Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Il problema vero di questo film è che sia uscito fuori tempo massimo,
dopo i fatti di Endgame infatti sappiamo quello che succederà a Black
Widow, quindi tutto l'interesse per questo film è scemato
inesorabilmente. Preso a sé stante invece non è nemmeno male, buone
scene d'azione (anche se Cate Shortland alla regia si impegna ma si vede
che l'azione non è il suo genere) e una storia abbastanza interessante,
che però avrebbe meritato sicuramente maggior attenzione e
approfondimento. La Vedova Nera infatti è uno dei personaggi col passato
più enigmatico e interessante, sicuramente c'era spazio per fare molto
meglio (rammarico in ogni caso per l'ultima volta di Scarlett Johansson nei suoi panni). Sul suo personaggio avrebbero dovuto imbastire qualcosa di più
"fumettoso" e meno drammatico-cervellotico-familiare. Ok, il film
intrattiene ed in un paio di occasioni diverte pure, ma alla stessa
maniera di altri prodotti simili. In conclusione credo sia (solo)
un film da vedere se amanti dell'universo Marvel, che però non aggiunge
nient'altro a quello di già visto fino allo scontro con Thanos,
se non per aggiungere il personaggio di Yelena che serve alla (mini)serie di
Hawkeye (prossima alla visione). Voto: 6
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martedì 31 maggio 2022
Black Widow (2021)
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mercoledì 31 marzo 2021
Era mio figlio (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Ricevuto l'incarico di occuparsi della pratica per far ottenere la
Medaglia d'onore ad un soldato morto nella guerra del Vietnam per
salvare i suoi compagni, un funzionario della Difesa raccoglie le
testimonianze del padre e dei suoi ex commilitoni. Sono proprio questi
colloqui, che vedono in scena pezzi da 90 del cinema USA, a costituire i
momenti migliori di un film per il resto piuttosto retorico e
convenzionale le cui scene belliche sembrano estratte di peso dalla Battaglia di Hacksaw Ridge.
Anche la critica verso le alte gerarchie militari è troppo blanda per
incidere davvero. Forse l'obiettivo di questo film è tenere viva la
memoria di una guerra dolorosa, evitando la rimozione di un avvenimento
cruciale per la storia americana, il protagonista stesso è inizialmente
disinteressato ad un capitolo del passato, chiuso e sepolto, però la
sceneggiatura avrebbe dovuto evitare una certa retorica un tanto al
chilo che il film riesce a propinare. Senza di questo sarebbe stato più
"digeribile". Ovvio che il cast di attori salva un po' la baracca, anzi,
grazie a loro il film è meritevole di visione. William Hurt, Samuel L. Jackson, Ed Harris, Christopher Plummer, Peter Fonda
(quest'ultimi alla loro un'ultima interpretazione) sanno il fatto loro,
però non basta a farmi (troppo) considerare un film (alquanto modesto
che tuttavia emozionare fa) che non sottolinea mai una volta quanto
fosse sporca quella guerra. Voto: 5,5
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martedì 27 ottobre 2020
Dark City (1998)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Alex Proyas dopo aver diretto l'ottimo Il Corvo dirige questo noir fantascientifico a tinte dark con buonissimi risultati (e i terrapiattisti sempre ringrazieranno). Infatti, pur essendo una storia con varie forzature di trama (ma con una sceneggiatura così complessa ed intrigante da meritare certamente una visione o più), è un film di fantascienza che ha molte qualità: un'ambientazione cupa ed un'estetica suggestiva (con effetti speciali a mio parere molto buoni, seppur con dei limiti), ritmo incalzante: cosa chiedere di più? Forse un po' di finezza in più e chissà come sarebbe stato. Perché sì, come detto, non mancano le ingenuità (o i difetti) in Dark City, ma a compensarle ci pensa però il resto. A tal proposito, collegandosi ai pregi, il regista dimostra che le atmosfere dark sono senza dubbio il suo forte, e così a livello visivo abbiamo un grandissimo lavoro, fotografia perfettamente malsana e gotica così come le location (che sono la cosa più riuscita del film) anch'esse mistura tra il gotico ed il futuristico. Alla fine ne esce un noir futuristico e visionario non indimenticabile ma comunque riuscito. Il protagonista Rufus Sewell se la cava più che degnamente così come tutto il resto del cast, per mia felicità (ormai la ritrovo ovunque in questi ultimi mesi) ecco Jennifer Connelly (in quel periodo poi era di una bellezza da togliere il fiato), e pure un nudo della bella Melissa George al suo esordio nei panni di una prostituta. E' solo intrattenimento, ma ben fatto e che non rinuncia comunque ad offrire anche qualche spunto di riflessione, senza fortunatamente indulgere in tanti dialoghi e spiegazioni e pedanti filosofie. Un buon film, cui Matrix e simili devono parecchio. Voto: 6,5
