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martedì 31 maggio 2022

Ron - Un amico fuori programma (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Graziosa (forse un po' troppo tirata per le lunghe) storia d'amicizia tra due creature imperfette ma di buon cuore: da una parte un ragazzino con problemi di socializzazione, dall'altra un robottino difettoso. L'iter narrativo è uguale a quello di altre produzioni similari (si parte da un rapporto inizialmente complicato per giungere man mano a un legame profondo), ma il ritmo è discreto, la grafica e l'animazione buone, i personaggi simpatici (la nonna di Barney) e il finale soddisfacente. In sostanza, niente affatto male. Ron - Un amico fuori programma infatti, seppur sbilanciato, ma, in fin dei conti, divertente, seppur manchi quella marcia in più da grande produzione che avrebbe fatto la differenza, è un film riuscito. Un film abbastanza simpatico, colorato con una bella morale e con uno spunto di riflessione molto attuale: il valore dell'amicizia e l'educazione all'uso della tecnologia per scongiurare il grande pericolo dell'assuefazione e alienazione che ne deriva dall'uso spropositato. Banale, fanciullesco, ma non brutto. Voto: 6

mercoledì 27 ottobre 2021

Mister Link (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Prodotto dallo studio Laika con la tecnica della stop motion, una (l'ennesima) piccola "perla" per qualità tecnica, ma stavolta, al contrario di altre (fantastiche) volte (ParaNorman dello stesso Chris Butler per esempio), non del tutto per i suoi contenuti. Certo, il film sa intrattenere piacevolmente e divertire riuscendo anche, almeno a tratti, a colpire i bersagli (edificanti) che si prefigge, ma la storia non è nuova così come i suoi sviluppi. Tuttavia, filmetto sì minore ma non disprezzabile. Si racconta di un celebre viaggiatore, sempre alla ricerca di un qualche essere leggendario, soprattutto per essere accettato così in un esclusivo club per ricconi. Che poi lui questi esseri straordinari li trova anche, ma non riesce a portare delle prove. In questa avventura avrà a che fare con un Sasquatch (bestia nota soprattutto negli USA) e i suoi lontani parenti Yeti. La grafica è particolare ma interessante, il film è sì una storiella ma ricca di humour, con qualche battuta più riuscita. Il personaggio protagonista (quello umano, intendo) è più riuscito degli altri, che invece sono molto "standard" e scontati. E anche il Sasquatch è molto indovinato, che sarebbe poi il "Mister Link" del titolo (l'originale era Missing link, l'anello mancante, ma entrambi i titoli ci possono stare). Purtroppo il film fu molto più gradito dalla critica (candidato all'Oscar, ma vinse Toy Story 4, mentre il migliore del mazzo era per me Klaus) che dal pubblico: fu un disastroso flop al botteghino, a causa anche dei grandi costi, ma non solo. Alla fine film simpatico però niente di più. Voto: 6+

martedì 30 giugno 2020

La ragazza dei tulipani (2017)

Titolo Originale: Tulip Fever
Anno e Nazione: Regno Unito, USA 2017
Genere: Sentimentale, Drammatico
Produttore: Alison Owen
Regia: Justin Chadwick
Sceneggiatura: Tom Stoppard
Cast: Alicia Vikander, Dane DeHaan, Jack O'Connell, Holliday Grainger
Judi Dench, Christoph Waltz, Douglas Hodge, Zach Galifianakis
Matthew Morrison, Cara Delevingne, Joanna Scanlan, Tom Hollander
Cressida Bonas, Kevin McKidd, David Harewood, Michael Nardone
Alexandra Gilbreath, Michael Smiley, Miltos Yerolemou, Daisy Lowe
Durata: 100 minuti

Alicia Vikander, Christoph Waltz e Dane DeHaan in un tormentato triangolo amoroso.
Amsterdam, XVII secolo: la moglie di un mercante si innamora di un pittore e fugge con lui.

