Visualizzazione post con etichetta Ricardo Darin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ricardo Darin. Mostra tutti i post

venerdì 29 novembre 2019

Capitano Koblic (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2019 Qui
Tema e genere: Un thriller drammatico che ha come tema la dittatura argentina tra il 1976 e il 1983.
Trama: Nel 1977, durante la dittatura argentina, un ex pilota della Marina disobbedisce agli ordini e diventa un ricercato. Decide allora di nascondersi in una piccola città del sud, dove la sua presenza catturerà presto l'attenzione di un violento maresciallo senza scrupoli.
Recensione: Il dramma dei desaparecidos è raccontato attraverso una storia a mezza strada tra un noir e un western. Al centro della vicenda un uomo di origine polacche che fugge (giustamente) dall'orrore della dittatura argentina perché rifiutatosi di scaricare persone narcotizzate, ancora vive, in mezzo all'oceano. Ma se il passato potrebbe non fare sconti, anche il presente potrebbe (la meschinità umana, interpretata qui da Oscar Martinez, e non solo, mai svanisce), figuriamoci il futuro. Dopo essersi imposto negli anni Ottanta e Novanta come produttore e sceneggiatore argentino di serie televisive tra i più prolifici, Sebastian Borenzstein si cimenta nella regia cinematografica. Sugli schermi italiani è noto per Cosa piove dal cielo? con cui ottiene il premio Goya, l'equivalente spagnolo degli Oscar. Sullo sfondo di una delle pagine più buie della Storia argentina, Capitano Koblic pur prediligendo la scrittura di genere del noir (anche se in modo leggero), non perde di vista l'importanza della tematica affrontata (anche se tende spesso a divagare dalla suddetta), quella appunto de "I voli della morte". Un crimine di lesa umanità, uno dei modi più aberranti utilizzati per uccidere prigionieri politici e non, come si legge dallo sconcertante incipit del film, un film che, dalla fattura classica, per la scelta di una narrazione lineare, privilegia la caratterizzazione dei personaggi rispetto al ritmo (azzeccata la scelta del cast, in particolare di Ricardo Darìn nei panni della figura positiva del comandante, che rifiuta di aprire il portellone del proprio aereo, prendendosi il tempo di descrivere quel clima di terrore e prevaricazione). Aiuta poi la scelta di un paesaggio desolato e isolato, dove si consumano rapporti di forza sul piano sociale, e quella delle vicende private dei personaggi (la giovane donna, interpretata dalla bella Inma Cuesta, costretta ad accettare una relazione incestuosa), in cui ognuno, a proprio modo, è responsabile del proprio agire. Il risveglio della coscienza di un uomo è il risveglio di una nazione. I personaggi assumono una valenza simbolica e austera in un clima teso e opprimente. Il finale (che offre una speranza alla ribellione) è un lampo di luce. E così il film appassiona (degnamente) ed emoziona (sconcertando a più riprese). Certo, non sempre la sceneggiatura riesce a disegnare personaggi secondari all'altezza, certo, la storia d'amore pare non molto funzionale e persino forzata, certo, si poteva fare meglio, ma film interessante (storicamente e non) è questo.

venerdì 13 settembre 2019

Tutti lo sanno (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/09/2019 Qui
Tema e genere: Thriller drammatico diretto dal due volte Premio Oscar Asghar Farhadi che racconta di un rapimento ed ha come tema le tensioni e i segreti.
Trama: Il matrimonio della sorella riporta una donna in Spagna. Ma un evento drammatico scoperchierà segreti e rinnoverà dolorosi rancori.
Recensione: Film d'apertura al Festival di Cannes 2018, Tutti lo sanno riporta in Europa il regista iraniano Asghar Farhadi (due volte premio Oscar, per Una separazione e per Il cliente) dopo l'esperienza francese con Il passato. Il tema delle tensioni e dei segreti che possono squassare una famiglia si era visto in tutti i suoi film precedenti, ma qui si cala in un contesto differente, molto spagnolo e latino, tra fede religiosa vissuta (o meno) in modi diversi, dicerie e maldicenze che guastano i rapporti, contrasti su beni e soldi che portano a dissidi, in famiglia e con i vicini. Il contesto è scenograficamente suggestivo, tra la villa della festa in cui si svolge il dramma, il campanile della chiesa, che a qualcuno potrebbe ricordare La donna che visse due volte, i campi e le vigne arse dal sole. Qui Farhadi può contare su grandi attori, come le star iberiche (e coniugi nella vita) Penelope Cruz e Javier Bardem (già in coppia nel mediocre Escobar - Il fascino del male), cui si aggiunge il grande attore argentino Ricardo Darín nei panni del marito che si precipita da Buenos Aires appena scompare la figlia, e che si porta dietro fallimenti personali e un atteggiamento mistico-religioso che suona stravagante ai parenti acquisiti (e pure un po' alla moglie). Il regista conferma tutta la sua capacità di suscitare tensione, in un giallo che però via via si smorza nonostante segreti sempre più dirompenti, fino a un epilogo che delude in parte le attese anche se mantiene, come da programma, il compito di spargere amarezza sui personaggi e sulle loro vicende. Compito appunto un po' troppo programmatico, intuibile fin dall'inizio, mentre nei suoi film migliori c'è molta più sottigliezza e una reale suspense di pericoli incombenti e catastrofi in agguato, oltre tutto sempre spia di rapporti malati, ambiguità, falsità o verità parziali. Non che non ci siano questi elementi, in Tutti lo sanno, ma come puro frutto di tecnica più che per sapiente rappresentazione dei personaggi. Che forse, proprio perché lontani dall'ambito che conosce di più, sono figure anche cinematograficamente interessanti, ma difficilmente possono sembrare persone reali le cui azioni siano sostenute da motivazioni credibili. E la vicenda, pur molto forte, rischia di non incidere nello spettatore, più ammirato dall'abilità di regista e interpreti che conquistato dalla narrazione e dalle sue drammatiche verità. Una narrazione che appunto gira troppo spesso a vuoto, una storia che stenta a decollare, con degli sviluppi simili a quelli di una soap opera latino americana. I colpi di scena arrivano sempre tardi e sono "telefonati", in un territorio, di cui l'iraniano Farhadi dà l'impressione di conoscere poco, a reggere il racconto è una dinamica narrativa, che si avvita su se stessa. Il melodramma tracima, degenerando in telenovela (troppi isterismi), nell'accezione più riduttiva, mancando una messinscena efficace. Il film procede a sbalzi, tra tempi morti e sequenze prolisse, con uno pseudo intreccio da sciogliere, per giungere alla composizione di un disperato quadro complessivo, in cui ciascuno, esce sconfitto. Ma nonostante questo la struttura del film è abbastanza solida, a parte la prevedibilità mascherata con colpi di scena e delle preoccupazioni del film fini a se stesse, che in verità sono i due elementi che funzionano meno e che fanno perdere al film parecchi punti, punti vitali per raggiungere una sufficienza che decisamente non merita. Da Farhadi proprio non me l'aspettavo.

