Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Un segmento della vita dell'ingegnere che ha creato il marchio di auto più rinomato di sempre, evidenziando non solo i suoi problemi finanziari ma anche la complicata situazione familiare, diviso tra moglie e giovane amante. Tuttavia, discutere delle vicende sentimentali di Ferrari sembra inutile quando si dovrebbe esaltare la sua audacia. Sfortunatamente, gli americani hanno distolto l'attenzione dal genio di Ferrari, concentrando il racconto sulle sue controversie amorose. L'unico aspetto positivo sono le splendide auto e le scene della drammatica e trionfale Mille Miglia. Tuttavia, rimane un'americanata, superiore a Lamborghini ma comunque mediocre. Da un film su Enzo Ferrari girato da Michael Mann ci si aspettava molto di più, più che un film retorico, superficiale e sfocato come questo, tutt'al più deludente. Voto: 5 [Sky/Prime Video]
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martedì 30 aprile 2024
Ferrari (2023)
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martedì 27 febbraio 2024
Secret Team 355 (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Film d'azione al femminile nel quale le figure maschili sono relegate sullo sfondo. Si tratta dell'unica novità di una pellicola che appare abbastanza convenzionale prefigurandosi come uno "spy movie" con robuste dosi d'azione. Senza far gridare al miracolo, la storia si segue piacevolmente anche per i frequenti cambi delle location, quasi sempre spettacolari, come si conviene a un film del genere. Buona la prova delle attrici, che mostrano un buon affiatamento reciproco. Poco originale ma godibile. Il finale un po' senza senso tuttavia accresce il "fastidio" e non bastano l'atmosfera di tensione di alcuni momenti, e l'avvenenza delle 5 attrici protagoniste, a far sì che questo Secret Team 355 mi convinca ad assegnargli la sufficienza (anzi molto meno). In parole povere uno spionaggio d'azione che strizza l'occhio ai bond movie, ma che ho trovato poco coinvolgente. Voto: 5 [Sky/Prime Video]
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giovedì 27 ottobre 2022
Finale a sorpresa - Official Competition (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Dopo Il cittadino illustre, torna la coppia di registi argentini (Mariano Cohn/Gastón Duprat) con una satira meta-filmica posatamente graffiante. Il cinema stesso diventa qui bersaglio di un elegante sfottò che non lascia spazi vuoti, dall'industria (il produttore che neanche sa ciò che andrà a finanziare) agli artisti (i surreali esercizi imposti dalla Penelope Cruz, i fanciulleschi attriti fra il "prestigioso" snob Oscar Martínez e il "popolare" cafone Antonio Banderas), dal lancio del prodotto (la conferenza stampa) al film nella sua essenza (il finale, a sorpresa ma non tanto). La dinamicità non è di casa, ma il cast è sopraffino e l'umorismo trascinante (non mi è dispiaciuto ma non lo riguarderei mai più). Voto: 6
martedì 17 maggio 2022
Madres paralelas (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2022 Qui - Ci sono fondamentalmente due sottotrame in questo film. Quella minore
non è sviluppata adeguatamente. Quella principale magari centra in parte
la componente psicologica, ma utilizza dispositivi già abusati, oppure
forzati e poco rilevanti, ma certamente prevedibili. Film quindi
sottotono questo di Pedro Almodóvar, che non c'entra del tutto il
bersaglio (sicuramente meno che in Dolor y gloria). Egli che ha i sui
fans che digeriscono e amano tutto quello che fa. Io, pur non essendo
fra questi, ne riconosco il talento e non perdo nessuna delle sue
pellicole. Questo Madres Paralelas aveva tutti i presupposti per destare
la mia attenzione, l'incrocio fra un dramma personale con il ricordo di
un pezzo di storia drammatica spagnola. Purtroppo l'aspettativa è stata
parzialmente delusa. Ha prevalso l'esercizio stilistico, con attrici
perfettamente messe in scena (si parla di Penélope Cruz e Milena Smit, anche se nel caso della prima mi è sembrata esagerata la candidatura agli Oscar), il senso dei due drammi emerge in tutto la
sua prorompenza, peccato che il tutto non sembra avere un senso
compiuto. La complicità dei fatti è una forzatura e seppure col cuore in
mano (perché il film è denso di emozioni) alla fine prevalgono i dubbi.
