Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - La favola triste di una ragazza con la sindrome di Peter Pan, ghettizzata da bambina, assillata dai genitori, in crisi esistenziale e lavorativa e poco propensa alla vita sociale. Kit sta sprofondando nella depressione, quando riceve l'invito a visitare un negozio gestito dallo sfavillante Samuel L. Jackson che le promette un unicorno, ma per averlo dovrà dimostrare di meritarlo. Film imperfetto quanto interessante, con una regia (della stessa Brie Larson protagonista) coraggiosa che alterna il reale all'onirico senza dare troppe spiegazioni. Tanti colori, tanto ottimismo, certo anche qualche banalità, ma nel complesso meritevole di visione (memorabile la presentazione degli aspirapolvere). Crescere non significa necessariamente invecchiare. Voto: 6
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venerdì 31 marzo 2023
sabato 30 luglio 2022
Tutto quella notte (1987)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Uno dei tantissimi film cult anni '80 per ragazzi alla prese con la
voglia di scappare di casa e godersi avventure inaspettate. Colpito da
un adattamento del titolo discutibile, come la maggior parte delle
pellicole di quel periodo, Tutto quella notte (una sorta di versione per
tutta la famiglia di "Fuori Orario" di Martin Scorsese e "Tutto in una
notte" di John Landis) è il primo film diretto da Chris Columbus, un
mago del cinema per ragazzi, più conosciuto per altri (grandi) lavori
(come regista soprattutto uno, come sceneggiatore tanti altri). In
questo film la sua regia si vede tantissimo, specialmente anche nelle
piccole trovate che ritroveremo in suoi lavori successivi. Il cast è in
gamba (spicca ovviamente la bella Elisabeth Shue, a quei tempi
indimenticabile, particine per Penelope Ann Miller, quasi
irriconoscibile sotto il trucco da nerd, e Vincent "Palla di Lardo"
D'Onofrio, irriconoscibile magro) e anche i giovanissimi attori sono a proprio agio, per un ora
e mezza circa di divertimento leggero e senza pensieri. Mette in scena
una storia semplice, con personaggi stereotipati, ma non piatti, in una
storia che magari vederla con gli occhi di adesso risulta un po' assurda
ed ingenua, ma che risulta sempre molto divertente (e con la dose giusta di "zucchero").
Tanto ritmo, gag all'acqua di rose ma che spesso fanno sorridere (come
la simpatica sequenza del babysitting blues) e una colonna sonora
adeguata (apertura e chiusura perfetta). Tutto per una pellicola (che si trova su Disney Plus con i sottotitoli) rocambolescamente godibile. Voto: 6+
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Commedia americana,
Disney Plus,
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Penelope Ann Miller,
Vincent D'Onofrio
martedì 31 maggio 2022
Songbird (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - A 4 anni dalla comparsa, il Covid19 è diventato molto più letale (lo
chiamano Covid23) con conseguente imposizione di misure rigidissime come
la deportazione forzata degli infetti, ma un corriere immune è disposto
a tutto per ricongiungersi alla donna amata. Girato a Los Angeles in
piena pandemia, un film distopico che cerca di cavalcarne l'onda emotiva
fallendo su tutti i fronti, a riprova che non sempre l'aggancio alla
realtà si traduce in maggior realismo: discutibile nei contenuti,
superficiale e confuso nella messa in scena, approssimativo e
stereotipato nel disegno dei personaggi. Tipo Peter Stormare costretto
per l'ennesima volta a recitare sempre la parte dello sbroccato pazzo o
la Alexandra Daddario in un ruolo un po' fuori contesto rispetto alla
narrazione. E' una storia semplice, a volte anche retorica in certi
momenti, ma un
film non vive di soli spunti e la parte action è piuttosto limitata. Non
sarà certo il primo film nel suo genere, ma sperando che nel 2024 non
saremo davvero a questo punto, la prossima volta si spera riuscirà
meglio di così.
