibilmente si sottolinea lo scarso feeling di Jacqueline e Bob nei confronti di un vicepresidente che aveva voluto giurare, in modo considerato un po' sospetto, direttamente sull'aereo che riportava la salma di Kennedy da Dallas. In questo interessante film, prodotto da Steven Spielberg con l'HBO (di cui al timone di regia vi è uno specialista di TV movie come Jay Roach), Johnson è stabilmente al centro della scena con la sua rudezza e anche volgarità tutta texana ma anche con la determinazione nel voler portare a compimento il Civil Right Bill pensato da Kennedy. Non è un caso che ci sia Spielberg tra i produttori perché, in più di un'occasione ci si ritrova a pensare che la storia ripete se stessa. Come nel Lincoln Spielberghiano i compromessi, i giochi non sempre politicamente limpidi sembrano essere inevitabili se si vuole ottenere il risultato finale. L'uomo del Sud convinto di poter persuadere anche i più riottosi Stati meridionali della Confederazione a vedere in lui il simbolo della tradizione che deve confrontarsi con una giustizia troppo a lungo negata, è costretto a ricredersi. Tanto che nella campagna elettorale per l'effettiva elezione a Presidente si troverà contro un candidato decisamente razzista come Barry Goldwater.
martedì 15 gennaio 2019
Big Ass Spider! (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/08/2016 Qui - Film che già dal titolo, appunto Big Ass Spider!, vuole essere ironico (Il ragno dal c**o grosso), vuole far capire che il primo a non prendersi sul serio è il film stesso, e ci hanno messo un punto esclamativo per sottolineare la cosa. Questo perché, questo mostruoso action, inedito al cinema, già dall'inizio mette le mani avanti, è come se dicessero: Siamo brutti ma lo sappiamo, l'abbiamo fatto apposta, non crederete mica che il nostro sia cinema vero. Infatti è quello che succede qui, che come in altri e moltissimi casi, un esperimento militare andato a puttane (come sempre) ha generato un aracnide mutante che, nutrendosi di carne umana, cresce a vista d'occhio. A nulla servono le armi tradizionali e l'unica speranza è l'intervento di un improbabile duo composto da un disinfestatore romantico (Greg Grunberg, attore familiare e ben conosciuto e apprezzato dai fan di Heroes, Alias e N.Y.P.D.) e un messicano sottosviluppato (Lombardo Boyar), che vorrebbe tanto far ridere ed essere Franco Franchi ma non lo è affatto. Il film (del 2013), diretto da Mike Mendez, guarda soprattutto alla fantascienza anni '50 quando insetti e mostri giganti erano all'ordine del giorno. Ne esce in questo modo un film simpaticamente ingenuo, oppresso dall'inadeguatezza dei limiti produttivi, ma che riesce a divertire per la sua breve (80 minuti scarsi) durata. Situazioni al limite dell'assurdo, leitmotiv visti e risaputi (le ragazze in bikini, le grida, battute idiote, dialoghi inutili e spostamenti fulminei) che rendono la narrazione volutamente banale sono allo stesso tempo un pregio e un difetto di questa produzione low-budget, conscia dei propri limiti e proprio per questo più sincera di molte pellicole omologhe.
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