In sostanza un film slegato, seppure con temi forti che il regista
spagnolo ci mette davanti: la maternità, la morte di un figlio
scambiato, una famiglia disgregata, il valore del ricordo, la dignità
dei morti, lo sfogo saffico. Ma a parte questo la storia non appassiona come dovrebbe, il film si dimentica in fretta. Voto: 5,5
domenica 8 novembre 2020
Dolor y gloria (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Il film più autobiografico di Pedro Almodovar ed uno tra i suoi più colorati e pop, qualità messe lì quasi a contrastare i tristi acciacchi fisici e mentali del protagonista, un regista di mezza età ormai a corto d'ispirazione. E' la fotografia di un artista in crisi che porta però ad una lenta risalita, raccontata con partecipe amabilità grazie ad un mix di flashback della propria infanzia e della madre in particolare (non tutti riusciti), moderne scoperte (l'eroina da fumare che allevia le sofferenze) e toccanti incontri ancora dal passato (la sorprendente visita del primo amore). Il regista spagnolo sembra aver placato gli eccessi del suo solito cinema, e pur confezionando per un intenso Antonio Banderas uno dei suoi personaggi più maturi della sua filmografia, la pellicola non riesce a solleticare le corde del cuore, persa in un limbo di nostalgia e commiserazione, il finale però è molto poetico. Per Almodovar in ogni caso un piccolo passo in avanti dopo Julieta, seppur anche qui ci si poteva aspettare di più sul piano emozionale. C'è anche qualche bella scena ma nulla che resti davvero nella memoria, siamo però e comunque in presenza di un buon film. Voto: 6
venerdì 13 settembre 2019
Tutti lo sanno (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/09/2019 Qui
Tema e genere: Thriller drammatico diretto dal due volte Premio Oscar Asghar Farhadi che racconta di un rapimento ed ha come tema le tensioni e i segreti.
Tema e genere: Thriller drammatico diretto dal due volte Premio Oscar Asghar Farhadi che racconta di un rapimento ed ha come tema le tensioni e i segreti.
Trama: Il matrimonio della sorella riporta una donna in Spagna. Ma un evento drammatico scoperchierà segreti e rinnoverà dolorosi rancori.
Recensione: Film d'apertura al Festival di Cannes 2018, Tutti lo sanno riporta in Europa il regista iraniano Asghar Farhadi (due volte premio Oscar, per Una separazione e per Il cliente) dopo l'esperienza francese con Il passato. Il tema delle tensioni e dei segreti che possono squassare una famiglia si era visto in tutti i suoi film precedenti, ma qui si cala in un contesto differente, molto spagnolo e latino, tra fede religiosa vissuta (o meno) in modi diversi, dicerie e maldicenze che guastano i rapporti, contrasti su beni e soldi che portano a dissidi, in famiglia e con i vicini. Il contesto è scenograficamente suggestivo, tra la villa della festa in cui si svolge il dramma, il campanile della chiesa, che a qualcuno potrebbe ricordare La donna che visse due volte, i campi e le vigne arse dal sole. Qui Farhadi può contare su grandi attori, come le star iberiche (e coniugi nella vita) Penelope Cruz e Javier Bardem (già in coppia nel mediocre Escobar - Il fascino del male), cui si aggiunge il grande attore argentino Ricardo Darín nei panni del marito che si precipita da Buenos Aires appena scompare la figlia, e che si porta dietro fallimenti personali e un atteggiamento mistico-religioso che suona stravagante ai parenti acquisiti (e pure un po' alla moglie). Il regista conferma tutta la sua capacità di suscitare tensione, in un giallo che però via via si smorza nonostante segreti sempre più dirompenti, fino a un epilogo che delude in parte le attese anche se mantiene, come da programma, il compito di spargere amarezza sui personaggi e sulle loro vicende. Compito appunto un po' troppo programmatico, intuibile fin dall'inizio, mentre nei suoi film migliori c'è molta più sottigliezza e una reale suspense di pericoli incombenti e catastrofi in agguato, oltre tutto sempre spia di rapporti malati, ambiguità, falsità o verità parziali. Non che non ci siano questi