Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - A 4 anni dalla comparsa, il Covid19 è diventato molto più letale (lo
chiamano Covid23) con conseguente imposizione di misure rigidissime come
la deportazione forzata degli infetti, ma un corriere immune è disposto
a tutto per ricongiungersi alla donna amata. Girato a Los Angeles in
piena pandemia, un film distopico che cerca di cavalcarne l'onda emotiva
fallendo su tutti i fronti, a riprova che non sempre l'aggancio alla
realtà si traduce in maggior realismo: discutibile nei contenuti,
superficiale e confuso nella messa in scena, approssimativo e
stereotipato nel disegno dei personaggi. Tipo Peter Stormare costretto
per l'ennesima volta a recitare sempre la parte dello sbroccato pazzo o
la Alexandra Daddario in un ruolo un po' fuori contesto rispetto alla
narrazione. E' una storia semplice, a volte anche retorica in certi
momenti, ma un
film non vive di soli spunti e la parte action è piuttosto limitata. Non
sarà certo il primo film nel suo genere, ma sperando che nel 2024 non
saremo davvero a questo punto, la prossima volta si spera riuscirà
meglio di così.
Voto: 5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Peter Stormare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Peter Stormare. Mostra tutti i post
martedì 31 maggio 2022
Songbird (2020)
Labels:
Adam Mason,
Alexandra Daddario,
Bradley Whitford,
Craig Robinson,
Demi Moore,
Dramma romantico,
Fantascienza distopica,
KJ Apa,
Michael Bay,
Paul Walter Hauser,
Peter Stormare,
Sofia Carson,
Thriller drammatico
mercoledì 19 giugno 2019
The Zero Theorem: Tutto è vanità (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/11/2018 Qui - Con Terry Gilliam ho sempre avuto un rapporto burrascoso, tra (pochi) alti e (tanti) bassi, sarà riuscito con il suo penultimo lavoro datato 2013 (e stranamente distribuito in Italia 3 anni dopo), il suo ultimo è invece da poco uscito al cinema, quel L'uomo che uccise Don Chisciotte di cui si è parlato tanto precedentemente alla sua presentazione e si parla tanto dopo la sua distribuzione (giudizi abbastanza tiepidi), a migliorare questo rapporto? No, mi spiace, purtroppo no. Perché pur volendo essere indulgenti nei confronti di uno dei maestri più visionari che il mondo del cinema ricordi, bisogna ammettere che il film, che parte illudendoci di farci sognare, di ritrovare (anche se in verità le atmosfere e le ambientazioni sono simili) quelle atmosfere e quelle ambientazioni che lo avevano reso celebre con pellicole come "Brazil" e "L'esercito delle dodici scimmie" (e questa volta incentra il suo discorso sulla disperata ricerca di un senso che spinge un uomo alienato a scontrarsi con le sue paure e le sue difficoltà relazionali, nonché a cercare di scalfire un sistema che lo tiene stretto in una morsa e per il quale la speranza è un nemico da eliminare), purtroppo si eclissi e soffochi in se stesso, sepolto da un pesante sovraccarico di suggestioni senza una vera storia a sorreggerlo. Procedendo infatti per trovate visive talvolta sorprendenti e per espedienti comici per allentare il climax ascendente della storia, The Zero Theorem: Tutto è vanità (The Zero Theorem), film del 2013 diretto da Terry Gilliam, presenta tutte le ossessioni del cinema del regista statunitense, fermo purtroppo a un tempo d'oro che fu e non aggiornato ai tempi correnti. Con il sapore della favola moralistica che trasforma le vecchie ossessioni oniriche in realtà virtuali alternative e che si fonda ancora una volta sull'eroe che si riscopre la via della redenzione dopo essere stato colpito attraverso gli unici due legami affettivi che si era creato, The Zero Theorem sembra essere stato concepito per auto-omaggiarsi e auto-citarsi. E non bastano le ennesime straordinarie trasformazioni di Christoph Waltz e dell'istrionica Tilda Swinton, difficilmente riconoscibile nei panni di una psicoanalista virtuale, a definirlo del tutto riuscito.
