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martedì 30 aprile 2024

Povere creature! (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Lungo e a tratti prolisso, ma potente e con un finale epico. Un'opera decisamente unica che suscita emozioni forti e ambivalenti. Pur avendo momenti di noia, lo stile del film mi ha colpito. È un gran film, ma non il capolavoro che mi aspettavo, dopotutto, è la semplice storia di crescita e di emancipazione di un individuo, per di più non particolarmente originale, con evidenti riferimenti al mito di Frankenstein ed altri. Detto ciò, l'idea di una creatura priva di sovrastrutture sociali è intrigante e, nonostante alcune ripetizioni, funziona bene. Tuttavia, è soprattutto la performance eccezionale (forse eccessiva) di Emma Stone a salvare il film. La sua trasformazione, sia nel linguaggio che nelle movenze, è impeccabile e meritevole di un Oscar (non per caso vinto). Visivamente il film incanta, ma perde coinvolgimento nella seconda metà (più verbosa), nonostante ciò, resta un'opera notevole, malgrado alcuni aspetti non del tutto convincenti. In conclusione, Yorgos Lanthimos colpisce nel segno: non è un film senza difetti, ma trasmette un messaggio chiaro, meno criptico ed estremo rispetto alle sue opere greche e sicuramente più accessibile a un vasto pubblico. Si deve riconoscere la coerenza tematica e il mantenimento di una qualità artistica non banale. Mi è parso sì più un'affascinante e splendida opera d'arte che un "dramma umano", ma il film merita attenzione e va assolutamente visto. Voto: 7,5 [Disney Plus]

lunedì 28 febbraio 2022

I Croods 2 - Una nuova era (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Il fatto che siano passati molti anni dal primo (non memorabile) episodio rende meno fruibile e oggettivamente forzato il progetto. Ciò detto il sequel è per molti versi più compatto dell'originale con una parte preparatoria (il domani e l'incontro coi "superior") solo parzialmente detonata dal fragoroso finale, culminante nella stordente battaglia riconciliatoria. Più elaborato risulta il disegno dei personaggi con la solidarietà maschile tra Grog e Filo che sfocia in un dissacrante rapporto omoerotico, mentre l'innesto di Speranza e la leadership della nonna riconsegna vigore al lato femminile. Qua e là ci sono spunti divertenti, molto ben realizzati sfondi e animazione (psichedelicamente colorata), ma comunque niente di che. Voto: 6

mercoledì 13 ottobre 2021

Crudelia (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2021 Qui - Più che un prequel de La carica dei 101, un reboot del personaggio di Crudelia De Mon (o Cruella De Vil) ripensato come una psicotica dark lady. E' quindi questo un altro tassello riguardo la rivisitazione dei cattivi Disney, cattivi che rimangono come indole in questo film, ma cattivi anche più sfaccettati. Al pari (ma meglio) di Maleficent (di cui secondo capitolo mal riuscito) viene proposto lo stesso lavoro di origine di tale personaggio che prendendo una moda attuale (Joker di Todd Phillips), strizzando l'occhiolino al passato con il nuovo che insidia le sicurezze del vecchio come in Eva contro EvaEmma (Stone) contro Emma (Thompson), riesce a a far quadrare piuttosto bene il cerchio, sia pure con i suoi difetti, in primis una lunghezza non necessaria. Abbastanza simpatico, ben realizzato sotto il profilo tecnico e soprattutto recitato molto bene da tutto il cast (molto ben caratterizzati i due "scagnozzi" della De Mon, molto simili agli originali animati ma meno goffi e macchiettistici, interpretati da attori di livello come Joel Fry, visto in Yesterday di Danny Boyle, e Paul Walter Hauser, splendido protagonista di Richard Jewell di Clint Eastwood) ed in specie dalle due protagoniste. Musicale quanto basta senza diventare (fortunatamente) un musical, il film si aggiudica sin d'ora la nomination agli Oscar per i costumi che sono senz'altro l'elemento che spicca. Purtroppo la pellicola, a mio avviso, non si eleva oltre nella valutazione per via della lunghezza eccessiva di cui sopra (100 minuti dovevano essere il massimo consentito), inoltre vi sono scene davvero eccessive nel tamarrismo ed alcune sequenze in CGI stonano con la bontà complessiva degli effetti speciali, basti pensare al finale sulla scogliera. Vincente comunque la scelta di Craig Gillespie (quello del riuscitissimo Tonya), autore di una regia elegante e ritmata che sfrutta al meglio l'ambientazione variegata ed atipica. Gradevole la colonna sonora per un film riuscito, anche se certamente derivativo. Nel complesso non male comunque. Voto: 6+

