Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Davvero una bellissima favola, si resta rapiti da una narrazione
immediata, dinamica e subito coinvolgente, si fa presto ad entrare in
empatia con i protagonisti ed interesse per la loro avventura. Le
tematiche sono varie, prima tra tutte le intenzioni ambientaliste che
evocano un po' il cinema del maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli,
impossibile parteggiare per la razza umana disegnata come mostri,
brutti, dai denti aguzzi e senza cuore benché spesso si professino
devoti a Dio ma con invece intenti distruttivi e cattivi nei confronti
della natura. Visivamente colpisce la cura dei disegni fatti a mano
realizzati come in un libro di illustrazioni dove si notano gli schizzi a
matita e le tinte pastello sono un qualcosa che impreziosisce ancora di
più il film, in un era dove la CGI fa da padrona è merce rara. In
definitiva una storia che parla d'amore, d'amicizia e rispetto per la
natura ben raccontata e visivamente affascinante (la colonna sonora,
tutta in stile folk irlandese, è bellissima ed azzeccata). Dopo La canzone del mare, il regista Tomm Moore (qui affiancato da Ross Stewart) stupisce
ancora, e ci regala un altro gioiellino, anche più splendente del
precedente. Voto: 8
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lunedì 31 gennaio 2022
giovedì 14 novembre 2019
The Conjuring - Il caso Enfield (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Sequel del film horror soprannaturale del 2013 The Conjuring - L'evocazione.
Trama: I coniugi Warren vengono chiamati dalla Chiesa in Inghilterra per far luce su uno strano caso di possessione.
Recensione: Gran bell'horror, sequel forse migliore del già buon primo episodio (qui). Credo infatti che Il caso Enfield (che ha l'innegabile merito di andare a parare su atmosfere completamente diverse rispetto alla versione del 2013, visto anche il cambio di location e di paese) rientri appieno nella ristretta cerchia di film all'altezza, se non di un pelo superiori ai predecessori, infatti se il primo risulta superiore a questo per la storia di base più horror, questo risulta sicuramente superiore per il delineamento e la cura dei personaggi basandosi su un cast di ancor più alto livello. Altro punto a favore è senz'altro la scelta di puntare il più possibile sul "realismo" piuttosto che sul sovrannaturale ed ho apprezzato moltissimo l'introduzione del personaggio della scettica a fare da contraltare ai coniugi Warren (la cui alchimia è decisamente cresciuta dal primo capitolo). James Wan (che torna a dirigere un episodio della saga da lui creata) riesce persino ad introdurre sequenze di notevole tenerezza qua e là e soprattutto riesce a tener vivo fin quasi alla fine il pur minimo dubbio che tutto quello si è visto e detto altro non è che realmente una invenzione della madre disperata e questo solo grazie al regista (che imbastisce un racconto di grande tensione dove c'è spazio per la paura ma dove il male, per quanto spropositato, non ha mai l'ultima parola). Altra ottima scelta inoltre, almeno per me, quella di ridurre al minimo possibile la CGI per lasciare il posto fin dove possibile al trucco ed ai costumi (e quindi di aumentare ulteriormente la dose di "realismo"). A tal proposito qui la confezione è di livello, come il cast che, come nel primo episodio, vede protagonista l'efficace coppia formata da Patrick Wilson e Vera Farmiga. Non dimentichiamoci però di quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti: gli spaventi. E qui ve ne sono a bizzeffe e quasi mai telefonati (la scena dell'uomo torto è senz'altro efficace). Persino la sceneggiatura è abbastanza solida, con un buon colpo di scena verso la fine ben giocato. Ovviamente non mancano i punti dolenti, specialmente sul finale, dove ci sono alcune sequenze e trovate un po' forzate o comunque troppo sbrigative (specialmente la cacciata del demone che avviene troppo velocemente, un po' di tempo in più, visto la durata della pellicola, non credo avrebbe guastato), ma nel complesso un più che discreto horror e un buon film. Qualcuno avrà forse storto la bocca davanti alla banalità e alla ripetitività dello svolgimento (famiglia, casa infestata, esorcizzazione del demone, finale) però The Conjuring - Il caso Enfield ha una sua coerenza ben definita: all'interno di una serializzazione di film, cerca di dare in pasto allo spettatore una formula ben nota, cambiandone le modalità, ma rimanendo fedele alle meccaniche, e riesce a regalare cose buone (anzi, indemoniate).
Trama: I coniugi Warren vengono chiamati dalla Chiesa in Inghilterra per far luce su uno strano caso di possessione.
