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venerdì 31 marzo 2023

Mute (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Nella Berlino del 2052, un barista Amish muto ed allergico alla tecnologia si mette alla ricerca della sua donna scomparsa. Prometteva bene il ritorno di Duncan Jones alla fantascienza degli esordi dopo la parentesi video-gamica (Warcraft - L'inizio) ma il fumo dell'ambientazione "bladerunnizzata" al neon non basta a mascherare la pochezza del plot né la bizzarria di alcuni personaggi, come i due chirurghi americani clandestini al soldo della malavita, non evita la sensazione di trovarsi di fronte ad un opera poco ispirata, a parte la dedica finale che sorprende e commuove ma per motivazioni extra-filmiche. Forse il film si risolleva in effetti nell'ultima mezz'ora, ma è troppo tardi. Nel complesso mi è sembrata un'occasione un po' sprecata, peccato. Voto: 5,5

lunedì 17 maggio 2021

Bumblebee (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Molto meno fracassone dei capitoli diretti da Michael Bay, ma non per questo tanto migliore o migliore, diciamo diversamente divertente, la storia è incentrata più sui sentimenti e sul rapporto tra la protagonista (interpretata da Hailee Steinfeld, una della tante bellissime della nuova Hollywood) e il robot (l'Autobot più simpatico di tutti). Ricorda a tratti Il gigante di ferro e Big hero 6, ed anche se l'originalità non è lo scopo della pellicola, la banalità e prevedibilità pesa. Il target di età a cui è rivolto questo film è sicuramente inferiore a quello dei precedenti film sui Transformers, precedenti film che sinceramente non ho mai disprezzato. Travis Knight (regista di quel gioiellino che era Kubo e la spada magica) dirige infatti un nuovo adattamento delle avventure dei "robottoni" Transformers, adattando la storia ai gusti un pubblico adolescenziale. In tal senso lo considero più una fiaba fantasy moderna che un blockbuster d'azione (bel equilibrato comunque il rapporto tra azione, ironia e sentimenti, ed ottimi gli effetti speciali). Personalmente l'ho trovato un po' noioso nella parte centrale, tuttavia l'ambientazione anni '80 (grande l'omaggio al telefilm Alf come la selezione dei brani dell'epoca), il rapporto molto tenero tra il robot e la ragazza che richiama lo Spielberghiano E. T. lo rende godibile dall'inizio alla fine. Ma sì dai, c'è di peggio, gradevole senza impegno. Voto: 6

venerdì 4 settembre 2020

Inland Empire - L'impero della mente (2006)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/09/2020 Qui - Appena trascorse le 2 ore e 52 minuti di Inland Empire, oltre ad essere talmente confuso da non ricordarmi chi fossi, con quel piccolo barlume di razionalità che mi era rimasto, mi sono detto che forse questa volta David Lynch aveva tirato troppo la corda (il film non è assolutamente chiaro, la spiegazione non esiste, ognuno dice la sua e nessuno concorda). Inland Empire è indubbiamente uno dei film più contorti e deliranti di ogni tempo, ma questa volta si ha la netta sensazione che dietro l'angolo ci sia la propensione da parte del regista statunitense, all'auto-celebrazione tramite qualche esercizio di stile, peraltro talvolta neanche riuscito alla perfezione (per non dire venuto male). Eloquente il fatto che Laura Dern (che ritorna ad essere attrice protagonista, come ritornano dopo precedenti esperienze con il regista Harry Dean StantonJustin TherouxGrace Zabriskie e Diane Ladd, c'è la new entry Jeremy Irons) abbia dichiarato di non aver capito il suo ruolo nella pellicola, anche se viene da chiedersi chi l'abbia poi realmente capito, o se c'era poi qualcosa da capire in queste quasi tre ore che scorrono più lente di un film di Terrence Malick mandato avanti con il rallenty. Le numerose sequenze inutili e i punti morti spezzano in maniera netta l'atmosfera inquietante e oscura della prima parte, che ritorna solo in parte nei minuti finali. Decisamente non il miglior film di David Lynch, anche perché della "trilogia del sogno" questo è il peggiore, il più pesante e il più stancante. Vale dunque la pena impiegare 3 ore del proprio tempo per Inland Empire? Non proprio, seppur, per onestà intellettuale, si dovrebbe, non è comunque detto che non ci possa trovare un capolavoro in quest'opera, di certo non è una perdita di tempo (almeno non del tutto). In ogni caso dargli una valutazione generale è pressoché impossibile, l'unica soluzione in questo specifico caso, di questo che di David Lynch è un riepilogo completo ed abnorme del suo cinema, fatto di deliri, follia, esplorazione della mente umana, immagini ossessive e apparentemente senza senso, che comunque turbano lo spettatore, lo incuriosiscono e lo travolgono in un turbinio di emozioni contrastanti, è il voto politico, l'unico mezzo per non scontentare nessuno e non denigrare un regista così importante ed amato. Voto: 6 (politico)

