Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Dopo il maledetto (in tutti i sensi) "Suspiria" Luca Guadagnino torna a spargere sangue per le strade stavolta d'America dove utilizza il cannibalismo per parlare della crescita di alcuni giovani solitari e umiliati dalla vita. Ma avviene questa crescita durante il film? No. Non c'è nessuna evoluzione della storia. Possiamo elogiare il suo tecnicismo, il lavoro del cast ed una evidente maestria registica. Ma tolto questo la storia appare dimenticabile, prolissa e ripetitiva. Non mi ha entusiasmato, e neanche convinto (e succede sempre più spesso con i film, o serie, del regista italiano ormai americano). Vorrebbe dire tanto ma lo chiarisce poco. Tra ampie digressioni sentimentali con canzoni sdolcinate in allegato, ogni tanto ci si ricorda della tematica del film e in un paio di casi si azzarda il colpo basso, ovviamente senza esagerare (e in questo senso Raw sta certamente una spanna sopra). Gli anni '80 nell'America profonda è messa come sfondo e basta, e mi è sembrata scollegata dai personaggi. E francamente dopo oltre due ore di film diventa un pappone indigeribile. Voto: 5
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venerdì 30 giugno 2023
Bones and All (2022)
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domenica 7 luglio 2019
Nelle pieghe del tempo (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/03/2019 Qui - Anche la Disney può sbagliare. Lo sappiamo da sempre (è già successo, ricordate Alice attraverso lo specchio? No? Meglio) eppure si rimane
ancora sconcertati di fronte alla possibilità della casa dei sogni di
fallire. Questa volta poi si rischia di toccare il punto più basso del
percorso cinematografico del mondo immaginifico creato agli inizi degli
anni Venti, una caduta rovinosa in cui nessuno, davvero nessuno, riesce
ad uscirne illeso. La
colpa di tali ferite è causata dall'ultimo lungometraggio targato Disney del 2018, intitolato
Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), pellicola
tratta dal romanzo omonimo del 1963 scritto da Madeleine L'Engle e diretta da Ava DuVernay, che dai fatti reali di Selma - La strada per la libertà passa all'inverosimile e all'astratto in questo suo ultimo
lavoro. Un lavoro che non soddisfa (ma per niente proprio) le
aspettative, dimostrandosi fallimentare sotto molteplici punti di vista.
Perché sì, senza mezzi termini, Nelle Pieghe del Tempo (che va
avanti tra scenari ridicoli, personaggi
inutili e momenti completamente piatti) è sia un film brutto sia un film
sbagliato, non c'è scampo. Anche
capire da dove partire per descrivere il fallimento del film è compito
arduo, perché davvero non c'è un aspetto che si salvi. Manca
il grande senso di avventura e scoperta dei film per ragazzi, manca
l'intrattenimento puro, con le scene allungate fino a che il già poco
senso di esse non diventi autentica e inspiegabile tortura. Forse
a dare più fastidio è la costante ripetitività del nulla che il film
propone. I protagonisti sono sballottati
avanti e indietro senza che se ne capisca il senso. Se l'emozione
latita, la tensione manca totalmente, ed assistiamo ad un carrozzone di
colori e CGI tirato avanti col pilota automatico. Insomma un film, che
si fa quasi fatica a definirlo un vero film,
davvero sconclusionato, malfatto e goffo. Un film che pecca di
un'eccessiva noncuranza dei dettagli. Giocando senza logica
con lo spazio e il tempo, il film dimentica spesso la
basilare regola della consequenzialità causa-effetto, alternando eventi
incoerenti tra loro con improbabili deus ex machina risolutivi. Tra
enormi lacune narrative e mancanze para-sintattiche, la storia si
snoda pertanto con fatica, rendendo la visione non eccessivamente
difficile ma indubbiamente fastidiosa. A peggiorare la situazione, non
manca poi il classico buonismo della Disney che, nonostante in altre
pellicole sia perfettamente equilibrato, qui produce una perenne e
paternalista atmosfera moraleggiante.
