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giovedì 14 novembre 2019

The Conjuring - Il caso Enfield (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Sequel del film horror soprannaturale del 2013 The Conjuring - L'evocazione.
Trama: I coniugi Warren vengono chiamati dalla Chiesa in Inghilterra per far luce su uno strano caso di possessione.
Recensione: Gran bell'horror, sequel forse migliore del già buon primo episodio (qui). Credo infatti che Il caso Enfield (che ha l'innegabile merito di andare a parare su atmosfere completamente diverse rispetto alla versione del 2013, visto anche il cambio di location e di paese) rientri appieno nella ristretta cerchia di film all'altezza, se non di un pelo superiori ai predecessori, infatti se il primo risulta superiore a questo per la storia di base più horror, questo risulta sicuramente superiore per il delineamento e la cura dei personaggi basandosi su un cast di ancor più alto livello. Altro punto a favore è senz'altro la scelta di puntare il più possibile sul "realismo" piuttosto che sul sovrannaturale ed ho apprezzato moltissimo l'introduzione del personaggio della scettica a fare da contraltare ai coniugi Warren (la cui alchimia è decisamente cresciuta dal primo capitolo). James Wan (che torna a dirigere un episodio della saga da lui creata) riesce persino ad introdurre sequenze di notevole tenerezza qua e là e soprattutto riesce a tener vivo fin quasi alla fine il pur minimo dubbio che tutto quello si è visto e detto altro non è che realmente una invenzione della madre disperata e questo solo grazie al regista (che imbastisce un racconto di grande tensione dove c'è spazio per la paura ma dove il male, per quanto spropositato, non ha mai l'ultima parola). Altra ottima scelta inoltre, almeno per me, quella di ridurre al minimo possibile la CGI per lasciare il posto fin dove possibile al trucco ed ai costumi (e quindi di aumentare ulteriormente la dose di "realismo"). A tal proposito qui la confezione è di livello, come il cast che, come nel primo episodio, vede protagonista l'efficace coppia formata da Patrick Wilson e Vera Farmiga. Non dimentichiamoci però di quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti: gli spaventi. E qui ve ne sono a bizzeffe e quasi mai telefonati (la scena dell'uomo torto è senz'altro efficace). Persino la sceneggiatura è abbastanza solida, con un buon colpo di scena verso la fine ben giocato. Ovviamente non mancano i punti dolenti, specialmente sul finale, dove ci sono alcune sequenze e trovate un po' forzate o comunque troppo sbrigative (specialmente la cacciata del demone che avviene troppo velocemente, un po' di tempo in più, visto la durata della pellicola, non credo avrebbe guastato), ma nel complesso un più che discreto horror e un buon film. Qualcuno avrà forse storto la bocca davanti alla banalità e alla ripetitività dello svolgimento (famiglia, casa infestata, esorcizzazione del demone, finale) però The Conjuring - Il caso Enfield ha una sua coerenza ben definita: all'interno di una serializzazione di film, cerca di dare in pasto allo spettatore una formula ben nota, cambiandone le modalità, ma rimanendo fedele alle meccaniche, e riesce a regalare cose buone (anzi, indemoniate).

L'evocazione - The Conjuring (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/11/2019 Qui
Tema e genere: Horror soprannaturale basato sui fatti riportati dalla coppia di ricercatori del paranormale Ed e Lorraine Warren, le cui esperienze in precedenza avevano già ispirato film come Amityville Horror e The Haunting in Connecticut.
Trama: Una famiglia si trasferisce in una villa di campagna, scatenando l'ira di oscure presenze: due famosi demonologi si occupano del caso.
Recensione: Partiamo dicendo che i canonici ingredienti da film horror sono tutti ben presenti: casa in campagna isolata, famigliola felice che rimane sconvolta dagli eventi, presenze più o meno demoniache, porte che scricchiolano, strane bambole, persone possedute ed esorcismi. Insomma fino a qui nulla di nuovo. Ciò che fa però funzionare il film è la capacità del regista James Wan di evocare (senza inventarsi nulla) la paura con i vecchi strumenti del mestiere: appunto una famiglia, una presenza demoniaca e una casa che da qualsiasi impressione tranne quella di essere un posto sicuro e accomodante, tipico delle abitazioni degli horror anni '70-'80, ma gestendo bene la suspense. A ciò ci si aggiunga in questa pellicola costruita come si deve (la trama inizialmente procede lenta ma senza intoppi, lo sviluppo di tutta la vicenda è buono rendendosi in grado di suscitare interesse e curiosità nello spettatore), una buona attenzione per i dettagli percettivi, visivi o uditivi che siano (discreta la fotografia di John R. Leonetti, che sguazza nelle ombre ma con la capacità di non farci perdere alcun dettaglio né di affaticarci la vista, ed azzeccate le apocalittiche musiche di Joseph Bishara, discreto inoltre il trucco), anche se poi non fa gridare al miracolo (il che è comunque un demerito relativo). E come se non bastassero, si fa subito forza con un'introduzione efficace dei coniugi Warren, il che conferisce una cospicua dose di credibilità, apre con furbizia ulteriori strade (vedi la bambola "Annabelle", che vedrà poi un "suo" film), insomma ogni mossa ha dietro un suo perché, tangibile o meno all'interno del film. E così sfruttando vagonate di archetipi del genere, dai rumori ai dettagli demoniaci, riesce a creare una buona suspense, anche se a dire il vero poi quando deve esplodere definitivamente paventa qualche balbettio in più. In tal senso risulta emblematica la parte finale (altresì un po' ingenua), infatti quando sopraggiunge il più bello poi quest'ultimo non dura a sufficienza (risoluzione non in linea con la durata del film) per ghiacciare il sangue (anche se il messaggio è positivo). Stimolanti invece i titoli di coda, studiati per accrescere ulteriormente la soggezione, d'altronde nel cinema di James Wan la maestria nell'utilizzo del mezzo va di pari passo con un'idea globale che guarda indietro, riprendendo stilemi collaudati, ed ancor di più avanti per aprirsi sempre più strade. Molto apprezzato dal pubblico, probabilmente più scaltro che completamente riuscito, ha evidenti meriti, qualcosa di meno convincente e può contare su un buon cast che va dal feticcio horror dell'autore (Patrick Wilson, già presente in Insidious) a delle vere donne sopra la media come Vera Farmiga (candidata Premio Oscar nel 2010 con "Oltre le nuvole") e Lili Taylor che sanno conferire ai loro personaggi paure e consapevolezza. Era difficile apportare grosse novità su un tema che è stato ritrattato più e più volte, ma c'è da dire che il regista James Wan (colui che nel 2004 ha creato il primo, e forse unico meritevole di una certa attenzione, della saga di Saw) è del tutto in grado di rendere la pellicola molto interessante (giacché sa come muovere la macchina per creare la suspense giusta in sequenze al cardiopalma). Questo a dimostrazione che in un mondo in cui (quello del cinema) le idee scarseggiano, se il film viene girato da un regista che sa il fatto suo, ne uscirà lo stesso un buon prodotto. Un prodotto di discreta fattura, che decisamente sa spaventare, mantenendo una certa credibilità. Un buon film che tiene attaccati alla poltrona e a un film horror non si può chiedere molto altro. Un buon horror, che a tutti gli appassionati del genere non può di certo mancare.