lunedì 27 maggio 2019

Truman: Un vero amico è per sempre (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2018 Qui - L'amicizia è il dono più prezioso di cui un individuo può disporre, ovviamente se sincera, profonda e reciproca ed è quello che il film Truman: Un vero Amico è per Sempre sostiene e rappresenta. Il film infatti ci racconta di due amici di vecchia data che a seguito della malattia di uno si rincontrano a distanza di anni a Madrid e che insieme trascorreranno quattro giorni intensi (insieme all'inseparabile amico a quattro zampe del futuro "deceduto"), in cui e attraverso i toni lievi ed ironici della commedia, dimostreranno come l'amicizia sia più forte di ogni cosa. Difatti, la delicatezza con cui il regista catalano Cesc Gay racconta questa semplice e silenziosa storia di amicizia adulta, matura e involata verso l'ultimo saluto, è il segreto di questa pellicola, pellicola del 2015 che ha giustamente trionfato ai Goya 2016 premiando Javier Cámara e Ricardo Darín come attori, Cesc Gay alla regia e alla sceneggiatura e ovviamente il miglior film. Certo, la trama avrebbe potuto facilmente scivolare nel "patetico", nel pietismo o nel mieloso eccessivi o, almeno, in un qualcosa di "già detto" e dunque di fortemente scontato, giacché inserire un cane e un malato terminale nello stesso film assicura fazzoletti e un'abbondante dose strappalacrime a chiunque si accinga o sia ben propenso alla visione di una pellicola drammatica, invece il regista, grazie anche ad una sceneggiatura che non cede mai il passo al sentimentalismo, alla retorica, ai dialoghi monotonamente rituali che si ripetono gli amici cosiddetti per la pelle e che anzi perfino nei momenti più drammatici della narrazione è scritta con dialoghi pungenti, sferzanti, fatti di sfottò e battute al veleno, ma pronunciati con affettuoso stimolo dell'uno verso l'altro, riesce mirabilmente ed inaspettatamente a presentare una storia quanto mai vera, profonda e per nulla stucchevole: un inno all'amicizia che mai si consuma negli anni ma che, anzi, soprattutto nei momenti più critici, si consolida confermando la sincerità dei sentimenti.

mercoledì 10 aprile 2019

I Segreti del settimo piano (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/12/2017 Qui - Sorprendente e molto angosciante thriller di produzione Spagnola-Argentina è I Segreti del settimo piano (Séptimo), film del 2013 diretto da Patxi Amezcua, visionario regista spagnolo di indubbia qualità visiva che, appoggiandosi ad un protagonista argentino (l'abbastanza noto Ricardo Darin, già visto e molto apprezzato nell'originale ed eccezionale thriller Il segreto dei suoi occhi) dirige in stile hitchcockiano sapendo giocare sulla tensione, senza trucchi, effetti speciali o sparatorie. Questo thriller tutto girato a Buenos Aires infatti, città raffigurata come caotica e pericolosa, come probabilmente è, riesce, anche per via di una storia ansiogena (dove nell'ambito angusto e terribile di un semplice condominio, il pubblico trepida di fronte al mistero della sparizione dei due figli del protagonista), a farsi discretamente apprezzare. Il film racconta difatti della strana e incredibile sparizione di due bambini che, mentre scendono le scale spariscono all'improvviso, il padre quindi (che ha un rapporto complicato con sua moglie) rendendosi conto della gravità cercherà in tutti i modi di ritrovarli, giacché da quel momento, inizia una disperata ricerca, ma quando la telefonata di chi li ha rapiti stabilisce il prezzo per la loro liberazione qualcosa finalmente verrà fuori, anche la verità.