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mercoledì 30 aprile 2025

I film del mese (Aprile 2025)

Post pubblicato su Pietro Saba World il 30/04/2025 Qui - Tutti i film visti su Sky sono ancora disponibili on demand, Sulle ali dell'onore è invece uscito dal catalogo di Prime Video il 12 Aprile, così come Caccia all'agente Freegard, ma il 19 del mese, mentre Il Signore degli Anelli - La guerra dei Rohirrim su Infinity Plus l'ho visto nella settimana tra 28 Marzo e il 3 Aprile scorsi. Discorso diverso invece per i film dello speciale cinematografico di questo mese, nuovamente incentrato a distanza di pochissimi mesi ai candidati Premi Oscar, questa volta però degli ultimi quattro anni, ecco infatti due film del 2022 (gli ultimi che mi mancavano), due del 2023 (con ancora due mancanti all'appello), due del 2024 (in questo caso a mancarne è solamente uno) ed infine uno di quest'anno 2025 (il decimo dei trenta totali), che tra l'altro è l'unico film disponibile "legalmente", dato che è Paramount Plus il distributore al momento, se aspettassi gli altri chissà quando li avrei visti, perché quando è possibile e/o necessario mi pare giusto cogliere le occasioni.

Il Signore degli Anelli - La guerra dei Rohirrim (Animazione/Fantastico 2024) - Il mondo di Tolkien offre ancora spunti inesplorati, come l'epopea di Hera MartelloMandi e di Rohan al Fosso di Helm. Sebbene l'animazione sia poco fluida (e i personaggi risultino per la maggior parte dei casi poco carismatici), il richiamo alla mitologia norrena e i momenti ferini aggiungono intensità. La seconda parte soffre però di un femminismo eccessivamente marcato e di soluzioni in stile "anime" che ne appesantiscono l'equilibrio. Nonostante i limiti, l'opera di Kenji Kamiyama risulta comunque interessante, sebbene i richiami alla trilogia siano superflui. Voto: 5,5

Limonov (Dramma 2024) - Un film che sfugge alla definizione di biopic classico, adottando uno stile punk, forsennato e sopra le righe. Kirill Serebrennikov traduce il romanzo biografico di Emmanuel Carrère in un'opera caotica, tra montaggi slabbrati, piani sequenza impeccabili e musiche incisive come "Walk on the Wild Side". La vita tumultuosa del protagonista, che attraversa l'America, la Francia e una Russia post-sovietica dove fonda un partito bolscevico ultranazionalista, è narrata con eccessi stilistici e iperboli, spesso a discapito dei contenuti. Il risultato è un film audace, ma che rende impegnative le sue due ore e venti. Tutt'al più dimenticabile ed incolore. Voto: 5,5

Borderlands (Azione/Sci-fi 2024) - Essere fan di Borderlands può essere una sfida, e il film di Eli Roth aveva il potenziale per lasciare il segno nel panorama dei blockbuster. Tuttavia, il risultato è un'opera priva sia di difetti gravi sia di qualità distintive, incapace di emozionare davvero. Nei suoi 102 minuti, gli eventi e i personaggi scorrono senza grandi sorprese, mentre le battute nichilistiche di Claptrap strappano qualche sorriso, ma non riescono a elevare l'ironia a qualcosa di più profondo. Voto: 5,5

Abigail (Horror 2024) - Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett confermano il loro talento estetico con Abigail, un film che segue il simpatico Finché morte non ci separi e la cupa rimodernizzazione di Scream. Questa volta è il turno dei vampiri, in un'opera che mescola horror e black comedy con abbondante splatter. Il cast risulta ben equilibrato, con personaggi stereotipati ma funzionali (Melissa Barrera ritorna come "final girl"). Spicca Alisha Weir, ambigua protagonista vestita da ballerina, i cui balletti regalano alcune delle scene migliori. Tuttavia, il finale appare dilatato e meno incisivo rispetto al resto del film, pur mantenendosi complessivamente sufficiente. Voto: 6+

