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lunedì 29 luglio 2019

Vice - L'uomo nell'ombra (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/07/2019 Qui
Tema e genere: Atipico film biografico che segue la storia di Dick Cheney, interpretato da Christian Bale, dalla sua ascesa politica fino al ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti d'America. 
Trama: La vera storia di Dick Cheney, il vice-presidente più potente della storia americana, considerato da molti il "vero numero uno" della Casa Bianca durante l'amministrazione di George W. Bush, e di come le sue politiche abbiano cambiato il mondo.
Recensione: Narrato a volte in prima persona rivolgendosi direttamente al pubblico (un espediente già efficacemente usato dal regista nel suo film precedente), a volte da un uomo il cui ruolo si scoprirà solo alla fine con un bel colpo di scena, Vice - L'uomo nell'ombra, che segna il ritorno del regista Adam McKay dopo aver colpito pubblico e l'Academy con La grande scommessa, che tratta di un racconto di una parte della storia recente degli Stati Uniti, ma non c'entra la crisi economica, il film è infatti incentrato sulla figura di Dick Cheney, che nell'amministrazione di George W. Bush è diventato il vicepresidente più potente di sempre, è la storia (si potrebbe così dire) di una vocazione, una chiamata al potere, che Cheney sente fin da giovane e che trova la sua sponda e il suo sostegno in una moglie che da subito lo indirizza e lo sprona. Tanto Cheney è devoto alla famiglia e affettuoso con le figlie, tanto è spregiudicato nel suo comportamento pubblico: intrighi, scandali, gioco sporco, scelte che favoriscono smaccatamente i ricchi e potenti, le deportazioni e torture indiscriminate dopo la tragedia dell'11 settembre, tutto, dal bombardamento della Cambogia alla dichiarazione di guerra all'Iraq, nonostante sapesse benissimo della inesistenza delle famose armi di distruzione di massa. La tesi del regista premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale nel 2016 per quel originalissimo ed interessante film che è La grande scommessa, è che l'America sia governata da dinastie, le scelte politiche dagli anni '60 in poi sono state affidate a un ristrettissimo gruppo di persone. Un altro paese sarebbe stato possibile, suggerisce il regista quando a metà del film fa partire i titoli di coda, come se Cheney fosse stato sconfitto, ma non è stato così. La vicenda raccontata da Vice - L'uomo nell'ombra è quindi una pagina importantissima della storia recente non solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero. L'influenza di Dick Cheney sulle vicende del primo decennio del XXI secolo è stato fortissima, in particolare per quanto riguarda l'entrata in guerra contro l'Iraq. Tra i momenti più terrificanti per la loro fredda lucidità ci sono sicuramente i focus group utilizzati per decidere la terminologia da usare per spostare l'opinione pubblica. Adam McKay insomma non risparmia nessun colpo a Cheney, ma neanche a tutti gli altri, non la classe dirigente, i ricchi, i militari, ma nemmeno la gente comune, esemplare la scena di un focus group nel quale, dopo un'accesa discussione, un liberal e un conservatore vengono alle mani sulle sorti del paese, mentre una donna è interessata solo a cosa danno al cinema, come dire, anche in America ognuno ha i governanti che si merita. La sua figura è però quella più pressata, attaccata infatti da ogni fronte, mostrandone i lati più viscidi e oscuri, creando il ritratto di un uomo davvero senza scrupoli, pronto davvero a tutto per ottenere il potere. Dall'altra parte George W. Bush, apparentemente un completo inetto, che viene facilmente raggirato dalle parole di Cheney. Una rappresentazione non certo imparziale, ma è chiaro che non sia mai stato questo l'obiettivo di McKay. Alla storia meramente politica si intreccia anche ben altro, ovvero la particolare storia d'amore tra l'inconcludente e insicuro Dick e la bella e carismatica Lynne, che poi si evolve nell'amore incondizionato verso le figlie, oltre a piccole sotto-trame di spionaggio. Perché, se il Dick Cheney politico è spietato e cinico, l'uomo sa essere un padre protettivo e amorevole, che rinuncia a correre per le presidenziali per evitare stravolgimenti nella vita della figlia minore (mi fermo qui per evitare spoiler).

domenica 27 gennaio 2019

Mister Morgan (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2016 Qui - Mister Morgan (Mr. Morgan's Last Love) è un delicato ed elegante film drammatico del 2013 scritto e diretto da Sandra Nettelbeck. Il film, tratto dal romanzo La Douceur Assassine di Françoise Dorner, affida nelle mani di uno straordinario Michael Caine, tutto il suo potenziale riuscendo a regalarci una pellicola bella, forse troppo malinconica ma poetica. Caine interpreta infatti Matthew Morgan, un americano che vive a Parigi, come il protagonista del celebre film. Un ex professore di filosofia che, depresso dalla morte di sua moglie (avvenuta 2 anni, 2 mesi e 11 giorni prima), prova a 'sopravvivere' alla perdita. Da allora infatti si trascina (trovando l'unico piacere in immaginari dialoghi con la moglie, Jane Alexander) per la città (in un atmosfera plumbea e desolante in linea con lo stato d'animo del protagonista) e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Cocciuto e refrattario al prossimo quanto alla lingua francese, nonostante aiuti una signora parigina insegnandole l'americano in cambio di apprendere, inutilmente, da lei qualche parola di francese, non riesce a riprendersi ed a trovare alcun entusiasmo e scopo per vivere. La sua triste quotidianità viene però e fortunatamente interrotta da un fortuito incontro con una giovane e bella insegnante di ballo (Clèmence Poèsy), anch'essa schiacciata da una solitudine che il suo sorriso e la danza cercano di nascondere. Da subito tra loro nasce un'amicizia, una simpatia, un intesa, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, dove di tanto aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Non c'è niente di erotico o tentativo di emulare un rapporto padre figlia. Due persone sole cercano di farsi coraggio l'uno con l'altro, ma per Mister Morgan una vita senza sua moglie, non ha più senso. Tenterà il gesto estremo senza riuscirci. I figli accorrono al suo capezzale ovviamente preoccupati. Morgan non è stato un buon padre. Lui stesso riconosce di non aver mai avuto lo spirito paterno. Il rapporto conflittuale in particolare con il figlio Miles (Justin Kirk), viene ben descritto e raccontato durante il film. Ma mentre lui ritroverà ancora una volta l'entusiasmo alla vita riuscendo piano piano ad uscire dall'isolamento in cui si era chiuso, lei, si abitua all'idea di prendersi cura di qualcuno, grazie a lei Morgan difatti si avvicina al figlio, piacevolmente colpito dai suoi cambiamenti.