elementi, in Tutti lo sanno, ma come puro frutto di tecnica più che per sapiente rappresentazione dei personaggi. Che forse, proprio perché lontani dall'ambito che conosce di più, sono figure anche cinematograficamente interessanti, ma difficilmente possono sembrare persone reali le cui azioni siano sostenute da motivazioni credibili. E la vicenda, pur molto forte, rischia di non incidere nello spettatore, più ammirato dall'abilità di regista e interpreti che conquistato dalla narrazione e dalle sue drammatiche verità. Una narrazione che appunto gira troppo spesso a vuoto, una storia che stenta a decollare, con degli sviluppi simili a quelli di una soap opera latino americana. I colpi di scena arrivano sempre tardi e sono "telefonati", in un territorio, di cui l'iraniano Farhadi dà l'impressione di conoscere poco, a reggere il racconto è una dinamica narrativa, che si avvita su se stessa. Il melodramma tracima, degenerando in telenovela (troppi isterismi), nell'accezione più riduttiva, mancando una messinscena efficace. Il film procede a sbalzi, tra tempi morti e sequenze prolisse, con uno pseudo intreccio da sciogliere, per giungere alla composizione di un disperato quadro complessivo, in cui ciascuno, esce sconfitto. Ma nonostante questo la struttura del film è abbastanza solida, a parte la prevedibilità mascherata con colpi di scena e delle preoccupazioni del film fini a se stesse, che in verità sono i due elementi che funzionano meno e che fanno perdere al film parecchi punti, punti vitali per raggiungere una sufficienza che decisamente non merita. Da Farhadi proprio non me l'aspettavo.
sabato 13 luglio 2019
Escobar - Il fascino del male (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/05/2019 Qui - Il narcotrafficante colombiano Pablo Escobar viene spesso raccontato nel cinema e televisione recenti: dalle opere che ne fanno l'indiscusso protagonista, come la serie tv Narcos o il film Escobar di Andrea Di Stefano, a "cameo" significativi come Barry Seal con Tom Cruise. Ora ecco quest'altro film, film di Fernando León de Aranoa che debuttò fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 2017. Un film che, basato sul memoriale "Loving Pablo, Hating Escobar", pubblicato nel 2007 dall'ex conduttrice televisiva Virginia Vallejo (quest'ultima è stata amante di Escobar nella realtà), si pone come obiettivo quello di mostrare la realtà dei fatti da diversi punti di vista. Diversi punti di vista (soprattutto uno, quello della stessa Virginia) per poter osservare la politica di vita di un personaggio nell'occhio del ciclone, vero e proprio simbolo di un'esistenza criminale incentrata sull'essere in assoluto i numeri uno, e lui numero uno lo è stato, in modo alquanto insolito e poco incline alle regole morali di una persona qualsiasi. Tali ambizioni vengono quindi descritte ora in questo film che doveva probabilmente essere il resoconto di una conflittuale storia d'amore all'ombra del sangue versato in quel regno criminale. Ma questa premessa viene fin da subito tradita dal regista, tanto che ad un certo punto, Escobar - Il fascino del male si discosta completamente dalla relazione avuta dai due per raccontare semplicemente le gesta del narcos più ricercato della storia, gesta ormai note. E purtroppo è per questo che il tentativo di raccontare la storia del patron colombiano sotto un nuovo punto di vista non riesce bene. Su questo personaggio si è detto veramente tutto (anche se la serie non l'ho ancora iniziata) e questa pellicola appunto non riesce a sviluppare l'unico spunto originale, la narrazione affidata all'amante di Pablo, e il rapporto tra i due che viene ridicolizzato a banale storiella di corna. L'operazione di raccontare per l'ennesima volta la figura di Pablo Escobar perde ancora più valore in quanto il film del regista spagnolo arriva per l'appunto dopo una lunga serie di film e serie tv sul trafficante di droga colombiana che meglio avevano svolto il loro lavoro (sul film basta leggere la mia recensione, sul buon lavoro della serie invece mi fido dei giudizi altrui).
