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mercoledì 31 gennaio 2024

The Lost King (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Uno di quei film tipicamente inglesi che si lasciano seguire con un certo agio, forti di un ritmo placido e di una sceneggiatura ben scritta (dirige non a caso un certo Stephen Frears). Centro della vicenda è il fortunoso ritrovamento delle spoglie mortali del bistrattato Riccardo III, anzi per meglio dire la caparbietà della sua scopritrice (il volto è quello minuto e determinato della sempre brava Sally Hawkins), perché in un certo senso questa può essere definita un'avventura, una ricerca di sé stessi e della verità storica. Come d'uso in pellicole tutte imperniate su un personaggio, anche qui non si riesce a evitare del tutto il pericolo agiografia, ma almeno la si mantiene entro certi limiti. Perde quota verso la fine, quando sembra di assistere ad un regolamento di conti tra la Langley e l'UniLeicester, ma nonostante ciò, elegante, delicato, delizioso, commovente e di pregevole fattura, un buon film. Voto: 6,5 [Sky]

sabato 18 gennaio 2020

Stanlio & Ollio (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro Laurel & Hardy - The British Tours di 'A.J.' Marriot, questo film biografico/drammatico racconta dell'ultima tournée dal vivo dei due comici, al termine della loro carriera cinematografica, e del loro rapporto d'amicizia.
TramaStan Laurel e Oliver Hardy, il duo comico più famoso al mondo, nel 1953 affrontano un tour teatrale in Gran Bretagna. Acciaccati dall'età e con alle spalle un passato di gloria, i due vanno incontro a un futuro incerto: gli spettacoli, attraverso la nazione, si rivelano infatti deludenti, sebbene fan vecchi e nuovi continuino a divertirsi di fronte alle loro gag.
Recensione: L'ho aspettato parecchio ed avevo alte aspettative che sono state in parte ripagate. Il film infatti, diretto da Jon S. Baird, che si concentra su una parte della carriera di Stanlio e Ollio ai più sconosciuta e su aspetti personali tutt'altro che divertenti (anche se non mancano momenti simpatici), è un dolcissimo omaggio a questa coppia d'oro della comicità mondiale. Lineare, senza particolari sussulti ma godibile, l'opera rispetta lo stile cui i due fuoriclasse della risata ci avevano abituati. Non vi è nulla di eccessivo, di forzato: si sorride con gusto, ci si emoziona nel racconto. Anche perché oltre ad essere un biopic sincero e brillantemente prodotto, il film sembra anche essere una vera e propria storia d'amore fra due amici (un'apologia divertita e divertente del più introvabile dei sentimenti: l'amicizia vera e profonda, anche questo è Stanlio e Ollio). Due colleghi con una straordinaria chimica sul palco che, dopo una lunga e impegnativa tournée teatrale, capiscono di essere due veri amici. In tal senso risulta azzeccata la scelta di non fossilizzarsi sui loro successi o su una sorta di grande "imitazione" dei loro successi, ma bensì di scavare dietro il personaggio fino a scorgere la persona. Quanto la persona è diventata personaggio? C'è una grande malinconia, ma allo stesso tempo si ride, ci si diverte, grazie ad una comicità che si ripercuoteva nella quotidianità di questi due straordinari interpreti. A rendere tutto ancor più piacevole sono i due protagonisti, perfettamente calati nei rispettivi ruoli. Così tanto perfettamente che pochi istanti fanno sì che chi ha amato i due comici dimentichi totalmente (stupendi i momenti delle gag teatrali) di trovarsi di fronte ad attori che li interpretano (e ben ha fatto il doppiaggio a non cadere nel finto accento con cui in Italia son diventati famosi).

