Visualizzazione post con etichetta Rachel Weisz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rachel Weisz. Mostra tutti i post

martedì 31 maggio 2022

Black Widow (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Il problema vero di questo film è che sia uscito fuori tempo massimo, dopo i fatti di Endgame infatti sappiamo quello che succederà a Black Widow, quindi tutto l'interesse per questo film è scemato inesorabilmente. Preso a sé stante invece non è nemmeno male, buone scene d'azione (anche se Cate Shortland alla regia si impegna ma si vede che l'azione non è il suo genere) e una storia abbastanza interessante, che però avrebbe meritato sicuramente maggior attenzione e approfondimento. La Vedova Nera infatti è uno dei personaggi col passato più enigmatico e interessante, sicuramente c'era spazio per fare molto meglio (rammarico in ogni caso per l'ultima volta di Scarlett Johansson nei suoi panni). Sul suo personaggio avrebbero dovuto imbastire qualcosa di più "fumettoso" e meno drammatico-cervellotico-familiare. Ok, il film intrattiene ed in un paio di occasioni diverte pure, ma alla stessa maniera di altri prodotti simili. In conclusione credo sia (solo) un film da vedere se amanti dell'universo Marvel, che però non aggiunge nient'altro a quello di già visto fino allo scontro con Thanos, se non per aggiungere il personaggio di Yelena che serve alla (mini)serie di Hawkeye (prossima alla visione). Voto: 6

mercoledì 17 giugno 2020

Disobedience (2017)

Titolo Originale: Disobedience
Anno e Nazione: USA, Regno Unito, Irlanda 2017
Genere: Drammatico, Sentimentale
Produttore: Ed Guiney, Frida Torresblanco, Rachel Weisz
Regia: Sebastián Lelio
Sceneggiatura: Sebastián Lelio, Rebecca Lenkiewicz
Cast: Rachel Weisz, Rachel McAdams, Alessandro Nivola, Anton Lesser
Bernice Stegers, Allan Corduner, Nicholas Woodeson, Liza Sadovy
Clara Francis, Mark Stobbart, Caroline Gruber, Alexis Zegerman
Steve Furst, Rose Walker, David Fleeshman, Cara Horgan
Durata: 114 minuti

Sebastian Lelio dirige Rachel Weisz e Rachel McAdams in una conturbante storia al femminile. L'amore proibito fra due donne sconvolge la comunità ebraico-ortodossa di Londra.

martedì 28 aprile 2020

La favorita (2018)

Titolo Originale: The Favourite
Anno e Nazione: Irlanda, Regno Unito, USA 2018
Genere: Storico, Biografico, Commedia, Drammatico
Produttore: Ceci Dempsey, Ed Guiney
Lee Magiday, Yorgos Lanthimos
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara
Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz
Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss, James Smith
Durata: 110 minuti

Oscar, Golden Globe e Coppa Volpi a Olivia Colman nell'acclamato film di Lanthimos premiato a Venezia.
Le cortigiane Emma Stone e Rachel Weisz si contendono le attenzioni della regina.

martedì 14 aprile 2020

Il mistero di Donald C. (2018)

Titolo Originale: The Mercy
Anno e Nazione: Regno Unito 2018
Genere: Biografico, Drammatico
Produttore: Graham Broadbent, Peter Czernin, Scott Z. Burns
Nicolas Mauvernay, Jacques Perrin
Regia: James Marsh
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Cast: Colin Firth, Rachel Weisz, David Thewlis, Mark Gatiss, Genevieve Gaunt
Kit Connor, Jonathan Bailey, Ken Stott, Andrew Buchan, Anna Madeley
Finn Elliot, Adrian Schiller, Sebastian Armesto, Sam Hoare
Durata: 95 minuti

Colin Firth e Rachel Weisz nel biopic sulla folle impresa di Donald Crowhurst, che nel 1968 decise di fare il giro del mondo in barca a vela, in solitaria e senza scali.

