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venerdì 31 maggio 2024

Ava (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Appare come un prequel deludente del già insoddisfacente Secret Team 355. Un film d'azione insipido, che sfiora il ridicolo in certi passaggi, con un cast di talento mal utilizzato per una sceneggiatura priva di idee nuove e piena di stereotipi, anche nella componente visiva, culminando in un finale volgare e senza risoluzione. Il film tenta di fondere l'action movie femminile con un dramma familiare, ma i due generi si sovrappongono malamente durante tutto il film, risultando spesso confusi e poco incisivi. Si distinguono solo le scene di combattimento e l'interpretazione di Jessica Chastain, che è sempre eccellente e convincente nel suo ruolo, ma per il resto è un'opera piuttosto deficitaria. Voto: 4,5 [Netflix]

lunedì 31 agosto 2020

Il coraggio della verità (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Eccessivamente prolisso, il film di George Tillman Jr. (adattamento cinematografico del romanzo The Hate U Give - Il coraggio della verità del 2017 scritto da Angie Thomas) si barrica dietro una corazza fatta di retorica, buonismo e banalità varie. La banalità è evidente nell'episodio che fa da scintilla a tutta la storia che poi si sviluppa, risultando a mio modo di vedere alquanto frivolo e poco curato. La retorica che pervade il film si nota nei dialoghi, nelle fin troppo abusate iterazioni razziali che si applicano nella forma poliziotto bianco cattivo contro teenager di colore problematico ma, in questo caso, candido e innocente, ma anche tra amiche di scuola di diverse etnie ed estrazioni sociali. Tutte cose che francamente non hanno né coraggio e né originalità da vantare. I punti a favore del film sono le interpretazioni, tutte abbastanza convincenti (in particolare quella di Amandla Stenberg), il ritmo fluido che nonostante le oltre due ore di durata riesce a mantenere un certo coinvolgimento nello spettatore e una spiccata dose di emozionalità che in alcuni frangenti risulta incisiva e coinvolgente. Una sufficienza per un film che, parere mio, poteva e doveva osare qualcosa in più, rinunciando alla prolissità e alla retorica esasperata su concetti sì interessanti e attuali (attualissimi) ma decisamente troppo caricati per cercare di colpire a tutti i costi. Voto: 6

giovedì 20 giugno 2019

The Tale (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Scritto e diretto dalla regista e sceneggiatrice Jennifer Fox, prodotto e trasmesso da HBO (e l'estate scorsa su Sky), The Tale racconta la progressiva presa di coscienza di una donna vittima di ripetuti abusi sessuali sepolti nel passato e nella memoria. Questo film del 2018 infatti, prima ancora di essere un'intensa e intelligente autobiografia audiovisiva, giacché le parole che si ascoltano in apertura sono esattamente quelle dell'autrice, perché The Tale è prima di tutto un film autobiografico, un memoir che parte dalle lettere che la stessa Jennifer Fox ha scritto all'età di tredici anni quando è stata vittima di Bill e della Signora G. mentre frequentava un centro di equitazione, è un prodotto necessario, un film che si pone il problema di parlare dell'abuso sessuale e delle difese che il cervello adotta per fare i conti con la violenza subita e lo fa senza alcun compromesso. Un film, un racconto realistico su come mente e corpo immagazzinano ed elaborano le memorie traumatiche. Difatti, avanti e indietro tra un presente fatto di rievocazioni, racconti e foto, e un passato che ritorna fuori piano piano, il film mostra diverse ricostruzioni, alcune ingannevoli, altre che si rivelano false e poi quella vera, per mostrare come il tempo avesse modificato i ricordi della protagonista e come a fatica questa stia comprendendo ed elaborando per la prima volta quegli eventi. È forse proprio questa una delle cose più interessanti di The Tale, ovvero la costante riflessione sulla natura della memoria, sui meccanismi di difesa dell'essere umano nel momenti in cui subisce traumi. Per molti anni infatti Jennifer è stata convinta che il rapporto tra lei e Bill avesse una natura consensuale, ma solo dopo quarant'anni riesce a elaborare davvero l'accaduto, facendo una vera e propria attività di ricerca sia all'esterno (rintracciando le persone che quarant'anni prima sono state in maniera più o meno diretta testimoni degli abusi) sia all'interno, scavando profondamente dentro la propria memoria per entrare in contatto diretto con una ferita mai davvero rimarginata. Jennifer Fox nel resuscitare i fantasmi del passato mette in scena la natura magmatica e anarchica della memoria, facendo della Signora G. un gigante agli occhi della se stessa bambina, un modello femminile inarrivabile (grazie anche all'azzeccata scelta di Elizabeth Debecki), salvo poi presentarla nel presente come una donna decisamente normalizzata, in particolare riguardo all'altezza (come dimostra la scelta della bravissima Frances Conroy).

