Commento pubblicato su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - Da dire c'è ben poco, poiché i film in questione non sono quasi per niente eccezionali, tranne probabilmente uno. A cominciare da La grande bellezza in versione integrale (piena di nudi, culi e cazzate varie) che ancora una volta mi ha deluso, perché neanche la mezz'ora in più di pellicola mi ha fatto apprezzare il film, che secondo me è il più confuso, più scollegato e brutto, narrativamente parlando, di sempre, perché visivamente alcune immagini sono stupende. Ma nonostante questa volta qualcosa in più ho capito, alla fine è risultato ancora più noioso della prima volta. Anche se in ogni caso è un film azzeccato ad una giuria non italiana, perché vedere come ci siamo ridotti non è una bella cosa per noi italiani, agli altri probabilmente invece gli sarà piaciuto. E infatti solo all'estero è apprezzato dai più. Altro film visto poi è stata la puntata speciale di Sherlock, andata in onda a fine settembre e disponibile sul sito della Paramount, della serie tv con protagonista Benedict Cumberbatch, che abitualmente non seguo, anche se ho visto qualche puntata. La puntata, anzi, il film è quella del caso de L'abominevole sposa, un caso davvero interessante, inedito ma soprattutto atipico e strano, come il contesto e il luogo in cui si svolge (nella psiche di Holmes cent'anni prima). Un caso che ovviamente sarà risolto da Sherlock, ma non senza particolari difficoltà. E anche se non del tutto la storia mette in soggezione o paura, la qualità di tutti gli elementi e le tecniche, è discreta, persino migliore di un film per il grande schermo. Comunque il migliore di questi che sto descrivendo perché di peggio c'è la 'trilogia' di Jerry & Maya (fratelli o amici non si sa), due piccoli infallibili investigatori che in una fiabesca e assurda cittadina fanno il lavoro della polizia e risolvono i casi, ingegnosi i primi due pessimo il terzo, ma comunque troppo scemi per un pubblico inferiore ai 7 anni. Perché anche se tratti da romanzi per bambini, questi tre film di origine scandinava, probabilmente, sono davvero inguardabili e del tutto inutili, pieni di stereotipi che potrebbero addirittura fare male alla crescita.
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mercoledì 10 gennaio 2024
Commenti random a film dal 2016 ad Oggi
Commento pubblicato su Pietro Saba World il 02/11/2016 Qui - Da dire c'è ben poco, poiché i film in questione non sono quasi per niente eccezionali, tranne probabilmente uno. A cominciare da La grande bellezza in versione integrale (piena di nudi, culi e cazzate varie) che ancora una volta mi ha deluso, perché neanche la mezz'ora in più di pellicola mi ha fatto apprezzare il film, che secondo me è il più confuso, più scollegato e brutto, narrativamente parlando, di sempre, perché visivamente alcune immagini sono stupende. Ma nonostante questa volta qualcosa in più ho capito, alla fine è risultato ancora più noioso della prima volta. Anche se in ogni caso è un film azzeccato ad una giuria non italiana, perché vedere come ci siamo ridotti non è una bella cosa per noi italiani, agli altri probabilmente invece gli sarà piaciuto. E infatti solo all'estero è apprezzato dai più. Altro film visto poi è stata la puntata speciale di Sherlock, andata in onda a fine settembre e disponibile sul sito della Paramount, della serie tv con protagonista Benedict Cumberbatch, che abitualmente non seguo, anche se ho visto qualche puntata. La puntata, anzi, il film è quella del caso de L'abominevole sposa, un caso davvero interessante, inedito ma soprattutto atipico e strano, come il contesto e il luogo in cui si svolge (nella psiche di Holmes cent'anni prima). Un caso che ovviamente sarà risolto da Sherlock, ma non senza particolari difficoltà. E anche se non del tutto la storia mette in soggezione o paura, la qualità di tutti gli elementi e le tecniche, è discreta, persino migliore di un film per il grande schermo. Comunque il migliore di questi che sto descrivendo perché di peggio c'è la 'trilogia' di Jerry & Maya (fratelli o amici non si sa), due piccoli infallibili investigatori che in una fiabesca e assurda cittadina fanno il lavoro della polizia e risolvono i casi, ingegnosi i primi due pessimo il terzo, ma comunque troppo scemi per un pubblico inferiore ai 7 anni. Perché anche se tratti da romanzi per bambini, questi tre film di origine scandinava, probabilmente, sono davvero inguardabili e del tutto inutili, pieni di stereotipi che potrebbero addirittura fare male alla crescita.
giovedì 13 luglio 2023
Speciale Film per ragazzi
Post pubblicato su Pietro Saba World il 13/07/2023 Qui - Non c'è stato periodo migliore se non quello degli anni '80 per i cosiddetti film per ragazzi, e non a caso quindi che per questo speciale del filone teenager in ambito cinematografico, non potevo che vederne alcuni, più precisamente quattro, che insieme formano il mio speciale Giffoni Film Festival, o come ribattezzato dalla compagnia nerd bloggeristica, Geekoni (che quest'anno, ma al momento, non penso ci sarà). E insomma, ma non è stato proprio voluto, che tre dei quattro film sono stati prodotti nel mio anno, anno 1985 che tra l'altro è stato già al centro di uno speciale, anzi Tag, cinematografico, mentre il quarto pochi anni dopo. Nessuno in ogni caso ho trovato su qualche piattaforma, e seppur vedibili (non tutti però) gratuitamente su di un sito, in streaming li ho visti, in alcuni casi rivisti. Questi film che, ci hanno (per molti di noi è successo) cresciuti, generazione di investigatori, cestisti, esploratori ed automobilisti, che tempi! Che riviviamo così ed oggi.
