Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2023 Qui - Operazione nostalgia ma con qualità, che riesce a partorire un bel sequel, forse un po' furbetto (dato che strizza l'occhio ai temi caldi dei nostri tempi, quali l'inclusione, le vulnerabilità, l'intelligenza emotiva) ma che sorprende in positivo. Top Gun: Maverick (dedicato a Tony Scott) riesce ad omaggiare il vecchio cult del 1986, con dei richiami oculati e nel complesso mai ridondanti, e allo stesso tempo riesce a creare una storia adrenalinica ma dal sapore malinconico. Soprattutto finalmente abbiamo una trama semplice, come deve essere per un film del genere, senza troppi spiegoni, senza colpi di scena inutili. Una menzione di merito a tutte le musiche, compresa Lady Gaga e Hans Zimmer. Per quanto riguarda gli attori, buona la prova di Tom Cruise anche se ovviamente ha perso la verve degli anni d'oro, superba Jennifer Connelly, bravo anche Miles Teller nei panni del figlio di Goose. Top Gun: Maverick, un film (peraltro candidato a sei Premi Oscar 2023 tra cui quello per il miglior film) che scorre liscio come l'olio, garantendo un ottimo intrattenimento. Voto: 7+
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giovedì 9 febbraio 2023
Top Gun: Maverick (2022)
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martedì 14 dicembre 2021
No Sudden Move (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/12/2021 Qui - Un thriller dalle evidenti tinte noir, ma anche un gangster movie e film
di denuncia. Un qualcosa di semplice che diventa sempre più complesso
ed articolato dove delinquenti di piccola/media caratura si imbattono in
gioco più complessi, avendo la presunzione anche di dominarli e
manipolarli. Steven Soderbergh è perfettamente a suo agio (come lo era
stato in parte ne La truffa dei Logan) con una storia che prende binari
precisi, rispettando i cliché del genere, ma mettendo a nudo tematiche
attuali anche se il film è ambientato negli anni '50, i suoi riflessi
come il potere delle corporation, l'intreccio della legalità con
l'illegalità e le tensioni razziali sono attuali ancora oggi (insomma, un buon esercizio di stile). Cast di
prim'ordine (c'è anche Matt Damon in una parte importante, ma non accreditata) con Don Cheadle e Benicio Del Toro sugli scudi. Voto: 6,5
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venerdì 13 agosto 2021
Lucy in the Sky (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/08/2021 Qui - Astronauta della NASA dopo una missione nello spazio non riesce a tornare con i piedi per terra e l'incapacità di riadattarsi alla quotidianità viene esacerbata da una delusione sentimentale. Il regista Noah Hawley si sforza di dare significati più profondi ad un vicenda di cronaca che suscitò pochi anni fa molto scalpore negli USA nonostante la sua intrinseca banalità, ma il risultato è un film eludente: la protagonista (una comunque volenterosa Natalie Portman) nel suo progressivo distacco dalla realtà (ce lo fa vedere il regista tale disagio cambiando continuamente il formato da 16:9 a 4:3, ma alla lunga tale espediente è fin troppo ridondante) non suscita empatia, i personaggi di contorno come il marito e l'amante risultano sfocati, la lunga durata annoia (e non c'è nulla che possa giustificare l'inserimento di questo film nel genere fantascienza, fantascienza di cosa?!). Assurdo e inutile, giustamente stroncato da quasi tutta la critica. L'esordio dietro la macchina da presa dell'ottimo produttore e sceneggiatore di Legion è infatti pessimo, peccato. Voto: 4
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mercoledì 17 marzo 2021
Richard Jewell (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - E' curioso come il buon Clint Eastwood, dopo una carriera di attore quasi sempre in ruoli vincenti, abbia scelto, nella sua non lunga ma prolifica "seconda vita" di regista, di dedicarsi a protagonisti sostanzialmente perdenti o quantomeno ai margini, dalla ragazza pugile con un passato (e soprattutto un futuro) difficile, all'ultimo bianco rimasto a vivere in un quartiere di ispanici ed asiatici, fino al florovivaista fallito che si ricicla come corriere di droga ottuagenario (per citarne solo alcuni). Anche in questo valido film riesce con capacità e verosimiglianza a raccontarci le vicende di un pingue bonaccione che, amante della polizia ed ex vice-sceriffo declassato a guardia privata, sventa un attentato durante le olimpiadi di Atlanta '96 salvo poi essere accusato, in maniera quanto meno superficiale, di esserne l'artefice. L'ottimo protagonista (Paul Walter Hauser, già apprezzato in Tonya, dove paradossalmente era ugualmente "impacciato", è perfettamente calato nel ruolo, notevole anche la somiglianza fisica) vive così una sorta di vicenda kafkiana dove tutto sembra remare contro di lui, aumentandone l'angoscia per non riuscire a dimostrare la propria innocenza. Solo l'aiuto di un avvocato determinato (un Sam Rockwell pazzesco che non sbaglia un colpo) e la pochezza delle prove raccolte riporteranno indietro le lancette dell'orologio a quando era stato acclamato come un eroe per aver salvato numerose vite umane. Ispirato ad una vicenda vera, il film si svolge su due piani narrativi ben distinti, quello delle rocambolesche traversie del buon Richard (e della brava Kathy Bates nella parte della madre) e quello dei tentativi