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lunedì 27 novembre 2023

The Pale Blue Eye - I delitti di West Point (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/11/2023 Qui - Nel 1830 un brutale omicidio scuote la leggendaria accademia di West Point. Un astuto investigatore verrà affiancato nelle indagini da un giovane poeta di nome Poe. Tecnicamente molto curato, il nuovo film si Scott Cooper ci restituisce ancora (dopo Hostiles) un Christian Bale tormentato e intenso, magnetico protagonista di una vicenda che mescola in maniera intrigante intreccio giallo e aspetti esoterici in bilico tra credenza e superstizione. Qualche forzatura di trama non scalfisce un tutto sommato riuscito thriller di ambientazione storica. Sebbene lento, si fa seguire grazie a una narrazione chiara che mette i fatti uno dietro l'altro senza parentesi inutili (bella ambientazione innevata, con uno stile retrò che crea un'atmosfera ispirata). Il twist finale è disonesto (seppur sorprendente) ma affrontato con la giusta drammaticità. Merita senz'altro una visione. Voto: 6,5

martedì 30 giugno 2020

Il tuo ex non muore mai (2018)

Titolo Originale: The Spy Who Dumped Me
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Azione, Commedia
Produttore: Brian Grazer, Ron Howard
Regia: Susanna Fogel
Sceneggiatura: Susanna Fogel, David Iserson
Cast: Mila Kunis, Kate McKinnon, Sam Heughan, Justin Theroux
Hasan Minhaj, Ivanna Sakhno, Fred Melamed, Kev Adams
Gillian Anderson, Paul Reiser, Tom Stourton
Jane Curtin, Ólafur Darri Ólafsson
Durata: 110 minuti

Spy-comedy al femminile con Mila Kunis e Kate McKinnon.
Due amiche si ritrovano al centro di un intrigo internazionale, inseguite da un killer e da un attraente agente segreto.

martedì 16 luglio 2019

Il palazzo del Viceré (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Dramma storico biografico che racconta della transizione dell'India dal dominio inglese all'indipendenza nel 1947, con la parallela divisione del paese e la nascita di un nuovo stato, il Pakistan, destinato ufficialmente a tutelare la minoranza musulmana. La transizione, che fu affidata a Lord Mountbatten, fu tutt'altro che pacifica, generando una vera e propria guerra civile in un paese profondamente diviso dal  punto di vista etnico e religioso.
Trama: Nel palazzo del viceré dove si discute la problematica indipendenza dell'India nasce la storia d'amore tra un indù e una musulmana.
RecensioneGurinder Chada (Sognando Beckham) rivisita un momento fondamentale della storia del suo paese d'origine, e anche di quella della sua famiglia: la nonna fu tra i milioni rifugiati costretti a lasciare da un giorno all'altro i loro villaggio in conseguenza della divisione tra India e Pakistan all'indomani dell'indipendenza dall'Impero Britannico, una vicenda che la regista narra svelandone i retroscena, fatti di compromessi ed errori per cui pagarono la vita migliaia di persone. Il film sceglie la casa del viceré come microcosmo in cui mettere in scena non solo le contrattazioni non sempre limpide, tra i leader dei vari partiti/minoranze, ma anche una storia d'amore contrastata che vede ovviamente protagonisti due giovani appartenenti alle etnie in conflitto. Una storia alla Romeo e Giulietta, che sì diventa metafora perfetta di una nazione tragicamente divisa, ma che più che aggiungere grazia e pathos alla narrazione, aggiunge prevedibilità (inevitabile è l'happy ending) e melensaggine inutile (anche perché non riesce la loro storia ad emozionare abbastanza) al film già di suo leggermente retorico. Viceroy's House infatti, che sontuoso e con un cast di tutto rispetto aspira all'affresco d'epoca, ma usa una costruzione quasi televisiva per esemplificare la sua tesi, dipinge e descrive l'Inghilterra e l'India (e tutte le altre nazioni coinvolte), con un po' troppa retorica. Fortunatamente, e pur non andando molto in profondità, il film offre soprattutto (e bene) interessanti spunti di riflessione storico-politica, in particolare sul ruolo controverso di Churchill nel favorire segretamente la divisione dell'India nell'interesse dell'Inghilterra, lasciando credere a Mountbatten di esser stato lui a forzare questa decisione. E quindi film di gran valore storico, senz'altro interessante da un punto di vista didattico poiché racconta appunto un pezzo di storia britannica sconosciuta in Italia, film inoltre supportato da una ricostruzione scenica notevole come testimoniano i filmati d'epoca nei titoli di coda, ma è comunque algido, come un impero che crolla ma con stile, e non solletica i sentimenti.