Labels:
Ben Whishaw,
Christoph Waltz,
David Thewlis,
Fantascienza distopica,
Film drammatico,
Lucas Hedges,
Matt Damon,
Mélanie Thierry,
Peter Stormare,
Promesse cinematografiche,
Terry Gilliam,
Tilda Swinton
domenica 19 maggio 2019
John Wick - Capitolo 2 (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/04/2018 Qui - Nel 2014 (anche se io l'ho visto due anni dopo), Chad Stahelski e David Leitch, collaboratori di vecchia data con lunghi trascorsi da stunt, hanno esordito alla regia col primo John Wick e, insieme allo sceneggiatore Derek Kolstad, sono riusciti a creare un franchise action di grande successo praticamente dal nulla. Sono partiti da un budget risicato, hanno costruito un eroe-antieroe duro e puro, dai connotati essenziali, addosso ad un Keanu Reeves che sembrava alla frutta, hanno ideato con pochi mezzi la mitologia e le regole di un network di assassini su commissione, hanno dato nuova linfa a tutti i migliori elementi del b-movie e, soprattutto, hanno venato la narrazione di un'ironia sottilissima, punto di forza sul quale molti franchise falliscono scivolando su una serietà eccessiva o su una comicità di grana troppo grossa. La stessa genuina artigianalità si evince nel sequel, intitolato semplicemente John Wick - Capitolo 2 (John Wick: Chapter 2), con la medesima squadra produttiva (e un Leitch più defilato che si è occupato di Atomica Bionda, John Wick al femminile con Charlize Theron, che non vedo l'ora di recuperare prossimamente, e ha diretto Deadpool 2, prossimamente al cinema) e un budget raddoppiato. La trama com'è ovvio, e se si è visto il primo capitolo e si sa già cosa aspettarsi tanto meglio, è un puro pretesto per mettere John contro tutti gli altri sicari, memorabile, in tal senso, il montaggio incrociato che mescola svariate ed elaborate coreografie di combattimento con un moderato splatter digitale. Tuttavia di "moderno" c'è ben poco (a parte un aspetto che è rimasto invariato e di cui fortunatamente questo sequel non fa a meno). Questo film del 2017 infatti, è un action vecchio stile, cosa che si evince anche dalla quasi totale assenza di tecnologia e di elementi che lo collochino ai tempi nostri. Questo elemento incredibilmente vintage, tuttavia, rafforza la fascinazione verso il personaggio, mettendone in mostra l'eleganza e la maniacalità, ma anche la dedizione e la freddezza.
Labels:
Chad Stahelski,
Claudia Gerini,
Common,
Ian McShane,
John Leguizamo,
Keanu Reeves,
Laurence Fishburne,
Peter Stormare,
Riccardo Scamarcio,
Ruby Rose,
Thriller action
venerdì 8 marzo 2019
Ritorno alla vita (2015)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2017 Qui - RITORNO ALLA VITA (Drammatico, Germania, Canada, Norvegia 2015): Che Wim Wenders abbia perso smalto negli ultimi anni è abbastanza chiaro e direi fisiologico (nonostante il discreto documentario Il Sale della Terra). E purtroppo questa sua ultima fatica non fa eccezione. Un film esasperante nella sua pesantezza che spinge in avanti con faticosa leggerezza una tematica molto impegnativa (quella di uno scrittore che perde il controllo della sua esistenza dopo un incidente d'auto in cui perde la vita un ragazzino), e la risolve creando per i personaggi, un universo parallelo dentro al quale si muovono nell'inesorabile scorrere degli anni. I temi trattati nel film infatti cadono nella superficialità e nell'irrisolto. E a nulla valgono alcuni virtuosismi tecnici (i primi piani con le variazioni di profondità di campo) che vorrebbero(?) esprimere i cambiamenti di prospettiva del protagonista, inutili e alquanto fuori luogo, specie se non supportati da adeguate "profondità d'animo", James Franco si limita ad un'unica espressione per tutta la durata della pellicola e non fanno di meglio i non protagonisti (Charlotte Gainsburg e Rachel McAdams). Per non parlare della sensazione della breve durata del film insufficiente a sviluppare adeguatamente i percorsi spirituali (uno dei più cari al regista), quando invece parlando di cinema ne si sottolinea spesso la eccessiva lunghezza. In poche parole, una totale delusione. Voto: 5
domenica 21 ottobre 2018
Clown (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2015 Qui - Oggi il clown è un personaggio buffo, ma un tempo il "Cloyne" era un demone che viveva fra i ghiacciai e scendeva nei villaggi per divorare un bambino al mese durante l’inverno. Nessuno si ricorda più del demone, ma quella pelle bianca e quel volto insanguinato sono ancora affamati. Questo l'incipit da cui si basa quest'ultimo film horror su una delle figure più spaventose e paurose della natura umana, il Clown. Il decimo compleanno di Jack rischia di essere un disastro, il clown ha dato forfait, per fortuna Kent, il padre del bambino, trova un vecchio costume da clown e riesce a far tornare il sorriso al piccolo. Ma si addormenta con il costume ancora addosso, il giorno dopo, ogni tentativo di togliere trucco, parrucca e costume si rivela inutile. Qualcosa in lui sta cambiando, solo il proprietario del costume sa e come toglierlo ma non sarà così facile.
Iscriviti a:
Post (Atom)