Mulholland Drive (2001)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/09/2020 Qui - Lungo Mulholland Drive una donna perde la memoria in seguito ad un incidente automobilistico. L'incontro con Betty, aspirante attrice, le sarà di aiuto per tentare di ricostruire la sua identità. Nel frattempo sceglie di chiamarsi Rita ed inizia una relazione con Betty. Altro viaggio nella mente contorta e malata di una persona, nel caso specifico una Naomi Watts semplicemente bravissima nel trasmettere allo spettatore gli stessi medesimi stati d'animo e mentali in cui si ritrova (non male neanche un giovane Justin Theroux ed una sexy Laura Harring). Messa in scena ipnotica alla maniera di David Lynch, ma anche criptico alla maniera di David Lynch, anzi, in questo senso penso che gli aggettivi solitamente più associati al regista (criptico, emblematico, misterioso, incomprensibile) trovino qui la loro massima espressione e oltre. Prendere o lasciare. Personalmente non mi è dispiaciuto, anzi, è forse il miglior film di David Lynch a parer mio, l'unico problema di questo film è che ti fa sentire idiota, per il semplice fatto che non si riesce a capire, tutto sembra andare liscio come l'olio, la trama è intrigante, qualche scena che non si capisce da dove salti fuori, ma tiene incollati. Poi gli ultimi dieci minuti si stravolge ogni cosa e si perde completamente il film. Il punto è che emoziona, senza farsi capire. E anche se può essere fastidiosa, la cosa funziona. E il film è comunque più che gradevole. Poi però bisogna andare a cercarsi l'interpretazione corretta su internet, ma anche qui ognuno si discosta dall'altro, anche solo in piccoli dettagli, è come se il regista voglia lasciare allo spettatore la sua personale spiegazione, come dire la mentalità di ogni persona è diversa rispetto alle altre. David Lynch costruisce infatti una storia basata sul doppio, sul sogno e sull'immagine, con uno svolgimento atemporale difficile da comprendere. Le attrici protagonisti cambiano nome e prospettiva durante lo svolgimento, cosi come cambiano funzione gli altri partecipanti al film (tra gli altri attori partecipanti ecco Melissa GeorgeAnn Miller e Robert Forster, e pure Angelo Badalamenti, che si dedica anche alle musiche, belle musiche). Il sogno è il protagonista del film, non solo perché costituisce il nucleo centrale della narrazione ma per l'intero impianto della storia e della messa in scena. La dimensione del sogno sta nel fatto che è costantemente impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, dialettica che porta alle estreme conseguenze la natura stessa del cinema. Alcune cose non convincono di questo film, che a parer mio è esagerato aver definito il miglior film del ventunesimo secolo, comunque questa storia d'amore tormentata, che si ripercuote nel tempo, va vissuta tutto d'un fiato e seppur lasci perplessi, al fine di tutto anche meravigliati per un'opera notevole di uno dei registi migliori di sempre. Voto: 7,5

martedì 30 giugno 2020

Il tuo ex non muore mai (2018)

Titolo Originale: The Spy Who Dumped Me
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Azione, Commedia
Produttore: Brian Grazer, Ron Howard
Regia: Susanna Fogel
Sceneggiatura: Susanna Fogel, David Iserson
Cast: Mila Kunis, Kate McKinnon, Sam Heughan, Justin Theroux
Hasan Minhaj, Ivanna Sakhno, Fred Melamed, Kev Adams
Gillian Anderson, Paul Reiser, Tom Stourton
Jane Curtin, Ólafur Darri Ólafsson
Durata: 110 minuti