martedì 26 luglio 2022
Geekoni Film Festival: Nightmare - Dal profondo della notte (1984)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2022 Qui - Ho preso (nuovamente) di petto la situazione, quindi indicato una data, indirizzato la via e preparato personalmente il Banner (non propriamente in tema ma ugualmente efficace), e grazie alla collaborazione della "compagnia" siamo riusciti anche quest'anno (la quarta negli ultimi cinque anni) ad organizzare questa speciale rassegna cinematografica a tema ragazzi, per l'appunto il Geekoni Film Festival, che rifacendosi al famoso Giffoni (in corso in questi giorni) dà l'occasione a "noi ragazzi" della Geek League (la cricca di blogger Nerd) di parlare/recensire un film a scelta, ma rigorosamente dal target adolescenziale. In questo senso non stupisca che io abbia, seppur inusualmente, scelto un horror, perché sono un gruppo di adolescenti nel film a dover affrontare uno dei più famosi serial killer del genere, distruttore di sogni e mistificatore di incubi, quando vorresti vedere in sogno Paprika (la straordinaria protagonista del bellissimo film d'animazione giapponese) e ti ritrovi un uomo con la faccia bruciacchiata che ti vuole "solamente" uccidere, trasformando quell'incubo di morte nella vivida realtà. Dopo Labyrinth, Un maggiolino tutto matto e The Rocketeer (esattamente lo scorso anno), ecco infatti Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street), un film che, pur presentando qualche difetto, è certamente un affascinante cult che ogni fan del genere horror deve vedere, è quasi sicuramente il miglior film di Wes Craven, quello più originale e meglio costruito e con qualche sequenza davvero terrificante che resta nella memoria, l'atmosfera è resa perfettamente inquietante e ci sono almeno un paio di spaventi autentici, è un lavoro/prodotto che ha fatto scuola, nel 2021 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in quanto "culturalmente storico e significativo". Un film più volte nominato, citato, che durante il mio lungo e recente viaggio (proprio Qui) nella filmografia del regista statunitense, che ricordiamo è venuto a mancare nel 2015, ho spesso indicato, menzionato, ricordato.
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mercoledì 4 agosto 2021
Geekoni Film Festival: Le avventure di Rocketeer (1991)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/08/2021 Qui - Torna, a distanza di due anni dall'ultima volta, la rassegna cinematografica a tema ragazzi rinominata (giustamente e funzionalmente) Geekoni Film Festival, rassegna che, organizzata dalla cricca di blogger Nerd (la Geek League) di cui faccio anch'io parte, con il nickname Pan Fury, arriva quest'anno alla sua terza edizione, edizione che se non fosse per me, con la collaborazione di altri, non si sarebbe probabilmente mai svolta, ma ci siamo riusciti (certamente un bell'incentivo è stato il banner che ho creato per l'occasione, che troverete a fine post, che omaggia inequivocabilmente un caposaldo del genere "per ragazzi", ovviamente film degli anni '80, impossibile non conoscere, in tal senso ricordiamo il regista Richard Donner scomparso un mese fa). E dopo Labyrinth e successivamente Un maggiolino tutto matto, questa volta la mia scelta è ricaduta su di un film alquanto particolare, su di un'avventura ben congeniata che sa divertire, su di un film di fantascienza ambientato negli anni della seconda guerra mondiale nel complesso godibile. Appunto su (questo) The Rocketeer (tratto dal fumetto omonimo creato nel 1981 da Dave Stevens, l'opera più famosa dell'apprezzato fumettista e illustratore morto prematuramente nel 2008 a 53 anni), uno dei primi cinecomic, quando i cinecomic non si sapeva cosa fossero, ed anche uno degli ultimi/pochi film Disney che a dispetto del target non rinunciava (come adesso) alle sparatorie, agli inseguimenti, ai cattivi viscidi ed ai Nazisti per fare un film di questo genere. Un film dalle maestranze di tutto rispetto, dei pezzi da 90, mica pizza e fichi. Al timone ovviamente la Disney, che non ha mai badato a spese per i suoi innumerevoli film, soldi in questo caso spesi abbastanza bene, il film ha raggiunto (proprio quest'anno) i 30 anni ma non li dimostra, il merito è dell'aspetto tecnico della pellicola, di prim'ordine, in cabina (di regia) Joe Johnston, che ha sfornato qualche film discutibile (il recente Lo schiaccianoci e i quattro regni per esempio) ma che ha pure regalatoci quel piccolo cult di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, uscito due anni prima a questo e presumibilmente divenuto trampolino, e soprattutto quel grande piccolo cult di Jumanji (quattro anni dopo), però non solo questi due, alla sala comandi gli sceneggiatori Danny Bilson, Paul De Meo (già penne dietro la serie televisiva cult The Flash) e William Dear, alle frequenze (musicali) James Horner, vi dicono niente Titanic ed Avatar?, infine l'equipaggio, con Alan Arkin, Oscar al miglior attore non protagonista nel 2007 per Little Miss Sunshine, con Timothy Dalton, uno dei tanti James Bond cinematografici, con Terry O'Quinn, il John Locke della serie tv Lost, con Jennifer Connelly, vincitrice di un Premio Oscar nel 2002, con i caratteristi Paul Sorvino e Margo Martindale, con il giovane Billy Campbell. Il risultato? Un film decisamente figo, figo il casco (e il costume), figo il zaino a razzo e fighissima la ragazza (come fa girare la testa Jennifer non la fa girare nessuna, all'epoca poi ventenne e straordinariamente fulgida).
