Visualizzazione post con etichetta Jason Sudeikis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jason Sudeikis. Mostra tutti i post

venerdì 31 luglio 2020

Colossal (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2020 Qui - Dal Nacho Vigalondo artefice del segmento migliore dell'ultimo deludente capitolo della saga V/H/S mi aspettavo decisamente di più, e di meglio. Con questo film tenta il salto internazionale definitivo, imbastendo un film che ha un piede negli Stati Uniti e un altro in Oriente, ma la testa è da un'altra parte, la confusione regna sovrana, e il salto è nella fossa. Il regista usa un elemento di origine "esotica" del cinema di genere sci-fi e disaster (i "mostri" giganti nati nel Secondo Dopoguerra, frutto della corsa al nucleare) per arricchire in maniera folle una "normale" storia di gelosia e vendetta, coi piedi ben piantati in importanti implicazioni psicologiche. Il risultato è certamente curioso. Però il film non è pienamente riuscito, zoppica un po', soprattutto nei tempi, ma dalla sua ha sicuramente una traccia narrativa intrigante e buoni attori, un bravo Jason Sudeikis, molto ambiguo e inquietante, e una brava Anne Hathaway, capace di bilanciare con talento i registri grotteschi e drammatici del film. A dispetto della situazione stramba e delle premesse supereroistiche, Colossal non è un film divertente: a partire dalla dipendenza dall'alcool della protagonista, la storia è molto tragica e, nel suo dipanarsi, mette in luce una discreta quantità di situazioni problematiche non poco angoscianti. Una delle tagline del film, non a caso, è: "C'è un mostro dentro ognuno di noi". Perciò, risulta un prodotto davvero difficile da definire e, forse, questo pastiche di contenuti eterogenei, a parer mio influisce anche sulla definitiva riuscita del film. Voto: 5

martedì 30 giugno 2020

Angry Birds 2: nemici amici per sempre (2019)

Titolo Originale: The Angry Birds Movie 2
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Animazione, Commedia, Avventura
Produttore: John Cohen
Regia: Thurop Van Orman, John Rice
Sceneggiatura: Peter Ackerman
Personaggi: Red, Silver, Leonard, Re Barbafangosa, Chuck
Bomb, Zeta, Courtney, Garry, Grande Aquila, Glenn Aquila
Alex, Carl Aquila, Brad Aquila, Ella, Zoe, Pinky, Axel
Durata: 85 minuti

Divertente sequel dell'animazione di successo tratta dal celebre videogame.
Red e i suoi amici devono collaborare con gli odiati maialini verdi di Leonard per arginare un comune nemico.

mercoledì 17 giugno 2020

La rivincita delle sfigate (2019)

Titolo Originale: Booksmart
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Commedia
Produttore: Megan Ellison, Chelsea Barnard
David Distenfeld, Jessica Elbaum, Katie Silberman
Regia: Olivia Wilde
Sceneggiatura: Emily Halpern, Sarah Haskins
Susanna Fogel, Katie Silberman
Cast: Beanie Feldstein, Kaitlyn Dever, Jessica Williams
Lisa Kudrow, Will Forte, Jason Sudeikis, Billie Lourd
Diana Silvers, Skyler Gisondo, Noah Galvin
Durata: 102 minuti

Esordio alla regia di Olivia Wilde con una commedia sulla trasgressione.
Per recuperare il tempo passato a studiare, due studentesse decidono di trascorrere una lunga notte di eccessi.

martedì 21 aprile 2020

Driven - Il caso DeLorean (2018)

Titolo Originale: Driven
Anno e Nazione: USA, Porto Rico, Regno Unito 2018
Genere: Biografico, Drammatico
Produttore: Rene Besson, Walter Josten, Brad Feinstein
Luillo Ruiz, Piers Tempest
Regia: Nick Hamm
Sceneggiatura: Colin Bateman
Cast: Jason Sudeikis, Lee Pace, Judy Greer, Corey Stoll, Isabel Arraiza
Michael Cudlitz, Erin Moriarty, Justin Bartha, Iddo Goldberg
Tara Summers, Jamey Sheridan
Durata: 105 minuti