venerdì 7 giugno 2019

Ogni cosa è segreta (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Ogni cosa è segreta (Thriller, Usa 2014): Ho visto questo film in quanto ammiratore di Dakota Fanning e seppur parzialmente le mie valutazioni possono essere segnate da questo elemento, ho trovato l'intera pellicola poco convincente e troppo psicologica. Difficile è sentirsi davvero coinvolti infatti da Every Secret Thing, diretto da Amy Berg, con Diane LaneElizabeth Banks e appunto Dakota Fanning, tratto dal romanzo di Laura Lippman, primo film prodotto dall'attrice Frances McDormand, e vivere di quella tensione sana di un thriller d'alto rango. Innanzitutto perché la vittima di questo film è una bambina, della cui morte vengono colpevolizzate a sua volta due bambine, internate fino ai 18 anni. I protagonisti del film (quasi tutte donne) soffrono di alcuni disturbi psicologici precedenti o successivi all'evento in questione e la sparizione di una bambina anni dopo riporta alla luce gli echi dell'omicidio, vecchie turbe e antichi sospettati. Il lato investigativo è piuttosto povero (anche perché giallo che poi tanto giallo non è viste le poche sorprese che portano allo "svelamento" finale) e si lega soprattutto a interrogatori o flashback. In tal senso Ogni cosa è segreta tenta di rispondere a quesiti molto importanti senza però mai approfondire nulla, e quindi anche se ogni personaggio (odiosa la ragazza interpretata da Danielle Macdonald) è un meccanismo del thriller, esso non basta a rendere il film integro sotto ogni aspetto (l'esito finale orbita difatti attorno a dei personaggi senza una reale temperatura emotiva e ad un'estetica mai appagante), un film che dilapidando gli ingredienti più allettanti risulta (come la recitazione, anche sfortunatamente della Fanning) piatto e freddo. Voto: 4

domenica 19 maggio 2019

John Wick - Capitolo 2 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/04/2018 Qui - Nel 2014 (anche se io l'ho visto due anni dopo), Chad Stahelski e David Leitch, collaboratori di vecchia data con lunghi trascorsi da stunt, hanno esordito alla regia col primo John Wick e, insieme allo sceneggiatore Derek Kolstad, sono riusciti a creare un franchise action di grande successo praticamente dal nulla. Sono partiti da un budget risicato, hanno costruito un eroe-antieroe duro e puro, dai connotati essenziali, addosso ad un Keanu Reeves che sembrava alla frutta, hanno ideato con pochi mezzi la mitologia e le regole di un network di assassini su commissione, hanno dato nuova linfa a tutti i migliori elementi del b-movie e, soprattutto, hanno venato la narrazione di un'ironia sottilissima, punto di forza sul quale molti franchise falliscono scivolando su una serietà eccessiva o su una comicità di grana troppo grossa. La stessa genuina artigianalità si evince nel sequel, intitolato semplicemente John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2), con la medesima squadra produttiva (e un Leitch più defilato che si è occupato di Atomica Bionda, John Wick al femminile con Charlize Theron, che non vedo l'ora di recuperare prossimamente, e ha diretto Deadpool 2, prossimamente al cinema) e un budget raddoppiato. La trama com'è ovvio, e se si è visto il primo capitolo e si sa già cosa aspettarsi tanto meglio, è un puro pretesto per mettere John contro tutti gli altri sicari, memorabile, in tal senso, il montaggio incrociato che mescola svariate ed elaborate coreografie di combattimento con un moderato splatter digitale. Tuttavia di "moderno" c'è ben poco (a parte un aspetto che è rimasto invariato e di cui fortunatamente questo sequel non fa a meno). Questo film del 2017 infatti, è un action vecchio stile, cosa che si evince anche dalla quasi totale assenza di tecnologia e di elementi che lo collochino ai tempi nostri. Questo elemento incredibilmente vintage, tuttavia, rafforza la fascinazione verso il personaggio, mettendone in mostra l'eleganza e la maniacalità, ma anche la dedizione e la freddezza.