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mercoledì 30 settembre 2020
Sulle ali dell'avventura (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Dall'autore francese letterario e cinematografico, definito anche avventuriero, Nicolas Vanier, quello di Belle & Sebastien (altro caso di film & romanzo), ecco arrivare un'avventura per ragazzi, ma non solo. Dalla storia vera, alquanto incredibile, dell'ornitologo Christian Moullec, prende il via, anzi, prende il volo questa pellicola, una pellicola che racconta una storia in cui è protagonista la Natura in tutta la sua bellezza, la sua primitività e la sua forza. Una storia molto gradevole, che si differenzia dalla solita melensaggine ambientalista (insomma non è una storia alla Greta), ma insegna il rispetto per la natura e gli animali. L'ambientazione del film è splendida non solo per la bellezza naturale delle lagune della Camargue, ma anche per i laghi, le foreste e i fiordi del Nord con eccezionali riprese aeree. Molto bravi gli attori specie Jean Paul Rouve (in C'est la vie - Prendila come viene) e Mèlanie Doutey, ma anche bravo Louis Vazquez al suo esordio cinematografico (il buon cast infatti, che si porta in dote anche Dominique Pinon, l'attore feticcio del regista Jean-Pierre Jeunet, sa dare un volto e una voce non estremamente scontati in un contesto che poteva, e rischiava, di suggerirlo, solo grazie a loro, anche se il dramma latita un pochino, la pellicola porta a casa la sufficienza). La direzione registica infine appare sicura e non deraglia nel sentimentalismo, ma riesce a raccontare una storia avvincente. Certo, il finale a lieto fine, forse un po' ovvio, è quello che tutti si aspettano. Ma dopo qualche tempo finalmente una storia per la famiglia, un racconto morale, senza moralismi, che fa sorridere, diverte, anche se innestato in una struttura narrativa attesa e prevedibile. Voto: 6+
mercoledì 16 settembre 2020
Pokémon: Detective Pikachu (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Nessuna colpa da imputarsi ai Pokémon, alla sceneggiatura tutta la colpa, il primo film dei Pokémon realizzato in live action, non convince. Perché certo, meno peggio e meno straniante di quel che si potrebbe pensare, bisogna poi rendere atto al film che l'uso di tecnologia e effetti speciali è pregevole, riuscendo nel compito, già arduo di partenza, di mantenere intatta la sospensione dell'incredulità, peccato che, benché l'occhio voglia sempre la sua parte, non si tratta dell'unica parte in gioco. Il film, infatti (di Rob Letterman, quello del pregevolissimo Piccoli Brividi), un po' rifacendosi quanto possibile all'omonimo videogame da cui prende le mosse, un po' delineando una sua identità narrativa indipendente, manca tutti gli altri bersagli. La trama è debole, estremamente specifica (oltre il limite del ripetitivo) in alcuni punti quanto convenientemente ambigua in altri, i colpi di scena sono tutti prevedibili e, pur prevedendo un target di pubblico molto pronunciato verso il basso, poco gratificanti. I due personaggi umani principali, interpretati da Justice Smith e Katryn Newton, non se la cavano male ma il loro spazio viene divorato da un Pikachu efficace ma ingombrante, doppiato in lingua originale da Ryan Reynolds, di cui condivide l'ironia sfrenata e iconoclasta (sprecati Bill Nighy e Ken Watanabe). La combinazione straniante di comico e tenero funzionerebbe pure, se trovasse il giusto spazio e agisse di concerto con il resto del film, così, invece, risulta alquanto stridente. Resta a difesa del film la meraviglia visiva di un paio di sequenze brillanti, specie nella prima metà, e qualche trovata che strappa il sorriso. Quasi niente, comunque, che non si sia già visto, gestito meglio, in Zootropolis. Il finale è fiacco, e non basta la tematica della paternità, pazientemente intessuta, a riscattare a un epilogo audace. Voto: 5+
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martedì 30 giugno 2020
Scary Stories to Tell in the Dark (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2020 Qui - Scritto e prodotto da Guillermo del Toro, dall'omonima serie di racconti di Alvin Schwartz, e diretto dal norvegese André Øvredal (che dopo il sorprendente Autopsy dirige un altro buon horror), Scary Stories To Tell in the Dark è tutto quello che già evoca il titolo e molto di più. Horror d'atmosfera e con protagonisti degli adolescenti alle prese con le loro peggiori paure e creature spaventose, il film risente dell'influenza di Del Toro per come abbina vicende storico-politiche a quelle più fantasy, fiabesche, di mistero, per far risaltare il senso del macabro più nella realtà di un paese piuttosto che nei racconti di terrore. Non a caso l'ambientazione è quella del 1968 con la guerra in Vietnam e lo scandalo del presidente