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venerdì 5 luglio 2019
Una stagione da ricordare (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2019 Qui - Non voglio essere troppo duro con un film che omaggia la memoria di una ragazza strappata alla vita troppo presto e in maniera tragica, ma da premiare in questa Una stagione da ricordare (The Miracle Season), film del 2018 diretto da Sean McNamara, film basato sulla reale vicenda della squadra femminile di pallavolo dell'Iowa City West High School a seguito dell'improvvisa scomparsa del loro capitano Caroline Found il 17 agosto 2011, squadra che cerca conforto e sostegno nella loro amorevole allenatrice nella speranza di vincere il campionato (riuscendoci dopo un incredibile filotto di vittorie), ci sono solo i momenti di commozione che il cast (composto principalmente da William Hurt, Helen Hunt ed Erin Moriarty) interpreta al meglio, facendoci partecipi delle emozioni vissute. Il regista invece (abbastanza mediocre, vista la sua filmografia non proprio invidiabile) mostra delle lacune spaventose: non solo non conosce una mazza del regolamento della pallavolo moderna, ma le scene sul campo non hanno nessuna spinta, nessun agonismo da evidenziare e nessuna grande emozione da condividere e tutto sembra imbastito in maniera superficiale da risultare inutile e vuoto. Penso che l'intento di questo film, come già accennato, sia esclusivamente quello di rendere nota una storia vera che inneggia ai buoni sentimenti e che magari serva da insegnamento ai giovani, e da questo punto di vista la sufficienza se la merita, ma la gestione tecnica (debole e dalla sceneggiatura banale) fa davvero acqua da tutte le parti. Ed è un peccato perché il volley è uno sport che meriterebbe più visibilità al cinema (insomma, non che sia in verità uno sport "regale") e una più accurata presentazione (quest'ultima soprattutto). E tuttavia, anche se le scene sportive non regalano quei momenti di adrenalina agonistica come altre pellicole, non si può restare indifferenti di fronte ad un film che durante i titoli di coda (in cui come da prassi le foto dei familiari di Caroline e di Caroline stessa fanno da sfondo) fa salire l'empatia verso una vicenda umana straziante. Di fronte ad un film dove come detto bene fanno i protagonisti, con William Hurt che si fa preferire alla Hunt, un film assolutamente non memorabile, ma bello, interessante e sufficientemente riuscito. Voto: 6
martedì 19 marzo 2019
Il duello (2016)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2017 Qui - Il duello (Drammatico, Usa 2016): Poco convincente e non soddisfacente è questo thriller western drammatico con Liam Hemsworth (Cut Bank) e Woody Harrelson (Codice 999 l'ultimo suo visto), a cui aggiungiamo la bella Alice Braga, William Sadler e William Hurt, perché anche se la storia, quello di un Texas Ranger che deve trovare le prove di alcuni omicidi inspiegabili avvenuti in una piccola città dove "un predicatore" (che ha un conto in sospeso col suo passato) tiene in scacco una cittadina, è alquanto interessante e intrigante, è però, nonostante una buona prima parte, poco originale e largamente prevedibile nonché troppo lungo e leggermente noioso, soprattutto nella seconda parte. La seconda parte è infatti quella meno convincente, non solo per le caratteristiche dei personaggi che cominciano ad essere meno comprensibili, quanto per la pochezza di idee e la prevedibilità della storia. Il finale poi è decisamente brutto e culmina con lo scontro a fuoco più stupido di sempre (in ambito western). Non male il cast, ma la sensazione durante la visione è quella di un prodotto che non soddisfa pienamente le aspettative di chi guarda. E la tentazione di non assegnare la sufficienza si sente parecchio. Voto: 5,5
giovedì 7 marzo 2019