domenica 9 giugno 2019
Assassinio sull'Orient Express (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2018 Qui - Mettiamo in chiaro subito una cosa, in questa recensione privilegerò il confronto con la pellicola del 1974, che a mio parere è doveroso, proprio quell'adattamento (davvero ottimo) è per me infatti il migliore per conoscere Agatha Christie (almeno cinematograficamente), certo, questo nuovo rifacimento difatti (più o meno fedele al precedente) risulta comunque interessante e se ne consiglia una visione (anche perché seppur diversa, in fin dei conti è un'esperienza piacevole), ma un'eccellente confezione, bellissime e superbe riprese e una regia solida e di mestiere non bastano a fare di questo film, Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), film del 2017 diretto, co-prodotto e interpretato da Kenneth Branagh, un'opera di un certo livello. Purtroppo il problema è nella (nuova) sceneggiatura e (di conseguenza) nell'impianto narrativo del romanzo (qui effettivamente non incisivo come nel precedente, perché se geniale è la risoluzione del giallo, non tanto giustificabile la scelta finale). Complessivamente è un film discreto ma senza spessore e senza personalità. Un remake algido nell'esecuzione e sontuoso nella fotografia e nelle ottime riprese. E tuttavia, pur non essendo una pellicola originale ed eccezionale in sé, essa possiede tutte le carte in regola per venire pienamente apprezzata, anche se alcuni dettagli alla fine non convincono in questo film che in realtà sarebbe potuto essere assai peggiore. Il film infatti cerca una propria strada, che trova solo in parte, lasciando l'amaro in bocca, non solo per il finale troppo triste. Perché certo, confrontarsi con la scrittrice di gialli più famosa al mondo è sempre difficile, e fare un remake di un'opera che è quasi un capolavoro (sto parlando appunto ed ovviamente del film omonimo del 1974, diretto da Sidney Lumet) lo è ancor di più, ma la non del tutta efficace attualizzazione dell'opera da parte del regista avviene non senza negative conseguenze. Tra queste l'atmosfera del film, che cambia radicalmente, se nel film del 1974 c'era un clima in fin dei conti allegro, con un Poirot sicuro di sé che dava peraltro spazio a godibilissimi siparietti comici, troviamo in questa pellicola un Poirot triste e tormentato, quasi "dannato" per questa sua caratteristica di vedere il mondo diviso in due. L'atmosfera è quindi (troppo) cupa e pesante in confronto a quella speranzosa e gioviale dell'originale.
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lunedì 20 maggio 2019
Ma Ma: Tutto andrà bene (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Poggia tutto (forse troppo) sull'intensa interpretazione di Penelope Cruz Ma Ma: Tutto andrà bene, film del 2015 di Julio Medem, regista di Lucía y el sexo. Il risultato finale di questo melodramma infatti, che in apparenza aveva tutte le carte in regola per convincere e per commuovere, lascia un po' a desiderare, sembra difatti di trovarsi di fronte a una di quelle operazioni costruite a tavolino che frenano il coinvolgimento dello spettatore. Non a caso il film, pur godendo di un buon cast e di accortezze registiche da occhio attento e raffinato (anche se solo in parte), rischia in più di un'occasione di afflosciarsi su un'eccessivamente lenta narrazione. Senza dimenticare che la trama, che racconta di una malata terminale che incontra un altro uomo a cui è capitato un grave lutto e insieme cercano di andare avanti, tra l'altro con una gravidanza inaspettata che ha il sapore di un riscatto di fronte alla morte incombente, non brilla per verosimiglianza, dato che allinea alcuni eventi tragici in modo troppo programmatico, ad esempio l'innamoramento di Arturo per Magda è un po' troppo repentino, soprattutto se si considera il doppio lutto di lui, poi anche i rapporti di Magda col ginecologo vanno un po' troppo oltre quello che ci si aspetterebbe nella realtà, e certe intuizioni come le visioni in cui appare la bambina russa Natascha si rivelano piuttosto inutili, finendo per appesantire un film che si appoggia soprattutto su un'intensa interpretazione di Penelope Cruz, qui anche produttrice, sicuramente degna di migliore causa, che tiene in piedi con il suo carisma un'opera altrimenti claudicante che punta troppo, troppo spesso alla lacrima dello spettatore senza essere poi in grado di far sfociare il tutto in un mélo di categoria. Anche il ricorrente espediente stilistico di alternare col montaggio due situazioni ben distinte, creando una serie di studiate corrispondenze, si rivela alla lunga piuttosto formalistico (non dimenticando una ridicola rappresentazione "calcistica").