Nixon. La sceneggiatura affronta temi interessanti e ben approfonditi (come le psicologie o le caratterizzazioni dei personaggi): dinamiche familiari problematiche, intolleranza verso il diverso, isolamento come difesa dalle brutalità del mondo, sensi di colpa, rabbia, vendette. La regia, con stile asciutto ed elegante, sa valorizzare con efficacia questi aspetti, ben coadiuvato anche da un apparato tecnico-formale immaginifico e di alta qualità (nota di merito per le atmosfere, le location, e gli ottimi effetti speciali artigianali, poteva mica mancare Doug Jones? Certo che no). Una pellicola godibile e coinvolgente che, sotto la superficie, mostra le radici malate dei nostri tempi (bravi in tal senso gli attori). Una pellicola che non vuole inventare nulla e nulla ha di nostalgico, ma che si fa apprezzare. Voto: 6,5
mercoledì 17 giugno 2020
La rivincita delle sfigate (2019)
Titolo Originale: Booksmart
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Commedia
Produttore: Megan Ellison, Chelsea Barnard
David Distenfeld, Jessica Elbaum, Katie Silberman
David Distenfeld, Jessica Elbaum, Katie Silberman
Regia: Olivia Wilde
Sceneggiatura: Emily Halpern, Sarah Haskins
Susanna Fogel, Katie Silberman
Susanna Fogel, Katie Silberman
Cast: Beanie Feldstein, Kaitlyn Dever, Jessica Williams
Lisa Kudrow, Will Forte, Jason Sudeikis, Billie Lourd
Diana Silvers, Skyler Gisondo, Noah Galvin
Lisa Kudrow, Will Forte, Jason Sudeikis, Billie Lourd
Diana Silvers, Skyler Gisondo, Noah Galvin
Durata: 102 minuti
Esordio alla regia di Olivia Wilde con una commedia sulla trasgressione.
Per recuperare il tempo passato a studiare, due studentesse decidono di trascorrere una lunga notte di eccessi.
martedì 24 marzo 2020
Descendants 3 (2019)
Titolo Originale: Descendants 3
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Musicale, Commedia, Per Ragazzi
Produttore: Wendy Japhet
Regia: Kenny Ortega
Sceneggiatura: Sara Parriott, Josann McGibbon
Cast: Dove Cameron, Cameron Boyce, Sofia Carson, Booboo Stewart, Mitchell Hope, Sarah Jeffery
Brenna D'Amico, Melanie Paxson, Thomas Doherty, Dylan Playfair, Zachary Gibson
Jedidiah Goodacre, Anna Cathcart, Jadah Marie, Dan Payne, Keegan Connor Tracy
Bobby Moynihan, Cheyenne Jackson, China Anne McClain, Judith Maxie
Brenna D'Amico, Melanie Paxson, Thomas Doherty, Dylan Playfair, Zachary Gibson
Jedidiah Goodacre, Anna Cathcart, Jadah Marie, Dan Payne, Keegan Connor Tracy
Bobby Moynihan, Cheyenne Jackson, China Anne McClain, Judith Maxie
Durata: 95 minuti
Terzo ed ultimo capitolo della serie Descendants.
Tornati all'Isola degli Sperduti, Mal, Evie, Carlos e Jay devono scegliere un nuovo gruppo di discendenti per l'Auradon Prep,
ma l'apertura di una barriera...
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venerdì 12 luglio 2019
Belle & Sebastien - Amici per sempre (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - Ci siamo. Probabilmente siamo arrivati al termine di questo meraviglioso viaggio sulle vette alpine iniziato nell'ormai lontano 2013 con il primo e bellissimo Belle & Sebastien diretto da Nicolas Vanier e proseguito, due anni dopo, con l'altrettanto riuscito Belle & Sebastien – L'avventura continua firmato da Christian Duguay (tutti compreso quest'ultimo, tratti dai romanzi di Cécile Aubry). Sebastien (un sempre efficace Félix Bossuet) è diventato un ragazzino di 12 anni e Belle è sempre al suo fianco. Sono arrivati anche tre splendidi cuccioli che Sebastien accudisce con cura. Il ragazzo una sera a casa del nonno ascolta una conversazione tra Pierre, suo padre, ed Angelina, da poco sposi. Scopre così che hanno intenzione di trasferirsi in Canada. Sebastien è triste e non vuole lasciare il nonno che invece lo sprona a scoprire il mondo. La situazione si complica con l'arrivo di un presunto proprietario di Belle che vuole portargliela via, ma Sebastien è testardo e farà di tutto per non separarsi dalla sua migliore amica a quattro zampe. Con un finale che sancisce l'avvenuta maturazione e crescita di Sebastien, Belle & Sebastien – Amici per sempre si apre al mondo reale, mettendo da parte la favola e dando la dovuta importanza ad una sorta di morale, una riflessione sulla progressività della vita e sui suoi eventi che determinano, volente o nolente, dei cambiamenti importanti. Belle e Sebastien – Amici per sempre infatti, che come un grande racconto di formazione si evolve sulle dinamiche familiari e sentimentali dei protagonisti, anche se per farlo diventa (soprattutto nella seconda metà) eccessivamente ripetitivo e palesemente ridondante, ha una struttura narrativa spontanea con una più accesa attenzione all'aspetto intimistico dei protagonisti. Viene recuperata la dimensione più intima e meno epica della storia senza accentuare troppo i momenti contemplativi.