Kung Fu Panda 4 (Animazione/Avventura 2024) - Il quarto capitolo segna una nuova fase per Po, impegnato nella ricerca di un allievo che erediti il titolo di Guerriero Dragone. La saga dimostra coraggio nel rinnovarsi, mostrando la crescita del protagonista e introducendo nuovi personaggi come Zhen che, sebbene inizialmente più compagna di viaggio che vera allieva, emerge nel finale. La Camaleonte, villain del film, affascina visivamente, ma le gag comiche risultano prevedibili. Tecnicamente, il film eccelle con i disegni di Juniper City e un combattimento finale memorabile, offrendo un buon capitolo, pur con un calo (naturale e/o fisiologico) di originalità. Voto: 6,5

sabato 30 luglio 2022

Uno di noi (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - È chiaramente il cinema di Clint Eastwood l'elemento ispiratore principale di questo "tardo western" che propone personaggi solidi e di poche parole (la coppia Diane Lane-Kevin Costner, quest'ultimo in stile e versione da Yellowstone, è scelta perfettamente, perché con i loro volti sappiamo fin da subito che non molleranno, e daranno filo da torcere alla famiglia che ha rapito il loro nipotino), ben caratterizzati dalla sceneggiatura e che ricordano quelli del grande attore e regista americano (seppur in verità è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo del 2013 scritto da Larry Watson). Un film con momenti di violenza inaspettata ma ben inseriti in una storia che si segue piacevolmente, "immersa" negli splendidi paesaggi del Montana e del Dakota. Non mancano alcuni momenti di stanca e non tutto torna nello scontro finale, ma registra comunque dei sani momenti di tensione. Un buon film. Voto: 6

venerdì 16 luglio 2021

Highwaymen - L'ultima imboscata (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - Film su Bonnie e Clyde (tanti negli anni) senza Bonnie e Clyde che ha come protagonisti i due ranger texani che diedero la caccia e uccisero gli amanti criminali più famosi e iconici della storia americana (spunto interessante: raccontare la storia della più famosa coppia criminale adottando il punto di vista delle forze dell'ordine, con un occhio di riguardo verso il ruolo dei giornali del tempo nel crearne il mito). Più che un film su guardie e ladri questo Highweyman è infatti un guardie, in quanto i ladri si vedono solo a metà e alla fine della storia (in questo senso azzeccata la scelta di mostrare pochissimo i loro volti). La coppia protagonista funziona e riesce a reggere sulle spalle l'intero film. Difatti il pregio principale di questa pellicola di John Lee Hancock (convincente il suo precedente The Founder), oltre all'eccellente ricostruzione scenografica del periodo degli Anni '30, con i miseri accampamenti dei disperati senza lavoro, è l'interpretazione della coppia di appesantiti protagonisti, Kevin Costner e Woody Harrelson, che appaiono convinti e si intendono benone tra loro. Il difetto principale mi pare che sia la lentezza, che porta la durata del film ben oltre le due ore, decisamente troppe per la poca azione reale che si vede. Le indagini risultano così sempre un po' affrettate, lasciando abbondante spazio alla riflessione su possibili parallelismi tra la Grande Depressione e l'attuale, grave, crisi economica mondiale. Niente di male, ma troppa dispersione per un film meno banale di quanto possa sembrare e che arriva senz'altro alla sufficienza. Voto: 6+

