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martedì 27 ottobre 2020

Judy (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - La faccia più oscura dello star system della vecchia Hollywood. C'è lo splendore degli studios, la cosiddetta fabbrica dei sogni, ma c'è il rovescio della medaglia. Judy Garland ha fatto parte di quella fabbrica. Ha fatto sognare milioni di persone, appena adolescente, nel Mago di Oz, ma quando la gallina dalle uova d'oro non produceva più tante uova arriva la marginalizzazione. Ciò che si vede nel film è una Garland ormai spezzata nell'anima, spremuta totalmente da quel meccanismo da cui non più riuscita a riprendersi. La narrazione su piani paralleli differenti mostra quello stesso perverso meccanismo sia agli albori della carriera che al suo crepuscolo, ormai preda di alcool e dosi massicce di barbiturici, quest'ultimi fatali a soli 47 anni. Sia pure sostenuta dalla discreta interpretazione della Renée Zellweger, questo biopic fatica ad essere più di un biopic. La cura tecnica e l'allestimento della scenografia sono ineccepibili, ma manca quell'ulteriore approfondimento, allargare il contesto oltre la stessa protagonista, che esuli dal solito schematismo e la solita convenzionalità. Nel complesso il film biografico diretto da Rupert Goold (quello del non del tutto disprezzabile True Story), resta un film biografico. Ben costruito e dosato nelle emozioni, intrattiene e coinvolge fin dove può, e lascia alla Zellweger un Oscar non propriamente meritato. Voto: 6+

venerdì 17 luglio 2020

La mia vita con John F. Donovan (2019)

Titolo Originale: The Death and Life of John F. Donovan
Anno e Nazione: Canada, Regno Unito 2019
Genere: Drammatico
Produttore: Nancy Grant, Xavier Dolan
Lyse Lafontaine, Michel Merkt
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura: Xavier Dolan, Jacob Tierney
Cast: Kit Harington, Natalie Portman, Ben Schnetzer, Jacob Tremblay
Susan Sarandon, Jared Keeso, Kathy Bates, Thandie Newton
Chris Zylka, Amara Karan, Sarah Gadon, Ari Millen
Emily Hampshire, Michael Gambon, Dakota Taylor
Durata: 120 minuti

Xavier Dolan dirige Kit Harington e Natalie Portman in un'opera sul tema del divismo.
Un giovane attore ripercorre il suo controverso rapporto epistolare con una star della televisione.

martedì 16 luglio 2019

Il palazzo del Viceré (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Dramma storico biografico che racconta della transizione dell'India dal dominio inglese all'indipendenza nel 1947, con la parallela divisione del paese e la nascita di un nuovo stato, il Pakistan, destinato ufficialmente a tutelare la minoranza musulmana. La transizione, che fu affidata a Lord Mountbatten, fu tutt'altro che pacifica, generando una vera e propria guerra civile in un paese profondamente diviso dal  punto di vista etnico e religioso.
Trama: Nel palazzo del viceré dove si discute la problematica indipendenza dell'India nasce la storia d'amore tra un indù e una musulmana.
RecensioneGurinder Chada (Sognando Beckham) rivisita un momento fondamentale della storia del suo paese d'origine, e anche di quella della sua famiglia: la nonna fu tra i milioni rifugiati costretti a lasciare da un giorno all'altro i loro villaggio in conseguenza della divisione tra India e Pakistan all'indomani dell'indipendenza dall'Impero Britannico, una vicenda che la regista narra svelandone i retroscena, fatti di compromessi ed errori per cui pagarono la vita migliaia di persone. Il film sceglie la casa del viceré come microcosmo in cui mettere in scena non solo le contrattazioni non sempre limpide, tra i leader dei vari partiti/minoranze, ma anche una storia d'amore contrastata che vede ovviamente protagonisti due giovani appartenenti alle etnie in conflitto. Una storia alla Romeo e Giulietta, che sì diventa metafora perfetta di una nazione tragicamente divisa, ma che più che aggiungere grazia e pathos alla narrazione, aggiunge prevedibilità (inevitabile è l'happy ending) e melensaggine inutile (anche perché non riesce la loro storia ad emozionare abbastanza) al film già di suo leggermente retorico. Viceroy's House infatti, che sontuoso e con un cast di tutto rispetto aspira all'affresco d'epoca, ma usa una costruzione quasi televisiva per esemplificare la sua tesi, dipinge e descrive l'Inghilterra e l'India (e tutte le altre nazioni coinvolte), con un po' troppa retorica. Fortunatamente, e pur non andando molto in profondità, il film offre soprattutto (e bene) interessanti spunti di riflessione storico-politica, in particolare sul ruolo controverso di Churchill nel favorire segretamente la divisione dell'India nell'interesse dell'Inghilterra, lasciando credere a Mountbatten di esser stato lui a forzare questa decisione. E quindi film di gran valore storico, senz'altro interessante da un punto di vista didattico poiché racconta appunto un pezzo di storia britannica sconosciuta in Italia, film inoltre supportato da una ricostruzione scenica notevole come testimoniano i filmati d'epoca nei titoli di coda, ma è comunque algido, come un impero che crolla ma con stile, e non solletica i sentimenti.