lunedì 3 giugno 2019
Diario di una schiappa: Portatemi a casa! (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/08/2018 Qui - A cinque anni dal terzo capitolo della serie di film tratta dall'omonima serie di libri per bambini di Jeff Kinney, ecco tornare il giovane e imbranato Gregg Heffley nel film Diario di una schiappa: Portatemi a casa! (Diary of a Wimpy Kid: The Long Haul), film del 2017 diretto da David Bowers. Questa volta deve vedersela con il più improbabile e burrascoso dei viaggi in macchina, in cui sua madre Susan coinvolge l'intera famiglia. Alle prese con i soliti problemi preadolescenziali, Gregg (un ragazzo della scuola secondaria di primo grado, le nostre medie, per intenderci, che è una vera schiappa, nel senso che gli va tutto storto nonostante faccia di ogni per diventare popolare) cercherà invano il modo di migliorare la sua vita, con l'unico inevitabile risultato di continuare invece a peggiorarla. Il film del regista anche dei precedenti due capitoli quindi, è totalmente diretto al pubblico di giovanissimi, giacché nell'impalcatura narrativa che regge la storia non tenta minimamente di strizzare l'occhio a fasce di pubblico adulte, anche se questo capitolo, confezionato come una commedia degli eccessi (tra battute, gag e scene parossistiche), è l'occasione per affrontare tanti temi importanti per i ragazzi in età scolare: il gap generazionale tra genitori e figli, l'incomprensione di cui si sentono vittima i ragazzi, il fenomeno del divismo su YouTube e la celebrità a ogni costo. Senza dimenticare che il film sviscera in modo intelligente il concetto di famiglia, perché non basta per rendere davvero unita una famiglia costringere tutti a non postare sui social o mandare messaggi su Whatsapp per sentirsi un gruppo unito, ma è con l'esperienza, la condivisione, e soprattutto con il fare squadra (in questo caso contro la famiglia Barbù che li ha presi di mira dopo un'incomprensione e che ha rubato loro tutte le valigie con dentro l'album da regalare alla bisnonna di novant'anni) ad aiutare e avvicinare tutti per vivere in armonia la famiglia.
mercoledì 15 maggio 2019
Doraemon: il Film - Nobita e la Nascita del Giappone (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2018 Qui - Il simpatico gatto spaziale Doraemon ed il suo amico Nobita compaiono sugli schermi delle tv di tutto il mondo nel 1989. Da allora il suo successo, dovuto soprattutto all'uso dei gadget del futuro che spuntano magicamente dal suo marsupio, è stato inarrestabile, tanto da generare uno dei brand più famosi per i ragazzini giapponesi, superando persino Hello Kitty. Da qui la volontà di trasporre le sue avventure sul grande schermo. Operazione completamente riuscita, dato che questo lungometraggio del 2016 diretto da Shinnosuke Yakuwa è il trentaseiesimo film di una lunga serie, anche se solo il quarto ad uscire al cinema dopo Doraemon: il film, Doraemon - Il film: Le avventure di Nobita e dei cinque esploratori e Doraemon - Il film: Nobita e gli eroi dello spazio (che però non ho ancora visto). Tutte pellicole certamente ad uso e consumo di un pubblico infantile, giacché non manca di veicolare una serie di messaggi positivi e didattici, anche perché la maggior parte delle storie di Doraemon sono commedie che insegnano ai bambini i valori dell'integrità, della perseveranza, del coraggio, della famiglia e del rispetto, inoltre, sono spesso affrontati temi ambientalisti come il riscaldamento globale, le specie di animali in via di estinzione, il disboscamento e l'inquinamento, con una particolare attenzione appunto per argomenti didattici tratti dalla storia o dalla letteratura, e non fa eccezione Doraemon: il Film – Nobita e la Nascita del Giappone, che in ogni caso è però il remake dell'omonimo film diretto nel 1989 da Tsutomu Shibayama, tuttavia grazie a particolari elementi è altamente fruibile ai nostalgici e a chi non si stanca mai di vedere film d'animazione.