domenica 7 luglio 2019

Nelle pieghe del tempo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/03/2019 Qui - Anche la Disney può sbagliare. Lo sappiamo da sempre (è già successo, ricordate Alice attraverso lo specchio? No? Meglio) eppure si rimane ancora sconcertati di fronte alla possibilità della casa dei sogni di fallire. Questa volta poi si rischia di toccare il punto più basso del percorso cinematografico del mondo immaginifico creato agli inizi degli anni Venti, una caduta rovinosa in cui nessuno, davvero nessuno, riesce ad uscirne illeso. La colpa di tali ferite è causata dall'ultimo lungometraggio targato Disney del 2018, intitolato Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), pellicola tratta dal romanzo omonimo del 1963 scritto da Madeleine L'Engle e diretta da Ava DuVernay, che dai fatti reali di Selma - La strada per la libertà passa all'inverosimile e all'astratto in questo suo ultimo lavoro. Un lavoro che non soddisfa (ma per niente proprio) le aspettative, dimostrandosi fallimentare sotto molteplici punti di vista. Perché sì, senza mezzi termini, Nelle Pieghe del Tempo (che va avanti tra scenari ridicoli, personaggi inutili e momenti completamente piatti) è sia un film brutto sia un film sbagliato, non c'è scampo. Anche capire da dove partire per descrivere il fallimento del film è compito arduo, perché davvero non c'è un aspetto che si salvi. Manca il grande senso di avventura e scoperta dei film per ragazzi, manca l'intrattenimento puro, con le scene allungate fino a che il già poco senso di esse non diventi autentica e inspiegabile tortura. Forse a dare più fastidio è la costante ripetitività del nulla che il film propone. I protagonisti sono sballottati avanti e indietro senza che se ne capisca il senso. Se l'emozione latita, la tensione manca totalmente, ed assistiamo ad un carrozzone di colori e CGI tirato avanti col pilota automatico. Insomma un film, che si fa quasi fatica a definirlo un vero film, davvero sconclusionato, malfatto e goffo. Un film che pecca di un'eccessiva noncuranza dei dettagli. Giocando senza logica con lo spazio e il tempo, il film dimentica spesso la basilare regola della consequenzialità causa-effetto, alternando eventi incoerenti tra loro con improbabili deus ex machina risolutivi. Tra enormi lacune narrative e mancanze para-sintattiche, la storia si snoda pertanto con fatica, rendendo la visione non eccessivamente difficile ma indubbiamente fastidiosa. A peggiorare la situazione, non manca poi il classico buonismo della Disney che, nonostante in altre pellicole sia perfettamente equilibrato, qui produce una perenne e paternalista atmosfera moraleggiante.

domenica 12 maggio 2019

Le spie della porta accanto (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - No, non sono impazzito, ma Le spie della porta accanto (Keeping Up with the Joneses), film del 2016 diretto da Greg Mottola e discreto mix tra commedia e spy story, non è affatto male. Il film infatti, seppur privo di un plot di grande originalità (quello di una coppia di periferia che si ritrova coinvolta in un complotto di spionaggio internazionale quando i due scoprono che i nuovi vicini di casa, all'apparenza perfetti, sono in realtà spie governative), è piuttosto gradevole e ritmato tale da garantire una visione godibile e senza fastidi. Cast, regia e scene action abbastanza rodate, dialoghi e personaggi simpatici e storia che si segue bene, regalano difatti un'ora e passa di intrattenimento innocuo. Anche perché mi aspettavo la classica commediola action che perde rapidamente slancio, porta alla noia, lo termini e rimani perplesso, invece no, anzi, il film è via via più interessante e divertente. Dopotutto Greg Mattola, regista di buoni film come Paul e Adventureland, dirige discretamente questa commedia ricca d'azione (anche se si sorride poco mentre la parte di azione è un po' più interessante), che riesce ad intrattenere pubblico di qualsiasi età con battute e gag molto divertenti. Certo, prevedibile e un po' scontata è la trama e il finale, tuttavia spruzzate di originalità danno un qualcosa in più al film stesso che, raccontando appunto di una "stantia" coppia di coniugi (un sempre spassoso Zach Galifianakis, che già mi fece ridere in Masterminds e Isla Fisher) che all'arrivo di una coppia di vicini (lei è la Gal Gadot, nota gnocca imperiale, lui è Jon Hamm, famoso per essere il protagonista di Mad Men, la serie TV pluripremiata, dove recita il ruolo del bel tenebroso che ha molto da nascondere), la spia scoprendo qualcosa di pericoloso, e si ritrovano così in mezzo a dei bei casini, si lascia tranquillamente vedere.

