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mercoledì 5 gennaio 2022

Jingle Jangle: Un'avventura natalizia (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/01/2022 Qui - Favola natalizia targata Netflix, colpisce per la magniloquenza della produzione che prevede ricche scenografie, numeri musicali e coreografie assai curate. Professionale la prova del cast (Forest Whitaker ne è l'esempio), con una prova più che discreta della piccola co-protagonista. A fronte di tutto ciò, la sceneggiatura è abbastanza banale e derivativa al massimo, con la costante sensazione del "già visto" e una durata spropositata. Un film dal grande potenziale che, tuttavia, finisce per risultare fin troppo dimenticabile (canzoni trascurabili, momenti ridondanti, villain poco incisivo). Molti personaggi sono abbozzati e non trovano spazio nella storia, che si risolve in un happy ending annunciato e decisamente stucchevole. Graditi sono invece i riferimenti alla cultura pop del mondo cinematografico, per un film altalenante che non convince del tutto, che può solo intrattenere i bambini. Voto: 5

martedì 16 luglio 2019

Il palazzo del Viceré (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2019 Qui
Tema e genere: Dramma storico biografico che racconta della transizione dell'India dal dominio inglese all'indipendenza nel 1947, con la parallela divisione del paese e la nascita di un nuovo stato, il Pakistan, destinato ufficialmente a tutelare la minoranza musulmana. La transizione, che fu affidata a Lord Mountbatten, fu tutt'altro che pacifica, generando una vera e propria guerra civile in un paese profondamente diviso dal  punto di vista etnico e religioso.
Trama: Nel palazzo del viceré dove si discute la problematica indipendenza dell'India nasce la storia d'amore tra un indù e una musulmana.
RecensioneGurinder Chada (Sognando Beckham) rivisita un momento fondamentale della storia del suo paese d'origine, e anche di quella della sua famiglia: la nonna fu tra i milioni rifugiati costretti a lasciare da un giorno all'altro i loro villaggio in conseguenza della divisione tra India e Pakistan all'indomani dell'indipendenza dall'Impero Britannico, una vicenda che la regista narra svelandone i retroscena, fatti di compromessi ed errori per cui pagarono la vita migliaia di persone. Il film sceglie la casa del viceré come microcosmo in cui mettere in scena non solo le contrattazioni non sempre limpide, tra i leader dei vari partiti/minoranze, ma anche una storia d'amore contrastata che vede ovviamente protagonisti due giovani appartenenti alle etnie in conflitto. Una storia alla Romeo e Giulietta, che sì diventa metafora perfetta di una nazione tragicamente divisa, ma che più che aggiungere grazia e pathos alla narrazione, aggiunge prevedibilità (inevitabile è l'happy ending) e melensaggine inutile (anche perché non riesce la loro storia ad emozionare abbastanza) al film già di suo leggermente retorico. Viceroy's House infatti, che sontuoso e con un cast di tutto rispetto aspira all'affresco d'epoca, ma usa una costruzione quasi televisiva per esemplificare la sua tesi, dipinge e descrive l'Inghilterra e l'India (e tutte le altre nazioni coinvolte), con un po' troppa retorica. Fortunatamente, e pur non andando molto in profondità, il film offre soprattutto (e bene) interessanti spunti di riflessione storico-politica, in particolare sul ruolo controverso di Churchill nel favorire segretamente la divisione dell'India nell'interesse dell'Inghilterra, lasciando credere a Mountbatten di esser stato lui a forzare questa decisione. E quindi film di gran valore storico, senz'altro interessante da un punto di vista didattico poiché racconta appunto un pezzo di storia britannica sconosciuta in Italia, film inoltre supportato da una ricostruzione scenica notevole come testimoniano i filmati d'epoca nei titoli di coda, ma è comunque algido, come un impero che crolla ma con stile, e non solletica i sentimenti.