sabato 27 aprile 2019
Palle di neve: Snowtime! (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/01/2018 Qui - Versione animata di un cult franco-canadese, The Dog Who Stopped the War (1984), Palle di neve: Snowtime! è un lungometraggio d'animazione del 2015 diretto da Jean-François Pouliot con la collaborazione di François Brisson, indubbiamente coraggioso per i delicati temi che tratta, è infatti un'allegoria della guerra, neanche troppo celata che tocca anche il tema della morte, argomento spesso tabù nel cinema pensato per i più piccoli. Perché la storia, ambientata in un non meglio definito paesino di montagna ricoperto di neve, e dove non si vedono né adulti né gli ultimissimi prodotti tecnologici, e che racconta di un gruppo di bambini che per combattere la noia, durante le due settimane di vacanze invernale, decide di ingaggiare una guerra di palle di neve (che però si trasforma presto in un conflitto molto più serio), diventa il pretesto per regalare ai più piccoli (ma più ai grandi) diversi punti di riflessione. In una così semplice trama difatti, le tematiche in gioco sono tante, dal bullismo alla perdita di un genitore, dalla guerra all'amicizia, anche tra gli animali. Anche perché anche solo inscenando la "guerra" quello che viene soprattutto fuori sono i suoi conflitti, lo spionaggio, i complotti, le strategie, fortunatamente però i protagonisti comprenderanno che è inutile combattersi a vicenda, quello che conta è divertirsi insieme in maniera spensierata. Tuttavia, se per gli adulti è facile notare ciò, per i bambini sarà soprattutto un divertente cartone animato natalizio dedicato all'amicizia e al divertimento.
domenica 24 febbraio 2019
Belle & Sebastien: L'avventura continua (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/02/2017 Qui - Belle & Sebastien: L'avventura continua (Belle et Sébastien: l'aventure continue), film del 2015 e sequel di Belle & Sebastien del 2013, entrambi tratti dai romanzi di Cécile Aubry, è una delicata e bella avventura per ragazzi, anche se, come nel primo episodio, è ancora una volta un film rivolto a un target abbastanza ampio, non solo infatti ai più piccoli ma anche ai tanti nostalgici, in riferimento della serie anime degli anni '80. E così dopo il successo del primo capitolo, il seguito di Belle & Sebastien diventa più ricco visivamente, ma forse meno spontaneo del suo predecessore. Cambia difatti il regista (al posto di Nicolas Varnier troviamo Christian Duguay) e lo spettacolo proposto, meno naturalistico ma non meno coinvolgente, perciò meno convincente ma comunque gradevole per un pomeriggio in famiglia. Se nel primo film difatti lo spettatore si sente coinvolto dalla trama, che vede Belle e Sebastien nel bosco costretti alla resistenza alla neve ma stimolati dalla reciproca compagnia e pieni di speranza, nel secondo le buone intenzioni vengono un po' messe da parte. Nulla di compromesso per i più piccoli, anche se in Belle e Sebastien: L'avventura continua è proprio l'elemento dell'avventura a essere quasi 'fuori luogo', quasi come una forza maggiore. La guerra è finita, Belle e Sebastien attendono impazienti il ritorno di Angelina ma l'aereo militare che la sta riportando a casa precipita al confine tra Francia e Italia. Allo schianto seguono le fiamme che 'spengono' ogni speranza nel ritrovare superstiti.
mercoledì 6 febbraio 2019
Ghosthunters: Gli acchiappafantasmi (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/11/2016 Qui - Film per il mercato pre-pubertà ma grazie a interessanti spunti ed elementi e piccoli stratagemmi è una commedia fantascientifica per tutta la famiglia. Il film in questione è Ghosthunters: Gli acchiappafantasmi, folle avventura del 2015 (di produzione tedesca in collaborazione con la Warner Bros) fatta di tanta azione, pericolo e adrenalina. Film che uscì in occasione della festa di Halloween lo scorso anno e che quest'anno Sky ha proposto ai suoi abbonati. Film che ricorda molto, anzi, tantissimo, Ghostbusters: Acchiappafantasmi di Ivan Reitman (soprattutto per la somiglianza del fantasma a Slimer), ma più che una risposta tedesca a quel capolavoro è una simpatica variante per bambini di Men in black, altro piccolo capolavoro. Per questo e altro può rendere felici gli spettatori più giovani, ma nemmeno gli adulti si annoieranno a vederlo, dopotutto il film diretto da Tobi Baumann è tratto da parte di testi creati da Cornelia Funke, scrittrice tedesca per ragazzi da 20 milioni di copie vendute nel mondo, la creatrice della saga di Inkheart (portata al cinema più che discretamente nel 2008 da Iain Softley). Il film, una storia d'amicizia ironicamente immersa nell'universo delle presenze ultraterrene, è comunque la trasposizione in liveaction-3d della Squadra Cacciafantasmi di Funke, un action-comedy pensata per le famiglie, ricca di citazioni, oltre ai due citati anche Casper (altro bellissimo film), preso anche lui come riferimento, anche se il risultato non è proprio eccezionale a quei livelli.