venerdì 17 gennaio 2020

Il professore e il pazzo (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/01/2020 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro del 1998 L'assassino più colto del mondo (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words) scritto da Simon Winchester, film biografico drammatico che narra le vicende di Sir James Murray, che nel 1879 inizia a lavorare alla prima edizione dell'Oxford English Dictionary.
Trama: La storia dietro la creazione del primo dizionario storico della lingua inglese da parte del professor James Murray, il cui lavoro è divenuto complicato per via della partecipazione del dottor W.C. Minor, paziente di un ospedale psichiatrico.
Recensione: Film biografico e ambizioso che nasce dalla volontà di ripercorrere un momento fondamentale per la lingua inglese (ovvero la realizzazione del primo e rinomatissimo dizionario oxfordiano), Il professore e il pazzo (The professor and the Madman) poggia tutto il suo peso sul valore della storia e su un cast di grandi nomi in cui spiccano Mel Gibson e Sean Penn nel ruolo di co-protagonisti (il primo comunque risulta eccessivo in un ruolo che sicuramente gli piace troppo, con il suo senso di onnipotenza che pervade per tutta la durata del film, mentre il secondo è imprigionato, anche letteralmente, in un ruolo che non gli permette di svecchiarsi e che lo lega a passate interpretazioni, funzionano meglio i personaggi femminili: buona l'interpretazione di Natalie Dormer, anche se il suo personaggio vive un'avventura fin troppo prevedibile, mentre risulta perfetta nel ruolo di moglie devota e saggia Jennifer Ehle). Un confronto che tutto sommato diventa cuore e anima del film, perché vede il faccia a faccia tra un autodidatta assai volitivo e lucido e un uomo di studi (medico e chirurgo) parzialmente oscurato dalla malattia psichiatrica. Un confronto particolare e interessante che infine troverà nella passione per la lingua, e in tutte le sue sfumature, un terreno fertile di dibattito e unione. Eppure, al netto di un progetto interessante e di una storia con un suo indubbio potenziale, il film diretto da P.B. Shemran (collaboratore dello stesso Gibson che aveva contribuito alla scrittura di Apocalypto) mostra quasi subito le sue molte debolezze, dettate forse in particolar modo dalla non capacità della scrittura di rendere fluida e affascinante una storia con così tanti risvolti, valori e sotto-testi.

giovedì 6 giugno 2019

Cattivissimo Me 3 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/09/2018 Qui - In linea con i due precedenti film Cattivissimo Me e Cattivissimo Me 2Cattivissimo Me 3 diverte, affascina e fa riflettere, ma allo stesso tempo presenta, anche se non delude le aspettative questo terzo capitolo della fortunata saga d'animazione creata da Illumination Entertainment, degli aspetti negativi. Il film infatti, che ha fatto il pieno botteghino, convince solo in parte. Perché diretto ancora una volta, da Pierre Coffin con l'aiuto di Kyle Balda, con il quale ha già collaborato per il film I Minions (la recensione fa coppia con quella del precedente capitolo), Cattivissimo Me 3, che riprende le fila dei precedenti capitoli e che vede Gru e Lucy alle prese con il tragico licenziamento dalla AVL (Anti-Villain League), per la quale lavoravano ormai da tempo, per la mancata cattura del criminale Balthazar Bratt (cosa che renderà difficile l'armonia famigliare), Gru che deve inoltre affrontare la rivolta dei Minions, che stanchi di servire il bene decidono di abbandonarlo per cercarsi un nuovo cattivo, e che tuttavia a sorpresa scopre di aver un fratello gemello biondissimo e ricchissimo, che vorrebbe provare a riportare Gru sulla "cattiva" strada, seppur nel complesso funzioni, si rifà (troppo) alla struttura dei capitoli precedenti senza rinnovarsi più di tanto. E' palese difatti l'intenzione degli sceneggiatori di percorrere una strada già battuta e sicura, senza osare troppo. Despicable Me 3, film d'animazione del 2017 infatti, seppur ripropone la formula che ne ha decretato il successo della serie: colori, divertimento, azione e una colonna sonora curata, gioca al ribasso, si accontenta del compitino ben riuscito senza spiccare però per originalità, anche se (esteticamente parlando) il lavoro è sempre presentato con fiocchi e contro-fiocchi. Perché anche se in questo nuovo capitolo le risate non mancano, dal punto di vista della storia Cattivissimo Me 3 è certamente il capitolo più debole della serie, giacché si avverte una certa fisiologica fatica nel ricercare nuovi spunti per portare avanti i personaggi.