martedì 30 luglio 2019

Rachel (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Dramma romantico in costume adattamento di un famoso romanzo.
Trama: Un giovane è deciso ad avere giustizia per la morte del suo amato cugino, che si sentiva perseguitato dall'affascinante donna che aveva appena sposato. Ma quando conoscerà la vedova, ogni cosa cambierà.
Recensione: Nella sua ultima fatica Roger Michell, già regista del famoso Notting Hill, si concede al suo grande amore per i film in costume adattando il noto romanzo Mia cugina Rachele di Daphne du Maurier. L'opera era già stata trasposta nel 1952, quando Henry Koster ne aveva fatto un film con protagonisti Olivia de Havilland e Richard Burton, in questa nuova versione troviamo invece l'altrettanto brava (e bella) Rachel Weisz nei panni della femme fatale e un Sam Claflin come sempre poco convincente, che interpreta il giovane e ingenuo Philip. Il film è romanzescamente diviso in tre parti, tramite le quali si snoda una storia, che si annuncia però come prevedibilissima sin dalle prime scene. Ma non solo, anche piuttosto fredda. Il risultato è così un film romantico in costume piuttosto convenzionale e patinato, calibrato in ogni sua singola componente ma complessivamente piuttosto rigido e monocorde. Sfumato e tetro, incentrato sui tema della fascinazione, dell'idealizzazione e del desiderio a distanza, fino ad approdare a un finale ancor più cupo e mesto delle premesse, il film di Michell non si segnala per particolari guizzi, è estremamente succube tanto di una confezione imbalsamata quanto di una sorgente letteraria probabilmente di buon livello, che al cinema finisce però per risultare illustrativa tanto nelle sottolineature visive quanto nella restituzione del sentimento e delle dinamiche attrattive. Si salva unicamente appunto per la bella fotografia e la buona performance della protagonista. Sprecati gli altri attori e paradossalmente più il film calca la mano sul sentimentalismo e più lascia indifferenti. Nell'economia del film sono sbagliati e ripetitivi persino i ritmi e le situazioni del finale, sospeso e sbrigativo in una domanda che ha l'ambizione di elevarsi a metafora sulla natura umana, ma che rimane saldamente ancorata a terra, inadeguata al contesto e al livello del resto della pellicola. Un livello comunque mediocre, come la pellicola alla fine dei conti.
Regia: Dall'inizio era chiaro che si sarebbero qui mischiati elementi quali thriller, amour fou e desiderio in un intreccio possibilmente torbido e avvincente. Elementi che purtroppo Roger Michell non riesce a restituire in questa versione cinematografica, più preoccupato della forma a discapito delle emozioni, come spesso accade nel cinema inglese.

venerdì 31 maggio 2019

La verità negata (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - È plausibile che una stimata storica, professoressa universitaria, sia costretta a dimostrare in tribunale che le accuse mosse a un negazionista di aver distorto volutamente i fatti storici, non rappresentino diffamazione? È possibile che, per farlo, debba addirittura portare davanti a un giudice le prove che dimostrino l'effettiva esistenza dell'Olocausto? In Inghilterra, dove non esiste la presunzione d'innocenza, sì. È quello che è successo realmente (negli anni novanta) a Deborah Lipstadt (Rachel Weisz), professoressa di studi ebraici moderni e dell'Olocausto all'Emory University di Atlanta, quando il sedicente storico David Irving (Timothy Spall) l'ha citata in giudizio al tribunale di Londra, dando così vita a uno dei processi più paradossali e significativi degli ultimi decenni. Per quanto assurdo che sembri, La verità negata (Denial), film del 2016 diretto da Mick Jackson, tratto dal libro History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier di Deborah Lipstadt, racconta quindi come non sia così semplice provare l'ovvio, soprattutto quando a rimetterci potrebbe essere la storia stessa e milioni di morti senza colpa. Ma qui si tratta della storia, e perdere potrebbe distruggere una delle verità sui fatti più atroci che l'essere umano abbia mai commesso. Nel duello tra Irving (che ha deciso di difendersi da solo) e la Lipstadt, a prendere il sopravvento è invece l'avvocato Richard Rampton (un come sempre grandissimo Tom Wilkinson), perché con la sua strategia deve difendere le sorti dell'umanità intera e la sua verità storica. Perché cosa si può rispondere a chi sostiene che ad Auschwitz non ci siano state camere a gas? Le parole potrebbero non bastare, proprio perché in questo caso servono le prove, scientifiche e provate, anche se i fatti sono oggettivi, testimoniati dai sopravvissuti e comprovati dalla storia stessa. Eppure il processo va avanti, ed è incredibile come le persone coinvolte, e non solo, si trovino davanti l'evidenza negata. Processo che prende buona parte della pellicola, dopotutto La verità negata, è un vero thriller giudiziario (cosiddetto legal drama), che racconta meticolosamente la battaglia legale intrapresa dall'autrice (ma anche le parti più intime delle persone coinvolte), un genere che si fonda sull'attesa delle udienze con tutto ciò che comporta (causa del contenzioso, turbamento dell'imputato, mestiere investigativo, confronti preliminari) e su un'esatta sintesi tra intrattenimento e coinvolgimento, che qui riesce ad essere ben inserito nell'architettura del processo inglese, del quale vengono spiegati alla protagonista americana (e a noi spettatori) i meccanismi, le regole, i ruoli, i pericoli.