Spy-comedy al femminile con Mila Kunis e Kate McKinnon.
Due amiche si ritrovano al centro di un intrigo internazionale, inseguite da un killer e da un attraente agente segreto.

martedì 5 maggio 2020

Una giusta causa (2018)

Titolo Originale: On the Basis of Sex
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Biografico, Drammatico
Produttore: Robert W. Cort
Regia: Mimi Leder
Sceneggiatura: Daniel Stiepleman
Cast: Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Sam Waterston, Kathy Bates
Cailee Spaeny, Jack Reynor, Stephen Root, Callum Shoniker
Chris Mulkey, Gary Wentz, Ben Carlson
Durata: 112 minuti

Felicity Jones nella biografia dell'icona del femminismo Ruth Ginsburg.
La sua carriera di giudice della Corte Suprema, dagli studi in legge alla vittoria in tribunale contro una legge discriminatoria.

domenica 7 luglio 2019

LEGO Ninjago - Il film (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/03/2019 Qui - LEGO colpisce ancora e questa volta tocca ai ninja della colorata serie Ninjago portarci nuovamente nel mondo dei mitici mattoncini danesi, per il terzo film d'animazione della saga, dopo Lego Movie e Lego Batman. Saga per modo di dire, poiché ogni pellicola è indipendente e slegata dalle altre. E così dopo Briksburg e Gotham City, eccoci a combattere a colpi di arti marziali nella orientaleggiante isola di Ninjago, un po' Tokyo e un po' Pechino. Isola ovviamente circondata dal mare, dalla giungla e da un vulcano, sede della base segreta del cattivone di turno. In questa nuova avventura animata degli omini gialli con le manine a portabicchiere, sei giovani ninja adolescenti, che nascondono una seconda identità, ovvero i fortissimi ninja che proteggono la città dai continui attacchi del perfido Garmadon (tuttavia all'interno di questo scontro se ne nasconde un altro: il leader dei ragazzi, infatti, il ninja verde Lloyd, altri non è che il figlio di Garmadon, anche se quest'ultimo non è a conoscenza della sua identità), lavoreranno fianco a fianco per proteggere ciò che hanno di più caro. Insomma, come per i precedenti film targati LEGO, narrare le gesta di un gruppo di eroi sembra una formula riproducibile e vincente per vendere col massimo ricavo un prodotto di intrattenimento, si tratta di elementi con cui il pubblico dei giovanissimi (ma anche quello adulto) può facilmente interfacciarsi, nondimeno, al terzo film, gli spettatori sanno più o meno cosa aspettarsi, anche se su questo piano l'attesa viene ripagata in grande stile con un'animazione mai banale, alternando computer grafica con la tecnica dello stop motion. Peccato che, LEGO Ninjago - Il film (The LEGO Ninjago Movie), film del 2017 diretto da Charlie Bean, secondo spin-off del film The LEGO Movie, dopo LEGO Batman - Il film, film tratto dalla serie animata di Cartoon Network, Ninjago: Masters of Spinjitzu, con Jackie Chan, Dave Franco, Michael Peña, Olivia Munn e Justin Theroux come doppiatori nella versione originale, e film tendente anche troppo ai più piccini, pur mantenendo lo spirito e il divertimento dei precedenti, e sebbene le gag continue facciano comunque piacevolmente sorridere anche gli appassionati di Lego con qualche anno in più, non raggiunga assolutamente il livello dello straordinario primo capitolo e la divertente parodia del cavaliere oscuro del secondo.

