Visualizzazione post con etichetta Adrienne Barbeau. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Adrienne Barbeau. Mostra tutti i post

martedì 5 ottobre 2021

Il mostro della palude (1982)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/10/2021 Qui - Alla fin fine ho trovato simpatico questo adattamento da un fumetto della DC. Non l'ho trovato infatti così orribile come lo definiscono in molti. Delude sicuramente in quanto di horror in questa pellicola non ci sia praticamente nulla, mi sembra che si possa accostare più ad una sorta di fiaba nera condita con dell'action e un paio di situazioni che puntano a suscitare l'ilarità dello spettatore. Certo che la regia di Wes Craven in questo caso non si dimostra impeccabile, risultando spesso e volentieri macchinosa e palesemente priva di qualità, probabilmente dovuto anche dai pochi mezzi che si avevano a disposizione. Anche il trucco non è certamente dei migliori che si possano essere visti sullo schermo, e il livello di recitazione in linea generale non è tra i più memorabili (Ray Wise, futuro papà Palmer, però ci sta), nonostante mi senta di salvare assolutamente una sensuale ed affascinante Adrienne Barbeau (saltuariamente già al servizio anche di altri gran registi, da Carpenter a Romero, e quindi all'ennesima presenza tra le mie visioni cinematografiche di quest'anno), che se non altro dimostra un notevole impegno nel ruolo a lei qui affidatole, richiamando durante il corso della visione più e più volte l'attenzione completamente di sé, sia per bravura che (soprattutto) per altro (è davvero un bel vedere quel che fa vedere). Non mi sono dispiaciute le ambientazioni ma nemmeno la fotografia l'ho trovata così brutta, esaltando in particolar modo il colore del verde e le scenografie sporche della palude. Detto ciò sia chiaro, si tratta pur sempre di un prodotto di scarsa qualità in cui non mi stupisce che non abbia ricevuto grossi consensi positivi e dove si cerca di salvare il salvabile giusto per venirgli incontro. Sarà poi che non avevo nessun tipo di aspettativa al riguardo. Ammetto che è riuscito ad intrattenermi senza annoiarmi, e la ritengo già una buona cosa. Per me considerando il tutto una sufficienza mi sento di concedergliela senza grossi problemi. Ho visto pellicole meno datate (o tratte dai fumetti) ben peggiori di questa. Voto: 6

mercoledì 7 luglio 2021

Due occhi diabolici (1990)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/07/2021 Qui - Discreto film diretto da due mostri sacri del cinema come George A. Romero e Dario Argento ad omaggiare un maestro della letteratura come Edgar Allan Poe (originariamente gli episodi dovevano essere quattro, con un Stephen King e un John Carpenter in più, ma per fortuna o per sfortuna non se ne fece più nulla). Romero dirige il primo episodio, che si inspira al racconto "La verità sulla vicenda del signor Valdemar" per poi elaborarlo in modo molto personale. Il risultato non è dei più esaltanti, bene gli effetti, il finale (dove compare la solita critica al capitalismo tanto cara al regista), e la famosa scalinata con le urla dello sventurato Valdemar. Il ritmo invece non è molto alto e alcune scelte dell'autore americano non mi sono piaciute molto, la trama inoltre sa di già visto e alcune incongruenze concludono il quadro di un episodio godibile (in cui menzionare comunque la buona prova di Adrienne Barbeau, musa ed ex moglie di Carpenter) ma che poteva essere sviluppato meglio. L'episodio di Argento è più curato, e nel complesso risulta superiore al segmento precedente. La trama è maggiormente fedele all'opera originale ("Il gatto nero"), alcune scene sono davvero indovinate, Harvey Keitel è in grande forma (quasi in forma I duellanti) e la colonna sonora, elemento (a volte) costante nei film del regista romano, è discreta. La regia infatti riesce a regalare delle scene e delle sequenze interessanti ed affascinanti, riuscendo a mantenere alta la tensione e l'attenzione nello spettatore fino ad un finale veramente convincente (e gli effetti speciali curati da Tom Savini davvero ottimi). Purtroppo una parte centrale troppo confusionaria e tirata per le lunghe limitano la riuscita del prodotto. Nonostante ciò, strano ma vero, dal confronto fra i due cineasti, quello ad avere la sorte migliore è proprio il nostro connazionale (paradossalmente proprio colui accusato d'aver rovinato anni prima "Martin"). In generale quindi Due occhi diabolici è un film carino e da vedere, soprattutto per gli amanti (come me) dei due autori e dell'horror. Sfortunatamente nessuno dei due episodi riesce ad imprimere al meglio il marchio dello scrittore statunitense, e le trovate personali dei registi non riescono a colmare questa mancanza. Parecchie anche le défaillance, che vanno a inficiare sul prodotto nonostante alcuni colpi da maestro dei registi e le tante citazioni presenti. Voto: 6