di scoop della giornalista in cerca di carriera (Olivia Wilde), una delle cause del precipitare degli eventi, in grado di sconvolgere l'esistenza anche del più mite cittadino. Un buon film d'impatto visivo ed emozionale, recitato ottimamente da tutto il cast e supportato da una regia nitida, sicura e consolidata che nella mani del regista texano diventa un'esperienza indimenticabile. Tuttavia anche se ottimamente girato ed interpretato dai protagonisti, manca forse un po' di quel misto di cattiveria e poesia di altri film di Clint Eastwood, tutto è fin troppo didascalico e prevedibile, ma al di là di ciò, e come se ce ne fosse il bisogno di dirlo, egli sforna il suo ennesimo grande film su una triste storia americana, sulla falsa riga del suo Sully, la cui morale comune è che gli eroi, oggi, non piacciono a nessuno, a differenza dei colpevoli ad ogni costo. Un po' prolisso ma vedibile senza affanni. Voto: 7
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martedì 5 maggio 2020
Prendimi! (2018)
Titolo Originale: Tag
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Commedia
Produttore: Todd Garner, Mark Steilen
Regia: Jeff Tomsic
Sceneggiatura: Rob McKittrick, Mark Steilen
Cast: Ed Helms, Jake Johnson, Jeremy Renner, Jon Hamm
Hannibal Buress, Isla Fisher, Annabelle Wallis, Rashida Jones
Leslie Bibb, Brian Dennehy, Nora Dunn, Lil Rel Howery
Thomas Middleditch, Steve Berg, Sebastian Maniscalco, Kurt Yue
Hannibal Buress, Isla Fisher, Annabelle Wallis, Rashida Jones
Leslie Bibb, Brian Dennehy, Nora Dunn, Lil Rel Howery
Thomas Middleditch, Steve Berg, Sebastian Maniscalco, Kurt Yue
Durata: 95 minuti
Una spassosissima commedia ispirata a una storia vera.
Da circa trent'anni, cinque amici trascorrono l'intero mese di maggio giocando a Prendimi!
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giovedì 22 agosto 2019
7 sconosciuti a El Royale (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/08/2019 Qui
Tema e genere: Film corale dall'impronta decisamente pulp, un thriller drammatico di Tarantiniana memoria.
Tema e genere: Film corale dall'impronta decisamente pulp, un thriller drammatico di Tarantiniana memoria.
Trama: Sette sconosciuti, ognuno con un segreto da seppellire, si incontrano al El Royale, un fatiscente hotel dall'oscuro passato sul lago Lahoe. Nel corso di una fatidica notte, tutti avranno un'ultima occasione di redenzione prima che tutto vada all'inferno.
Recensione: All'El Royale si può scegliere di soggiornare in California o in Nevada, dato che il motel, un tempo rifugio di gente dello spettacolo, mafiosi, politici e ricconi, si trova esattamente a metà tra i due stati e una linea rossa segna il confine nel bel mezzo della hall di ingresso. È il 1969 e qui si ritrova una strana serie di personaggi, tutti con qualche segreto, come del resto il luogo che li ospita. Un venditore di aspirapolvere dalla curiosità sospetta, un prete con problemi di memoria (un memorabile Jeff Bridges), una corista di colore in cerca del successo da solista, una hippy dai modi bruschi che si trascina dietro un sacco dal contenuto poco chiaro e un fucile. Ad accoglierli solo un giovane concierge che combatte i suoi incubi in modi poco ortodossi e che di sicuro sa più di quello che dice. A loro, più avanti, si unirà il carismatico leader di una setta (Chris Hemsworth, davvero inquietante e convincente anche lontano dai suoi ruoli di supereroi). La trama del film di Drew Goddard (un amante degli esercizi di stile e delle citazioni, come aveva già dimostrato in Quella casa nel bosco) è un complesso gioco di incastri di destino tra personaggi tutti in cerca di qualcosa e disposti a tutto per ottenerlo. L'approccio metanarrativo e sofisticato del regista, del resto, sfrutta tutti gli espedienti stilistici a disposizione (voce narrante, suddivisione in capitoli, scene che si ripetono da punti di vista differenti) per mantenere un registro che appare più ironico che drammatico a dispetto della violenza e degli orrori che ben presto iniziano a susseguirsi. L'anno in cui la vicenda si svolge (a parte un breve prologo) è il 1969 e il regista sfrutta a piene mani gli spunti della cronaca: dalle sette assassine nello stile di Charles Manson, alle cospirazioni politiche, dalle tensioni razziali e tra i sessi alla criminalità organizzata. Il tutto mescolato in un crescendo di colpi di scena, rivelazioni e morti a sorpresa dal tono sempre più truculento. Raccontare nel dettaglio la storia significherebbe prima di tutto disinnescare il gioco di intelligenza che resta alla fine il maggior pregio del film, un po' latitante invece sul piano del coinvolgimento emotivo, a dispetto del gran cast che schiera e le situazioni estreme che le backstory rivelano poco alla volta. Il film ricorda a tratti (anche nel florilegio verbale) la filmografia di Quentin Tarantino, senza mai raggiungere analoga brillantezza e forza dirompente, forse perché resta sempre il sospetto che anche i temi più sociali e politici siano più che altro un pretesto. Ciò non toglie che, una volta partito il jukebox (e la colonna sonora, complice la professione di cantante di una dei protagonisti, è davvero fenomenale), non si smetta mai di ballare, fino all'escalation finale, una resa dei conti che sfiora il patetico senza affogarci dentro e regala qualche momento di emozione vera.