Recensione: Gran bell'horror, sequel forse migliore del già buon primo episodio (qui). Credo infatti che Il caso Enfield (che ha l'innegabile merito di andare a parare su atmosfere completamente diverse rispetto alla versione del 2013, visto anche il cambio di location e di paese) rientri appieno nella ristretta cerchia di film all'altezza, se non di un pelo superiori ai predecessori, infatti se il primo risulta superiore a questo per la storia di base più horror, questo risulta sicuramente superiore per il delineamento e la cura dei personaggi basandosi su un cast di ancor più alto livello. Altro punto a favore è senz'altro la scelta di puntare il più possibile sul "realismo" piuttosto che sul sovrannaturale ed ho apprezzato moltissimo l'introduzione del personaggio della scettica a fare da contraltare ai coniugi Warren (la cui alchimia è decisamente cresciuta dal primo capitolo). James Wan (che torna a dirigere un episodio della saga da lui creata) riesce persino ad introdurre sequenze di notevole tenerezza qua e là e soprattutto riesce a tener vivo fin quasi alla fine il pur minimo dubbio che tutto quello si è visto e detto altro non è che realmente una invenzione della madre disperata e questo solo grazie al regista (che imbastisce un racconto di grande tensione dove c'è spazio per la paura ma dove il male, per quanto spropositato, non ha mai l'ultima parola). Altra ottima scelta inoltre, almeno per me, quella di ridurre al minimo possibile la CGI per lasciare il posto fin dove possibile al trucco ed ai costumi (e quindi di aumentare ulteriormente la dose di "realismo"). A tal proposito qui la confezione è di livello, come il cast che, come nel primo episodio, vede protagonista l'efficace coppia formata da Patrick Wilson e Vera Farmiga. Non dimentichiamoci però di quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti: gli spaventi. E qui ve ne sono a bizzeffe e quasi mai telefonati (la scena dell'uomo torto è senz'altro efficace). Persino la sceneggiatura è abbastanza solida, con un buon colpo di scena verso la fine ben giocato. Ovviamente non mancano i punti dolenti, specialmente sul finale, dove ci sono alcune sequenze e trovate un po' forzate o comunque troppo sbrigative (specialmente la cacciata del demone che avviene troppo velocemente, un po' di tempo in più, visto la durata della pellicola, non credo avrebbe guastato), ma nel complesso un più che discreto horror e un buon film. Qualcuno avrà forse storto la bocca davanti alla banalità e alla ripetitività dello svolgimento (famiglia, casa infestata, esorcizzazione del demone, finale) però The Conjuring - Il caso Enfield ha una sua coerenza ben definita: all'interno di una serializzazione di film, cerca di dare in pasto allo spettatore una formula ben nota, cambiandone le modalità, ma rimanendo fedele alle meccaniche, e riesce a regalare cose buone (anzi, indemoniate).
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mercoledì 22 maggio 2019
Magic in the Moonlight (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - Con Woody Allen ho sempre avuto un rapporto conflittuale durante la sua lunga filmografia, solo in parte ultimamente acuito dal passabile "thriller" Irrational Man, meno dal suo precedente visto Blue Jasmine, che se non fosse stato per Cate Blanchett, sarebbe risultata ancor più una ritrita accozzaglia. Ora con Magic in the Moonlight, film del 2014 scritto e diretto dal regista statunitense, qualcosa sta nuovamente cambiando in meglio, sperando che i suoi ultimi lavori che mi mancano non facciano l'effetto opposto. Anche se lo stesso è comunque un film in pieno stile Woody Allen, uno stile (che credo ormai tutti conoscono) che può piacere o non piacere, ma che stilisticamente e formalmente è sempre parecchio affascinante ed interessante. Non a caso Magic in the Moonlight è una commedia divertente e raffinata, un film arguto e brillante che pone in maniera lineare e a modo di semplice storiella (alternando ironia, battute sagaci e anche numerosi riferimenti letterari e filosofici) un interrogativo chiave dell'essere umano. Siamo effettivamente solo logica e ragione o al mondo c'è qualcosa in più? Il film infatti, che riprende comunque l'usuale canovaccio della screwball comedy anni '30 e di molti suoi film classici, ci racconta di un inguaribile misogino (se non misantropo, un istrionico Colin Firth, un cinico e razionale prestigiatore di fama internazionale "cinese") che dopo aver accettato l'invito di un amico a smascherare una presunta sensitiva (la graziosa e magnetica Emma Stone) che sta letteralmente imperversando nella Francia del sud presso una ricca famiglia, e dopo aver constatato che in verità la sua visione del mondo è "probabilmente" sbagliata, alla fine si innamora della stessa fanciulla che gli mostra il lato positivo dell'esistenza. Niente di originale quindi, tuttavia l'originalità della pellicola (un'opera sì leggera eppure di grande sostanza, che sembra quasi rinverdire i fasti del passato) sta forse nella profondità "filosofica" che pervade la vicenda (che riserverà parecchie sorprese), nella capacità del regista newyorkese di riflettere in modo non scontato e ironico sui grandi temi dell'umanità come la morte, l'aldilà, il destino, la felicità. Paradigmatica a questo proposito risulta la parabola interiore di Stanley (si può parlare quasi di "romanzo di formazione") che oscilla tra materialismo disincantato e slancio mistico, tra razionalismo scientifico e spiritualismo religioso.
domenica 21 ottobre 2018
Il Seggio vacante (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2015 Qui - Il Seggio vacante non è propriamente un film, ma una miniserie (in tre puntate del 2015) che segna la collaborazione tra due marchi di qualità come l'inglese BBC e l'americana HBO. E' l'adattamento del romanzo omonimo di J.K. Rowling, prima opera realizzata dopo l'enorme successo della saga di Harry Potter. Il seggio vacante racconta le vicende della tranquilla cittadina inglese di Pagford, all'apparenza un luogo incantevole e privo di conflitti, ma in realtà scosso da una serie di rivalità sotterranee e sentimenti nascosti. La causa scatenante sarà la morte di un membro del consiglio Barry Fairbrother. La sua inaspettata dipartita lascia (come suggerisce il titolo) un seggio vacante nel consiglio comunale. E per ottenere il posto si scatena una vera e propria guerra. Forse il libro è tutt'altra cosa, in positivo, ma a me questa miniserie non mi è piaciuta affatto, grande cast, una grande scrittrice ma il racconto non è molto fluido e lineare con una storia confusa e senza veri conflitti, solo interiori, senza un qualcosa che vivacizzi la storia, secondo me molto noiosa e deludente, con un finale senza senso. Voto: 5
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