martedì 21 maggio 2019

The Dinner (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2018 Qui - The Dinner (Drammatico, Usa 2017): Non è la prima volta che gli americani riescono a rendere indecorosa un'opera, ma è forse la prima volta che il remake italiano supera quello hollywoodiano. Certo, non che il secondo adattamento del romanzo La cena (Het Diner) di Herman Koch, ovvero quel I nostri ragazzi di Ivano De Matteo fosse proprio eccezionale, tuttavia al contrario di questo The Dinner, scritto e diretto da Oren Moverman, aveva però un epilogo (seppur in entrambi i casi ugualmente brusco) netto e riconoscibile. Ma non è solo per questo motivo che delle tre versioni, quella italiana è nettamente la migliore. Questo terzo adattamento infatti, è un film frammentario, logorroico, asfittico, lentissimo, pasticciato, ampolloso, che, della traccia letteraria (e filmica) originale, conserva soltanto la scansione della cena per portate, aggiungendovi tuttavia una sotto-trama ridicola dove il conflitto tra due fratelli è la sineddoche della guerra di secessione americana, il segno di un ineliminabile peccato originale. L'impianto narrativo (che aggiunge forse imprudentemente la coloritura politica e storica ed introduce un tema un po' sviante, ovvero i disturbi psichici, peraltro tutti aspetti che tendono a depotenziare non solo i dilemmi etici e morali della storia ma anche la sua tenuta) è, appunto, la cena in un ristorante esclusivo dove due fratelli (un senatore, impersonato non eccellentemente da Richard Gere) e un insegnante di liceo con conclamati problemi psichiatrici (un irricevibile Steve Coogan) si incontrano, insieme alle rispettive mogli (Laura Linney e Rebecca Hall), per discutere (e tutti avranno idee diverse sul come gestire la situazione) sul da farsi in merito alla bravata che i loro figli hanno compiuto ai danni di una clochard, vicenda finita in tragedia. Tutto moralmente interessante, anche se scontato come il messaggio che spesso dietro la coltre ipocritamente ineccepibile della colta e ricca classe borghese si nascondono dei veri e propri mostri, perciò, ma il gioco al massacro in cui i protagonisti scivolano inesorabilmente, è logorante anche per gli spettatori, perché il film (alquanto mediocre), che si spegne con un finale brusco e troppo sospeso ed enigmatico (che sembra un improvviso strappo di pellicola, la beffa conclusiva), dopo aver messo, non solo metaforicamente, troppa carne al fuoco, risulta decisamente pesante. Difatti, dallo svolgimento narrativo ai deliri semi-onirici, passando per i siparietti grotteschi con la presentazione delle vivande e la fastidiosa voce over, fino alla poca "cordialità" del piccolo viziato piromane al quale vorresti riempire la faccia di schiaffi, non c'è un solo elemento che funzioni. Ne la regia, in tal senso ho fatto bene ad evitare di vedere Gli invisibili dello stesso regista, ne la recitazione, decisamente mediocre malgrado la presenza di illustri attori. Voto: 4,5

mercoledì 15 maggio 2019

Pets: Vita da animali (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2018 Qui - Dagli autori di Cattivissimo Me ed i Minions ecco Pets: Vita da animali (The Secret Life of Pets, letteralmente la vita segreta degli animali), film d'animazione del 2016 diretto da Chris Renaud e Yarrow Cheney. Questo nuovo cartone animato sugli animali domestici prodotto da Illumination Entertainment infatti, piuttosto leggero, privo di crudeltà e del tutto innocuo, ci racconta di svariati animali domestici (cani di varia razza e taglia, gatti, canarini, criceti, ecc...) i quali, non appena i loro padroni escono di casa per andare, si suppone, a lavorare, lasciati soli negli appartamenti, si scatenano nelle più strane avventure (in storie però prevedibili e banali). Poiché se vi aspettate qualcosa di originale e stupefacente, vi sbagliate di grosso. I registi, infatti, hanno realizzato un progetto prevedibile e banale, dove a farla da padrone è l'utilizzo di cliché. L'intento dei due sembra proprio quello di voler offrire al pubblico un lavoro classico, senza discostarsi troppo da altre pellicole animate. Divertente sì, ma basato su una sceneggiatura a dir poco ridicola in termini di trama. E' sempre la solita storia, da una parte abbiamo un cane domestico che si trova a dover convivere con un altro essere della sua specie (un cagnolone a metà tra Chewbecca e Boo di Monsters & Co.) e da questo evento prende forma la rivalità tra i due, come spesso accade anche nella vita reale e più in generale tra gli uomini. I due, in assenza della padrona, si troveranno a dover affrontare il cattivo di turno, unendo le forze e diventando così amici. Dall'altra parte, invece, troviamo una cagnolina innamorata di Max, che cercherà di salvarli dalle grinfie del coniglio bianco (che paura!), aiutata da un gruppo di animali. Insomma, niente di più banale, ma a sorprendere è il fatto che (nonostante la totale assenza di una sceneggiatura ben scritta) la pellicola sia in grado di far ridere con molta naturalezza. Sarà che in fondo ci sentiamo un po' tutti bambini dentro, ma certamente l'idea non è del tutto da buttare. I personaggi difatti, alcuni dei quali vengono poco approfonditi caratterialmente, sono molto diversi tra loro, ma sono tutti dotati di una certa forza espressiva.

