Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/04/2018 Qui - Film delicato, riflessivo e positivo, adatto a chi ama (ma non solo) il cinema francese senza fronzoli e incentrato sulle piccole storie quotidiane, questo è Il condominio dei cuori infranti (Asphalte), una commedia tenera e sorprendente, una commedia (nonostante il titolo faccia temere di ritrovarsi in un'altra innocua e inconsistente commedia sentimentale) agrodolce capace di far riflettere sull'importanza delle nostre stesse esistenze, ed in grado di far divertire lo spettatore attraverso dialoghi semplici e diretti. Ambientato in chiave surreale nel condominio di una banlieue francese, fatiscente insieme al prevedibile circondario, il film del regista Samuel Benchetrit infatti (prendendo spunto dalla propria raccolta di racconti Chroniques de l'asphalte), intreccia con rigore tre storie rappresentative della commedia umana. La storia di tre solitudini, tre cadute, tre incontri e tre risalite. Tre storie, sapientemente intrecciate, che miscelano in misura diversa realismo e surrealismo, senza mai eccedere, che coniugano divertimento e malinconia senza forzature e stridori. Tre storie, profondamente umane, splendidamente raccontate, che con pochi accenni riescono a restituire pienamente il vissuto di sei personaggi, sei esseri umani, che accidentalmente si incrociano, interagiscono, si confrontano. Sei forme diverse di solitudine che proprio attraverso la difficoltà del dialogo trovano il modo di comunicare, di giungere ad una autentica comprensione dell'altro. Girando in 4:3 (formato ritenuto più idoneo del comune 16:9 a contenere gli spazi ristretti degli interni), con uno stile minimalista fatto di camera prevalentemente fissa, dialoghi asciutti e concisi, musiche non invadenti, e situazioni al limite del surreale, e permettendosi anche calzanti citazioni filmiche, il regista mette difatti in fila una sequenza di bozzetti "umani" nei quali l'umorismo caustico è servito in un lieve ed equilibrato mix di malinconia ed assurdo.
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Michael Pitt. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michael Pitt. Mostra tutti i post
venerdì 17 maggio 2019
domenica 12 maggio 2019
Ghost in the Shell (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/03/2018 Qui - E' qualcosa che non faccio quasi mai (vedere o scoprire le origini di un prodotto o di una pellicola), ma poiché mai come in questo caso, come in occasione del live action di Ghost in the Shell, lo storico anime di Mamoru Oshii del 1995 (a sua volta trasposto dal manga di Masamune Shirow del 1989), non potevo non vedere l'originale e il suo sequel, dato che non l'avevo mai visto. Sì, vi sembrerà strano ma non mi aveva mai attirato e in seguito non l'ho mai recuperato, in ogni caso l'ho visto e mi è moderatamente piaciuto (entrambi, anche se più il primo). Moderatamente perché, se da un lato l'anime Ghost in the Shell, uno straordinario prodotto cyberpunk di indubbia potenza e qualità, mi ha conquistato con il suo appeal visivo, ricco di dettagli e sfumature decisamente accattivanti, compresa una colonna sonora davvero azzeccata, essa non l'ha fatto nel suo tema principale, ovvero le implicazioni filosofiche, morali ed intellettuali, che certamente mi sono arrivate, ma che non mi hanno entusiasmato perché prolisse ed anche un po' noiose (soprattutto nel suo sequel L'Attacco dei Cyborg, dove l'azione latita parecchio). E quindi pur facendo forse un torto ai fan storici del franchise (che probabilmente saranno rimasti delusi), devo, soprattutto soggettivamente parlando ammettere che, questa versione del 2017 diretta dal semi sconosciuto Rupert Sanders, regista del solo passabile fantasy Biancaneve e il cacciatore, seppur tradisce la profondità di contenuti per privilegiare l'esperienza visiva ed essere accessibile ad un pubblico più vasto, mi ha convinto proprio perché elimina in parte (perché non poteva ovviamente rinunciare in toto ad una riflessione morale sul ruolo etico della scienza) sia l'aspetto filosofico che le parti più "morte" dell'originale (miscelando con cura e abilità scene del primo e del secondo anime di Oshii e aggiungendoci altresì piccole modifiche personali). Il film infatti, semplificando il messaggio esistenziale delle opere originarie e concentrandosi sul versante visivo, e proponendosi perciò come pellicola di mero intrattenimento, regala un'esperienza videoludica e filmica (molto) appagante, interessante e coinvolgente.