venerdì 29 novembre 2019

Molly's Game (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2019 Qui
Tema e genere: Basato sul libro scritto da Molly Bloom (Molly's Game: From Hollywood's Elite to Wall Street's Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker), il film (un thriller biografico drammatico) è l'esordio registico dello sceneggiatore Aaron Sorkin (suoi sono i testi di The Social Network e L'arte di vincere, tanto per fare esempi recenti).
Trama: Una donna costretta a cambiare carriera inizia a organizzare partite di poker tra giocatori milionari, ma a un certo punto il gioco le sfugge di mano.
Recensione: Esordio alla regia di Aaron Sorkin, già apprezzatissimo sceneggiatore, dietro, solo per citare l'ultimo in ordine di tempo, allo Steve Jobs di Danny BoyleMolly's Game è un film perfettamente riuscito che contiene tutti i suoi marchi di fabbrica già presenti nelle sceneggiature dirette da altri: poca azione, tanti dialoghi, spesso arguti e taglienti, personaggi ben definiti e caratterizzati (in questo caso interpretati da attori bravissimi). Basato sul libro della stessa protagonista, Molly's Game è un film che ha molto meno a che fare col poker di quanto non ne abbia con la voglia e la capacità di descrivere la vita, fatta di solitudine, di una donna che cerca di realizzarsi in un mondo di uomini, e finisce per rincorrere solo il denaro, diventare schiava della droga e venir abbattuta e abbandonata da quel sistema al quale si era solo illusa di poter sfuggire. Nonostante sia scritto da un uomo, grazie anche al materiale d'origine, il film (che è sì la classica storia americana di ascesa caduta e rinascita, ma non solo) si dimostra insomma in grado di tratteggiare un finissimo ritratto delle tribolazioni a cui va incontro una donna in un mondo, fondamentalmente, maschilista. Una donna (splendidamente interpretata da Jessica Chastain) che vuole essere libera, indipendente, e non soggiogata al potere di un uomo, di cui non crede di aver bisogno per realizzarsi e avere successo (pur esibendo per tutto il film una sfilza di décolleté da far girare la testa). Seppur il film, in alcune sue parti, si possa definire "poco cinematografico", rimane comunque una storia interessante, anche avvincente, raccontata in maniera egregia per mezzo di uno script come al solito iperdialogato ma che riesce ad evitare la saturazione e la noia, mantenendo invece ben alta la tensione per oltre due ore di durata (cosa che si deve, probabilmente, anche al montaggio). Già questo non è cosa da poco. Ma come se non bastasse ad alzare di livello il film sono anche, senz'altro, come già accennato, le eccellenti prove degli attori (non solo Jessica Chastain, che dopo Miss Sloane, tratteggia mirabilmente un nuovo personaggio femminile forte e indipendente, ma anche, almeno, Idris Elba). La costruzione narrativa è solida e non cede quasi mai (salvo, talvolta, nei flashback riguardanti il rapporto col padre, interpretato da Kevin Costner, e in particolare, nell'incontro finale con lo stesso, un po' troppo melenso e strappalacrime), ma, essendo il film basato su una storia vera, anche la lieta fine, altrimenti assolutamente improbabile, un po' inaspettata, non appare troppo forzata. A conti fatti, un buon esordio che suggerisce un nuovo brillante futuro per l'autore in veste di regista-sceneggiatore.

martedì 14 maggio 2019

Il diritto di contare (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/03/2018 Qui - Segregazione razziale, emancipazione e conquista dello Spazio, ecco le tre tematiche così apparentemente diverse che fanno da collante a questo "originale" e interessante (anche storicamente) film. Perché tutti questi temi ne Il diritto di contare (2016), titolo italiano dell'americano Hidden Figures (che gioca sul doppio significato Figure nascoste/Cifre nascoste) e diretto da Theodore Melfi (già regista del bel St. Vincent), non solo vengono trattati in modo appunto originale ma anche in modo convincente. Il film infatti, ben costruito, a tratti avvincente, e che ha il grande merito di trattare un argomento sgradevole e avvilente come quello del razzismo con una dose di ironia difficile da riscontrare in opere che trattano questo tema (senza per questo apparire superficiale o scontato), con grande abilità e maestria porta i riflettori sulla storia vera e inedita di tre brillanti donne afroamericane che sono riuscite a integrarsi e imporsi in un'ambiente tipicamente maschile (e maschilista) sfidando pregiudizi e discriminazioni razziali di ogni tipo. Anche perché il film, arrivato certamente con un tempismo perfetto per la data situazione politica e sociale che stiamo attraversando, non è il classico "pippone" sulle discriminazioni razziali e di genere, non ci sono scene di violenza agghiacciante, nessuno è schiavizzato e, soprattutto, la colonna sonora è super allegra. Tanto che già la prima scena del film setta il tono, i colori e lo spirito dei 120 minuti successivi, niente è come ci si potrebbe aspettare e di sicuro ci sarà da divertirsi. Questo grazie al regista che in tal senso confeziona una pellicola intimamente ottimista, riuscendo comunque a trattare con grazia e senza superficialità il problema dell'emancipazione sociale e della conquista dei pari diritti civili da parte dei cittadini afroamericani. Infatti, puntando la camera su tre eroine "sconosciute", il regista fa emergere tutte le caratteristiche brillanti e notevoli di queste donne (la loro tenacia, il coraggio, la perseveranza e la determinazione), evitando tuttavia di appesantire la pellicola con dosi abbondanti di retorica o moralismi che ne avrebbero snaturato il contenuto. Mantenendo sempre una debita leggerezza tipica della commedia, e sdrammatizzando alcune situazioni Il diritto di contare risulta così un prodotto pienamente riuscito, che racconta di una storia inedita e lo fa senza pietismi ma puntando piuttosto sul messaggio finale, intrinsecamente ottimista e costruttivo, che lascia agli spettatori.

