Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/09/2020 Qui - Nessuna colpa da imputarsi ai Pokémon, alla sceneggiatura tutta la colpa, il primo film dei Pokémon realizzato in live action, non convince. Perché certo, meno peggio e meno straniante di quel che si potrebbe pensare, bisogna poi rendere atto al film che l'uso di tecnologia e effetti speciali è pregevole, riuscendo nel compito, già arduo di partenza, di mantenere intatta la sospensione dell'incredulità, peccato che, benché l'occhio voglia sempre la sua parte, non si tratta dell'unica parte in gioco. Il film, infatti (di Rob Letterman, quello del pregevolissimo Piccoli Brividi), un po' rifacendosi quanto possibile all'omonimo videogame da cui prende le mosse, un po' delineando una sua identità narrativa indipendente, manca tutti gli altri bersagli. La trama è debole, estremamente specifica (oltre il limite del ripetitivo) in alcuni punti quanto convenientemente ambigua in altri, i colpi di scena sono tutti prevedibili e, pur prevedendo un target di pubblico molto pronunciato verso il basso, poco gratificanti. I due personaggi umani principali, interpretati da Justice Smith e Katryn Newton, non se la cavano male ma il loro spazio viene divorato da un Pikachu efficace ma ingombrante, doppiato in lingua originale da Ryan Reynolds, di cui condivide l'ironia sfrenata e iconoclasta (sprecati Bill Nighy e Ken Watanabe). La combinazione straniante di comico e tenero funzionerebbe pure, se trovasse il giusto spazio e agisse di concerto con il resto del film, così, invece, risulta alquanto stridente. Resta a difesa del film la meraviglia visiva di un paio di sequenze brillanti, specie nella prima metà, e qualche trovata che strappa il sorriso. Quasi niente, comunque, che non si sia già visto, gestito meglio, in Zootropolis. Il finale è fiacco, e non basta la tematica della paternità, pazientemente intessuta, a riscattare a un epilogo audace. Voto: 5+
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mercoledì 16 settembre 2020
Pokémon: Detective Pikachu (2019)
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lunedì 15 luglio 2019
50 sfumature di rosso (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2019 Qui
Tema e genere: Sequel di 50 sfumature di nero, ed adattamento cinematografico del romanzo omonimo di E. L. James, questa pellicola tratta delle classiche difficoltà di coppia e di cosa comporta essere ricchi.
Trama: Anastasia e Mr Grey si sono sposati, ma devono affrontare la vendetta di un vecchio nemico e la difficoltà di conciliare le loro idee di futuro.
Recensione: Archiviate quelle di grigio e di nero, arrivano le 50 sfumature di rosso, l'ultimo capitolo della trilogia "colorata". La bella "libraia" in bolletta ha finalmente sposato il suo miliardario (anche se sembra non accorgersene che quest'ultimo ha i soldi e si può permettere un aereo), e i due si stanno godendo la luna di miele, quando il pericolo arriva di soppiatto. Un nemico misterioso riemerge dal passato di entrambi e si prepara a portare lo scompiglio tra un brivido di piacere e lo shopping domenicale. Peccato che né l'una né l'altra cosa sono raccontate (giacché la storia è senza capo né coda) in un modo che uno spettatore senziente possa prendere sul serio, mentre i vari personaggi di contorno vivono quel tanto che serve per riflettere i patemi e le piccole controversie della coppia principale, quasi sempre in scena. Le scene erotiche infatti, che dovrebbero essere alla base del film, sono solo un intermezzo inutile dal punto di vista narrativo e visivo. E sullo sfoggiare il lusso basti dire che le prime sequenze sono più vicine allo spot di un'agenzia di viaggi che altro. Per non parlare del "nemico misterioso" che paura fa praticamente mai. Cos'altro dire quindi? Che questo film senza forma né sostanza spero sia davvero l'ultimo, l'indizio, ovvero un susseguirsi di canzoncine pop accompagna il tutto e sulle note di Love Me Like You Do, canzone simbolo di 50 sfumature di grigio, il film termina con un montaggio dei momenti salienti di tutta la trilogia, fa ben sperare.
Trama: Anastasia e Mr Grey si sono sposati, ma devono affrontare la vendetta di un vecchio nemico e la difficoltà di conciliare le loro idee di futuro.
Recensione: Archiviate quelle di grigio e di nero, arrivano le 50 sfumature di rosso, l'ultimo capitolo della trilogia "colorata". La bella "libraia" in bolletta ha finalmente sposato il suo miliardario (anche se sembra non accorgersene che quest'ultimo ha i soldi e si può permettere un aereo), e i due si stanno godendo la luna di miele, quando il pericolo arriva di soppiatto. Un nemico misterioso riemerge dal passato di entrambi e si prepara a portare lo scompiglio tra un brivido di piacere e lo shopping domenicale. Peccato che né l'una né l'altra cosa sono raccontate (giacché la storia è senza capo né coda) in un modo che uno spettatore senziente possa prendere sul serio, mentre i vari personaggi di contorno vivono quel tanto che serve per riflettere i patemi e le piccole controversie della coppia principale, quasi sempre in scena. Le scene erotiche infatti, che dovrebbero essere alla base del film, sono solo un intermezzo inutile dal punto di vista narrativo e visivo. E sullo sfoggiare il lusso basti dire che le prime sequenze sono più vicine allo spot di un'agenzia di viaggi che altro. Per non parlare del "nemico misterioso" che paura fa praticamente mai. Cos'altro dire quindi? Che questo film senza forma né sostanza spero sia davvero l'ultimo, l'indizio, ovvero un susseguirsi di canzoncine pop accompagna il tutto e sulle note di Love Me Like You Do, canzone simbolo di 50 sfumature di grigio, il film termina con un montaggio dei momenti salienti di tutta la trilogia, fa ben sperare.