mercoledì 6 marzo 2019

Run All Night: Una notte per sopravvivere (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/04/2017 Qui - Dopo il poco convincente ma discreto thriller Unknown e il più dozzinale ma accettabile Non-stop, la coppia vincente Liam Neeson attore e Jaume Collet-Serra regista, si ritrova in un serrato (e più che discreto) thriller notturno, Run All Night: Una notte per sopravvivere (Run All Night, 2015), ambientato lungo un'unica concitata notte, durante la quale un piccolo malvivente alcolizzato e vedovo, allontanato dal figlio ormai adulto e con moglie e prole al seguito, deve adoperarsi affinché quest'ultimo non venga ucciso dopo essere stato testimone di una strage perpetrata a sangue freddo a danno di una banda di trafficanti di droga albanesi da parte del giovane ambizioso figlio del boss dei boss, nonché amico di gioventù ed attuale datore di lavoro del nostro sventurato protagonista. Run All Night appare fin dall'inizio serrato e convincente nel suo intreccio sulla carta dozzinale e stravisto, ma congegnato e girato con perizia e senso del ritmo, con qualche guizzo estetico e qualche riflessione etica interessante. Questa pellicola difatti ha un impianto tecnico di buon livello, bella infatti la regia, la fotografia e le musiche, così come le coreografie dei combattimenti. Il tutto coadiuvato da un buon montaggio e interpretazioni discrete da parte di tutto il cast, cui spicca tra tutti Ed Harris che qui ricopre un ruolo da cattivo/non cattivo che mi è piaciuto molto, un personaggio che dimostra una grande umanità dietro all'involucro di orgoglio di cui è ricoperto, Liam Neeson invece interpreta un character differente dai suoi soliti degli ultimi anni, interpreta infatti un villain in cerca di redenzione che nel contesto funziona alla grande.