mercoledì 19 giugno 2019

The Last Witness (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2018 Qui - The Last Witness (Thriller, Gran Bretagna, Polonia, 2018): Possiede un bel potenziale per un essere uno di quei thriller cospirazionisti, dove l'indagine di un giornalista si allarga a macchia d'olio in maniera imprevedibile e e dalle conseguenze pericolose sia a livello individuale, sia per le ripercussioni sullo scacchiere mondiale. Eppure il film manca completamente di mordente e si trastulla in particolari di poca importanza come la storia d'amore tra lo stesso giornalista ed un ufficiale donna dell'esercito inglese. Il film infatti, diretto da Piotr Szkopiak, con Alex PettyferRobert Więckiewicz e Talulah Riley, un thriller che orbita attorno al tristemente celebre massacro di Katyn (dove 20 mila polacchi persero la vita in modo crudele), seppur storicamente apprezzabile e racconti una vicenda tragica e notevole, e riesca bene a miscelare thriller e dramma, soprattutto dal punto di vista visivo non convince particolarmente, considerato che le immagini sono spesse plumbee e poco incisive: ciò che resta è quindi un'estetica poco ispirata ed eccessivamente economica. La trama poi commette l'errore di disperdere quei pochi momenti di complessità, trascinandosi da una scena all'altra con inerzia e un pizzico di goffaggine. La sceneggiatura, come detto, parte con i giusti presupposti, possedendo tutti i pezzi di cui necessita un buon thriller per creare una storia dal mistero efficace e spiazzante. Ma con l'incedere della pellicola ciò che si percepisce è la mancanza di una vera atmosfera cospiratoria, che dissipa suspense e intrighi, andandosi ad impantanare in una storia d'amore artificiosa, avvilente ed inappagante. Alex Pettyfer e Talulah Riley alternano interpretazioni appena soddisfacenti che non riescono a spostare l'attenzione dalla totale mancanza di spina dorsale della trama, che in ultima analisi non ha la forza né la capacità drammatica di poter reggere su di sé un mistero così fitto, né tanto meno rendere giustizia ad uno degli orrori meno conosciuti della seconda guerra mondiale. Voto: 5,5

domenica 9 giugno 2019

Vittoria e Abdul (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/10/2018 Qui - Cinque anni dopo il commovente PhilomenaStephen Frears con Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul), film del 2017 diretto dallo stesso regista britannico, porta al cinema di nuovo una storia, dopo Florence, con una donna il cui carisma accentra ogni sguardo su di se, da parte sua Frears continua a concentrarsi, più che sulla storia che circonda i protagonisti, proprio sugli stretti rapporti personali e su cosa le persone sono l'una per l'altra. E in tal senso non è la prima volta che sul grande schermo vengono realizzati film basati su rapporti tra personaggi di spicco e servitù, eppure la pellicola affascina perché è ispirata liberamente a una storia vera, tratta dai diari (ritrovati nel 2010) che la Regina Vittoria scriveva in lingua Urdu, quando era ancora in vita, grazie all'insegnamento di Abdul. Il film infatti, basato sull'omonimo libro di Shrabani Basu, che racconta una storia quasi sconosciuta, perché volutamente tenuta nascosta e venuta alla luce solo poco tempo fa, porta in scena la storia della controversa amicizia tra la regina Vittoria alla fine del suo regno e un suo attendente di origine indiana, Abdul Karim, selezionato per la sua bellezza per consegnare una moneta all'imperatrice indiana durante una delle tante cerimonie di cui è fulcro e protagonista. Istruito a dovere sui movimenti da compiere e ammonito sugli sguardi da evitare, Abdul osa però incrociare quello dell'annoiata regina, scatenando un interesse che presto si trasforma in un'amicizia dai tratti decisamente poco convenzionali che durerà molto a lungo, nonostante tutti i tentativi di farlo fallire. Vittoria e Abdul è quindi soprattutto il ritratto di una donna potente e determinata, dopotutto a Stephen Frears (che con The Program convinse ugualmente) piace raccontare le grandi Regine, e sa farlo con eleganza, grazia e perspicacia, come aveva già dimostrato nel 2006 con il bellissimo The Queen e come fa anche in questo suo nuovo film, che vede l'ennesima collaborazione tra il regista e una delle signore del teatro e del cinema inglese, Judi Dench, già protagonista in due suoi precedenti lavori, Lady Henderson presenta e appunto Philomena, ma anche di un'amicizia che ha saputo superare differenze sociali e religiose. E in tal senso il film è diviso in due fasi dal punto di vista narrativo, con una prima parte ironica e divertente con diverse scene che strappano più di una risata, e una seconda che vira invece al sentimentale e commuove, ma nell'insieme si tratta di una piacevole e irriverente commedia.

domenica 21 ottobre 2018

Il Seggio vacante (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2015 Qui - Il Seggio vacante non è propriamente un film, ma una miniserie (in tre puntate del 2015) che segna la collaborazione tra due marchi di qualità come l'inglese BBC e l'americana HBO. E' l'adattamento del romanzo omonimo di J.K. Rowling, prima opera realizzata dopo l'enorme successo della saga di Harry PotterIl seggio vacante racconta le vicende della tranquilla cittadina inglese di Pagford, all'apparenza un luogo incantevole e privo di conflitti, ma in realtà scosso da una serie di rivalità sotterranee e sentimenti nascosti. La causa scatenante sarà la morte di un membro del consiglio Barry Fairbrother. La sua inaspettata dipartita lascia (come suggerisce il titolo) un seggio vacante nel consiglio comunale. E per ottenere il posto si scatena una vera e propria guerra. Forse il libro è tutt'altra cosa, in positivo, ma a me questa miniserie non mi è piaciuta affatto, grande cast, una grande scrittrice ma il racconto non è molto fluido e lineare con una storia confusa e senza veri conflitti, solo interiori, senza un qualcosa che vivacizzi la storia, secondo me molto noiosa e deludente, con un finale senza senso. Voto: 5