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mercoledì 30 novembre 2022

Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Ci voleva Sam Raimi per far sì che questa nuova fase dell'universo cinematografico Marvel riprendesse quota e tornasse (dopo Black WidowShang-Chi ed Etenarls, al massimo sufficienti) a livelli degni di un certo cinema che sa coniugare intrattenimento a bellezza visiva (cosa che è riuscito comunque a fare Spider-Man: No Way Home, di cui questo film è il seguito narrativo). Il personaggio e le ambientazioni lasciano al regista (nonostante debba tutto incastrare in un universo già ben definito e quindi in qualche modo limitato) la possibilità di fare ciò che vuole, si passa da autocitazioni a momenti di tensione e di terrore insoliti per questa tipologia di pellicole (carina l'idea di creare una continuità diretta con la fantastica serie WandaVision). E sì, la trama non sarà chissà che, i personaggi secondari non sono approfonditi molto, ma di fronte a tanta spettacolarità si può solo godere. E tuttavia, e seppur non all'altezza del primo fantastico Doctor Strange, secondo capitolo discretamente riuscito e certamente promosso. Voto: 6,5

sabato 20 novembre 2021

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/11/2021 Qui - Divenuta ormai di culto, grazie alle sue esibizioni all'insegna del kitsch, la principale kermesse canora del Vecchio Continente riceve la consacrazione di una commedia americana, che un po' la prende (bonariamente) in giro in stile Zoolander, e un po' ne celebra i lustrini e gli eccessi (si riconoscono pure alcuni volti già noti della kermesse). Will Ferrell, diretto dal suo vecchio amico David Dobkin (già regista, tra gli altri, di 2 single a nozze), interpreta una commedia leggera, spassosa, colorata e persino punteggiata da un paio di belle canzoni (una tra l'altro, quella bellissima della finale della rassegna nel film, fu candidatura agli scorsi Oscar) e qualche battuta rapidamente entrata nell'immaginario collettivo (una su tutte: "Play Ja Ja Ding Dong!"). Niente di indimenticabile, intendiamoci, ma il filmetto funziona bene e raggiunge il suo minimale scopo di intrattenere piacevolmente, complice anche un buon cast (Rachel McAdams, Pierce Brosnan, Dan Stevens) che coadiuva lo strabordante (forse troppo?) protagonista. Voto: 6+

mercoledì 17 giugno 2020

Disobedience (2017)

Titolo Originale: Disobedience
Anno e Nazione: USA, Regno Unito, Irlanda 2017
Genere: Drammatico, Sentimentale
Produttore: Ed Guiney, Frida Torresblanco, Rachel Weisz
Regia: Sebastián Lelio
Sceneggiatura: Sebastián Lelio, Rebecca Lenkiewicz
Cast: Rachel Weisz, Rachel McAdams, Alessandro Nivola, Anton Lesser
Bernice Stegers, Allan Corduner, Nicholas Woodeson, Liza Sadovy
Clara Francis, Mark Stobbart, Caroline Gruber, Alexis Zegerman
Steve Furst, Rose Walker, David Fleeshman, Cara Horgan
Durata: 114 minuti

Sebastian Lelio dirige Rachel Weisz e Rachel McAdams in una conturbante storia al femminile. L'amore proibito fra due donne sconvolge la comunità ebraico-ortodossa di Londra.