sabato 8 giugno 2019

Paddington 2 (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - Non vedevo l'ora di rivedere il tenero orsetto nuovamente in azione, il primo Paddington infatti, fu una bella sorpresa, era divertente, emozionante e in certi momenti metteva anche una certa tensione che da un film del genere non mi sarei mai aspettato. Era adatto a tutte le età. I bambini potevano apprezzarlo grazie alle gag riuscitissime e alla simpatia del protagonista, mentre i grandi potevano benissimo apprezzare la regia coinvolgente, alcune battute raffinate e i bellissimi effetti visivi. Questo sequel, Paddington 2, film del 2017 co-scritto e diretto nuovamente da Paul King, in pratica ha gli stessi identici pregi del predecessore (nuovamente geniale il gruppetto di musicisti che suonano musica latina nei posti più disparati), è divertente e allo stesso tempo emozionate, fa divertire i bambini e allo stesso tempo gli adulti, anzi, se il precedente riuscì a conquistare, questo va ancora più oltre, e riesce proprio a fare innamorare. Perché la scommessa di un sequel è quella di replicare la magia, e Paddington 2 centra in pieno il bersaglio. Il regista riesce difatti a regalare allo spettatore una pellicola forse migliore della precedente, e non solo grazie alla presenza di star di grosso calibro, ma soprattutto grazie alla sua regia senza sbavature e ben congegnata, che cita tra gli altri Shakespeare e ChaplinMary Poppins, il Wes Anderson di Gran Budapest Hotel e il Frank Capra de La vita è meravigliosa. Il tutto sostenuto da una grande squadra di interpreti, da un montaggio dai tempi comici perfetti e da una sceneggiatura (in cui il tenero orsetto vive tranquillamente con la famiglia Brown ed è un membro amato della comunità locale, almeno fino a quando decidendo di guadagnare dei soldi per poter pagare un libro pop-up costoso da regalare a sua zia Lucy, libro che verrà misteriosamente rubato, si caccerà in un bel guaio), scritta da Paul King con Simon Farnaby, che non sbaglia un colpo. Il risultato è perciò un sorprendente film per bambini, capace però di emozionare, divertire e coinvolgere anche i grandi. Anche perché tra comiche slapstick, rocamboleschi inseguimenti, mirabolanti evasioni e duelli all'ultimo sangue, Paddington 2 usa accanto allo stupore dell'infanzia l'arma assolutamente adulta del sarcasmo per prendere in giro pregi e difetti del popolo di Sua Maestà. Dalla parte dei pregi ci sono sicuramente i Brown: due figli eccezionalmente comuni (Samuel Joslin e Madeleine Harris), il capo famiglia irreprensibile ma dal cuore d'oro (Hugh Bonneville, il conte della serie Downton Abbey), la madre svagata ed emotiva con le più orribili e irresistibili gonne pantalone della storia del Cinema (Sally Hawkins, che possiede una certa somiglianza con il suo "figlio" adottivo), l'anziana ma tutt'altro che fragile miss Bird (Julie Walters, la madre dei Weasley in Harry Potter).

sabato 10 novembre 2018

Paddington (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/01/2016 Qui - Paddington è un film (del 2014) tipicamente british e si basa sul personaggio della letteratura inglese per bambini creato da Michael Bond. Se pensate che sia una brutta copia di Ted, vi sbagliate di grosso, è meglio, molto meglio. Nel misterioso Perù, una famiglia di orsi coltiva da decenni il mito dell'Inghilterra, paese ospitale e di ottimi gusti, come testimoniato dalla visita dell'esploratore Montgomery e dalla sua marmellata di arance. Così, quando giunge l'ora, il piccolo orso s'imbarca, con un cappello in testa e un cartellino che chiede gentilmente che ci si prenda cura di lui. Lo trovano alla piovosa stazione londinese di Paddington, tutto solo sotto l'insegna degli oggetti smarriti, i signori Brown e i loro figli Jonathan e Judy. Con loro, Paddington trova un nome, una casa e una famiglia, ma saranno soprattutto i Brown a  scoprire di aver bisogno di Paddington almeno quanto lui ha bisogno di loro. Un film che ricorda le ambientazioni e la dolcezza di Mary Poppins, che rimanda soprattutto alla scena con l'ombrello. Tra le scene più curiose, l'attore del dodicesimo dottore nella serie fantascientifica Doctor Who, Peter Capaldi, alle prese con una cabina telefonica e un gruppetto di musicisti che suonano musica latina nei posti più disparati. Il regista riesce trasformare quella che potrebbe sembrare un melenso film per bambini in un piccolo capolavoro dalle tinte pastello e tenerezza infinita, quella tenerezza che non è affettazione, non irrita, ma nasce dalle piccole cose e si fa largo nel cuore di chi lo vede.