Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Una commedia elegante, finemente diretta da Sofia Coppola. La trama si sviluppa attorno al sospetto di un adulterio, ma il vero fulcro è il rapporto tra un padre "ingombrante" e una figlia che ha sofferto per le sue assenze. Rashida Jones e l'imparagonabile Bill Murray offrono una performance di rara eleganza, con quest'ultimo che rappresenta il motore del film. New York, mozzafiato, fa da sfondo ed è ritratta con uno stile fotografico incantevole. Il film è solido, ma è penalizzato da un finale che può sembrare "incompleto". Non è cattivo, ma non brilla particolarmente in termini di intrattenimento. Voto: 6 [Apple Tv Plus]
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Sofia Coppola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sofia Coppola. Mostra tutti i post
venerdì 30 agosto 2024
lunedì 22 marzo 2021
Lost in Translation - L'amore tradotto (2003)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/03/2021 Qui - Gli alberghi sono i luoghi tipici della solitudine e questo film
racconta proprio l'incontro di due solitudini molto diverse fra loro. Da
una parte abbiamo un attore in crisi di mezza età e annoiato dalla
vita, dall'altra una giovane ragazza, sposata da poco e molto indecisa
riguardo al suo futuro. Sullo sfondo Tokyo, città piena di persone,
traffico, insegne colorate, sale giochi in cui è facile sentirsi soli e
alienati. Il breve ma intenso incontro fra Bob (un meraviglioso Bill Murray) e Charlotte (giovane e bellissima Scarlett Johansson)
darà vita a una fugace storia d'amore, una parentesi dalle loro vite
stanche e confuse che infonderà loro un po' di gioia e serenità. Sofia Coppola
(che a seguito di 4 nomination all'Oscar ne vinse uno proprio per la
sua sceneggiatura originale, che già dimostrava notevoli doti
registiche, poi affinate ulteriormente nei successivi rilevanti film)
dirige questo film con un tocco leggero, creando un'atmosfera sfumata ma
in cui i due protagonisti sono ben definiti e i dialoghi scritti bene.
E' vero il ritmo procede lento, ma la fluidità del racconto scorre
sinuosa avvolgendo lo spettatore e portandolo verso un finale sospeso e
toccante. Uno dei pregi del film è la presenza del sempre grandissimo Bill Murray, con quel suo sguardo cinico sul mondo e quell'ironia venata da malinconici sorrisi. Lost in Translation
(uno dei film più premiati a livello mondiale non a caso) è un film
poetico sulla solitudine, sull'impossibilità di comunicare che può far
sorridere nel caso di traduzioni da una lingua a un'altra, ma che fa
soffrire quando due persone che parlano la stessa lingua non riescono a
capirsi. Bel film davvero, che ho rivisto con grande piacere. Voto: 7+
lunedì 4 gennaio 2021
A Very Murray Christmas (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Il tocco di classe di Sofia Coppola alla regia e di Paul Shaffer al pianoforte per una parodia dei varietà televisivi celebrativi. Troppo carico di canzoni a tema natalizio, anche se alcune scelte sono originali e le interpretazioni fantastiche, comprese quelle volutamente stonate (Chris Rock, stonato ma simpaticissimo) o quelle volutamente minimali (George Clooney). Bravissima soprattutto Miley Cyrus, la sua interpretazione di "Silent Night" è formidabile. Quanto a comicità, data la classe di tutta l'operazione, non c'è nulla di sguaiato, ma la sola fisicità e espressività di attori come Bill Murray (giustappunto il vero mattatore di questo speciale prodotto da Netflix), Jason Schwartzman e Maya Rudolph porta allegria in contrasto alla finta malinconia presa a pretesto per la storia/filo conduttore. Contro il logorio del natale moderno questo racconto sommesso coccola la mente e scalda il cuore. A Very Murray Christmas è un gioioso e delicato mediometraggio che pare riportarci alle atmosfere disincantate, talvolta ingenue, talvolta al contrario maliziose, delle commedie sentimentali anni '50, magari quelle con Doris Day, al posto di quel simpatico, rissoso, irascibile, carissimo Bill Murray canterino. Voto: 6
Labels:
Bill Murray,
Chris Rock,
Christmas,
Commedia,
Film musicale,
Film per la tv,
George Clooney,
Jason Schwartzman,
Maya Rudolph,
Michael Cera,
Miley Cyrus,
Netflix,
Sofia Coppola
venerdì 7 giugno 2019