lunedì 31 agosto 2020

Zombieland - Doppio colpo (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2020 Qui - Ben 11 anni fa usciva Benvenuti a Zombieland, una sorta di commedia con gli zombie. Si capisca, gli zombie erano quelli soliti a cui bisogna sparare in testa, dunque film sicuramente splatter, ma il tono di tutto il film era piuttosto leggero, grazie da una bella sceneggiatura e agli interpreti, tra cui Woody HarrelsonJesse Eisenberg ed Emma Stone. Il film ebbe buoni incassi e divenne rapidamente un cult, anche per le famose regole che si era dato il protagonista per sopravvivere in un mondo pieno di zombie e che spesso venivano ricordate nel film. Ci sono voluti tutti questi anni per ritrovare il cast e una sceneggiatura all'altezza, ma ne è valsa la pena. Questo seguito (sempre ad opera dello stesso regista Ruben Fleischer, che nel frattempo ha deluso un po' con il suo Venom) mi è piaciuto. Non raggiunge il livello del primo capitolo, ma è comunque un sequel che si lascia guardare molto volentieri. Carina (seppur non originale) l'idea degli zombie evoluti e ho apprezzato molto anche l'ingresso dei nuovi personaggi, in particolare Madison alias Zoey Deutch. Peccato per i cambi di doppiatori in peggio rispetto alla prima pellicola (anche se so che in un caso è stato inevitabile). L'azione non manca ed a parte qualche passaggio un po' a vuoto il divertimento non manca. Ciliegina sulla torta il cameo finale di Bill Murray. Voto: 6+

martedì 28 aprile 2020

La favorita (2018)

Titolo Originale: The Favourite
Anno e Nazione: Irlanda, Regno Unito, USA 2018
Genere: Storico, Biografico, Commedia, Drammatico
Produttore: Ceci Dempsey, Ed Guiney
Lee Magiday, Yorgos Lanthimos
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis, Tony McNamara
Cast: Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz
Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss, James Smith
Durata: 110 minuti

Oscar, Golden Globe e Coppa Volpi a Olivia Colman nell'acclamato film di Lanthimos premiato a Venezia.
Le cortigiane Emma Stone e Rachel Weisz si contendono le attenzioni della regina.