giovedì 18 aprile 2019

Masterminds: I geni della truffa (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2017 Qui - Ispirandosi all'incredibile storia di David Ghantt, l'uomo che nella storia degli Stati Uniti detiene il record insuperato della rapina bancaria più fruttuosa di sempre (ben 17 milioni di dollari, 2 dei quali mai recuperati) la simpaticissima (leggera ma briosa, dotata di interpreti bravi e scenette simpatiche capaci di intrattenere e divertire in maniera sufficientemente valida) commedia Masterminds: I geni della truffa (Masterminds), pellicola del 2016 diretta da Jared Hess (conosciuto per altrettanti spassosi film demenziali come Super Nacho), racconta gli incredibili retroscena di questo leggendario colpo ai danni di un deposito di denaro destinato a pagare gli stipendi degli agenti federali (tra cui quelli di una esuberante Leslie Jones). La trama, pur con qualche trovata spassosa sa un po' di già visto, anche se strutturata in modo geniale, giacché il merito del film (come tutti quelli che si appoggiano a vere storie assurde), è di avere un andamento molto strano, cioè di non seguire la tipica struttura ordinata dei film ma di mascherare quell'andamento dentro la cornice di una sequenza di fatti che ha il passo caotico delle cose come accadono nel mondo reale. Diventa così difficile anticipare gli eventi e si rimane sempre spiazzati dalla folle idiozia e dalle coincidenze, implausibili e assurde se fossero state inventate ma accettabili solo sapendo che sono davvero accadute. Comunque non mancano altri elementi per intrattenere il pubblico (e salvare il film), dalla comicità fisica e stralunata di Zach Galifianakis, l'indimenticato strambo Alan de Una Notte da leoni, che impersona il protagonista, un semplice e innocuo (goffo) addetto ai trasporti che si lascia coinvolgere nel piano criminale per amore della bella collega Kelly, interpretata dalla brava Kristen Wiig, agli inseguimenti rocamboleschi tra le strade assolate del Messico, agli stravaganti personaggi di contorno, tra cui il sicario con l'ossessione per la caccia e le armi anticonvenzionali che conserva pezzi delle sue vittime che ha il volto di Jason Sudeikis (sempre efficace).

mercoledì 20 marzo 2019

LEGO Batman: Il film (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/08/2017 Qui - Gli amatissimi mattoncini danesi LEGO, complice uno dei supereroi più amati di sempre (anche personalmente nonostante sia l'amico Kryptoniano il mio preferito), travolgono e conquistano un'altra volta. Perché LEGO Batman: Il film (The Lego Batman Movie), film d'animazione del 2017 diretto da Chris McKay, non solo centra l'obbiettivo di aggiungere qualcosa in un campo difficile come quello dei cinecomic, soprattutto se parliamo di una leggenda come Batman e soprattutto nel caso in cui fare di più dopo Tim Burton e Christopher Nolan (molto meno Zack Snyder) era praticamente impossibile, ma fa addirittura un miracolo, superando lo status di pellicola per piccoli e diventando un cult immediato, una geniale girandola pop in cui vengono e si mescolano gli Wham e Lanterna VerdeMan in the Mirror di Michael Jackson e Superman, e poi, in mezzo a un secolo di fumetti DC, ecco riferimenti a non finire, bat-tute formidabili e un Bruce Wayne (doppiato magnificamente da Claudio Santamaria, nell'originale è Will Arnett) che finisce per diventare il perno di un cinecomic molto meglio dei veri cinecomic perché, oltre ad un'anima ben precisa, ha una sceneggiatura che gira come un orologio svizzero, con una sequenza di gag e situazioni da far impallidire i veri colossi DC (ma anche Marvel). Solitario, oscuro, maledetto, qui Batman gioca con il suo mito, ironizza sullo status di cavaliere oscuro, ritorna alla bat-caverna dopo aver salvato il mondo per ritrovarsi solo a fissare le foto dei genitori.