Jason Sudeikis in una commedia tratta da una storia vera.
1974: una spia dell'FBI entra nella vita dell'ingegnere John DeLorean, che sta progettando l'auto che porterà il suo nome.

sabato 6 luglio 2019

Downsizing - Vivere alla grande (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/03/2019 Qui - Ci sono registi che non deludono mai, nemmeno per sbaglio. Alexander Payne, autore di pellicole splendide come Nebraska e A proposito di Schmidt, era tra questi. Downsizing - Vivere alla grande (Downsizing), film del 2017 co-sceneggiato e diretto dal regista americano, sembrava quindi promettere molto bene: una storia fantascientifica proposta in chiave realistica, l'aura da commedia, un Matt Damon convinto. C'era tutto. Eppure, a fine visione, Downsizing si rivela per quello che, effettivamente, è: un film che parte da un'idea di base interessante e a tratti geniale (più per com'è sfruttata nella prima parte, che per l'originalità) ma privo di una reale sostanza, con un ritmo discontinuo e un cambio di rotta esagerato, che lo rende pesante da seguire. Una pellicola drammatico-scientifica tinteggiata di una ironia molto acida che però rimane non poco superficiale. Un lavoro che non solo non osa ma addirittura non sceglie una direzione in cui andare, vagando erraticamente in un oceano di spunti potentissimi, il cui approfondimento è però sempre inspiegabilmente schivato con esperienza. Un lavoro con uno straordinario potenziale che soccombe a un'irrimediabile indecisione in fase di scrittura e alla più totale assenza di una visione registica. Il soggetto è infatti accattivante. Per affrontare il problema della sovrappopolazione, degli scienziati (tra questi Rolf Lassgard del sorprendente Mr. Ove) inventano un modo per rimpicciolire gli esseri umani: quando sei alto dodici centimetri, puoi permetterti una vita da nababbo lasciando un'impronta ambientale quasi nulla. Il protagonista (Matt Damon) decide per l'appunto di sottoporsi a miniaturizzazione insieme alla moglie (Kristen Wiig). La donna però cambia idea all'ultimo, quando il compagno è già rimpicciolito, e così la coppia chiude rapidamente la propria relazione senza che la cosa abbia grandi effetti sul prosieguo della pellicola. Da quel momento le potentissime idee suggerite in apertura diventano una chimera, e lo script si trasforma in qualcosa di irrimediabilmente generico e confuso. Gli ingredienti per un mix emozionante ci sono: Damon inizia la sua vita di lusso da single affranto, e nell'arco di pochi mesi il divorzio lo riduce in condizioni di quasi indigenza (in quel mini-mondo in cui tutti sono ricchi). Per una serie di vicissitudini a dir poco pretestuose scopre che esiste la povertà estrema anche in quella colonia di ometti abbienti e si lega senza motivazioni comprensibili a una poverissima vietnamita burbera e idealista. Tra un amore per nulla convincente con la ragazza (anzi, alquanto stucchevole) e un'altrettanto immotivata amicizia con un ricco contrabbandiere donnaiolo (un Christoph Waltz sempre magnetico ma ormai caratterista), finirà per navigare verso una fine del mondo (in senso letterale) improvvisa e sostanzialmente inutile ai fini narrativi.