venerdì 14 giugno 2019

La battaglia dei sessi (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - La battaglia dei sessi (Biografico, USA, 2017): Dopo il mediocre Borg McEnroe avevo sperato in un binomio cinema/tennis migliore, ed effettivamente un miglioramento c'è, anche perché c'è una tematica seria (e purtroppo ancora attuale) in questo film, tuttavia è anche questa una partita dimenticabile. All'inizio degli anni Settanta, la campionessa Billie Jean King (Emma Stone) innesca una battaglia contro i vertici del tennis per far sì che le donne possano ottenere le stesse retribuzioni degli uomini. In un clima già incandescente, si inserisce il 55enne Bobby Riggs (Steve Carell), ex n° 1 del mondo e noto maschilista, che cerca di riaccendere i riflettori su di sé sfidando la King, per dimostrare la presunta superiorità dell'uomo sulla donna. Il 20 settembre 1973, a Houston, i due danno vita a uno dei più celebri match della storia del tennis, conosciuto ancora oggi come "La battaglia dei sessi". Per il loro terzo lungometraggio, i coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris portano sul grande schermo una sceneggiatura di Simon Beaufoy (premio Oscar per The Millionaire), generando un film dai due volti. La battaglia dei sessi ha il merito di riportare in auge una figura importante (per il mondo sportivo in generale, ma non solo) come quella di Billie Jean King, e restituisce un efficace ritratto dei Seventies, che fa respirare l'atmosfera e lo spaesamento di un'America divisa tra bigottismo e venti rivoluzionari. Dove, invece, la coppia di registi sembra andare in affanno è nell'amalgamare i numerosi temi che il film mette sul piatto, dall'identità sessuale al femminismo, dal declino dell'ex campione a quello più che mai attuale della discriminazione di genere. Nel complesso, La battaglia dei sessi è un film che si lascia seguire per tutta la sua durata (anche se nel big match ho tifato per il cronometro), ma non graffia mai, specialmente nella parte conclusiva dove fanno capolino alcuni (inutili) dialoghi intrisi di retorica. Dagli autori di Little Miss Sunshine era lecito attendersi di più. Chi invece lascia il segno il generoso cast, da Emma Stone a Steve Carell fino ad Andrea Riseborough, e la sorprendete (nuovamente riuscita, proprio come accaduto con il film di Janus Metz Pedersen) somiglianza resa dagli attori (e dal trucco) con i personaggi reali della vicenda. In definitiva carino ma niente di che. Voto: 5,5

mercoledì 22 maggio 2019

Magic in the Moonlight (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - Con Woody Allen ho sempre avuto un rapporto conflittuale durante la sua lunga filmografia, solo in parte ultimamente acuito dal passabile "thriller" Irrational Man, meno dal suo precedente visto Blue Jasmine, che se non fosse stato per Cate Blanchett, sarebbe risultata ancor più una ritrita accozzaglia. Ora con Magic in the Moonlight, film del 2014 scritto e diretto dal regista statunitense, qualcosa sta nuovamente cambiando in meglio, sperando che i suoi ultimi lavori che mi mancano non facciano l'effetto opposto. Anche se lo stesso è comunque un film in pieno stile Woody Allen, uno stile (che credo ormai tutti conoscono) che può piacere o non piacere, ma che stilisticamente e formalmente è sempre parecchio affascinante ed interessante. Non a caso Magic in the Moonlight è una commedia divertente e raffinata, un film arguto e brillante che pone in maniera lineare e a modo di semplice storiella (alternando ironia, battute sagaci e anche numerosi riferimenti letterari e filosofici) un interrogativo chiave dell'essere umano. Siamo effettivamente solo logica e ragione o al mondo c'è qualcosa in più? Il film infatti, che riprende comunque l'usuale canovaccio della screwball comedy anni '30 e di molti suoi film classici, ci racconta di un inguaribile misogino (se non misantropo, un istrionico Colin Firth, un cinico e razionale prestigiatore di fama internazionale "cinese") che dopo aver accettato l'invito di un amico a smascherare una presunta sensitiva (la graziosa e magnetica Emma Stone) che sta letteralmente imperversando nella Francia del sud presso una ricca famiglia, e dopo aver constatato che in verità la sua visione del mondo è "probabilmente" sbagliata, alla fine si innamora della stessa fanciulla che gli mostra il lato positivo dell'esistenza. Niente di originale quindi, tuttavia l'originalità della pellicola (un'opera sì leggera eppure di grande sostanza, che sembra quasi rinverdire i fasti del passato) sta forse nella profondità "filosofica" che pervade la vicenda (che riserverà parecchie sorprese), nella capacità del regista newyorkese di riflettere in modo non scontato e ironico sui grandi temi dell'umanità come la morte, l'aldilà, il destino, la felicità. Paradigmatica a questo proposito risulta la parabola interiore di Stanley (si può parlare quasi di "romanzo di formazione") che oscilla tra materialismo disincantato e slancio mistico, tra razionalismo scientifico e spiritualismo religioso.

