Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/10/2019 Qui
Tema e genere: Controverso film francese diretto da
Pascal Laugier, un horror definito come il più innovativo degli anni 2000.
Trama: Lucie è ormai scomparsa da un anno, quando viene ritrovata mentre cammina lungo una strada, in stato catatonico, incapace di ricordare cosa le sia successo. La polizia scopre il luogo dove la ragazza è stata rinchiusa, un vecchio mattatoio abbandonato. Tuttavia Lucie non presenta alcun segno di abuso sessuale o di violenza. Quindici anni dopo, si trova in una casa in mezzo alla foresta, ha un fucile in mano, e uccide un uomo.
Recensione: Fastidioso, malato, stomachevole, ma anche intrigante, geniale, differente sono alcuni degli aggettivi coi quali i migliori divoratori di horror che conosca hanno definito Martyrs e cosicché che alla fine ho deciso di cimentarmi anch'io nella visione dell'horror più innovativo degli anni 2000. Premetto di amare il genere e di essere un piccolo fan dei "torture porn", ma questa pellicola proprio non mi ha convinto fino in fondo. Però confermo, l'opera non lascia lo spettatore indifferente e, cosa non da poco, più che la paura, la somatizzazione entra nella stanza accompagnata da una sensazione di fastidio che potrebbe mettere a disagio anche i più indomiti e/o insensibili polimorfi, non io, anche se, tra risatine isteriche, sussulti sulla sedia e pruriti improvvisi, tutto mi è capitato, anche che gli snack diventassero meno gustosi. E tuttavia nessuna scena è davvero devastante, in Hostel (o nell'altro capostipite dell'horror francese moderno, Frontiers), per fare un esempio, troviamo sequenze molto più disgustose e aberranti. In ogni caso, cos'è Martyrs, presentato all'epoca a Cannes, dove molte polemiche suscitò, è il frutto di una mente curiosa di approfondire la psiche umana (e l'anatomia), oppure il regista è l'ennesimo pazzo scatenato che vuole dimostrare a sé stesso e a chi è a caccia di nuovi brividi di essere bravo nel destabilizzare l'essere umano? O, forse, è solo il gioco perverso di qualcuno che per guadagno non disprezza fare leva sulle comuni paure? Insomma, il dubbio che l'autore (Pascal Laugier) vada oltre lo scibile per pura, semplice, atavica voglia di emergere sorge e che abbia un secondo e (forse) poco nobile fine pare probabile, soprattutto per la scelta di mostrarci tutti gli stadi che portano l'essere umano dal pieno delle facoltà mentali e dalla buona salute al morire di stenti e dolore sviluppando uno stato di grazia degno di approfondimento scientifico.