Race: Il colore della vittoria (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/04/2017 Qui - Ambientato nell'America post-depressione, Race: il colore della vittoria (Race) è la storia di James Cleveland "Jesse" Owens e il percorso che lo ha portato a vincere quattro medaglie d'oro nelle Olimpiadi a Berlino nel 1936. Ma il film, del 2016 diretto da Stephen Hopkins, non è soltanto un biopic sulla vita di questo immenso campione, è la storia di un uomo che sfidando i pregiudizi e mille difficoltà ha realizzato un sogno impossibile. Quello di un ragazzo di colore che, con la sua forza di volontà e il dono della velocità, ha incantato il mondo intero, ha contrastato le ideologie folli naziste ed è diventato leggenda. Una storia incredibile la sua, lui che esordisce nello sport agonistico nel 1935 battendo quattro record mondiali in quattro specialità diverse, venendo così convocato per rappresentare gli Stati Uniti ai Giochi Olimpici, ponendosi così in una posizione scomoda tra la comunità degli afroamericani che gli chiede di non prender parte alla nazionale e il suo sogno di poter correre alle Olimpiadi. Nel film infatti (che si gioca su vari livelli, facendo così arrivare chiari e tondi i messaggi che deve fare arrivare senza strafare) sono due le storie che scorrono parallele, quella dell'atleta e della preparazione per le qualificazioni e quella più politica che vede il Comitato Olimpico Americano chiamato a prendere una decisione importante, boicottare o meno le Olimpiadi di Berlino in segno di protesta contro Hitler. Qualcosa di paradossale se si pensa a quello che succedeva in America in quel periodo, coloro che infatti protestano fuori dal comitato olimpico americano per boicottare i giochi nazisti sono gli stessi che non esitano a prendersela con le persone di colore riservando a loro un trattamento terribile e autobus e ingressi diversi persino in teatro (molto bella ed eloquente la scena finale). Race difatti mostra appieno l'insensatezza delle leggi razziali e di quanto fossero radicate nel senso comune americano, dipingendo uno stato che inorridisce e mette ai voti il boicottaggio dei Giochi Olimpici per le leggi razziali di Hitler mentre il proprio statuto presenta leggi che distinguono i propri cittadini dal colore della pelle.
sabato 5 gennaio 2019
Storia d'inverno (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Storia d'inverno (Winter's Tale) è un inusuale ed enigmatico film d'amore del 2014, scritto, diretto (fa infatti il suo debutto alla regia) e prodotto da Akiva Goldsman (sceneggiatore di A beautiful mind, Il codice da vinci, Hancock, Io sono leggenda, Mr & Mrs smith). La pellicola è la trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Mark Helprin, scritto nel 1983. Come per molti film di Goldsman, siamo di fronte ad un genere misto: "Storia d’Inverno" infatti è una via di mezzo tra il film sentimentale, fantasy e la tipica fiaba. La città di New York è subissata da venti artici, notti buie e luci bianche. La vita degli abitanti ruota intorno alla più grande casa mai costruita e non esiste niente che ne possa scalfire la vitalità. In questo contesto fantastico, una notte d'inverno Peter Lake (Colin Farrell), orfano e grande meccanico, tenta di rapinare un palazzo-fortezza nel quartiere di Upper West Side. Sebbene creda che la residenza sia vuota, trova ad attenderlo Beverly Penn (Jessica Brown Findlay), la giovane figlia dei proprietari che sta per morire. Ha inizio così una storia d'amore che viaggia indietro nel tempo grazie a un cavallo bianco volante. Un film che si presenta quindi "strano" (e lo è sicuramente) a tratti perfino difficile da comprendere, ma comunque molto romantico. Però il film, a metà tra il biblico ed il fiabesco, si dipana lungo due (uggiose) ore senza che mai possa realmente emozionare e scalfire quel suo cuore di ghiaccio (narrativo, estetico, programmatico). Qua si blatera di destini da compiere, di disegni generali, di miracoli (e miracolose ridicolaggini, a partire dal poppante gettato in mare aperto a bordo di una scialuppa-giocattolo), di grandi unici amori che trascendono il tempo lo spazio la malattia e la morte, di lotte tra bene e male con tanto di angeli custodi, demoni e finanche Lucifero in persona (Will Smith! e non c'è niente da ridere, purtroppo), di stelle e luci che rifrangono la volontà dell'Universo.
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