mercoledì 15 maggio 2019

La La Land (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2018 Qui - Premetto che il musical è il genere cinematografico che meno apprezzo, per il quale, solitamente, non ho il minimo interesse, tanto che non ne ho mai fatto mistero di questa mia avversione. Tuttavia nel corso degli anni alcuni li ho visti e li ho anche un po', anzi, abbastanza amati, non ultimo il discreto Les Misérables, senza dimenticare tra i pochi davvero apprezzati, ChicagoMoulin Rouge!Mary PoppinsSweeney ToddThe Blues Brothers e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (ed alcuni altri di cui non ricordo il titolo), altri invece come Into the woods e soprattutto High School Musical tremendamente odiati. Poi ci sono quelli visti, che per alcuni sono oggettivamente (non solo soggettivamente) capolavori ma per me solo "interessanti". Perciò non che mi aspettassi granché da La La Land, film del 2016 scritto e diretto da Damien Chazelle, ma devo però ammettere che il suddetto, grazie a molti elementi, può tranquillamente far parte della prima categoria. Perché sinceramente, che cos'è un genere se non una semplice etichetta quando ci si trova dinnanzi ad una regia di certi livelli? Una regia che oltre a strizzare l'occhio ai grandi classici del genere e non solo, ha la capacità di integrare al musical puro (anche se fortunatamente a farla da padrone non sono le canzoni, che qui non sono assolutamente superflue e messe un po' a caso ma davvero, più che altresì meglio di altre occasioni, asservite alla narrazione) una storia solida e discretamente sfaccettata. Non a caso le due ore di musica che fa da contorno, non protagonista assoluta, alla bella, magica e credibile storia d'amore tra i protagonisti (che ha un finale non troppo prevedibile), passano piacevoli tra sogno e realtà. Proprio perché questo film è composto da elementi che messi insieme danno vita ad una storia semplice, reale ma che circondata da un'aura di magia grazie soprattutto alla chimica tra i protagonisti, alla fotografia (più tantissimi altri aspetti tecnici) e ad una regia fatta di piani sequenza che sono uno dei punti forti del film, si fa amabilmente apprezzare.

domenica 12 maggio 2019

Irrational Man (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - Il tema del significato della vita umana e soprattutto della suo inevitabile epilogo torna prepotente in Irrational Man, film del 2015 scritto e diretto da Woody Allen, che non è tra i suoi migliori (ma certamente e personalmente meglio dell'ultimo suo visto, Blue Jasmine), ma che comunque sempre affascina e coinvolge per la sicurezza della regia, per la capacità innata di sublimare il dramma in ironia, per riuscire a farci sempre riflettere a fine visione sul significato delle nostre vite. Anche perché nonostante il vecchio Woody (che ha forse perso un po' di quel cinismo e acume che hanno contraddistinto la sua carriera decennio dopo decennio) continui a girare sui suoi temi nel suo solito stile (che molto spesso non mi piace), e malgrado i difetti ed una verve appunto non più freschissima, il regista riesce a confezionare un buon prodotto piacevole e godibile, formato da dialoghi colti e intriso di filosofia e letteratura. Ma non solo, perché questa ennesima variazione sul tema colpa, castigo, destino e caso, già al centro di altri suoi lavori e che formano il fondamento anche di questo nuovo lavoro, e che qui assume una dimensione diversa, strana, da commedia macabra, grazie alla struttura in due blocchi ben definiti, che alterna una prima parte pressoché romantica ad una seconda dai toni decisamente più drammatici, si fa seguire senza affanni. Giacché bastano pochi secondi per trasformare il film (da una storia di amori proibiti costellata da bizzarre avventure sessuali e riflessioni confusionarie su teorie di grandi scrittori) in un (abile e intrigante) giallo misterioso e "irrazionale" (che assume tinte noir e in cui la suspense imbriglia sempre più lo spettatore) dove a farla da padrone è ancora una volta un omicidio e tutto ciò che ne consegue. Niente quindi di nuovo all'orizzonte? In un certo senso no, perché come detto, il tutto riprende appieno la mentalità registica di Woody abbondantemente vista in altre produzioni delle ultime annate (sempre incentrato sui famosi e noti problemi esistenziali), ma nonostante Irrational Man non abbia alcun punto di genialità esso si lascia seguire grazie ad un ritmo discreto e ad un interesse quanto mai vivo e presente.