giovedì 29 novembre 2018

Now you see me (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/02/2016 Qui - Volete passare un po di tempo, 106 minuti, di distrazione e di divertimento puro? Allora vedete Now you see me: I maghi del crimine, e se ve lo siete persi su canale5, solo 2 settimane fa, recuperatelo, e in fretta. Immergetevi senza pregiudizi e senza preconcetti, lasciatevi trasportare da questa bella storia raccontata con leggerezza, dinamicità, ritmo, fantasia, creatività, estro ed ottima invettiva. Quattro giovani e abili illusionisti ricevono un giorno una misteriosa chiamata e formano il gruppo dei Quattro Cavalieri, che tiene incredibili spettacoli a Las Vegas, finanziati da un ricco magnate. Durante una serata compiono il numero di magia più grande, dal palcoscenico rapinano una banca a Parigi e ricompensano il pubblico con una pioggia di banconote. Come hanno fatto? E, soprattutto, cos'altro hanno in serbo per i prossimi spettacoli? All'indagine dell'FBI, che naturalmente non sarà magra di colpi di scena, partecipa un’agente dell’Interpol e controvoglia, il detective Hobbs (Ruffalo). Fermati e poi rilasciati per mancanze di prove, i maghi proseguiranno nella loro 'misteriosa' missione. Ma il più grande smascheratore di maghi-truffatori (Freeman) non rimane a guardare. La regia affidata a Louis Leterrier è fin troppo attenta e curata, tutto è curato ai minimi dettagli, il ritmo c'è, è presente e si fa sentire. L'idea è originalissima, la sceneggiatura abilmente studiata. Dimostrando il suo grande talento, il regista oltre a raccontare una storia avvincente, riesce a rendere in maniera incredibile i trucchi di magia che avvengono sullo schermo e il grande gioco di prestigio che si nasconde nella trama. Come? Adottando esattamente la tecnica degli illusionisti, ovvero dirigendo altrove l’attenzione dello spettatore. Anche i nostri occhi verranno tratti in inganno, come è successo a me nella prima incredibile scena della carta. Ma il film funziona soprattutto per la grande capacità di amalgamare un cast eterogeneo e di talento, i Quattro Cavalieri protagonisti del film infatti sono tutti attori bravissimi e in ottima sintonia recitativa, ed il cast di star hollywoodiane che li circondano ne rendono la sceneggiatura ancora più convincente e coinvolgente, senza mai dimenticare la parola d'ordine per operazioni di questo tipo: intrattenimento. Un eccellente prodotto cinematografico che inesorabilmente ci cattura e ci catapulta per tutto il film in scene divertenti, dinamiche e pirotecniche come deve riuscire a fare un buon film che poggia le sue  basi narrative e percettive sulla magia e sull'illusionismo.

lunedì 19 novembre 2018

Selma: la strada per la libertà (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/02/2016 Qui - Selma: La strada per la libertà (Selma) è un film del 2014, che ha ricevuto 2 nomination all'Oscar e 4 nomination ai Golden Globe 2015, tra cui miglior film e regia. La stupenda e bellissima 'Glory', la canzone che accompagna la colonna sonora, ha vinto entrambi i premi, qui il video. Il film rappresenta una rievocazione delle marce da Selma a Montgomery che dal 1965 segnarono l'inizio della rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti. Negli ultimi anni il cinema americano ha iniziato un percorso alla scoperta dei momenti fondamentali che hanno caratterizzato la storia della conquista dei diritti per le persone di colore, da Lincoln, a 12 anni schiavo e a Django Unchained. Film che hanno finalmente squarciato realtà drammatiche che per troppo tempo sono rimaste sconosciute al grande pubblico americano e non solo. Strano e spiacevole però, è anche il fatto che non ci siano film su Luther King, e la regista Ava DuVernay (miglior regista al Sundance Film Festival del 2012 per Middle of Nowhere) ha cercato con Selma di ovviare a tale mancanza storica oltre che cinematografica. Il film, narra l'intervento di Martin Luther King Jr. (David Oyelowo), carismatico leader pacifico della rivoluzione non violenta, nei tre mesi del 1965 in cui si oppose al regime bianco con una pericolosa campagna, per imporre l’imprescindibile diritto di voto anche ai neri, una delle più memorabili battaglie. Organizzò infatti una marcia pacifica in Alabama, da Selma a Montgomery, che culminò con la firma del presidente Johnson (Tom Wilkinson) del Voting Rights Act, una delle vittorie più significative per il movimento dei diritti civili, oltre che a distanza di anni con la morte di King a soli 39 anni. Il film non ha particolari meriti cinematografici, regia piatta, una narrazione con pochi sussulti emotivi, a tratti un po' lento soprattutto quando mostra i risvolti personali della vita del protagonista, ma assolutamente secondaria la sottolineatura estetica rispetto alla primaria importanza di consapevolizzare il mondo intero su un aspetto mortificante della storia, soprattutto americana. Nonostante qualche piccolo difetto il film è comunque molto interessante e ben recitato. La scenografia ci fa respirare a pieni polmoni l'atmosfera dell'America degli anni 60 dove negli stati del sud, nonostante le leggi teoricamente consentissero il voto ai neri, di fatto tutti i poteri forti concentrati nelle mani dei bianchi, cercano di negare loro questo diritto che sta alla base dell'emancipazione umana e sociale di un popolo.