Voto: 5
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Thriller drammatico
giovedì 31 marzo 2022
Tick, Tick... Boom! (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Nell'esordio da regista, Lin-Manuel Miranda (attore in His Dark Materials la
serie) mette in scena una sorta di musical sulla vita e sul talento
musicale di Jonathan Larson, importante autore nella Broadway intorno
agli anni '90, raccontandone gli entusiasmi e le difficoltà di imporsi,
fino al successo che purtroppo non poté condividere. Si avverte subito
la familiarità con l'argomento di un musicista in prima persona che
conosce nell'intimo tutte le ansie e le speranze di un compositore (ha
lavorato per Star Wars VII e Oceania), per consegnare ad Andrew Garfield
tutto il repertorio espressivo e psicologico che l'attore fa proprio e
restituisce con grande talento (peraltro già espresso in La battaglia di Hacksaw Ridge, dove ricevette, come in questo caso, la
candidatura al migliore attore), ma nonostante il suo decisivo apporto la pellicola resta schiacciata
dalla sua stessa ambizione e pervasa da una sulfurea vena di precarietà e
anche di morte. Una cappa pesante e difficile da dissolvere anche a
visione conclusa, che mi fa propendere per un voto positivo ma non troppo positivo. Colpa anche del regista stesso, che
si butta ancora sulle canzonette laddove non servirebbe (come accaduto
per Encanto dov'era sceneggiatore nonché compositore), dove potrebbe
far respirare la narrazione e candidarsi prepotentemente come miglior
film dell'anno. Invece no, la ricerca spasmodica di una formula musical a
tutti i costi vince, e non lamento il musical in sé e per sé (anche se
nota la mia avversione) ma l'uso
che ne fa il regista. Peccato. Voto: 6+
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mercoledì 13 ottobre 2021
Il richiamo della foresta (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2021 Qui - Ennesima trasposizione, la quinta per essere precisi, del celebre romanzo di Jack London. Una trasposizione non molto emozionante e purtroppo troppo edulcorata. La pesante "intrusione digitale" poi (è evidentissimo che il protagonista canino sia generato al computer) ammanta la pellicola di una patina di falsità che impedisce di godere appieno di una storia sempre coinvolgente e degli splendidi scenari naturali dell'Alaska dei cercatori d'oro e dei branchi di lupi (anche se io gli continuo a preferire Zanna Bianca, di cui trasposizione animata recente ho apprezzato). Male infatti il cane in CGI che ci ricorda quanto sia finto in ogni momento, specialmente perché si è scelto (sbagliando) di farlo agire e muovere da cartone animato (scelta forse condizionata dal fatto che il regista Chris Sanders nel campo sia "maestro"? Lilo & Stitch, Dragon Trainer, I Croods). Inoltre le reazioni di un cane dovrebbero essere quelle di un cane, non di un essere umano. Creato per i bambini, elimina tutta la crudezza del libro edulcorandolo all'ennesima potenza. Alcune scene visivamente affascinanti, ma niente di più. Il richiamo della foresta difatti, intrattiene ed è carino da vedere, ma nulla di eccezionale, anzi (Togo indubbiamente più riuscito). Si apprezzano tuttavia le interpretazioni del cast, a partire da un felicemente ritrovato Harrison Ford. A conti fatti però, uno dei peggiori adattamenti del romanzo, più fedele (e decisamente migliore) la versione del 1972 con il grande Charlton Heston. Si poteva e si doveva fare meglio. Voto: 5,5
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Film drammatico,
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Romanzo
mercoledì 31 marzo 2021
Era mio figlio (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Ricevuto l'incarico di occuparsi della pratica per far ottenere la
Medaglia d'onore ad un soldato morto nella guerra del Vietnam per
salvare i suoi compagni, un funzionario della Difesa raccoglie le
testimonianze del padre e dei suoi ex commilitoni. Sono proprio questi
colloqui, che vedono in scena pezzi da 90 del cinema USA, a costituire i
momenti migliori di un film per il resto piuttosto retorico e
convenzionale le cui scene belliche sembrano estratte di peso dalla Battaglia di Hacksaw Ridge.