giovedì 20 dicembre 2018

Birdman (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2016 Qui - Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)) è un film del 2014 co-scritto, diretto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Emma Stone e Edward Norton. Il film, ha ricevuto ben nove candidature agli Oscar 2015, vincendone quattro per miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. Ha inoltre ricevuto sette candidature ai Golden Globe 2015, aggiudicandosene due. Birdman racconta di Riggan Thomson (Michael Keaton), una celebrità decaduta, con un passato esaltante come protagonista di film spettacolari, una star che ha raggiunto il successo planetario nel ruolo di Birdman, supereroe alato e mascherato. In declino di popolarità e di successi, disperatamente tenta di allontanarsi dalla figura che tanto lo ha reso celebre, cerca nuove strade, vuole dimostrare a se stesso, prima che agli altri, di essere un grande e vero attore, e sperando di rilanciare la sua carriera dirige un nuovo, ambizioso spettacolo a Broadway per dimostrare a tutti che non è solo una ex star di Hollywood. A gravare su di lui ci sono infatti la convinzione di avere fallito la carriera di attore, ma anche una disastrosa situazione economica e familiare. Trae spunto da un racconto di R. Carver, “ Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, che nulla ha a che fare con i suoi film pieni di effetti speciali e trame hollywoodiane, per impostare una pièce in un teatro di Broadway, di cui sarà regista e interprete. Nell'impresa (alquanto folle) vengono coinvolti la figlia ribelle Sam (Emma Stone), appena uscita dal centro di disintossicazione (che lo accusa di non avere svolto adeguatamente il ruolo di padre), l'amante Laura (nuova ambigua compagna), l'amico produttore Jake (Zach Galifianakis, il manager avvocato teso al solo conseguimento di nuove conquiste economiche), un'attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway (Naomi Watts), e un attore di grande talento, Mike Shiner (Edward Norton), giovane, ambizioso e oltremodo nevrotico. di pessimo carattere, con cui dovrà confrontarsi, che tenterà di usarlo come trampolino per la sua carriera, Shiner, infatti, rappresenta la figura dell'attore perfetto, nel mondo reale recita con tutti, ma quando si trova sul palcoscenico fa tutto meno che fingere. Ma c'è pure l'ex moglie, la più concreta del gruppo, da cui si è staccato per una sua improvvisa intemperanza, e c'è soprattutto una voce, apparentemente amica, che lo insegue e quasi lo perseguita, è la voce del suo doppio, la voce del supereroe Birdman (le parti del film che più ho apprezzato), di cui è stato interprete nel passato, che gli consiglia di lasciare le mediocrità in cui si trova intruppato e volgere lo sguardo e l’impegno verso gli antichi splendori, spingendolo a ritornare a fare blockbuster. In attesa della prima e nei giorni che precedono la sera della prima (le prove sono numerose, sfibranti, nevrotizzanti, e le anteprime si rivelano disastrose a causa della tensione creatasi tra i componenti del cast, sfociando in liti furiose ed episodi imbarazzanti), Riggan infatti deve fare i conti con un ego irriducibile (di cui tenta di mettere a tacere) e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso. Ma oltre che con il testo, Riggan, deve confrontarsi soprattutto con la sua capacità di uomo, con il suo passato, con il suo presente, riuscirà Riggan quindi a portare a termine la sua donchisciottesca avventura? Sembrerebbe di sì nonostante qualche grattacapo.