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mercoledì 27 ottobre 2021

Bombshell - La voce dello scandalo (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Come la serie The Loudest VoiceBombshell di Jay Roach racconta (non benissimo e non dettagliatamente in confronto alla succitata ben migliore miniserie) lo scandalo dello sfruttamento sessuale, con abusi fisici e psicologici, che ha coinvolto Roger Ailes, guru e capo di Fox News, braccio televisivo armato della destra conservatrice americana. Le tappe della vicenda sono narrate inseguendo la verosimiglianza attraverso il trucco che trasforma i volti degli attori per renderli simili agli originali, con una operazione "mimetica" riuscita che resta però piuttosto in superficie (esagerato l'Oscar per il make up). Tre donne protagoniste con punti di vista differenti, sull'abuso sessuale negli ambienti di lavoro e sulle ripercussioni psicologiche derivanti, un film denuncia che tuttavia risulta poco avvincente nonostante le buone prove delle tre attrici (Charlize TheronNicole Kidman e Margot Robbie) e di John Lithgow quasi irriconoscibile nei panni di Ailes. Perché la vicenda in verità qui viene raccontata con un taglio abbastanza ambiguo, a metà strada tra la commedia della prima parte (un po' fuori luogo, come anche le rotture della quarta parete) ed appunto il dramma di denuncia. In generale è una pellicola che fa discretamente il suo dovere, ovvero informare se non sensibilizzare su di un fatto di cronaca scandaloso scegliendo la strada della spettacolarizzazione cinematografica (evitabile certa retorica, ma il messaggio è comunque chiaro). Tuttavia pur essendoci parecchi spunti di riflessioni non tutti sono trattati in maniera adeguata, di conseguenza non è uno di quei film che lascia particolari tracce. Tanto che, film interessante, ben diretto (dal regista di All the Way e soprattutto L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo) ed interpretato, ma resta la sensazione di un'occasione persa per un "dietro le quinte" più incisivo. Voto: 6+

martedì 9 luglio 2019

Tutto ciò che voglio (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2019 Qui - Wendy è una bellissima ventenne anche molto intelligente che tuttavia vive in una struttura gestita da una efficiente badante, la sola in grado di darle quelle sicurezze caratteriali che la sua acuta forma di autismo le nega sin dalla nascita. Appassionata da sempre della serie fantascientifica di Star Trek, la ragazza si sta impegnando a scrivere una elaborata sceneggiatura da spedire alla Paramount Pictures a seguito di un concorso che vede un premio in palio di 100 mila dollari al primo classificato. La passione di Wendy, l'orgoglio di volersi rendere finalmente indipendente dalla sorella pur amorevole, ma distante da quando è diventata madre, la spingeranno ad un colpo di testa quando si improvviserà una viaggiatrice assieme al suo simpatico cagnetto, per cercare di far si che le oltre 400 pagine della sua elaborata sceneggiatura possano pervenire in tempo agli Studios per partecipare a quel concorso. Inizia così un vero e proprio "Road Movie", in cui Wendy, tra varie vicissitudini, arriva a destinazione e riesce a consegnare il copione. Un road movie, Tutto ciò che voglio (Please Stand By), film del 2017 diretto da Ben Lewin, che non sarà forse un viaggio interstellare galattico ma per una ragazza autistica (molto brava Dakota Fanning per la misura che dona al suo personaggio), fare le semplici cose quotidiane è una mezza impresa, figuriamoci mettersi in viaggio, un viaggio che per l'appunto sarà per lei l'occasione di vivere un'esperienza fuori dall'ordinario.

giovedì 18 aprile 2019

Criminal (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/12/2017 Qui - Un po' Jason Bourne, un po' Self/LessCriminal è un action-movie del 2016 che sfrutta abilmente i temi delle neuroscienze in salsa futuribile, e che, grazie ad un pregevole (ed un pochino originale) incipit e scena iniziale si fa minimamente apprezzare. Perché questa spy story diretta dal semi sconosciuto Ariel Vromen è una discreta pellicola anche se di certo non indimenticabile. Giacché seppur la trama sembrerebbe anche abbastanza interessante e il cast di attori presenti nel film fa ben presagire, purtroppo essa viene sviluppata in maniera troppo superficiale, facendo da contorno alle solite sparatorie che lo rendono il classico film "scappa e spara". Comunque la trama racconta di Bill Pope (un sufficiente Ryan Reynolds), un agente della CIA che viene ucciso prima di poter rivelare ai suoi capi dove ha nascosto un hacker che può sventare un attacco nucleare terroristico che scatenerebbe una guerra mondiale. L'unico modo per recuperare i ricordi di Pope è trapiantare una parte del suo cervello in un uomo che ne sia sprovvisto. E questi è Jericho Stewart (Kevin Costner), un galeotto rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, proprio perché la sua anomalia cerebrale lo rende un killer senza sentimenti. L'operazione chirurgica sembra essere fallita, e in più Jericho fugge. Ma qualcosa sta lentamente facendosi strada nella mente del criminale. A questo punto sia i buoni che i cattivi devono per forza ritrovarlo. Il film quindi, anche per colpa di figure poco credibili, non riesce a soddisfare a pieno, non riesce a colpire nel suo intento, perché persino l'operazione al cervello che permette il trasferimento di memoria, un'operazione fantascientificamente accattivante, viene quasi banalizzata sul finire del film.