Anche la critica verso le alte gerarchie militari è troppo blanda per
incidere davvero. Forse l'obiettivo di questo film è tenere viva la
memoria di una guerra dolorosa, evitando la rimozione di un avvenimento
cruciale per la storia americana, il protagonista stesso è inizialmente
disinteressato ad un capitolo del passato, chiuso e sepolto, però la
sceneggiatura avrebbe dovuto evitare una certa retorica un tanto al
chilo che il film riesce a propinare. Senza di questo sarebbe stato più
"digeribile". Ovvio che il cast di attori salva un po' la baracca, anzi,
grazie a loro il film è meritevole di visione. William Hurt, Samuel L. Jackson, Ed Harris, Christopher Plummer, Peter Fonda
(quest'ultimi alla loro un'ultima interpretazione) sanno il fatto loro,
però non basta a farmi (troppo) considerare un film (alquanto modesto
che tuttavia emozionare fa) che non sottolinea mai una volta quanto
fosse sporca quella guerra. Voto: 5,5
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domenica 8 novembre 2020
Godzilla II - King of the Monsters (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Doveva essere per Michael Dougherty, dopo due buoni prodotti quali La vendetta di Halloween e soprattutto Krampus, la sua prova del nove da regista, ma l'esame risulta fallito. Perché certo, le colpe per un film mediocre come questo, sequel del Godzilla del 2014, non possono imputarsi solo a lui, però poteva certamente curare meglio ogni aspetto della pellicola, una pellicola che impressiona più per il titolo altisonante che per meriti intrinsechi, che funziona molto bene come film di mostri, a brillare c'è Godzilla, questo sì, ma intorno al lucertolone c'è poco altro. Ciò che manca davvero è uno sviluppo concreto, un filo narrativo che colleghi queste creature alle loro origini leggendarie. Spettacolare la bellezza delle battaglie tra le creature mitologiche, ma, mentre le scene d'azione sono di grande impatto, ad essere confusionaria è la trama (che mette in fila improbabili sparate ambientaliste, cattivoni senza scrupoli neanche troppo coinvolti nell'evolversi dei fatti e famiglie disfunzionali guarda caso da rimettere insieme). Il personaggio interpretato da Vera Farmiga non è credibile, anche il personaggio interpretato da Kyle Chandler sembra essere completamente inutile (fuori parte anche l'esperto Ken Watanabe, e non è la prima volta per lui purtroppo). Con la dinamica del film e tutte le potenti scene d'azione, si sarebbe potuto pensare tranquillamente di eliminare quasi tutte le scene con gli esseri umani. Di conseguenza siamo decisamente indietro dal primo adrenalinico e più che discreto capitolo. Nel complesso è infatti un Monster Movie guardabile ma non del tutto soddisfacente, anzi, quasi per niente, si salvano gli scontri tra i mostri e poche altre scene, ma era doveroso visto il budget stratosferico messo a disposizione. Si dice che sia un episodio "interlocutorio", confido perciò nel seguito, che senza dubbio vedrò, sperando in un'opera, seppur d'intrattenimento, un minimo più verosimile e meno basata sulla rielaborazione di stereotipi e schemi visti e rivisti. Viva i mostri, abbasso gli umani! Ultima nota: avrebbero potuto "truccarla" in maniera diversa, Millie Bobby Brown, pare uscita direttamente da Stranger Things! Voto: 5+
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mercoledì 11 settembre 2019
Darkest Minds (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/09/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Alexandra Bracken, un thriller fantascientifico ambientato in un futuro distopico.
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Alexandra Bracken, un thriller fantascientifico ambientato in un futuro distopico.
Trama: Un'epidemia ha ucciso il 98% dei bambini. Quelli rimasti acquisiscono superpoteri pericolosi e per questo vengono rinchiusi in campi speciali.
Recensione: Una nuova saga distopica teen è tra noi (come se non ce ne fossero già abbastanza), parlo ovviamente della saga e del film Darkest Minds (The Darkest Minds) della regista Jennifer Yuh Nelson (Kung Fu Panda 2 e 3, quest'ultimo co-diretto), film che come per i suoi più noti precedenti (Hunger Games e Maze Runner su tutti) si presenta come l'adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Alexandra Bracken edito nel 2012. Un film ambientato nel solito e indefinito futuro distopico, un film dove il futuro e la libertà sono in mano a dei ragazzi poco più che adolescenti, ma dai grandi poteri. Un film in cui una giovane ragazza di nome Ruby, che possiede una delle capacità più potenti e pericolose, decisa a sopravvivere riesce a evadere dal campo e ad unirsi ad un gruppo di altri ragazzi in fuga. Un film in cui codesti ragazzi saranno inseguiti dal governo (o da chissisìa) per poterli nuovamente rinchiudere e sfruttarli. Un film insomma banale, praticamente un déjà vu. Non è un caso che guardando Darkest Minds si ha l'impressione che la storia non valga molto, che si tratti di un miscuglio abbastanza ben riuscito di Hunger Games, La quinta onda, Beautiful Creatures con una forte tendenza verso Divergent. L'idea quindi di un