venerdì 19 luglio 2019

Game Night - Indovina chi muore stasera? (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2019 Qui
Tema e genere: Commedia basata sul tema dei party-game.
Trama: Una sera Max (Jason Bateman) e Annie (Rachel McAdams), insieme ad altre coppie con cui sono soliti riunirsi per dei giochi di società, su proposta del fratello di Max, Brooks (Kyle Chandler), sperimentano un gioco in cui devono risolvere un delitto. Quando in scena irrompono criminali, agenti federali e Brooks viene rapito, si direbbe che fa tutto parte del gioco…o no?
Recensione: I registi del già mediocre Come ti rovino le vacanze (2013), John Francis Daley e Jonathan Goldstein, realizzano un giocoso thriller impostato come un party, in cui lo spunto collettivo dei giochi da tavolo mette insieme tensione e popcorn movie, divertimento godereccio e spunti macabri. A tenere insieme il tutto è un'evidente dimensione da caccia al tesoro, che fa da tirante narrativo e da collante esplosivo per la vicenda e per tutti i personaggi: il giochino però mostra la corda, con le strizzatine d'occhio e la dimensione metacinematografica un po' declamatoria, che sarebbe risultata fuori tempo massimo già una decina d'anni fa, che supera ben presto il livello di guardia e dà vita a una girandola tanto (qua e là) spassosa quanto usurata e fine a se stessa. Una girandola però soprattutto e colpevolmente prevedibile, cosa che una commedia che si basa su numerosi equivoci e colpi di scena non può permettersi. In Game Night infatti (non proprio giustificabile il sottotitolo italiano) tutto è troppo prevedibile, guardandolo si intuisce ogni passo che sta per compiere e il lasso di tempo tra l'intuizione dello spettatore e l'avvenimento di quel passo è troppo lungo, il film ci mette troppo a svolgersi e così finisce per essere davvero poco coinvolgente e banale nonostante l'ottimo concept. Inoltre ci mette troppo a mettersi in moto a causa di una parte iniziale troppo lunga nella quale succede poco o nulla se non la presentazione dei personaggi principali, e quando inizia non fornisce la dose d'intrattenimento sperata perché saturo di battute (anch'esse prevedibili) e persino citazioni che si accavallano l'una su l'altra rendendosi troppo poco spontanee, risultando quindi forzate e poco gratificanti. Non bastasse già l'inadeguato sottotesto legato alla maternità, del non crescere e dell'infedeltà, anche se in quest'ultimo caso esilarante è la presa in giro di Denzel Washington (che sarà comunque l'unica). Peccato perché le idee erano molto promettenti ma alla fine il film da il meglio di sé "solo" dove non te l'aspetti, ovvero la regia e il montaggio, aspetti secondari in una pellicola del genere, che comunque permettono al film di essere per lo meno piacevole da questi punti di vista. Il pregio di questo film è che non scade mai in quell'umorismo volgare-demenziale tipico delle parodie dei film di genere ma fa sorridere lo spettatore grazie a situazioni simpatiche e personaggi comunque azzeccati, e questo non è scontato. Ma fino alla fine il film rincorre fino ad arrancare e apparire davvero stanco una spontaneità e un mordente che non riesce mai veramente a raggiungere nonostante ci si avvicini più volte, sfumando in una sceneggiatura non del tutto convincente che non è stupida, come dimostra in poche scene davvero esilaranti, ma che purtroppo si comporta da tale per la maggior parte del tempo, rendendo l'intero film una commedia non poi così black né divertente o coinvolgente che si dimentica in fretta e che non lascia il segno (il finale splatter lascia un po' basiti), finendo per sprecare le sue grandi potenzialità. Tuttavia meglio di tante altre, originale più di tante altre, e per questo parzialmente riuscita, perché è questa commedia, godibile, piacevole e non affatto bocciabile.

martedì 2 aprile 2019

Doctor Strange (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2017 Qui - Quattordicesimo titolo di quello che ormai viene chiamato "L'universo cinematico Marvel", Doctor Strange, film del 2016 diretto da Scott Derrickson, è fin dal titolo, una delle mosse più azzardate della casa di produzione, forse persino più di Ant-Man. Al pari dei Guardiani della galassia, il personaggio in questione è fra i meno conosciuti dal pubblico al di fuori della cerchia ristretta dei cultori dei fumetti Marvel (io infatti non conoscevo affatto), ed è, tra l'altro (da quello che prima ho percepito e poi visto), uno dei più bizzarri ed eccentrici, ma quasi sicuramente uno dei personaggi più affascinanti usciti dalle menti e dagli inchiostri di Steve Ditko e Stan Lee. Una origin story su queste basi quindi non era solo difficile da realizzare, ma per di più il risultato finale poteva rivelarsi di un kitsch estremo. Oltreché precipitare nel ridicolo, con il suo carico di misticismo New Age e orientalizzante. Invece, per fortuna, il regista e la sua squadra sono riusciti a contenere al minimo indispensabile le sferzate "mistiche", concentrandosi più sull'azione e sullo stupire lo spettatore, e, soprattutto, non trascurando la componente dell'autoironia, che in più occasioni salva il film dal cadere nel già menzionato ridicolo involontario. D'altronde in Doctor Strange, che ci mostra qualcosa di innovativo ed incredibilmente originale, come mai si era visto prima nei vari film, lo spettacolo straordinario e l'azione non mancano affatto, anche se per questo viene fuori il vero tallone d'Achille, la sceneggiatura, che produce un film che non sembra saper bene dove voler andare a parare, e spesso procede per semplice accumulazione, di effetti speciali, di combattimenti, di allenamenti, di scenette comico-ironiche, di lunghi e stanchi monologhi sul tema stantio dei supposti limiti della scienza che impedirebbero di vedere "oltre". E tuttavia il film, che certamente non brilla per acume o intelligenza data l'indubbia semplicità e superficialità della storia, girando su binari già percorsi, con cliché ed altro, riesce efficacemente ad andare avanti senza fermarsi. Anche perché, anche se questo non è difatti un film eccezionale, è però singolare, atipico, piacevole da seguire e vedere, e non è poco.