giovedì 18 aprile 2019

Masterminds: I geni della truffa (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2017 Qui - Ispirandosi all'incredibile storia di David Ghantt, l'uomo che nella storia degli Stati Uniti detiene il record insuperato della rapina bancaria più fruttuosa di sempre (ben 17 milioni di dollari, 2 dei quali mai recuperati) la simpaticissima (leggera ma briosa, dotata di interpreti bravi e scenette simpatiche capaci di intrattenere e divertire in maniera sufficientemente valida) commedia Masterminds: I geni della truffa (Masterminds), pellicola del 2016 diretta da Jared Hess (conosciuto per altrettanti spassosi film demenziali come Super Nacho), racconta gli incredibili retroscena di questo leggendario colpo ai danni di un deposito di denaro destinato a pagare gli stipendi degli agenti federali (tra cui quelli di una esuberante Leslie Jones). La trama, pur con qualche trovata spassosa sa un po' di già visto, anche se strutturata in modo geniale, giacché il merito del film (come tutti quelli che si appoggiano a vere storie assurde), è di avere un andamento molto strano, cioè di non seguire la tipica struttura ordinata dei film ma di mascherare quell'andamento dentro la cornice di una sequenza di fatti che ha il passo caotico delle cose come accadono nel mondo reale. Diventa così difficile anticipare gli eventi e si rimane sempre spiazzati dalla folle idiozia e dalle coincidenze, implausibili e assurde se fossero state inventate ma accettabili solo sapendo che sono davvero accadute. Comunque non mancano altri elementi per intrattenere il pubblico (e salvare il film), dalla comicità fisica e stralunata di Zach Galifianakis, l'indimenticato strambo Alan de Una Notte da leoni, che impersona il protagonista, un semplice e innocuo (goffo) addetto ai trasporti che si lascia coinvolgere nel piano criminale per amore della bella collega Kelly, interpretata dalla brava Kristen Wiig, agli inseguimenti rocamboleschi tra le strade assolate del Messico, agli stravaganti personaggi di contorno, tra cui il sicario con l'ossessione per la caccia e le armi anticonvenzionali che conserva pezzi delle sue vittime che ha il volto di Jason Sudeikis (sempre efficace).

giovedì 7 marzo 2019

Race: Il colore della vittoria (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/04/2017 Qui - Ambientato nell'America post-depressione, Race: il colore della vittoria (Race) è la storia di James Cleveland "Jesse" Owens e il percorso che lo ha portato a vincere quattro medaglie d'oro nelle Olimpiadi a Berlino nel 1936. Ma il film, del 2016 diretto da Stephen Hopkins, non è soltanto un biopic sulla vita di questo immenso campione, è la storia di un uomo che sfidando i pregiudizi e mille difficoltà ha realizzato un sogno impossibile. Quello di un ragazzo di colore che, con la sua forza di volontà e il dono della velocità, ha incantato il mondo intero, ha contrastato le ideologie folli naziste ed è diventato leggenda. Una storia incredibile la sua, lui che esordisce nello sport agonistico nel 1935 battendo quattro record mondiali in quattro specialità diverse, venendo così convocato per rappresentare gli Stati Uniti ai Giochi Olimpici, ponendosi così in una posizione scomoda tra la comunità degli afroamericani che gli chiede di non prender parte alla nazionale e il suo sogno di poter correre alle Olimpiadi. Nel film infatti (che si gioca su vari livelli, facendo così arrivare chiari e tondi i messaggi che deve fare arrivare senza strafare) sono due le storie che scorrono parallele, quella dell'atleta e della preparazione per le qualificazioni e quella più politica che vede il Comitato Olimpico Americano chiamato a prendere una decisione importante, boicottare o meno le Olimpiadi di Berlino in segno di protesta contro Hitler. Qualcosa di paradossale se si pensa a quello che succedeva in America in quel periodo, coloro che infatti protestano fuori dal comitato olimpico americano per boicottare i giochi nazisti sono gli stessi che non esitano a prendersela con le persone di colore riservando a loro un trattamento terribile e autobus e ingressi diversi persino in teatro (molto bella ed eloquente la scena finale). Race difatti mostra appieno l'insensatezza delle leggi razziali e di quanto fossero radicate nel senso comune americano, dipingendo uno stato che inorridisce e mette ai voti il boicottaggio dei Giochi Olimpici per le leggi razziali di Hitler mentre il proprio statuto presenta leggi che distinguono i propri cittadini dal colore della pelle.