mercoledì 14 aprile 2021

Creepshow (1982)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Nel suo genere, ovvero nel mondo degli horror a episodi, questo film rappresenta uno dei livelli più alti in assoluto. Uno dei cult degli inossidabili anni '80. Citato sempre più spesso ed omaggiato una volta sì ed una volta no, Creepshow è un divertente film a episodi ispirato ai vecchi fumetti horror della EC Comics. Un gustoso mix condito da una forte vena grottesca e da humour nero come la pece. Le due menti sono Stephen King, autore dei cinque racconti horror (in uno recita pure), e George A. Romero, regista della relativa trasposizione cinematografica, che formano una coppia formidabile, e hanno abbastanza libertà nel confezionare un film intelligente che prima ti spaventa, poi allenta la tensione fino a farti sorridere con dei finali comici fino al paradosso (una pellicola briosa, dai colori accesi e non priva di alcune gustose invenzioni visive). Come spesso capita la qualità è variabile, i primi due non sono male, ma sono i più deboli, mentre gli altri tre sono davvero notevoli (il terzo punta sul sadico, mentre il quarto sullo splatter e il quinto sulla claustrofobia e il disgusto). La regia, gli effetti speciali, la fotografia e le interpretazioni sopra le righe degli attori, sono esplicitamente "fumettistiche". Attori del calibro di Leslie NielsenTed DansonAdrienne Barbeau ed Ed Harris li interpretano con convinzione ed auto-ironia, diretti, con mano felice, dal regista de La città verrà distrutta all'alba. Si tratta di intrattenimento puro, un film che si fa vedere ma che non è certo memorabile, anche se ha un paio di momenti particolarmente riusciti, ed un eccellente interpretazione di Leslie Nielsen in un ruolo inusuale, per lui. La prima volta che l'ho visto da bambino sono rimasto traumatizzato dall'ultima storia (quella degli scarafaggi). L'ho rivista oggi e mi ha traumatizzato di nuovo. A mio parere è la migliore del film: il contrasto tra l'appartamento totalmente bianco e lindo che sembra impenetrabile e questi scarafaggi enormi è veramente d'effetto. Nel complesso un piccolo cult che si lascia sempre vedere più che volentieri. Voto: 7

mercoledì 17 giugno 2020

1997: Fuga da New York (1981)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/06/2020 Qui - Un piccolo cult degli anni '80, uno dei tanti di John Carpenter, anche se non il mio preferito, personalmente è per esempio lontanissimo dalla bellezza estrema di Grosso Guaio a Chinatown. Belle le atmosfere notturne di una New York abbandonata a se stessa, anche se lo spunto migliore è il personaggio di Jena (Snake) Plissken: Kurt Russell con quella benda sull'occhio è veramente cazzuto. L'idea di base (rendere l'isola di Manhattan un carcere formato città) è sicuramente bella e originale (tanto che è stata clonata una miriade di volte, anche in campo videoludico) forse si poteva fare qualcosa di meglio per quel che riguarda il ritmo dello svolgimento (soprattutto conoscendo ciò che è in grado di fare il regista statunitense) che è piuttosto altalenante. Nulla viene rivelato sul futuro tratteggiato da Carpenter nel 1997, eccetto una esplicita critica ai poteri forti e alla figura del politico, che però si palesa solamente nell'azzeccato e beffardo finale. Belle le musiche, vero e proprio marchio di fabbrica del regista. Da notare anche la presenza di varie citazioni, su tutte quelle a George Romero e David Cronenberg. Eccezionale inoltre il cast dove figurano un Donald Pleasence e un Lee Van Cleef in grande spolvero. Parliamo comunque di un film/cult che mostra dei difetti che il tempo ha impietosamente messo in luce, tanto che mi è passato abbastanza velocemente, nel senso che è stato abbastanza leggero. Diciamo che non è un film epico, ma comunque è davvero bello. Ad Escape from New York (azione, fantascienza e tanto altro) mi sembrava poco però dargli sette, otto troppo, e così il sette e mezzo mi è sembrato il voto più giusto. Voto: 7,5