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martedì 9 aprile 2019
50 sfumature di nero (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2017 Qui - Cinquanta sfumature di nero (Drammatico, USA, 2017): Ho essenzialmente visto questo film per rivedere "all'opera" Dakota Johnson, che non sarà forse un gran bellezza, ma è dotata di un bel fisico e di una intrigante sensualità, non certo per la ridicola continuazione di un'assurda storia d'amore, che tutti ormai conoscono (anche se spero di no). Perché anche se questa volta la regia viene affidata ad un "regista" vero che ha perfino un curriculum (James Foley) e nonostante un leggerissimo passo in avanti rispetto al primo solo perché quantomeno si approfondisce di più sul passato di Grey e c'è qualche avvenimento in più (e alcune scene erotiche sono leggermente migliori), il risultato non si discosta molto dalla prima bruttura di due anni prima. Anche perché il resto del film (comprendente incredibilmente nella colonna sonora di due tracce di Danny Elfman), incentrato sul rapporto morboso di Grey verso Ana e sui dubbi di quest'ultima nei confronti di Grey (un deludente Jamie Dornan), scorre troppo lentamente. Un po' poco anche per la sufficienza, senza dimenticare che davvero ridicola è la scena dell'incidente aereo e tante altre. Voto: 5
lunedì 11 febbraio 2019
Southpaw: L'ultima sfida (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/12/2016 Qui - Di questi tempi fare un film sul pugilato significa, ormai, accettare di cadere inevitabilmente nel "già visto", tanto più nello script di pura fiction, troppo iconiche e indimenticabili restano ancor oggi le gesta dei vari Rocky, Toro Scatenato, Alì, Cinderella Man e l'ultimo Creed, ect, che risulta davvero difficile riuscire a scrivere una pagina veramente nuova di questa tipologia di film. Ma l'abilità di partenza di Southpaw: L'ultima sfida (Southpaw), film del 2015 diretto e prodotto da Antoine Fuqua, con protagonista Jake Gyllenhaal, se vogliamo, è proprio la scelta di non cercare alcun tipo di confronto con questi cult, mantenendo una costante umiltà di fondo che lo direziona sì verso caratteri prevedibili e masticati (a tratti pure semplicistici) ma nel contempo lo dimensiona a prodotto di genere più che commestibile, testosteronico e drammatico, emozionante e scorrevole, per un risultato non eccezionale ma più che dignitoso. Perché senza cadere nella presunzione di voler scrivere qualcosa di nuovo, Southpaw tiene fede ai caratteri che hanno fatto la fortuna del boxe-movie, regalando due ore di buon cinema, il cui scopo primario resta l'intrattenimento, coniugato però ad una valida dose di profondità, conferita dalla qualità dei suoi interpreti. La storia non brilla per originalità, certo (poiché già di per sé il progetto di un film sulla boxe e sul riscatto di un pugile dalle stalle alle stelle si presenta irto di difficoltà sul fronte originalità), ma quali sono i grandi film che possono davvero definirsi completamente originali? Il gladiatore, Braveheart, 300? la verità è che la differenza la fanno molto spesso gli attori e la sceneggiatura, che in questo caso funzionano alla grande. La sceneggiatura infatti, nonostante non sono come la regia da Oscar, riesce a far viaggiare le emozioni sui volti di tutti i protagonisti, e dallo schermo agli spettatori, in modo genuinamente emozionante proprio grazie alla storia semplice, che anche se già raccontata più volte al cinema (che è pieno di pugili famosi) con altri copioni identici, riesce sia a rendersi efficace, che ad intrattenermi fino alla fine facendomi affezionare ai personaggi, cosa che solo pochi film riescono a fare.
giovedì 29 novembre 2018
50 sfumature di grigio (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/02/2016 Qui - Era già successo all'uscita del libro, stessa cosa al cinema, uguale alla sua mandata in chiaro su canale5, un putiferio. Ma davvero io non capisco tutto questo trambusto sul film 50 sfumature di grigio, che inutile raccontare la trama tanto la conoscono tutti quelli che l'hanno visto o letto il romanzo (famosissimo) da cui trae ispirazione, perché sinceramente non c'è niente di così scandaloso nel film come il film stesso, senza capo ne coda, inconcludente, insignificante ed irritante, a tratti volgare. Come direbbe il grande Fantozzi, "..è una cagata pazzesca" perché è un film (del 2015) senza senso, anzi, uno c'è l'ha, che anche i maniaci, ricchi, vanitosi quasi serial killer hanno una vita sessuale intensa. A parte qualche scena non c'è niente che al cinema sia stato già visto, e poi posso credere a tutto, poiché al mondo ne succedono di cose e ce ne sono di cose, ma che una ragazza appena laureata sia ancora vergine non me lo spiego, non ci credo, va bene poi se non fosse una figa da paura, perché di bella è bella, e ha un corpo (la Johnson, figlia della Griffith e Don Johnson, da cui ha preso tanto come bellezza), davvero quasi perfetto.
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