giovedì 20 dicembre 2018

Birdman (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2016 Qui - Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)) è un film del 2014 co-scritto, diretto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Emma Stone e Edward Norton. Il film, ha ricevuto ben nove candidature agli Oscar 2015, vincendone quattro per miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. Ha inoltre ricevuto sette candidature ai Golden Globe 2015, aggiudicandosene due. Birdman racconta di Riggan Thomson (Michael Keaton), una celebrità decaduta, con un passato esaltante come protagonista di film spettacolari, una star che ha raggiunto il successo planetario nel ruolo di Birdman, supereroe alato e mascherato. In declino di popolarità e di successi, disperatamente tenta di allontanarsi dalla figura che tanto lo ha reso celebre, cerca nuove strade, vuole dimostrare a se stesso, prima che agli altri, di essere un grande e vero attore, e sperando di rilanciare la sua carriera dirige un nuovo, ambizioso spettacolo a Broadway per dimostrare a tutti che non è solo una ex star di Hollywood. A gravare su di lui ci sono infatti la convinzione di avere fallito la carriera di attore, ma anche una disastrosa situazione economica e familiare. Trae spunto da un racconto di R. Carver, “ Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, che nulla ha a che fare con i suoi film pieni di effetti speciali e trame hollywoodiane, per impostare una pièce in un teatro di Broadway, di cui sarà regista e interprete. Nell'impresa (alquanto folle) vengono coinvolti la figlia ribelle Sam (Emma Stone), appena uscita dal centro di disintossicazione (che lo accusa di non avere svolto adeguatamente il ruolo di padre), l'amante Laura (nuova ambigua compagna), l'amico produttore Jake (Zach Galifianakis, il manager avvocato teso al solo conseguimento di nuove conquiste economiche), un'attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway (Naomi Watts), e un attore di grande talento, Mike Shiner (Edward Norton), giovane, ambizioso e oltremodo nevrotico. di pessimo carattere, con cui dovrà confrontarsi, che tenterà di usarlo come trampolino per la sua carriera, Shiner, infatti, rappresenta la figura dell'attore perfetto, nel mondo reale recita con tutti, ma quando si trova sul palcoscenico fa tutto meno che fingere. Ma c'è pure l'ex moglie, la più concreta del gruppo, da cui si è staccato per una sua improvvisa intemperanza, e c'è soprattutto una voce, apparentemente amica, che lo insegue e quasi lo perseguita, è la voce del suo doppio, la voce del supereroe Birdman (le parti del film che più ho apprezzato), di cui è stato interprete nel passato, che gli consiglia di lasciare le mediocrità in cui si trova intruppato e volgere lo sguardo e l’impegno verso gli antichi splendori, spingendolo a ritornare a fare blockbuster. In attesa della prima e nei giorni che precedono la sera della prima (le prove sono numerose, sfibranti, nevrotizzanti, e le anteprime si rivelano disastrose a causa della tensione creatasi tra i componenti del cast, sfociando in liti furiose ed episodi imbarazzanti), Riggan infatti deve fare i conti con un ego irriducibile (di cui tenta di mettere a tacere) e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso. Ma oltre che con il testo, Riggan, deve confrontarsi soprattutto con la sua capacità di uomo, con il suo passato, con il suo presente, riuscirà Riggan quindi a portare a termine la sua donchisciottesca avventura? Sembrerebbe di sì nonostante qualche grattacapo.