L'inganno (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - L'inganno (Dramma, Usa 2017): Che dire di questo film, indubbiamente elegante e molto ricercato dal punto di vista visivo (bella la fotografia, accurata l'ambientazione d'epoca, eleganti i costumi, belle le poche musiche rarefatte sovrastate efficacemente dai sussurri della natura e dai rumori d'ambiente, pregevoli le frequenti riprese notturne negli interni realizzate al lume delle candele), però la pur apprezzabile regia di Sofia Coppola appare più che altro un mero esercizio di stile (evidenti i rimandi, sbiaditi, al cinema di Kubrick e di Malick). E poi la prova degli attori delude non poco. Se si può considerare appena sufficiente quella delle attrici (da Nicole Kidman ad Elle Fanning, fino a Kirsten Dunst, anche se poi è solo il personaggio di quest'ultima riesce ad emergere veramente nei confronti degli altri, che rimangono troppo essenziali per carpirne le sfumature), Colin Farrell conferma in questo caso le sue non eccellenti doti espressive. Ma dove il film delude maggiormente è nella sua parte più importante, la sceneggiatura (che racconta di un soldato unionista mezzo morto che viene aiutato e curato dalle ragazze di una scuola femminile della Confederazione, tuttavia la presenza del maschio attiverà giochi pericolosi e rivalità interne al gruppo), che appare spesso di una sciatteria improponibile, quasi inverosimile, soprattutto nelle parti che imponevano un minimo di documentazione scientifica (e in tal senso non basta una seconda parte abbastanza coinvolgente a riscattare una prima soporifera, buia e asfittica). Certo, complessivamente non si può dire che Sofia abbia fatto un brutto film (film che è bene precisare è il remake de La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel, perché ispirato allo stesso romanzo), ma nemmeno si può esaltarne tanto la confezione, perché esso è raffinato ma altrettanto prigioniero della sua forma ricercata. E' come se la figlia di Francis Ford Coppola fosse in qualche misura convinta che la forma possa prevalere sulla sostanza, e che l'eleganza della messa in scena e dell'inquadratura, indubbie, possa coprire i vuoti di una sceneggiatura, specialmente nella prima parte, piatta e lenta. Anche le fasi più tese e concitate del plot sono in qualche modo schematiche e hanno qualcosa di superficiale. Il finale poi interviene a rafforzare l'idea che l'immagine debba contare più del resto, ma è sempre così? No, infatti menomale che in Marie Antoniette c'era anche una solida sceneggiatura a dare sostanza, perché esattamente come nella serie Picnic at Hanging Rock (simile quasi in tutto a questo The Beguiled) qui la forma non è sufficiente a farne un gran film, anzi, la delusione è tagliente e velenosa. Voto: 5+
sabato 6 aprile 2019
Marie Antoinette (2006)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2017 Qui - Dopo parecchio tempo ho finalmente recuperato Marie Antoinette, film del 2006 diretto da Sofia Coppola (di cui qualcosa avevo sentito parlare, soprattutto per l'Oscar vinto per i costumi), non so perché ma non ero mai riuscito a vederlo, eppure aveva nella protagonista il suo più grande interesse, Kirsten Dunst, all'epoca poi, dopo averla vista in Spider-Man, di lei ne ero quasi innamorato (e anche adesso non che non mi piaccia), per cui non mi spiego i motivi di questo ritardo. In ogni caso l'ho visto, e anche se son passati più di 10 anni, l'ho trovato in ottima forma, anche perché questo originale film (almeno per buona parte), non solo mi è moderatamente piaciuto, ma ha mantenuto intatta la sua aurea di piccolo capolavoro. Perché questo ritratto inedito della famosa Regina, riletto in chiave decisamente pop, riesce nel suo tentativo di aprire gli occhi e la mente a chi ha crocifisso (così come la Storia) questa donna, che di colpe forse non aveva. Anche perché in questo film dove la regista torna a raccontare, dopo "Il giardino delle vergini suicide" (seppur dopo verranno il discreto Somewhere e l'intrigante Bling Ring) l'età adolescenziale femminile, anche se questa volta, al contrario del primo film, la storia non è quella di una ragazza comune che soffre perché sottomessa all'opprimente autorità materna (e in parte paterna), ma è quella della regina francese Maria Antonietta (brillantemente interpretata da Kirsten Dunst) passata alla storia (forse incolpevolmente o ingiustamente) come la più snob delle nobildonne francesi, simbolo dell'Ancien Régime e dello spregio dei nobili e del regno verso le classi più umili, e che altresì non ha alcuna intenzione di ricostruire il quadro storico e politico degli anni in cui ha vissuto la regina (1755-1793), ci fornisce un ritratto (in chiave moderna) della solitudine, della fragilità e della femminilità di, appunto, Maria Antonietta.
Labels:
Danny Huston,
Dramma romantico,
Film biografico,
Film storico,
Jamie Dornan,
Jason Schwartzman,
Kirsten Dunst,
Rose Byrne,
Shirley Henderson,
Sofia Coppola,
Steve Coogan,
Tom Hardy
Iscriviti a:
Post (Atom)