La figlia della sciamana (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/11/2016 Qui - Interessante avventura gotica, poiché si parla di streghe, pozioni e poteri mistici. Ma quello che potrebbe sembrare detto così come una ragazzata di fatti non lo è, perché La figlia della sciamana, (film scandinavo del 2015) basato sul primo libro della serie per ragazzi "The Shamer Chronicle", è un film non a misura di bambino ma di adulto, infatti nonostante alcuni propositi adolescenziali è comunque un film leggermente violento e diverso per gli standard, poiché a me ha ricordato molto la prima Aria Stark (per il fatto di essere sola almeno per un breve periodo, di dover fuggire e travestirsi da ragazzo per non farsi scoprire) e la serie non è proprio una ragazzata. Anche se come è ovvio i buoni sentimenti non mancano come gli esiti finali piuttosto scontati, per un finale ovviamente positivo anche se, punto decisamente in meno, un vero finale non c'è, poiché siccome è solo il primo libro il sequel è scontato, però se non ci fosse, il fatto che il regista decida di lasciare tutto a metà è indice di poco rispetto nei confronti dello spettatore, dato che lascia davvero scontenti, anche me. Il film in ogni caso parte da un presupposto e un'idea davvero carina, nuova e intrigante, ovvero il potere soprannaturale che Dina, ha ereditato da sua madre, cioè quello di vedere dentro l'anima delle altre persone e di farle vergognare di loro stesse, rivivendo con loro ciò di cui si vergogna (anche se non tutti si vergognano di quello che fanno, anzi, se ne compiacciono, ma la verità prima o poi viene fuori). Un'abilità pericolosa che spesso le costringe a fuggire, come se fossero delle streghe.
Game Therapy (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/11/2016 Qui - Interessante progetto tutto italiano, realizzato da una produzione italo-americana, che ha visto l'esordio cinematografico di famosi Youtubers (tra cui FavJ, a proposito, alcuni di essi e tanti altri sono tornati su SkyUno con #socialface2, uno divertente game show dove giocano ai videogame, si scherza e si ride, un programma davvero simpatico) e di alcuni attori poco conosciuti, come il regista al suo esordio (almeno credo) Ryan Travis. Il film in questione è Game Therapy (2015) e gli interpreti sono: Lorenzo Ostuni, Federico Clapis, Leonardo Decarli e Daniele Sodano. Purtroppo però, nonostante le buone intenzioni il risultato è sconclusionato e quasi totalmente fuori dalla realtà, anche se l'idea di sottofondo l'ho trovata geniale, non tanto lo scorrimento dell'azione. Comunque sono rimasto doppiamente sorpreso, sia in positivo che in negativo. La prima sorpresa è stata per la buona realizzazione: la fotografia in particolare, ma anche gli effetti speciali sono discreti, e questo è davvero apprezzabile, così come potrebbe essere apprezzabile l'idea di imbarcarsi nell'impresa di un film 'importante' e si, perché no, fatto bene. Qui c'è la seconda sorpresa che, purtroppo, è negativa, ovvero, con i mezzi comunque buoni a disposizione si poteva fare decisamente meglio. Game therapy soffre infatti di tanti piccoli problemi, i due protagonisti che se da un lato risultano simpatici e sembrano a loro agio davanti alla telecamera, dall'altro non sono attori (si vede chiaramente in più occasioni) e per quanto si impegnino non risultano completamente credibili nei ruoli mal delineati che gli sono stati affidati. In secondo luogo, nonostante un'idea iniziale che potrebbe risultare intrigante e complicata, la trama è abbastanza insensata e per questo il film risulta mal scritto o mal concepito. Infine il finale è abbastanza insensato e incomprensibile.
venerdì 1 febbraio 2019
Monkey Business: Una scimmietta dispettosa (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2016 Qui - Non mi ha convinto per niente, Monkey Business: Una scimmietta dispettosa (Apenstreken), film olandese in concorso all'edizione 2015 del Festival di Giffoni, è infatti un film ridicolo. Basta un dato per capire il perché, dalla storia assurda, prevedibile e troppo buonista, ai dialoghi (brutti e stereotipati), a tutto il resto quella che si salva è la scimmietta, la protagonista principale, comunque messa in disparte (quasi non c'entra niente), che è solo il pretesto per raccontare dell'intraprendente Wim, orfanello che scappa dall'istituto in cui è ospitato per poter andare a scuola. Infatti in questa inedita ed edificante avventura per ragazzi, ambientata nell'Olanda del primo '900, l'istruzione non e' ancora obbligatoria e molti bambini, soprattutto quelli provenienti da famiglie povere, vengono mandati a lavorare nelle fabbriche o nei campi. E spesso è la stessa (cattiva e brutta) direttrice dell'orfanotrofio in cui vivono a venderli. Per sfuggire al suo triste destino perciò, il piccolo Wim scappa dall'istituto, deciso a frequentare una scuola. Grazie all'amicizia di una bambina e all'aiuto di un'astuta scimmietta, proverà a coronare il suo sogno, dando così inizio ad un'estate piena di nuove amicizie, guai e avventure emozionanti (si fa per dire). Insomma un film alquanto pessimo anche se le buone intenzioni ed alcuni spunti c'erano per fare meglio, ma poiché hanno deciso di abbassare la sceneggiatura al livello infantile, il tutto mi è sembrato troppo fanciullesco. Neanche il 3D l'ha salvato nonostante non potrei appurare (ma è francamente sicuro), davvero inconcludente, e neanche lontanamente interessante nonché coinvolgente. S.V.