mercoledì 29 maggio 2019

La luce sugli oceani (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Il regista Derek Cianfrance non è estraneo al racconto del sentimento, del dolore e della perdita: Blue Valentine, il suo primo lungometraggio, era il racconto di un amore e della sua fine, narrato attraverso un complesso incrocio di piani temporali, mentre Come un tuono era la storia di due padri e due figli, divisi dalla legge e dalla violenza. Per questo suo terzo film adatta il romanzo di M.L. Stedman di qualche anno fa e si immerge in una cornice temporale remota, quella dell'Australia del primo dopoguerra mondiale. Infatti La luce sugli oceani (The Light Between Oceans), film del 2016 scritto e diretto dal regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore statunitense, un film indiscutibilmente raffinato, delicato e poetico che racconta di un guardiano del faro e della moglie (interpretati da una coppia altresì "reale" Michael Fassbender e Alicia Vikander) che si ritrovano di fronte a un dilemma morale quando salvano da una barca alla deriva una bambina di pochi mesi, e che decidendo di crescere la piccola come figlia loro, vivranno sulla loro pelle le conseguenze devastanti della scelta, è un film intimista e doloroso. Un film umano insomma, dopotutto Derek Cianfrance è un umanista, e lo è sempre stato. Un umanista estremo, per certi versi, capace di raccontare storie universali attraverso l'individualità, e sempre con tocco autoriale: lo aveva fatto anche in precedenza (e sempre con buoni risultati) e l'ha fatto anche qui, anche se seppur La luce sugli oceani è un'opera complessa sia dal punto di vista emotivo sia tecnico, alcune scelte di regia sono alquanto discutibili. Tanto che il risultato finale di quest'opera cinematografica lascia un amaro e disatteso senso di incompiutezza, come se mancasse sempre qualcosa benché abbia di tutto al suo interno, compresi degli attori di calibro indiscusso e una meravigliosa fotografia naturale, con sequenze suggestive e incantevoli dell'oceano, della brughiera, della natura selvaggia dell'isola australe dov'è ambientato. Sfortunatamente però il soggetto, talmente ricco di spunti di riflessione e argomenti da trattare (dopotutto molti sono i temi trattati nella pellicola, a partire dal dolore per la perdita di un figlio provato da lei per poi arrivare al senso di colpa che diventa sempre più ingombrante nella vita di lui), viene mal gestito e sviluppato, facendo in modo che il tutto resti abbastanza superficiale.