martedì 19 marzo 2019

Conspiracy: La cospirazione (2016)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2017 Qui - Conspiracy: La cospirazione (Drammatico, Usa 2016): Inconcepibile è far fare una pessima figura a due mostri sacri di Hollywood, Anthony Hopkins e Al Pacino, a cui aggiungiamo Josh Duhamel, che in questo film si ritrova coinvolto in una lotta di potere tra un corrotto dirigente farmaceutico e il socio del suo stesso studio, poiché questo ordinario thriller (scialbo e senza né capo né coda) non offre nulla di particolare e poi è alquanto noioso nel suo incedere, nonché privo di una reale tensione emotiva. Mettere le due star col pilota automatico, non innalza infatti la qualità, dato che nonostante le potenzialità (registiche e non) che aveva (qui inespresse) e il buon cast (comprendente anche Alice Eve, Malin Akerman, Julia Stiles e Glen Powell), il film non decolla mai. Le troppe forzature e la poca fluidità nella sceneggiatura (inspiegabilmente illogica e insensata) infine non aiuta questa pellicola, poco scorrevole e non avvincente, con musiche e colonna sonora un po' buttate a caso. Anche se in ogni caso il film in sé non è brutto, ma inutile ed evitabile. Poiché Conspiracy è un film irrecuperabile, che avrebbe funzionato benissimo se fosse stato scritto con un minimo di raziocinio. Una vera occasione persa. Voto: 4

lunedì 3 dicembre 2018

Annie Parker (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/02/2016 QuiAnnie Parker è un film (del 2013), basato su una incredibile storia vera, quella di due donne, che "non mollano", mai, Annie Parker (Samantha Morton) che, insieme a tutta la sua famiglia, per tutta la vita si trova a dover fronteggiare il cancro e Mary-Claire King (Helen Hunt), una ricercatrice. Insieme si troveranno a combattere una comune lotta contro il tumore del seno. Le storie di due donne nel Canada degli anni sessanta, che separate da migliaia di chilometri di distanza e cresciute in ambienti molto differenti, si intrecciano a poco a poco fino al momento del loro incontro, quando le esistenze di entrambe cambieranno per sempre. Annie Parker, donna dal forte temperamento e con tanta voglia di vivere, è perseguitata dal cancro sin da quando undicenne vede morire la madre per un tumore al seno. Ed è solo ventenne quando anche la sorella maggiore soccombe a causa dello stesso male. La loro perdita instilla in Annie la convinzione, quasi ossessione, che anche lei sarà colpita dal cancro. Ripetutamente rassicurata da ogni medico che la sua famiglia è semplicemente stata "sfortunata" e che non c'è nulla di cui deve preoccuparsi, Annie (a 29 anni) scopre la presenza di un nodulo al seno, di cui verrà presto confermata la natura maligna, si sottopone così a un intervento di mastectomia radicale modificata a cui segue un ciclo di chemioterapia. Da quel momento per la giovane donna inizia una doppia battaglia: quella contro il tumore, e quella contro l'establishment medico scientifico che nega la possibile esistenza di un fattore ereditario nell'avvicendarsi di certi tipi di cancro. Forte e tenace non si dà mai per vinta, non perde la speranza e arriva a sconfiggere questo terribile male. La sua storia, insieme a quella di moltissime altre donne, accompagna, nella trama del film così come nella realtà dei fatti, gli studi della dottoressa Mary-Claire King, brillante ricercatrice che già ventenne si fa conoscere in tutto il mondo per la rilevanza delle sue scoperte scientifiche, che in un'epoca in cui l'informatizzazione era agli albori e i fondi per la ricerca genetica erano assai limitati e che contro il parere negativo di tutti, ostinandosi a lavorare su un particolare progetto, la porterà alla sensazionale scoperta dell’esistenza del legame tra il gene BRCA1 e il cancro al seno, di immenso valore anche nello studio di molte altre malattie.

sabato 17 novembre 2018

Una notte al museo 3 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2016 QuiNotte al museo 3: Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb) è un film del 2014 diretto da Shawn Levy. La pellicola è il seguito del film Una notte al museo 2: La fuga del 2009. Dopo otto anni e circa un miliardo di dollari incassati in tutto il mondo coi primi due episodi, la saga si chiude con questo terzo capitolo nel quale il guardiano notturno Larry Daley del Museo di Storia Naturale di Manhattan, è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all'interno dell'istituzione museale, si reca quindi a Londra, al British Museum, per impedire che l'incantesimo svanisca. Nella capitale inglese verrà accolto da un'esilarante ed esplosiva guardia, e si troverà di nuovo fianco a fianco con vecchi e nuovi personaggi che magicamente prendono vita quali Theodore Roosvelt (con Robin Williams alla sua ultima interpretazione), Jedidah Smith, Ottaviano e il faraone Merenkahre. Non solo, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona (il miglior acquisto del film nella spassosa interpretazione di Dan Stevens, divo nascente del cinema anglosassone) tutti appartenenti al museo inglese. Quello che ha sempre contraddistinto l'intera trilogia è lo humour così come il tono scanzonato, il ritmo sempre alto e crescente. La sceneggiatura però sembra fatta apposta per infilarci quante più gag possibili, a volte pure già viste. Ben Stiller addirittura raddoppia grazie al primitivo quasi sosia che gli permette di dar sfogo al suo lato più demenziale ma sono i suoi soci ad essere ormai intrappolati in se stessi e in situazioni assolutamente artificiose. Si salvano, come detto Stevens, e Hugh Jackman in un simpaticissimo quanto breve cameo in cui interpreta se stesso a teatro. Il clima che si avverte è inevitabilmente quello dell'ultimo giorno di scuola in cui la classe appare stanca e arranca in attesa del suono della campanella.