Labyrinthus (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2016 Qui - Labyrinthus, presentato, anzi, premiato al Giffoni Film Festival, è una spettacolare avventura cibernetica ambientata fra vita reale e mondo virtuale, del 2014 di produzione belga e olandese, che mi è piaciuta molto, per l'originalità e la particolarità. In Labyrinthus ci viene raccontata la storia di Frikke, un ragazzino di quattordici anni (che conosce molto bene l'universo dei videogiochi), che si imbatte in uno strano gioco per computer dove i suoi protagonisti sono ragazzi reali e animali reali (tra cui il gatto della sorellina che cade in un sonno profondo), in carne e ossa, le cui esistenze e i cui corpi sono stati misteriosamente (tramite fotocamera) caricati e trasportati nel labirinto del videogame. Frikke inizia a giocare, e presto incontra Nola, una ragazza intrappolata nel gioco. Mentre i due cercano di scappare dal cattivo del videogame, che ha giurato di fare del male a Nola se Frikke lascerà o perderà il gioco, appare nel labirinto anche Marko, il migliore amico di Frikke. In una frenetica e concitata corsa contro il tempo, Frikke dovrà trovare il malvagio creatore di questo terribile gioco, prima che sia troppo tardi. Come detto in precedenza questi tipi di film hanno sempre una base stabile ma accessibile a tutti, perciò anche se i dialoghi, le situazioni e le interpretazioni non sono all'altezza di grandi produzioni, tutti possono vederli e gustarseli. Ed è quello che ho fatto perché soprattutto questo Labyrinthus è un film bello, coinvolgente e pure emozionante. Non solo per le immagini spettacolari e digitali di questo strano labirinto, a metà tra Inception e Alice nel paese delle meraviglie, curato e ben fatto, ma anche per la storia (comunque prevedibile) di amicizia, tra fantascienza e fantasia. In più ci mettiamo bizzarre intuizioni e passabili cliché, senza dimenticare la deliziosa protagonista femminile, carinissima. Insomma davvero non male il film, anche se alla fine tutto è un po' confuso e non sappiamo neanche che fine fa il povero gatto della sorella del protagonista, dimenticanza incomprensibile. Voto: 6+
martedì 29 gennaio 2019
L'A.S.S.O. nella manica (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/10/2016 Qui - Le teen comedy sono uno dei generi cinematografici più attivi di sempre, ormai sono quarant'anni che imperversano il cinema come la televisione, e sembra che quasi tutti abbiano ormai uno stile definito. Infatti non so perché ma in America tutte le scuole sono uguali, stessi personaggi, stesse caratterizzazioni, ed è così diffuso questo stile che in tutto il mondo accade sempre la stessa storia, ma paradossalmente questo film, nonostante gli stessi dettami o particolari situazioni, si contraddistingue per qualcosa di nuovo e frizzante, sebbene questo è Americano in tutto e per tutto. Infatti solo loro usano degli acronimi per dire qualcosa che altrimenti sarebbe di cattivo gusto dire, ovvero come nel caso di Bianca (interpretata dalla brillante Mae Whitman, molto attiva sia in televisione sia al cinema nonostante i suoi 28 anni), una comune adolescente acqua e sapone (una nerd, stavolta al femminile, che vorrebbe ri-vedere la Corazzata Potëmkin, sì proprio quella), amica di due ragazze molto popolari e invidiate in tutta la scuola (tra cui Skyler Samuels, la Grace di Scream Queens), che scopre un giorno qualsiasi (è il suo vicino di casa ed ex amico d'infanzia, Wesley, a rivelarglielo), di essere l'A.S.S.O. nella manica di loro due, ovvero l'amica più brutta che tutti usano per ottenere informazioni e conoscere le sue due amiche, in pratica la persona meno attraente, meno talentuosa e che funge solo come ruota di scorta. Distrutta dalla scoperta Bianca decide di uscire dalla propria condizione, e per rimediare chiederà in seguito aiuto a Wesley (interpretato in maniera credibile da Robbie Amell, cugino dell'attore Stephen Amell che interpreta Arrow, in cui ha pure partecipato oltreché in The Tomorrow People e alcuni film) per non essere più un "ASSO" (Amica Sfigata Strategicamente Oscena), ma una leader e una ragazza indipendente. Grazie ai suoi consigli vuole diventare adatta alla conquista del ragazzo che brama. Ci riuscirà ma non tutto filerà liscio. L'A.S.S.O. nella manica (The DUFF, acronimo di "Designated Ugly Fat Friend", ovvero "La brutta grassa amica designata") è un film del 2015 diretto da Ari Sandel, ed è basato sul romanzo Quanto ti ho odiato di Kody Keplinger. Il film come ovvio è la classica commedia americana che usa ingredienti ormai standardizzati, che segue gli stilemi delle commedie anni 80 da liceo, prendi una high school, mettici il bonazzo mascellone membro della squadra di football, la 'sfigata' secchiona un po' bruttina (ma neanche tanto) e aggiungici la bonazza oca incredibilmente stronza (Bella Thorne), condisci il tutto con un po' di goliardia pre/post puberale, romanticismo quanto basta con riscatto finale...e il gioco e fatto. Copione già visto milioni di volte, ma una volta tanto viene realizzato bene, senza puntare troppo sulla volgarità e su situazioni paradossali. Anzi, la sottile ironia con la quale vengono raccontate le fissazioni iper-tecnologiche dei moderni adolescenti è molto divertente. E anche se non passerà alla storia come baluardo della commedia moderna, questo film ha una sua originalità.
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