lunedì 8 aprile 2019

La ragazza del treno (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/11/2017 Qui - Dopo il personalmente deludente adattamento cinematografico di American Pastoral, un altro best-seller (che ovviamente non ho letto) subisce lo stesso tipico trattamento di chi vorrebbe emulare il risultato straordinario di un libro ed adattarlo per il cinema, ma con risultati alquanto fallimentari. Spesso infatti le trasposizioni cinematografiche di best seller che hanno emozionato milioni di lettori non rendono come dovrebbero, ma anzi perdono di qualità. Questo, spiace dirlo (soprattutto a chi ha letto il libro e probabilmente apprezzato), vale anche per La ragazza del treno (The Girl on the Train), film del 2016 diretto da Tate Taylor che, nonostante l'idea originale di fondo (e la storia potenzialmente interessante), si può definire una accozzaglia di idee mal gestite, o banalmente un polpettone (giacché essa viene raccontata con eccessive ambizioni registiche, fallendo quasi su tutta la linea). Questa classica romanzo/pellicola infatti, che ha voluto forse sfruttare il successo del buonissimo thriller L'amore bugiardo: Gone girl, dato che questo film negli Stati Uniti è uscito lo stesso periodo, ottobre 2016 contro ottobre 2014 del film di David Fincher (ed è anche abbastanza simile nei contenuti, no nel risultato), risulta essere alquanto confusionaria, sia nel passaggio dal presente al passato, sia in quello da una scena all'altra. Difatti, il continuo alternarsi tra passato e presente francamente disorienta più che intrigare, ed anche lo scorrere del tempo non viene rappresentato con chiarezza. D'altronde il pubblico predilige i film che mantengono un ordine cronologico. Per evitare questo problema, sarebbe bastato utilizzare flashback volti a mostrare quanto accaduto in passato. Sicuramente la pellicola ne avrebbe giovato e non poco.

domenica 3 febbraio 2019

Zoolander 2 (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/10/2016 Qui - Se dar vita ad un cult è un'impresa titanica, riuscire a ripetersi in un sequel è qualcosa di miracoloso che infatti puntualmente anche in questo caso non si verifica, anzi, la base ideologica che fungeva da pilastro di Zoolander (che per completezza ho rivisto) in questo capitolo II si sgretola, se nel primo film la demenza era giustificata da un'iconologia della moda, nel secondo l'aspetto 'stupido' prende il sopravvento e soffoca gli aspetti pregevoli della pellicola. Il problema principale di Zoolander 2 (film del 2016 scritto, diretto ed interpretato nuovamente da Ben Stiller) infatti scaturisce dalla sceneggiatura che rielabora goffamente il soggetto, senza riuscire a rielaborare il tutto, perché se la trama cerca diversi appigli, in concreto non trova continuità, ferma in una carrellata infinita di personaggi e semplici guest star con il grosso problema che la risata non diventa mai contagiosa. Il regista difatti mette in scena personaggi e luoghi comuni ma che non hanno l'effetto propriamente desiderato, e che rendono banale e grotteschi i novanta minuti, eccezione fatta per alcuni momenti divertenti che intercorrono, però, con cadenza esasperante. Sicuramente rispetto al primo Zoolander, questo è più commerciale e standard, o, se si vuole, meno serioso, con battute molto più terra-terra e gratuite, molto più dirette e meno costruite e mirate a far riflettere sulla futilità ed estreme vuotezza del patinato mondo della moda. Il numero due appare decisamente la versione annacquata (a parte alcune eccezioni) del primo. Quindi è lecito domandarsi se fosse davvero necessario farlo o no...la risposta probabilmente è no. Detto questo però, non è un film proprio brutto, ma assurdamente bello. Poiché in fin dei conti le trovate molto azzeccate ci sono, ma le vedremo dopo, per adesso concentriamoci sulla trama, che sembra non soffrire il tempo (come gli attori), dato che ricomincia da dove si era concluso il primo esattamente 15 anni prima, quando due giorni dopo l'inaugurazione il Centro Derek Zoolander crolla miseramente, da allora Derek e Hansel vivono oppressi dalla vergogna e isolati, quando entrambi ricevono un invito speciale per partecipare a un grande evento internazionale a Roma. Al loro arrivo però, si rendono conto di come il mondo della moda sia drasticamente cambiato ma, nonostante ciò, vengono reclutati per tentare di fermare un complotto mortale che rischia di distruggere per sempre quell'universo da loro tanto amato. La riuscita della missione potrebbe infatti rilanciare finalmente la loro carriera e permettere a Derek di riavere il figlio. Peccato che liberi involontariamente Mugatu dal carcere, sempre più travestito e sempre più folle, e tutto sarà più complicato, ma riusciranno a cavarsela ancora una volta.