venerdì 8 marzo 2019

Ritorno alla vita (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2017 Qui - RITORNO ALLA VITA (Drammatico, Germania, Canada, Norvegia 2015): Che Wim Wenders abbia perso smalto negli ultimi anni è abbastanza chiaro e direi fisiologico (nonostante il discreto documentario Il Sale della Terra). E purtroppo questa sua ultima fatica non fa eccezione. Un film esasperante nella sua pesantezza che spinge in avanti con faticosa leggerezza una tematica molto impegnativa (quella di uno scrittore che perde il controllo della sua esistenza dopo un incidente d'auto in cui perde la vita un ragazzino), e la risolve creando per i personaggi, un universo parallelo dentro al quale si muovono nell'inesorabile scorrere degli anni. I temi trattati nel film infatti cadono nella superficialità e nell'irrisolto. E a nulla valgono alcuni virtuosismi tecnici (i primi piani con le variazioni di profondità di campo) che vorrebbero(?) esprimere i cambiamenti di prospettiva del protagonista, inutili e alquanto fuori luogo, specie se non supportati da adeguate "profondità d'animo", James Franco si limita ad un'unica espressione per tutta la durata della pellicola e non fanno di meglio i non protagonisti (Charlotte Gainsburg e Rachel McAdams). Per non parlare della sensazione della breve durata del film insufficiente a sviluppare adeguatamente i percorsi spirituali (uno dei più cari al regista), quando invece parlando di cinema ne si sottolinea spesso la eccessiva lunghezza. In poche parole, una totale delusione. Voto: 5

mercoledì 27 febbraio 2019

Il caso Spotlight (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/02/2017 Qui - Tratto da una sconcertante storia vera, Il caso Spotlight (Spotlight, 2015) di Thomas McCarthy è un film che rientra a pieno titolo nel cosiddetto 'cinema liberal' americano, impegnato e progressista, intento a mettere in luce scandali nascosti, a scoperchiare vasi di pandora sigillati da mura di omertà insormontabili. E quando una certa idea di giornalismo si incrocia con un certo modo di fare cinema, il risultato è pressoché scontato, ovvero eccezionale. La conferma viene da questa pellicola, superlativa prova autoriale e attoriale. Un eccellente film inchiesta che, candidato a sei Oscar, ne ha portati a casa due, tra cui quello più importante, ossia miglior film, ma anche come miglior sceneggiatura originale, nonostante questo film, co-scritto e diretto da Tom McCarthy (Mr Cobbler e la bottega magica, Mosse vincenti, L'ospite inatteso) è basato su fatti realmente accaduti. Inchiesta che replica e amplifica tematiche trattate nel 1976 da Tutti gli uomini del presidente, dato che il riferimento filmico più immediato è il film di Alan Pakula, date le evidente assonanze narrative tra i due film. Infatti, la storia di entrambi i film nasce e si sviluppa all'interno di una redazione di un giornale, poi li accomuna il fatto che un gruppo di giornalisti si getta anima e corpo su un caso dai chiari risvolti socio-politici, che poi arriva a coinvolgere insospettabili uomini di potere, infine, si racconta di fatti realmente accaduti. Fatti che in questo caso sembrano frutto di fantasia, e invece come spesso accade nel mondo degli umani la realtà supera spesso la fantasia. La pellicola infatti, narra le vicende reali venute a galla dopo l'indagine (tramite un gruppo di giornalisti investigativi conosciuti come "spotlight") del quotidiano The Boston Globe sull'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie. Indagine che valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003 e aprì a numerose indagini sui casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica. Il giornale difatti denunciò questo scandalo dei preti pedofili e la collusione della alte sfere ecclesiastiche, portando letteralmente alla luce un numero molto elevato di abusi di minori. Tutto a fondo e ad ogni costo, nonostante l'oscuramento mediatico dell'attentato alle torri gemelle.