lunedì 29 aprile 2019

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/01/2018 Qui - Chi ricorda la mia recensione di Suicide Squad ricorderà che vidi il film senza aver visto il suo precedente, il che mi mise un po' in difficoltà non sapendo e scoprendo solo dopo che Superman (il mio super eroe preferito, e di questo ne dovete tener conto) era "morto". Nonostante tutto vidi il film e mi piacque abbastanza, non tanto comunque, perché si rivelò e si è rivelata una delle mie grandi delusioni dello scorso anno. Ora però finalmente ho visto Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e qualcosa in più sulla sua dipartita e del perché della sua apparente morte (poiché era chiaro che non sarebbe successo davvero) ho saputo. Peccato che la pellicola in questione (seconda del DC Extended Universe), vista in ordine temporale dopo Wonder Woman (quarto in ordine di produzione, che sarà pubblicata dopo nonostante l'abbia visto appunto prima, il che rende questa recensione abbastanza strana e diversa da molte altre) e vista nella versione più completa ed estesa, si sia rivelata l'ennesima occasione sprecata, l'ennesima delusione. Perché per quanto sia indiscutibile che tale versione faccia probabilmente chiarezza su alcuni punti (apparentemente) oscuri della sceneggiatura che molti potrebbero non aver visto, e che quasi certamente approfondisce e/o addirittura introduce personaggi secondari di anche considerevole valore, il suddetto si perda (nonostante appunto una mezz'ora abbondante utile a capire meglio il tutto) in un racconto probabilmente e ugualmente confusionario, deficitario e irregolare, sicuramente colpa di un incomprensibile montaggio (e di una trama che presenta forzature infantili per giustificare lo scontro tra i due supereroi per eccellenza), in cui situazioni non spiegate (e se spiegate esse avvengono in malo modo) e verità negate, si susseguono (al contrario del ritmo narrativo comunque latente) a ritmo impressionante.

giovedì 18 aprile 2019

Criminal (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/12/2017 Qui - Un po' Jason Bourne, un po' Self/LessCriminal è un action-movie del 2016 che sfrutta abilmente i temi delle neuroscienze in salsa futuribile, e che, grazie ad un pregevole (ed un pochino originale) incipit e scena iniziale si fa minimamente apprezzare. Perché questa spy story diretta dal semi sconosciuto Ariel Vromen è una discreta pellicola anche se di certo non indimenticabile. Giacché seppur la trama sembrerebbe anche abbastanza interessante e il cast di attori presenti nel film fa ben presagire, purtroppo essa viene sviluppata in maniera troppo superficiale, facendo da contorno alle solite sparatorie che lo rendono il classico film "scappa e spara". Comunque la trama racconta di Bill Pope (un sufficiente Ryan Reynolds), un agente della CIA che viene ucciso prima di poter rivelare ai suoi capi dove ha nascosto un hacker che può sventare un attacco nucleare terroristico che scatenerebbe una guerra mondiale. L'unico modo per recuperare i ricordi di Pope è trapiantare una parte del suo cervello in un uomo che ne sia sprovvisto. E questi è Jericho Stewart (Kevin Costner), un galeotto rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, proprio perché la sua anomalia cerebrale lo rende un killer senza sentimenti. L'operazione chirurgica sembra essere fallita, e in più Jericho fugge. Ma qualcosa sta lentamente facendosi strada nella mente del criminale. A questo punto sia i buoni che i cattivi devono per forza ritrovarlo. Il film quindi, anche per colpa di figure poco credibili, non riesce a soddisfare a pieno, non riesce a colpire nel suo intento, perché persino l'operazione al cervello che permette il trasferimento di memoria, un'operazione fantascientificamente accattivante, viene quasi banalizzata sul finire del film.