futuro distopico in cui i ragazzi hanno acquisito poteri straordinari che li obbligano a vivere sotto stretta sorveglianza, divisi per colore in caste in base alle loro abilità e la presenza di una protagonista femminile che è più straordinaria di tutti gli altri e che sviluppa grandi doti di leadership e sacrificio personale per il bene di tutti è davvero trita e ritrita, e la storia è canonizzata a tal punto che anche quelli che dovrebbero essere veri e propri colpi di scena risultano davvero scontati. Però non solo Darkest Minds (tra l'altro prodotto dai produttori di Stranger Things) non è brutto un film, anzi, ha una bella colonna sonora, un cast interessante, anche se nessuno mette insieme l'interpretazione della vita creando personaggi iconici, ed è supportato da una forte chiarezza compositiva della scena che rende davvero gradevole la fotografia, ma è un qualcosa che cerca in qualche modo di evolversi, di portare il genere ad un livello successivo, e ci riesce. La narrazione, il linguaggio, le immagini, tutto nel film si discosta sempre più dai film precedenti, tingendosi di tinte più cupe e popolandosi di personaggi più crudeli. Sulla scia degli altri film young adult ambientati in un futuro distopico dove un gruppo di ragazzi è costretto a lottare per la propria libertà, Darkest Minds presenta infatti fin da subito delle atmosfere più forti, un linguaggio più duro e soprattutto delle scelte narrative e stilistiche più potenti e cruente. Sfruttando immagini più crude, quasi senza censure, il film si avvicina maggiormente al thriller, piuttosto che a un racconto destinato ad un pubblico più giovane. La costruzione stessa della trama è complessa e si basa su diversi snodi fondamentali, che ribaltano in continuazione le parti, trasformando l'avventura dei protagonisti sempre in qualcos'altro: se all'inizio lo scopo della giovane Ruby era la sopravvivenza, nel corso del film la ragazza dovrà imparare a riconoscere i buoni dai cattivi e a capire di chi fidarsi, perché non sempre un bel faccino con gli occhi azzurri rappresenta l'alleato migliore. Darkest Minds quindi, si inserisce sì perfettamente in quel filone di film iniziato nel 2012 con Hunger Games che racconta di un mondo in un tempo non bene identificato, dove il futuro dei sopravvissuti e la difesa della libertà è in mano a dei ragazzi poco più che adolescenti, tuttavia la sua diversità è proprio nel linguaggio scelto, nel modo di mostrare e raccontare le difficoltà e gli ostacoli che i giovani protagonisti sono costretti ad affrontare.
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sabato 1 giugno 2019
Scappa: Get Out (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/08/2018 Qui - Il 23 gennaio, all'annuncio delle nomination degli Oscar 2018, un nome su tutti balzò all'occhio con grande sorpresa ed incredulità, era quello di Scappa: Get Out, prodotto (secondo alcuni estimatori) dal Re Mida dell'horror indipendente Jason Blum (e la sua casa di produzione Blumhouse) e scritto e diretto dall'esordiente Jordan Peele. Personalmente infatti proprio non capivo come avesse fatto questo film (un ibrido con elementi del thriller psicologico, della commedia nera, della fantascienza e dell'horror), alquanto prevedibile dal trailer e non proprio originale nella trama (appunto questo Get Out da noi tradotto semplicemente con la parola scappa, che è il percorso che dovrà fare il nostro povero sciocco e innamorato ragazzo di colore in una giornata che già sembrava andare nel verso sbagliato per lui e la sua mente) a ricevere quattro candidature, compresa quella cruciale di Miglior Film. Per questo non posso perciò non rivelare che questo lungometraggio lo aspettavo da molto tempo e con ansia, e non solo perché sono un amante del thriller che questi anni ci ha regalato delle perle di rara bellezza e tensione, come lo sono stati The Invitation del 2015 e Man in the Dark del 2016, non dimenticando It Follows, opera seconda di David Robert Mitchell, ma proprio per capire il perché di questo successo, il perché di queste candidature e il perché dei premi vinti. Non riuscivo insomma a trovare risposta, ma la risposta c'è, ed è negli scorrevolissimi cento minuti di Get Out, che dopo un primo atto di tensione e di presagi ed un secondo di pura suspense disseminata tanto di indizi validi quanto di volutamente fuorvianti, rivela con un twist ingegnoso la sua vera natura: quella di un horror cristallino, mix di terrori terreni e paranormali, ironico ma tremendamente diabolico e strettamente aderente al cinema di "mezzanotte". Un film che riesce ad intrigare e intrattenere grazie ad un ritmo straniante, a dei dialoghi arguti e intelligenti e ad un'ottima costruzione narrativa della tensione. Questo film del 2017 è infatti, dopo averlo visto, il thriller psicologico-horror (poiché pur avendo gli stilemi dell'horror e alcune scene che lo ratificano come appartenente a pieno titolo al genere, è la psicologia che regge tutto il gioco rendendo ogni scena importante e portatrice di un proprio senso esclusivo) che non ti aspetti.
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