sabato 23 febbraio 2019

Il Piccolo Principe (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2017 Qui - Il Piccolo Principe (Le Petit Prince), film d'animazione del 2015, è un lungometraggio animato di eccezionale manifattura. Raffinata e ben congegnata è infatti questa trasposizione in chiave cinematografica del breve romanzo illustrato di Antoine de Saint-Exupéry, un romanzo capolavoro che anch'io ho letto da piccolo. Un film che riesce ad essere estremamente fedele al libro, e a coglierne l'essenziale (il termine 'Essential' è ripetuto e riproposto moltissime volte). Ma allo stesso tempo sviluppa e intreccia una trama molto moderna e attuale che dà ancora maggiore risalto ai concetti base del plot originale. L'eterna lotta tra la ragione e il sentimento, il passaggio dall'età infantile a quella adulta, l'amicizia, la crescita, sono tutte tematiche ottimamente raccontate. Il film, diretto da Mark Osborne (autore di "Kung Fu Panda"), non è il primo film tratto dal capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, ma si conferma però come uno dei più interessanti e riusciti anche per il particolare modo in cui sono state animate le vicende del racconto. Il racconto raffinato ed evocativo di un cinema d'altri tempi, quella di una cittadina che si muove geometricamente ai ritmi di un orologio, dove il destino di una piccola bambina si intreccia inevitabilmente con quello del suo anziano vicino di casa (un nuovo Saint-Exupéry) che, nonostante la consapevolezza della vita e della possibilità della morte, quanto mai reali, non ha mai dimenticato cosa sia la fantasia e il desiderio di lasciarle spazio. E la bambina sarà la protagonista di un viaggio memorabile ricco di emozioni.

lunedì 11 febbraio 2019

Southpaw: L'ultima sfida (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/12/2016 Qui - Di questi tempi fare un film sul pugilato significa, ormai, accettare di cadere inevitabilmente nel "già visto", tanto più nello script di pura fiction, troppo iconiche e indimenticabili restano ancor oggi le gesta dei vari Rocky, Toro Scatenato, Alì, Cinderella Man e l'ultimo Creed, ect, che risulta davvero difficile riuscire a scrivere una pagina veramente nuova di questa tipologia di film. Ma l'abilità di partenza di Southpaw: L'ultima sfida (Southpaw), film del 2015 diretto e prodotto da Antoine Fuqua, con protagonista Jake Gyllenhaal, se vogliamo, è proprio la scelta di non cercare alcun tipo di confronto con questi cult, mantenendo una costante umiltà di fondo che lo direziona sì verso caratteri prevedibili e masticati (a tratti pure semplicistici) ma nel contempo lo dimensiona a prodotto di genere più che commestibile, testosteronico e drammatico, emozionante e scorrevole, per un risultato non eccezionale ma più che dignitoso. Perché senza cadere nella presunzione di voler scrivere qualcosa di nuovo, Southpaw tiene fede ai caratteri che hanno fatto la fortuna del boxe-movie, regalando due ore di buon cinema, il cui scopo primario resta l'intrattenimento, coniugato però ad una valida dose di profondità, conferita dalla qualità dei suoi interpreti. La storia non brilla per originalità, certo (poiché già di per sé il progetto di un film sulla boxe e sul riscatto di un pugile dalle stalle alle stelle si presenta irto di difficoltà sul fronte originalità), ma quali sono i grandi film che possono davvero definirsi completamente originali? Il gladiatore, Braveheart, 300? la verità è che la differenza la fanno molto spesso gli attori e la sceneggiatura, che in questo caso funzionano alla grande. La sceneggiatura infatti, nonostante non sono come la regia da Oscar, riesce a far viaggiare le emozioni sui volti di tutti i protagonisti, e dallo schermo agli spettatori, in modo genuinamente emozionante proprio grazie alla storia semplice, che anche se già raccontata più volte al cinema (che è pieno di pugili famosi) con altri copioni identici, riesce sia a rendersi efficace, che ad intrattenermi fino alla fine facendomi affezionare ai personaggi, cosa che solo pochi film riescono a fare.