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domenica 26 maggio 2019
Baby Driver: Il genio della fuga (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/06/2018 Qui - Era solo questione di tempo, prima che Edgar Wright dedicasse un intero lungometraggio alla sua passione per gli inseguimenti automobilistici. Già a partire dal fulminante esordio con L'alba dei morti dementi e ancora di più con il successivo Hot Fuzz, il regista inglese aveva dimostrato una dote straordinaria nella direzione delle scene d'azione su quattro ruote: mai appunto come in queste sequenze, il celeberrimo montaggio velocissimo tipico del suo cinema (coadiuvato da virtuosistici movimenti di macchina quali panoramiche a schiaffo e zoomate) trovava un perfetto sfogo. Certo, scegliere di costruire una storia basata sulle avventure di un autista per rapine non è certo l'idea più fresca degli ultimi tempi (anche se il genere "rapinatori in fuga con inseguimento" è uno dei classici del cinema americano fin dagli anni '40, e bisogna riconoscere che funziona sempre), ma il regista ne è consapevole e costruisce attorno alla sua vicenda una trama elementare, caratterizzata da personaggi molto caratterizzati, il cui scopo è semplicemente quello di essere utili alla semplicità di fruizione. Si perché se da una parte il regista chiede allo spettatore di non formalizzarsi troppo per una narrazione non troppo precisa, dall'altra lo conquista attraverso una messa in scena potente e un ritmo inarrestabile. Tanto che l'heist movie a tempo di musica dal titolo Baby Driver: Il genio della fuga (Baby Driver), film del 2017 scritto e diretto da Edgar Wright, diverte e riesce, almeno in parte, a rinfrescare un genere in cui resta davvero poco da inventare. Anche perché sinceramente in meglio e di diverso dall'ultimo visto simile, Autobahn: Fuori controllo (che a me è sufficientemente piaciuto) c'è ben poco. Di certo migliore è la sceneggiatura, la regia e migliori nettamente sono le musiche, abbastanza in linea e simile invece il livello del cast (anche se qui di donne "gnocche" ce ne sono due), mentre abbastanza sorprendente è il fatto che non tanto migliore è la parte action, era lecito aspettarsi vedendo il trailer infatti, sequenze ancor più adrenaliniche (seppur quelle poche che ci sono eccezionali), invece no. I punti di forza di questo film difatti (che sono comunque molti) stanno altrove e la componente puramente action non è tra questi. Giacché per differenziarsi e proporre qualcosa di nuovo in un genere inflazionato, l'incipit propone un protagonista decisamente sui generis.
domenica 12 maggio 2019
Le spie della porta accanto (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - No, non sono impazzito, ma Le spie della porta accanto (Keeping Up with the Joneses), film del 2016 diretto da Greg Mottola e discreto mix tra commedia e spy story, non è affatto male. Il film infatti, seppur privo di un plot di grande originalità (quello di una coppia di periferia che si ritrova coinvolta in un complotto di spionaggio internazionale quando i due scoprono che i nuovi vicini di casa, all'apparenza perfetti, sono in realtà spie governative), è piuttosto gradevole e ritmato tale da garantire una visione godibile e senza fastidi. Cast, regia e scene action abbastanza rodate, dialoghi e personaggi simpatici e storia che si segue bene, regalano difatti un'ora e passa di intrattenimento innocuo. Anche perché mi aspettavo la classica commediola action che perde rapidamente slancio, porta alla noia, lo termini e rimani perplesso, invece no, anzi, il film è via via più interessante e divertente. Dopotutto Greg Mattola, regista di buoni film come Paul e Adventureland, dirige discretamente questa commedia ricca d'azione (anche se si sorride poco mentre la parte di azione è un po' più interessante), che riesce ad intrattenere pubblico di qualsiasi età con battute e gag molto divertenti. Certo, prevedibile e un po' scontata è la trama e il finale, tuttavia spruzzate di originalità danno un qualcosa in più al film stesso che, raccontando appunto di una "stantia" coppia di coniugi (un sempre spassoso Zach Galifianakis, che già mi fece ridere in Masterminds e Isla Fisher) che all'arrivo di una coppia di vicini (lei è la Gal Gadot, nota gnocca imperiale, lui è Jon Hamm, famoso per essere il protagonista di Mad Men, la serie TV pluripremiata, dove recita il ruolo del bel tenebroso che ha molto da nascondere), la spia scoprendo qualcosa di pericoloso, e si ritrovano così in mezzo a dei bei casini, si lascia tranquillamente vedere.
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