mercoledì 6 marzo 2019

Angry Birds: Il film (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/04/2017 Qui - Ammetto che prima di vedere questo film sapevo davvero poco del gioco originale (che ha furoreggiato fino a qualche anno fa, nelle varie versioni, ed era diventato un passatempo simpatico e micidiale), perché anni fa uno smartphone neanche l'avevo, per cui pochissime volte ci avrò giocato, ma quel poco può bastare, dato che Angry Birds: Il film (The Angry Birds Movie), film d'animazione del 2016 diretto da Clay Kaytis e Fergal Reilly, ovviamente basato sull'omonima serie di videogiochi, scritto da Jon Vitti e prodotto da Rovio Entertainment e Sony Pictures Imageworks, degnamente riesce in un impresa non da poco, (nonostante questo sia solo un film di stampo puramente commerciale) quello di dare una vita narrativa autonoma ai personaggi del videogioco, offrendo anche una visione non scontata del sentimento della rabbia. E non era affatto facile riuscirci, poiché per quello che ho visto di rado film e videogiochi hanno un matrimonio felice. In questo caso devo inoltre ammettere che si sarebbe potuto far di peggio. Invece sono riusciti decentemente a riportare i personaggi del gioco nel film, con questi uccellini particolari, i loro nemici maiali e la mitica fionda per distruggere le postazioni nemiche e salvare le uova. Ecco, chi non ci ha mai giocato (ma però qualcosa si è perso) non ci capirà molto, forse non ci capirà una mazza (un po' come me), perché il film è strapieno di riferimenti al gioco, le due cose sono molto legate tra loro (anche se per un videogiocatore come me è stato facilissimo capire i meccanismi). Per questo e pertanto, e nonostante ciò, questo è un filmetto davvero fatto bene, tecnicamente, e che risolve in maniera onesta una difficoltà non da poco, la trasposizione al cinema.

sabato 23 febbraio 2019

Come ammazzare il capo 2 (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Senza neanche accorgermi il trio Nick, Kurt e Dale è tornato e con loro sono tornate le risate, infatti come nella spassosa prima pellicola (Come ammazzare il capo... e vivere felici, Horrible Bosses del 2011), di cui Come ammazzare il capo 2 (Horrible Bosses 2), film del 2014 scritto e diretto da Sean Anders, è il suo ideale seguito, si ride e si sorride spesso, a volte come se si assistesse ad un turbolento cartoon. Comunque la vicenda (quasi identica alla prima) prende le mosse da un trio di 'bamboccioni' che (frustrati dal lavoro dipendente) si buttano sul mercato come imprenditori, generando una quantità di avventure (anche criminali), di figuracce con annessi equivoci che investono lo spettatore e ovviamente gli stessi divertenti ostacoli della prima pellicola. E allora nel calderone comico-thriller-crime-sexy ecco che ci entra di tutto, dagli alcolisti anonimi del sesso (e una indemoniata Jennifer Aniston, sexy e arrapante che si mette in gioco come più non si potrebbe) ai 'motherfuckers' incalliti, dai finanziatori-squali alle famiglie con gemellini, in un infinito vortice di gag spassose, gag che anche se non facili da recepire per noi europei, in quanto alcune sfumature solo in America appartengono, divertono e intrattengono benissimo. D'altronde anche se non memorabile, questa brillante produzione americana, è comunque simpatica e divertente. Ma quello che rende questo film visibile a molti è soprattutto per la regia semplice, la narrazione lineare e gli ottimi momenti comici, tutte chiavi del successo per un film del genere, film dove notevole è la capacità del trio di far ridere lo spettatore soffermandosi sui particolari degli spasimanti dialoghi del film.