giovedì 18 aprile 2019
Criminal (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/12/2017 Qui - Un po' Jason Bourne, un po' Self/Less, Criminal è un action-movie del 2016 che sfrutta abilmente i temi delle neuroscienze in salsa futuribile, e che, grazie ad un pregevole (ed un pochino originale) incipit e scena iniziale si fa minimamente apprezzare. Perché questa spy story diretta dal semi sconosciuto Ariel Vromen è una discreta pellicola anche se di certo non indimenticabile. Giacché seppur la trama sembrerebbe anche abbastanza interessante e il cast di attori presenti nel film fa ben presagire, purtroppo essa viene sviluppata in maniera troppo superficiale, facendo da contorno alle solite sparatorie che lo rendono il classico film "scappa e spara". Comunque la trama racconta di Bill Pope (un sufficiente Ryan Reynolds), un agente della CIA che viene ucciso prima di poter rivelare ai suoi capi dove ha nascosto un hacker che può sventare un attacco nucleare terroristico che scatenerebbe una guerra mondiale. L'unico modo per recuperare i ricordi di Pope è trapiantare una parte del suo cervello in un uomo che ne sia sprovvisto. E questi è Jericho Stewart (Kevin Costner), un galeotto rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, proprio perché la sua anomalia cerebrale lo rende un killer senza sentimenti. L'operazione chirurgica sembra essere fallita, e in più Jericho fugge. Ma qualcosa sta lentamente facendosi strada nella mente del criminale. A questo punto sia i buoni che i cattivi devono per forza ritrovarlo. Il film quindi, anche per colpa di figure poco credibili, non riesce a soddisfare a pieno, non riesce a colpire nel suo intento, perché persino l'operazione al cervello che permette il trasferimento di memoria, un'operazione fantascientificamente accattivante, viene quasi banalizzata sul finire del film.
Labels:
Alice Eve,
Antje Traue,
Film di spionaggio,
Film drammatico,
Gal Gadot,
Gary Oldman,
Jordi Mollà,
Kevin Costner,
Michael Pitt,
Ryan Reynolds,
Scott Adkins,
Thriller action,
Tommy Lee Jones
sabato 30 marzo 2019
Criminal Activities (2015)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - Criminal Activities (Thriller, Usa 2015): L'esordio alla regia dell'attore Jackie Earle Haley (qui attore al fianco di John Travolta, che riesce quanto meno a non far danni) è un minestrone avariato di luoghi comuni tra commedia e gangster movie. La lunga spiegazione finale (l'unico motivo d'interesse) alla maniera de "I soliti sospetti", a ribaltare la prospettiva del racconto, pur con inevitabili forzature (anche se coerente e precisa), funziona ma non riesce ad evitare il disastro. E così l'avventura di quattro giovanotti che, per un investimento andato a male, si trovano costretti a dover restituire una grossa somma ad un boss mafioso il quale in cambio chiede loro un favore per cancellare il debito, non riesce mai veramente a decollare né a coinvolgere tra dialoghi banali e ridondanti, situazioni riciclate, inesorabili tempi morti, sviluppi caricaturali, soluzioni narrative superflue, colpi di scena di scarso peso, una messa in scena scialba e anonima che fatica a dare senso e vivacità ad una sceneggiatura derivativa e pigra. I quattro giovani protagonisti purtroppo sono inoltre (tranne un ambiguo e straordinario Dan Stevens) ben poco incisivi, soprattutto un insopportabile ed esagitato Michael Pitt. Poteva essere un cult, ma rimane solo un buon filmetto da intrattenimento senza picchi. Manca infatti di momenti epici e risulta troppo lineare. Tuttavia si vede con piacere e non annoia, ma non aspettativi granché. Voto: 5+
venerdì 28 settembre 2018
I Origins (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2015 Qui - I Origins è una pellicola del 2014 scritta, diretta, montato e prodotta da Mike Cahill, un film drammatico di fantascienza che parla del labile confine tra scienza ed emozioni, tramite l'occhio, lo specchio dell'anima. Il dottor Ian Gray, dottorando in biologia molecolare e specializzato nel processo di evoluzione dell'occhio, lascia il suo laboratorio per partecipare a una festa. Lì conosce una giovane modella straniera (Sofi). L'incontro è fugace, ma basta la visione degli occhi della ragazza per fare accendere qualcosa in Gray. Anni dopo, Ian e la sua assistente di laboratorio, Karen, fanno una scoperta sensazionale con profonde implicazioni esistenziali. A quel punto, il medico sa che - pur rischiando di perdere il lavoro della sua vita - dovrà recarsi dall'altra parte del mondo per validare (o confutare) la sua teoria. Non è un capolavoro ma una pellicola originale e molto intensa.
Iscriviti a:
Post (Atom)