sabato 5 gennaio 2019

Black or White (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Black or White è un delicato ed interessante film drammatico del 2014 diretto da Mike Binder. Film in cui si racconta di un uomo di mezza età, rimasto prematuramente vedovo, il quale deve continuare ad occuparsi ormai da solo della nipote di colore, figlia della a sua volta ed anzi tempo defunta figlia. Da questo momento la famiglia nera imparentata col padre di colore della piccola (padre che, del resto, mai si è preso una responsabilità della piccola in quanto troppo occupato a drogarsi ed, in alternativa, a disintossicarsi) si fa avanti con la pretesa di occuparsi della bimba con la motivazione di non farle scordare le proprie reali origini. Da qui si evolverà una serie di battaglie legali condotte in tribunale da entrambe le parti sino ad una soluzione intelligente e giusta tesa solo al bene della piccola. Naturalmente, in questa delicata situazione verranno allo scoperto le tensioni interrazziali e altre problematiche di difficile soluzione. Questa commedia, piacevole e divertente, attraverso un clima piuttosto sereno ed ironico in alcune sue parti, affrontando, principalmente il delicato tema dell'affidamento di un minore, e per giunta orfano, è intrisa di buoni e sani principi che, seppure scontati, inducono comunque lo spettatore a riflettere quanto per un bambino sia necessario ed influente l'ambiente in cui cresce e che lo forma. Pertanto, si riesce a comprendere nel corso dell'intera vicenda quanto siano sterili e dannose le controversie portate avanti dai vari contendenti, per lo più quando dettate dal semplice orgoglio personale o per un puro e semplice puntiglio, ma in ogni caso a danno del minore che poi è l'unico elemento a soffrire dell'intera situazione.

giovedì 27 settembre 2018

McFarland, USA (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2015 Qui - Ispirato a una storia vera, il film del 2015 McFarland, USA, segue le vicende di Jim White (Kevin Kostner, ruolo che si addice quasi alla perfezione), un allenatore sportivo che viene trasferito in un liceo della Central Valley in California a causa del suo carattere impulsivo. Arriva in questa piccola e povera città, dove inizia ad insegnare. Forma una squadra di 7 ragazzi per la corsa campestre, prevalentemente ispanici e dotati non solo di qualità fisiche ma anche di spirito di sacrificio e grande umanità, con la speranza di deviare il loro sicuro e non promettente futuro. L’iniziale scetticismo, lo scoraggiamento della prima fase, ma poi soprattutto una naturale e bella integrazione del coach nelle sane e genuine abitudini familiari dei ragazzi sarà importante affinché questo buono e riuscito affiatamento di spirito di gruppo farà crescere notevolmente le aspettative sulle potenzialità dei ragazzi, in procinto di un campionato al quale far partecipare i novelli corridori.

lunedì 17 settembre 2018

3 Days To Kill (2014)



Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2015 Qui - Per un agente della Cia colpito da una malattia incurabile può essere più facile sopravvivere a combattimenti corpo a corpo e rocamboleschi inseguimenti per le vie di Parigi, che relazionarsi a una figlia adolescente arrabbiata e con l'abitudine di telefonargli nei momenti più improbabili. E' la scoperta che fa Kevin Costner nel thriller action condito da momenti di commedia 3 Days to kill diretto da McG e scritto da Luc Besson (anche coproduttore). Luc Besson da sceneggiatore rimescola thriller e dinamiche familiari, il regista McG invece (nome d'arte di Joseph McGinty Nichol), ha detto sì a 3 days to kill solo e propriamente per il coinvolgimento di Besson, suo grande fan. Nel film (del 2014), Costner è Ethan Renner, agente della Cia che dopo aver scoperto di avere una malattia incurabile decide di andare a Parigi per provare a riconciliarsi con l'ex moglie Catherine (Connie Nielsen) e la figlia, ormai adolescente Zooey (Hailee Steinfeld), che non vede da anni. Trovare un dialogo con l'imprevedibile sedicenne che non perdona al padre la lunga assenza, si rivela più difficile del previsto e le cose si complicano quando arriva Vivi (Amber Heard, in un look tra femme fatale e Bond Girl), 'collega' della Cia, giovane e ambiziosa, che concilia tacchi a spillo e vestiti sexy alla risolutezza di una killer. La donna offre a Ethan una cura sperimentale per la sua malattia, ma in cambio gli chiede aiuto per catturare un pericoloso mercante d'armi, Wolf.