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lunedì 20 maggio 2019
Moonlight (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/04/2018 Qui - Anche se esageratamente acclamato dalla critica d'oltreoceano e in parte da quella internazionale (è addirittura tuttora considerato dalla critica cinematografica uno dei film migliori della storia), ho visto comunque Moonlight, il film vincitore di 3 Oscar nella scorsa edizione. Comunque perché ero davvero dubbioso di come, e mai come questa volta, le aspettative alte potessero scontrarsi, date le promesse, con la realtà, una deludente realtà. Moonlight è infatti un film del 2016 "solamente" discreto scambiato per un quasi capolavoro da molti critici (professionisti), e l'esagerato numero di candidature agli Oscar più che un reale apprezzamento nei confronti del film appare più che altro come il tentativo da parte dei soci dell'Academy di smarcarsi dalle accuse di scarsa rappresentanza di minoranze etniche all'interno della cerimonia che gli avevano colpiti durante le precedenti edizioni. L'effetto di ciò è che un film non particolarmente eclatante come quest'opera seconda di Barry Jenkins, regista che per fortuna è riuscito (grazie al suo contributo in fase di sceneggiatura) a non fare sentire troppo la base originale dell'opera teatrale di cui è tratto, ovvero In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney (giacché le impostazioni teatrali molto spesso mi annoiano), ha finito per ottenere una visibilità e un riconoscimento che probabilmente non si meritava. Non fosse per il fatto che è narrata dal punto di vista di una comunità di emarginati, la storia è una di quelle che si sono già viste un centinaio, un migliaio di volte (quella del protagonista Chiron cresciuto in un sobborgo di Miami dove povertà, droga, crimine e mancanza di affetto sono le sfide quotidiane che deve affrontare, unite alla scoperta della propria omosessualità). E Moonlight è un film estremamente semplice, fin troppo talvolta, fino ad arrivare a sfiorare il semplicismo, che non è mai una cosa raccomandabile in questi casi. Non succede molto di realmente stimolante o che porti effettivamente a riflettere circa le tematiche trattate.
venerdì 22 marzo 2019
42: La vera storia di una leggenda americana (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/08/2017 Qui - Quarantadue, un numero come tanti altri, ma questo film porta a conoscenza, per i meno avvezzi al baseball, del suo emblematico valore e significato che assunse nello sport e soprattutto nella società americana negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. 42: La vera storia di una leggenda americana (42), film del 2013 scritto e diretto da Brian Helgeland infatti, narra la storia veramente accaduta nel campionato di baseball statunitense negli anni quaranta, quando Jackie Robinson (interpretato da Chadwick Boseman), con l'aiuto del coraggioso presidente-manager Branch Rickey (interpretato da Harrison Ford), fu il primo giocatore afroamericano a giocare (nei Brooklyn Dodgers) nella Major League Baseball. Il suo ingaggio difatti fu la rottura di un tabù, lui che, con la sua classe e la perseveranza ruppe altresì le leggi non scritte del baseball professionistico e dette un segnale per l'integrazione razziale. Poiché la storia del primo giocatore nero ad entrare nella Major League di baseball, fu, ed è ancora adesso, una storia dalla forte carica simbolica ed emblematica. E nelle didascalie finali si capisce il perché e l'importanza di tale avvenimento, soprattutto quando ogni anno il 4 aprile tutti i giocatori giocano con la maglia numero 42, unico numero ritirato da tutte le squadre della MLB. Ma non fu affatto facile guadagnarsi questa gloria eterna, e debuttare ufficialmente con la maglia dei Brooklyn Dodgers nel 1947, dato che a quei tempi la discriminazione razziale in America, era al suo apice, anche nello sport e soprattutto nel baseball.
sabato 5 gennaio 2019
Black or White (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Black or White è un delicato ed interessante film drammatico del 2014 diretto da Mike Binder. Film in cui si racconta di un uomo di mezza età, rimasto prematuramente vedovo, il quale deve continuare ad occuparsi ormai da solo della nipote di colore, figlia della a sua volta ed anzi tempo defunta figlia. Da questo momento la famiglia nera imparentata col padre di colore della piccola (padre che, del resto, mai si è preso una responsabilità della piccola in quanto troppo occupato a drogarsi ed, in alternativa, a disintossicarsi) si fa avanti con la pretesa di occuparsi della bimba con la motivazione di non farle scordare le proprie reali origini. Da qui si evolverà una serie di battaglie legali condotte in tribunale da entrambe le parti sino ad una soluzione intelligente e giusta tesa solo al bene della piccola. Naturalmente, in questa delicata situazione verranno allo scoperto le tensioni interrazziali e altre problematiche di difficile soluzione. Questa commedia, piacevole e divertente, attraverso un clima piuttosto sereno ed ironico in alcune sue parti, affrontando, principalmente il delicato tema dell'affidamento di un minore, e per giunta orfano, è intrisa di buoni e sani principi che, seppure scontati, inducono comunque lo spettatore a riflettere quanto per un bambino sia necessario ed influente l'ambiente in cui cresce e che lo forma. Pertanto, si riesce a comprendere nel corso dell'intera vicenda quanto siano sterili e dannose le controversie portate avanti dai vari contendenti, per lo più quando dettate dal semplice orgoglio personale o per un puro e semplice puntiglio, ma in ogni caso a danno del minore che poi è l'unico elemento a soffrire dell'intera situazione.
lunedì 19 novembre 2018
Selma: la strada per la libertà (2014)
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