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mercoledì 7 luglio 2021

Wampyr (1977)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/07/2021 Qui - Rilettura, con evidenti elementi grotteschi, dei miti vampireschi, da parte di un maestro del genere. Un film strano, particolare e non del tutto riuscito che comunque coinvolge e affascina non poco grazie alla sua commistione di elementi orrorifici e grotteschi e con una componente spiccatamente erotica. Sebbene infatti la versione italiana (rimontaggio di Dario Argento, musiche affidate ai Goblin) non renda piena giustizia al film (questa volta la collaborazione non funziona egregiamente), riducendolo di durata e comprensività (purtroppo solamente a visione ultimata ho scoperto che ne esiste una versione americana senza tagli, e in tal senso dovrei forse vedere "Martin" poiché visto cosi non mi ha lasciato tantissimo), è comunque soddisfatto l'intento di Romero (perché in qualunque versione si veda il film, la sua mano si nota) di offrire una versione moderna e aggiornata del vampirismo, liberandolo degli stereotipi cine-letterari (crocifissi, aglio) e calandolo in una dimensione di critica sociale. Difatti gli dona le fattezze di Martin, un adolescente leggermente tardo e sicuramente ben poco affascinante, che si aggira in una bigotta cittadina statunitense alla ricerca di donne da aggredire, uccidere per poi berne il sangue. Ciò che non viene chiarito, ma lasciato all'interpretazione dello spettatore, è se Martin sia realmente un vampiro oppure un serial killer, ma l'intenzione del regista è ben altra, come al solito basta scavare un pochino per trovare il vero messaggio di fondo e cioè puntare il dito verso quell'America puritana e ricca di pregiudizi che condanna il diverso a priori, rappresentata nell'occasione dalla comunità cittadina e più nello specifico dall'anziano ed inquietante (quasi più del protagonista) cugino Cuda (il Lincoln Maazel del ritrovato The Amusement Park, distribuito quest'anno dopo 48 anni dalla sua produzione) accecato da una fede cristiana che travalica nel fanatismo. Suggestivi i flashback in bianco e nero con cui il regista si diverte a mischiare le carte in tavola, cercando di fuorviare ulteriormente lo spettatore, cercando di non permettergli di dare con sicurezza un interpretazione della vera identità del ragazzo. George A. Romero (che in questo film si ritaglia una particina per sé) si conferma così solo in apparenza innocuo artigiano dell'horror, ma in verità si dimostra capace di mescolare pellicole di genere con un messaggio ben più profondo. Ovviamente come spesso è successo con le opere di questo autore le penalizzazioni hanno reso più valido il lavoro a parole e non nei fatti, e anche in questo caso il basso budget a distanza di anni si vede tutto e la realizzazione sfortunatamente ne risente. Ritmo non elevatissimo, sequenze non particolarmente ispirate ed attori non particolarmente ispirati (anche se il giovane John Amplas esprime appieno l'ambiguità, la solitudine, l'emarginazione del necrofilo-ematofago Martin) completano il nugolo di difetti (Tom Savini meglio decisamente con gli effetti speciali che come attore). Il film ad oggi infatti, risulta decisamente datato ed a tratti anche un po' noioso e ridicolo, da qui il mio voto non eccelso, tutto sommato però il messaggio di fondo ed il fatto che lo abbia firmato un grande regista come Romero vale sicuramente una visione, possibilmente cercando la versione originale. Voto: 6,5

mercoledì 14 aprile 2021

Creepshow (1982)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Nel suo genere, ovvero nel mondo degli horror a episodi, questo film rappresenta uno dei livelli più alti in assoluto. Uno dei cult degli inossidabili anni '80. Citato sempre più spesso ed omaggiato una volta sì ed una volta no, Creepshow è un divertente film a episodi ispirato ai vecchi fumetti horror della EC Comics. Un gustoso mix condito da una forte vena grottesca e da humour nero come la pece. Le due menti sono Stephen King, autore dei cinque racconti horror (in uno recita pure), e George A. Romero, regista della relativa trasposizione cinematografica, che formano una coppia formidabile, e hanno abbastanza libertà nel confezionare un film intelligente che prima ti spaventa, poi allenta la tensione fino a farti sorridere con dei finali comici fino al paradosso (una pellicola briosa, dai colori accesi e non priva di alcune gustose invenzioni visive). Come spesso capita la qualità è variabile, i primi due non sono male, ma sono i più deboli, mentre gli altri tre sono davvero notevoli (il terzo punta sul sadico, mentre il quarto sullo splatter e il quinto sulla claustrofobia e il disgusto). La regia, gli effetti speciali, la fotografia e le interpretazioni sopra le righe degli attori, sono esplicitamente "fumettistiche". Attori del calibro di Leslie NielsenTed DansonAdrienne Barbeau ed Ed Harris li interpretano con convinzione ed auto-ironia, diretti, con mano felice, dal regista de La città verrà distrutta all'alba. Si tratta di intrattenimento puro, un film che si fa vedere ma che non è certo memorabile, anche se ha un paio di momenti particolarmente riusciti, ed un eccellente interpretazione di Leslie Nielsen in un ruolo inusuale, per lui. La prima volta che l'ho visto da bambino sono rimasto traumatizzato dall'ultima storia (quella degli scarafaggi). L'ho rivista oggi e mi ha traumatizzato di nuovo. A mio parere è la migliore del film: il contrasto tra l'appartamento totalmente bianco e lindo che sembra impenetrabile e questi scarafaggi enormi è veramente d'effetto. Nel complesso un piccolo cult che si lascia sempre vedere più che volentieri. Voto: 7