domenica 13 gennaio 2019

Questione di tempo (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - Questione di tempo (About Time) è una delicata, raffinata ed emozionante commedia romantica del 2013 scritta e diretta da Richard Curtis, regista tra gli altri di Love Actually e I Love Radio Rock, e soprattutto sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones, insomma una grande firma per un bellissimo film (andato in onda in prima visione su Italia Uno il 7 luglio). Film che narra di Tim, giovane e impacciato ventunenne interpretato da Domhnall Gleeson, che scopre dal padre di avere la possibilità di viaggiare a ritroso nella sua vita. Tim però non può cambiare la sua intera storia, ma può modificare i singoli avvenimenti per correggere il proprio futuro. Il ragazzo decide così di far tesoro di questo potere per incontrare l'amore, anche se non tutti i tentativi andranno a buon fine, specialmente i primi. Nel corso del film il ragazzo si troverà infatti a rivivere spesso gli stessi momenti assumendosi importanti responsabilità sui risvolti positivi o negativi delle vicende, cancellando spesso la linea temporale della propria vita e quando a un certo punto l'obiettivo diventa Mary, conosciuta in un ristorante al buio, e quando i giochi sembrano fatti, un errore nel passaggio temporale sembra rimettere tutto in discussione. Questa storia (un po') bizzarra ma gradevole ruota quindi intorno a Tim, il giovane protagonista della pellicola, che può fare qualcosa di straordinario, qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di poter fare (non ci stancheremo mai di fantasticare su questa possibilità), ovvero come il protagonista chiudendosi in un luogo buio e stringendo forte i pugni, Tim può tornare indietro nel tempo e rimediare ai propri errori o a quelli commessi da altri. Questo dono, tramandato da generazioni tra gli uomini della sua famiglia, consente all'esitante e impacciato ragazzo di conquistare nel migliore dei modi la sua futura moglie Mary e di realizzare che rivivere dei momenti passati come vorremmo non sempre conduce ad una vita perfetta. Nel bene o nel male dovrà però decidere cosa è meglio per lui e per la sua famiglia, spinto dal succedersi di avvenimenti imprevisti e che non riservano sorprese. I viaggi nel tempo, i paradossi temporali, la macchina per tornare indietro nella notte dei tempi o magari per vedere il futuro della nostra irrequieta umanità, sono tematiche che hanno sempre affascinato l'uomo e attratto la fantasia di autori e narratori di molta letteratura fantastica. Da parte sua il cinema non è mai stato indifferente a questi stimolanti argomenti, trovando anche il modo di affrontare la materia in generi non strettamente e naturalmente indicati per queste tematiche, come per esempio questa bella commedia. Richard Curtis ovviamente, non scopre certo nulla di nuovo, ma se la trama non brilla per originalità, stupisce invece la rapidità e il modo con cui evolve, Curtis decide infatti di muoversi su un piano differente, Tim non è l'utilizzatore di una macchina del tempo alla Wells e neppure un americano alla corte di re Artù nato dalla penna di Mark Twain, i suoi sono piuttosto dei 'ritorni al futuro' il cui arco temporale ristretto consente al protagonista di tentare di sistemarsi la vita grazie alla consapevolezza acquisita in precedenza.

giovedì 22 novembre 2018

La Spia: A most wanted man (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/02/2016 Qui - La spia: A Most Wanted Man (A Most Wanted Man) è un film del 2014 basato sul romanzo 'Yssa il buono' di John le Carré. Una spy story anomala, che all'azione preferisce l'introspezione, al dinamismo il gioco intellettuale, un thriller vecchio stile. All'azione vera e propria si preferisce infatti tutta la ricostruzione delle indagini con un'ampia panoramica su come funzionano i servizi segreti e quali metodi usano per arrivare ai loro scopi. Spesso questi metodi non spiccano per la loro legalità ma ormai dopo l'11 settembre questo sembra ormai dato per assodato. E' stato l'ultimo film del compianto Philip Seymour Hoffman. Tre degli attentatori dell'undici settembre erano di base ad Amburgo, da quel giorno la città portuale tedesca divenne un sito ad alto rischio, sorvegliato dai servizi segreti tedeschi e americani, compresi nel tentativo di anticipare un'eventuale minaccia terroristica. È in questo contesto geopolitico che si muove questo thriller politico. Un povero diavolo di origine russo-cecena, Issa Karpov, approda nel porto deciso a recuperare il denaro che suo padre, uno spietato criminale di guerra, ha accumulato impunemente. Allertati i servizi segreti tedeschi e americani, spetta a Günther Bachmann (Hoffman) scoprire se Issa Karpov è un innocente coinvolto in una storia più grande di lui o un pericoloso terrorista pronto a fare esplodere Amburgo. Intanto però sta indagando su un rispettato accademico musulmano che sta appoggiando segretamente delle attività terroristiche tramite donazioni ad una compagnia di navigazione con sede a Cipro. Bachmann, grasso, depresso, solitario ma acuto e intelligente, cinico e deluso col vizio dell'alcol e della solitudine, non può sbagliare e deve riscattare un passato e un fallimento pesante. L'uomo infatti è solo, beve ed è concentrato solo sul suo lavoro e questo ovviamente non fa che tormentarlo. Con l'aiuto di una giovane avvocatessa (Rachel McAdams), di un'astuta agente della CIA (Robin Wright), ben determinata ad ottenere ciò che vuole, con cui sembra nascere un'intesa sentimentale e professionale e di un losco banchiere (Willem Defoe), Bachmann organizza un contorto piano per incastrare il suo obiettivo.