sabato 6 aprile 2019

Marie Antoinette (2006)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2017 Qui - Dopo parecchio tempo ho finalmente recuperato Marie Antoinette, film del 2006 diretto da Sofia Coppola (di cui qualcosa avevo sentito parlare, soprattutto per l'Oscar vinto per i costumi), non so perché ma non ero mai riuscito a vederlo, eppure aveva nella protagonista il suo più grande interesse, Kirsten Dunst, all'epoca poi, dopo averla vista in Spider-Man, di lei ne ero quasi innamorato (e anche adesso non che non mi piaccia), per cui non mi spiego i motivi di questo ritardo. In ogni caso l'ho visto, e anche se son passati più di 10 anni, l'ho trovato in ottima forma, anche perché questo originale film (almeno per buona parte), non solo mi è moderatamente piaciuto, ma ha mantenuto intatta la sua aurea di piccolo capolavoro. Perché questo ritratto inedito della famosa Regina, riletto in chiave decisamente pop, riesce nel suo tentativo di aprire gli occhi e la mente a chi ha crocifisso (così come la Storia) questa donna, che di colpe forse non aveva. Anche perché in questo film dove la regista torna a raccontare, dopo "Il giardino delle vergini suicide" (seppur dopo verranno il discreto Somewhere e l'intrigante Bling Ring) l'età adolescenziale femminile, anche se questa volta, al contrario del primo film, la storia non è quella di una ragazza comune che soffre perché sottomessa all'opprimente autorità materna (e in parte paterna), ma è quella della regina francese Maria Antonietta (brillantemente interpretata da Kirsten Dunst) passata alla storia (forse incolpevolmente o ingiustamente) come la più snob delle nobildonne francesi, simbolo dell'Ancien Régime e dello spregio dei nobili e del regno verso le classi più umili, e che altresì non ha alcuna intenzione di ricostruire il quadro storico e politico degli anni in cui ha vissuto la regina (1755-1793), ci fornisce un ritratto (in chiave moderna) della solitudine, della fragilità e della femminilità di, appunto, Maria Antonietta.

sabato 17 novembre 2018

Una notte al museo 3 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2016 QuiNotte al museo 3: Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb) è un film del 2014 diretto da Shawn Levy. La pellicola è il seguito del film Una notte al museo 2: La fuga del 2009. Dopo otto anni e circa un miliardo di dollari incassati in tutto il mondo coi primi due episodi, la saga si chiude con questo terzo capitolo nel quale il guardiano notturno Larry Daley del Museo di Storia Naturale di Manhattan, è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all'interno dell'istituzione museale, si reca quindi a Londra, al British Museum, per impedire che l'incantesimo svanisca. Nella capitale inglese verrà accolto da un'esilarante ed esplosiva guardia, e si troverà di nuovo fianco a fianco con vecchi e nuovi personaggi che magicamente prendono vita quali Theodore Roosvelt (con Robin Williams alla sua ultima interpretazione), Jedidah Smith, Ottaviano e il faraone Merenkahre. Non solo, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona (il miglior acquisto del film nella spassosa interpretazione di Dan Stevens, divo nascente del cinema anglosassone) tutti appartenenti al museo inglese. Quello che ha sempre contraddistinto l'intera trilogia è lo humour così come il tono scanzonato, il ritmo sempre alto e crescente. La sceneggiatura però sembra fatta apposta per infilarci quante più gag possibili, a volte pure già viste. Ben Stiller addirittura raddoppia grazie al primitivo quasi sosia che gli permette di dar sfogo al suo lato più demenziale ma sono i suoi soci ad essere ormai intrappolati in se stessi e in situazioni assolutamente artificiose. Si salvano, come detto Stevens, e Hugh Jackman in un simpaticissimo quanto breve cameo in cui interpreta se stesso a teatro. Il clima che si avverte è inevitabilmente quello dell'ultimo giorno di scuola in cui la classe appare stanca e arranca in attesa del suono della campanella.