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mercoledì 31 gennaio 2024

The Lost King (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Uno di quei film tipicamente inglesi che si lasciano seguire con un certo agio, forti di un ritmo placido e di una sceneggiatura ben scritta (dirige non a caso un certo Stephen Frears). Centro della vicenda è il fortunoso ritrovamento delle spoglie mortali del bistrattato Riccardo III, anzi per meglio dire la caparbietà della sua scopritrice (il volto è quello minuto e determinato della sempre brava Sally Hawkins), perché in un certo senso questa può essere definita un'avventura, una ricerca di sé stessi e della verità storica. Come d'uso in pellicole tutte imperniate su un personaggio, anche qui non si riesce a evitare del tutto il pericolo agiografia, ma almeno la si mantiene entro certi limiti. Perde quota verso la fine, quando sembra di assistere ad un regolamento di conti tra la Langley e l'UniLeicester, ma nonostante ciò, elegante, delicato, delizioso, commovente e di pregevole fattura, un buon film. Voto: 6,5 [Sky]

domenica 21 luglio 2019

The Wife - Vivere nell'ombra (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/07/2019 Qui
Tema e genere: La forza delle donne nella società contemporanea, sullo sfondo l'America, la cultura e la spocchia degli intellettuali. Questo racconta The Wife - Vivere nell'ombra, opera cinematografica di Bjorn Runge, che fra la Svezia e gli Stati Uniti mostra l'abnegazione della protagonista femminile verso il proprio marito e la sua carriera letteraria.
Trama: Joan Castleman è stata per quarant'anni la moglie perfetta. All'ombra del carismatico marito Joe, ne ha favorito la carriera da scrittore e ne ha ignorato l'infedeltà, accettando compromessi e bugie. Joan, però, ha raggiunto il suo livello massimo di sopportazione e, alla vigilia del premio Nobel al marito, decide di riprendersi in mano la sua esistenza, riscoprendosi come donna. Tutto questo rivelando una sconcertante verità.
Recensione: Presentato al Toronto International Film Festival, The Wife segna il ritorno della sei volte candidata all'Oscar Glenn Close con un ruolo alla sua altezza, peccato le manchi attorno un film altrettanto brillante. Un film che chiaramente vuole cavalcare l'onda dell'odierna rivendicazione femminile, che ci vuole ricordare per l'ennesima volta che dietro ogni grande uomo c'è sempre una donna ancora più grande, ma se è vero che lo fa piuttosto smaccatamente è altrettanto vero che, nel farlo, dimostra una classe innegabile, come quella dell'attrice settantenne, che tuttavia non bastano a far superare alla pellicola la sufficienza. Anche perché ho già visto una storia simile a questa qualche settimana fa, nel brutto Mary Shelley - Un amore immortale di Haifaa Al-Mansour, ma soprattutto facilmente intuibile è il segreto rivelatorio. Come se non bastasse, del lato oscuro del Premio Nobel, simbolo principe della "casta" degli scrittori con la s maiuscola, è già stato detto abbastanza. Bjorn Runge arriva infatti un po' tardi alla festa, preceduto (e ampiamente superato) da Il cittadino illustre di Mariano Cohn e Gastón Duprat. L'operazione di fondo è difatti la stessa: tentare di catturare appieno lo spirito di una persona autentica nella sua genialità ma guastata dalla consapevolezza di esserlo, la cui dignità letteraria non uguaglia quella ben più modesta di essere umano. Il regista si basa sul romanzo di Meg Wolitzer e inserisce la figura della moglie nell'ombra in questa riflessione sull'egocentrismo e la falsità dietro il mito dell'autore. Attraverso di essa tenta di stimare quanta parte del successo di una figura di questo tipo derivi dai sacrifici e dalla sopportazione (per non dire del talento) di chi sta attorno a lui. La scelta di Glenn Close costituisce però una sorta di spoiler in un film che sbaglia completamente i tempi della propria narrazione. The Wife indugia troppo nel squarciare il velo finissimo posto su un colpo di scena che è tutt'altro che inaspettato, finendo per risultare lento e tedioso in un paio di passaggi. Per fortuna ha dalla sua una brillante Glenn Close, che salva tutto il salvabile e trascina il film nel territorio della sufficienza. Quando il film non riesce a cambiare marcia, l'attrice riesce a costruire con il suo personaggio un crescendo altrimenti inesistente. Tanto lei diventa via via più carismatica e irresistibile, tanto il film si fa anticlimatico, seguendo sempre il sentiero tracciato da altri, fino a naturale conclusione. La condanna di The Wife - Vivere nell'ombra è suscitare paragoni con film di gran lunga più riusciti: Il cittadino illustre in ambito letterario, molti altri per quanto riguarda le zone grigie dell'amore in terza età.

martedì 9 luglio 2019

Missione Anthropoid (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2019 Qui - 1942. Nella Cecoslovacchia occupata dai tedeschi un gruppo di paracadutisti avvia un'operazione per assassinare Reinhard Heydrich, uno dei generali nazisti più alti in grado, che in quel momento ricopriva il ruolo di governatore con il suo pugno di ferro, non a caso era anche soprannominato il Boia di Praga. La Seconda guerra mondiale rimane probabilmente una delle ambientazioni preferite del cinema. Nonostante una lista infinita di storie vere, fittizie, adattamenti, remake, sembra garantire sempre l'afflusso di nuovo materiale interessante. In realtà l'Operazione Anthropoid, da cui il titolo del film (adattato in Italia a Missione Anthropoid, non si sa per quale motivo), è già stata soggetto di altre produzioni (l'ultima del 1975, ma c'è già un nuovo film già uscito l'anno dopo a questo film del 2016 intitolato L'uomo dal cuore di ferro), ma siamo comunque di fronte ad un buon thriller storico. Focalizzandosi in particolar modo sui due agenti del governo cecoslovacco in esilio a Londra che vengono paracadutati a Praga per dare il via all'operazione, Jozef Gabčík (Cillian Murphy, sempre calibrato, preciso e ottimo attore) e Jan Kubiš (Jamie Dornan, che finalmente dopo The Fall ritorna in panni più "consoni" al suo talento), il film propone una prima parte dal ritmo leggermente più lento, ma che crea grandi aspettative, a cui segue una seconda parte tesissima. Grazie a questa suddivisione il film, diretto da Sean Ellis e scritto da lui stesso insieme ad Anthony Frewin, guadagna un buon equilibrio.