martedì 19 febbraio 2019
Grimsby: Attenti a quell'altro (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Grimsby: Attenti a quell'altro è l'ennesimo (quinto) film basato sui personaggi creati da Sacha Baron Cohen e da lui interpretati. E come nei precedenti, questo film è l'ennesimo nel segno del comico, un film (del 2016) irriverente, demenziale, volgare, sconcio e che se non avete mai amato i suoi film dubito che questo vi farà cambiare idea, comunque oltre a Cohen nel cast troviamo Mark Strong, Isla Fisher, Rebel Wilson, Penelope Cruz e Scott Adkins, in regia troviamo invece il bravo Louis Letirrier (L'incredibile Hulk, Scontro tra titani e Now you see me). Anche in questo caso ovviamente, in primo piano abbiamo già da subito la demenza più totale del nostro protagonista, Nobby, un dolce ma stupido hooligan inglese, che ha tutto ciò che un uomo può desiderare, inclusi 9 bambini (dai nomi più incredibili, tra cui Django Unchained) e la più bella ragazza dell'Inghilterra del nord-est (secondo il suo metro di giudizio...tutte grasse). C'è però una cosa che gli manca, il fratello Sebastian (Strong), separato da lui quando erano bambini. Ebbene dopo 28 anni di lontananza, Nobby riesce finalmente a riunirsi con Sebastian, ma senza sapere di avere di fronte il più letale degli assassini del MI6. Per questo e per un uccisione sbagliata per colpa del fratello, in fuga e ingiustamente accusato, Sebastian si renderà presto conto però che per salvare il mondo da un attacco terroristico globale avrà bisogno dell'aiuto di Nobby, dimostrando come dietro a ogni grande spia vi sia un fratello imbarazzante, fratello che gli farà compiere le cose più assurde mai fatte e viste.
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domenica 3 febbraio 2019
Zoolander 2 (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/10/2016 Qui - Se dar vita ad un cult è un'impresa titanica, riuscire a ripetersi in un sequel è qualcosa di miracoloso che infatti puntualmente anche in questo caso non si verifica, anzi, la base ideologica che fungeva da pilastro di Zoolander (che per completezza ho rivisto) in questo capitolo II si sgretola, se nel primo film la demenza era giustificata da un'iconologia della moda, nel secondo l'aspetto 'stupido' prende il sopravvento e soffoca gli aspetti pregevoli della pellicola. Il problema principale di Zoolander 2 (film del 2016 scritto, diretto ed interpretato nuovamente da Ben Stiller) infatti scaturisce dalla sceneggiatura che rielabora goffamente il soggetto, senza riuscire a rielaborare il tutto, perché se la trama cerca diversi appigli, in concreto non trova continuità, ferma in una carrellata infinita di personaggi e semplici guest star con il grosso problema che la risata non diventa mai contagiosa. Il regista difatti mette in scena personaggi e luoghi comuni ma che non hanno l'effetto propriamente desiderato, e che rendono banale e grotteschi i novanta minuti, eccezione fatta per alcuni momenti divertenti che intercorrono, però, con cadenza esasperante. Sicuramente rispetto al primo Zoolander, questo è più commerciale e standard, o, se si vuole, meno serioso, con battute molto più terra-terra e gratuite, molto più dirette e meno costruite e mirate a far riflettere sulla futilità ed estreme vuotezza del patinato mondo della moda. Il numero due appare decisamente la versione annacquata (a parte alcune eccezioni) del primo. Quindi è lecito domandarsi se fosse davvero necessario farlo o no...la risposta probabilmente è no. Detto questo però, non è un film proprio brutto, ma assurdamente bello. Poiché in fin dei conti le trovate molto azzeccate ci sono, ma le vedremo dopo, per adesso concentriamoci sulla trama, che sembra non soffrire il tempo (come gli attori), dato che ricomincia da dove si era concluso il primo esattamente 15 anni prima, quando due giorni dopo l'inaugurazione il Centro Derek Zoolander crolla miseramente, da allora Derek e Hansel vivono oppressi dalla vergogna e isolati, quando entrambi ricevono un invito speciale per partecipare a un grande evento internazionale a Roma. Al loro arrivo però, si rendono conto di come il mondo della moda sia drasticamente cambiato ma, nonostante ciò, vengono reclutati per tentare di fermare un complotto mortale che rischia di distruggere per sempre quell'universo da loro tanto amato. La riuscita della missione potrebbe infatti rilanciare finalmente la loro carriera e permettere a Derek di riavere il figlio. Peccato che liberi involontariamente Mugatu dal carcere, sempre più travestito e sempre più folle, e tutto sarà più complicato, ma riusciranno a cavarsela ancora una volta.
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