venerdì 11 gennaio 2019

The Lobster (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/07/2016 Qui - The Lobster è un sorprendente, intrigante e drammatico film fantascientifico del 2015, scritto e diretto da Yorgos Lanthimos, regista greco al debutto in un film in lingua inglese. Di questo film ultimamente ne ho sentito parlare parecchio, specialmente in modo positivo, e quindi ho deciso di vederlo, non solo perché in programmazione su Sky, ma perché il soggetto del film è veramente così curioso e assurdo ma eccezionale che spinto dalla curiosità non potevo difatti perderlo. Questa grottesca fiaba moderna, presentata a Cannes dove ha vinto il Premio della giuria, che rappresenta (in maniera divertente ma anche crudele) il rapporto di coppia e il suo problematico e indissolubile legame con la società, parte infatti da un soggetto, un'idea davvero innovativa e sorprendente. In una distopica società futura (non tanto poi in effetti), dopo una certa età alle persone non è più ammesso essere single, chi rimane solo è difatti obbligato a passare quarantacinque giorni in un lussuoso ma al contempo grigio hotel, qui dovrà trovare una persona con la quale terminare insieme il resto della vita, altrimenti sarà trasformato in un animale a scelta e potrà diventare così fruttuoso almeno per la nuova specie. C'è ovviamente chi non accetta questa imposizione e si ribella scappando nel bosco adiacente l'hotel per rivendicare la propria volontà solitaria. E vista l'impossibilità di creare una coppia in quel contesto grigio e quasi opprimente, David, il protagonista, fugge così nel bosco e si unisce al gruppo di solitari ribelli che si nascondono per sfuggire all'obbligo di accoppiamento. Però anche fra i solitari ci sono delle regole, una soprattutto non permette la formazione coppie, ma l'uomo infrangendo ogni regola, paradossalmente si innamora di una donna, sfortunatamente però la leader del gruppo se ne accorge e la punisce, facendola accecare. Dopo questo fatto il protagonista cercherà e proverà ugualmente di stare con lei, e nonostante le evidenti difficoltà ci riuscirà, più o meno. Basta questo per capire perché questo film ha riscosso certi favori, perché fa sorgere dubbi e domande così interessanti che spiazzerebbero chiunque, io per esempio sarei già spacciato, dovrei solo scegliere in quale animale trasformarmi, già per trovare l'anima gemella non basta una vita intera figuriamoci 45 giorni. E poi non una relazione di interessi, ma l'amore, quello vero, perché se fingi vieni punito. Insomma nessuna speranza.

giovedì 27 dicembre 2018

Youth: La giovinezza (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2016 QuiYouth: La giovinezza (Youth) è un film del 2015 scritto e diretto da Paolo Sorrentino. Il regista dopo l'Oscar per La Grande Bellezza ci riprova, ma come il precedente film, secondo me, fa un gigantesco buco nell'acqua. Personalmente molto deludente anche se visivamente bello. Ma cercando di trovare qualcosa di positivo infatti devo purtroppo affossare questo film che ritengo sopravvalutato come l'illustre pellicola precedente. E' chiaro che quando parliamo di Sorrentino e i suoi film c'è una spaccatura enorme, tra chi piace o no, tra chi lo giudica un grande regista chi un'accattone, uno che senza un'idea chiara confeziona film senza una logica, senza una vera trama, riuscendo però in modo abbastanza incredibile, agli occhi di sopraffini intellettuali, ad essere così tanto apprezzato. Secondo me lui è un furbetto, si avvale di trucchetti che ad un certo numero di persone può piacere ad altri no, come me. Si avvale infatti di un cast eccezionale, qualche scena bollente e qualche nudo (non solo femminile), ambientazioni favolistiche e naturali impagabili, musiche sopraffine, recitazioni di tutto rispetto e qualche altro mezzuccio per imbastire un tavola ricca ma vuota e senza senso, riuscendo comunque a farsi apprezzare. Ritroviamo praticamente lo stesso incipit della Grande Bruttezza italiana, personaggi vuoti interiormente ed esteriormente senza una direzione, tristi che non sanno più vivere, che si lasciano andare in modo inesorabile al tempo che passa. Come due amici da moltissimo tempo che ora, ottantenni, stanno trascorrendo un periodo di vacanza in una specie di hotel nelle Alpi svizzere. Questa "Spa" di lusso nascosta tra le montagne svizzere fa da sfondo alle umane vicende di ospiti non proprio comuni: Fred (Michael Caine), un compositore e direttore d’orchestra famoso ma in pensione, che non ha alcuna intenzione di tornare a dirigere un'orchestra anche se a chiederglielo fosse la regina Elisabetta d'Inghilterra, un attore hollywoodiano (Paul Dano) in cerca di ispirazione, Mick (Harvey Keitel) un regista affermato ma ormai al capolinea, che sta lavorando al suo nuovo e presumibilmente ultimo film per il quale vuole come protagonista la vecchia amica e star internazionale Brenda Morel (Jane Fonda), ma anche una giovane moglie tradita e lasciata e, addirittura, “Miss Universo” in soggiorno speciale. Soprattutto i due amici, che hanno una forte consapevolezza del tempo che sta passando, sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme. Guardano con curiosità e tenerezza alla vita confusa dei propri figli, all'entusiasmo dei giovani collaboratori di Mick, agli altri ospiti dell’albergo, a quanti sembrano poter disporre di un tempo che a loro non è dato. Ma la vita riserverà ai due un futuro non proprio luminoso.