venerdì 14 giugno 2019

Mistero a Crooked House (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2018 Qui - Dopo l'adattamento cinematografico di Assassinio sull'Orient Express (anche se quest'ultimo è uscito poco dopo) eccone un altro, un adattamento (a quanto pare inedito) che funziona soprattutto (come d'altronde funzionò, nonostante tutto, anche il film di Kenneth Branagh) grazie all'intricata, sconvolgente e accattivante storia. In Mistero a Crooked House (Crooked House) infatti, film del 2017 co-scritto e diretto da Gilles Paquet-Brenner, lo spettacolo è interessante e avvincente, d'altra parte la trama (che riprende probabilmente con qualche trascurabile licenza quella del romanzo Crooked House di Agatha Christie, edito in Italia col titolo "E' un problema", e che si sviluppa secondo il canovaccio dei più classici gialli che prendono ispirazione dagli scritti dell'autrice britannica, senza però scomodare i due mostri sacri dell'investigazione a essa così cari) come spesso succede nei romanzi della Christie è avvincente, i colpi di scena credibili, il finale spiazzante. La suddetta difatti, che ci racconta di come alla morte del magnate della ristorazione Aristide Leonidas la bella nipote Sofia credendo in un omicidio chiede all'ex amante detective di inserirsi nella dimora di famiglia e indagare, giunge al finale tragico in modo abbastanza inatteso, soprattutto non conoscendone nulla. E questo grazie al buon inquadramento dei personaggi, giacché in questo film sono descritti bene e senza compassione persone ricche e vuote che colmano le proprie lacune con l'interesse, le invidie e le gelosie nei confronti dei propri parenti senza barlumi di pietà salvo nella nipotina di 12 anni che però anche lei appare gravemente turbata psicologicamente, ma anche all'accurata ambientazione anni '50, come accurati sono i costumi e la fotografia. Questa produzione inglese infatti, come si vede non solo dall'ambientazione (un'ambientazione del secondo dopoguerra e lo scenario di un solenne ed elegante maniero, nella campagna londinese, "location" suggestiva ed ideale, per l'omicidio di rito e per le indagini del detective di turno) ma dagli interpreti in gran parte inglesi (tra questi Stefanie Martini e Amanda Abbington, anche se americane sono sia Gillian Anderson che Christina Hendricks), ci restituisce le classiche atmosfere "rétro" del classico "giallo all'inglese". Un giallo in cui, non solo è un gran piacere vedere scene, come quella della cena, in cui tutti questi personaggi si scannano a vicenda (scene in cui emerge tutta la cattiveria e l'acidità tipicamente inglese, e tipica anche degli scritti della Christie), ma in cui appunto efficace è l'atmosfera.

domenica 27 gennaio 2019

Mister Morgan (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2016 Qui - Mister Morgan (Mr. Morgan's Last Love) è un delicato ed elegante film drammatico del 2013 scritto e diretto da Sandra Nettelbeck. Il film, tratto dal romanzo La Douceur Assassine di Françoise Dorner, affida nelle mani di uno straordinario Michael Caine, tutto il suo potenziale riuscendo a regalarci una pellicola bella, forse troppo malinconica ma poetica. Caine interpreta infatti Matthew Morgan, un americano che vive a Parigi, come il protagonista del celebre film. Un ex professore di filosofia che, depresso dalla morte di sua moglie (avvenuta 2 anni, 2 mesi e 11 giorni prima), prova a 'sopravvivere' alla perdita. Da allora infatti si trascina (trovando l'unico piacere in immaginari dialoghi con la moglie, Jane Alexander) per la città (in un atmosfera plumbea e desolante in linea con lo stato d'animo del protagonista) e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Cocciuto e refrattario al prossimo quanto alla lingua francese, nonostante aiuti una signora parigina insegnandole l'americano in cambio di apprendere, inutilmente, da lei qualche parola di francese, non riesce a riprendersi ed a trovare alcun entusiasmo e scopo per vivere. La sua triste quotidianità viene però e fortunatamente interrotta da un fortuito incontro con una giovane e bella insegnante di ballo (Clèmence Poèsy), anch'essa schiacciata da una solitudine che il suo sorriso e la danza cercano di nascondere. Da subito tra loro nasce un'amicizia, una simpatia, un intesa, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, dove di tanto aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Non c'è niente di erotico o tentativo di emulare un rapporto padre figlia. Due persone sole cercano di farsi coraggio l'uno con l'altro, ma per Mister Morgan una vita senza sua moglie, non ha più senso. Tenterà il gesto estremo senza riuscirci. I figli accorrono al suo capezzale ovviamente preoccupati. Morgan non è stato un buon padre. Lui stesso riconosce di non aver mai avuto lo spirito paterno. Il rapporto conflittuale in particolare con il figlio Miles (Justin Kirk), viene ben descritto e raccontato durante il film. Ma mentre lui ritroverà ancora una volta l'entusiasmo alla vita riuscendo piano piano ad uscire dall'isolamento in cui si era chiuso, lei, si abitua all'idea di prendersi cura di qualcuno, grazie a lei Morgan difatti si avvicina al figlio, piacevolmente colpito dai suoi cambiamenti.

sabato 5 gennaio 2019

Sister (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2016 Qui - Sister (L'enfant d'en haut) è un drammatico film del 2012 diretto da Ursula Meier e con protagonisti Kacey Mottet Klein e Léa Seydoux. Il dodicenne Simon vive a ridosso di un lussuoso ski resort nei pressi delle montagne svizzere, in una località frequentata da gente benestante e altolocata. Per sopperire ai bisogni dettati dallo stato di povertà in cui vive, Simon si arrangia rubando le attrezzature dei turisti per poi rivenderle per pochi spiccioli, utili a lui e alla sorella Louise (Léa Seydoux). Fingendosi figlio di ricchi genitori, Simon riesce a conquistare la fiducia dei turisti e, in particolar modo, di una famiglia inglese che si lascia conquistare dai suoi modi gentili. Dopo esser rimasta senza lavoro, Louise comincia a dipendere sempre più dai soldi del fratello, che li baratta in cambio di piccole attenzioni e affetto. Sister costituisce una pagina filmica densa di mesto degrado ed emarginazione sociale. Simon e Louise infatti, vivono in un casermone popolare isolato nella valle ai piedi di impianti sciistici frequentati da gente più o meno facoltosa, vivono in condizioni di sopravvivenza dove Louise che è la più grande del nucleo familiare lavora un po' si e un po' no, chi porta a casa i soldi è però il dodicenne Simon, indotto dall'esigenza di avere il necessario per poter sopravvivere in una società che ha smesso da tempo di accampare nelle grotte, i due sbarcano il lunario in un non luogo di raro squallore ai piedi di splendide montagne dove gli altri non hanno altri pensieri che divertirsi.