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martedì 30 novembre 2021

Locked Down (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Interamente ambientato e girato durante la pandemia e completamente integrato nella stessa, il nuovo film di Doug Liman (quello di Barry Seal per intenderci) è brillante nella sua lettura, non perfetto ma certamente più originale dell'italiano, prevedibilmente orrido, Lockdown. La protagonista del film è la sempre affascinante Anne Hathaway supportata dal bravo Chiwetel Ejiofor in una storia a metà fra la commedia romantica ed il sottogenere heist quasi interamente retta sul lavoro dei due attori. Il film funziona fin quando la pandemia detta i confini e le riflessioni sull'evento esterno che, mettendo in pausa la routine (altro confinamento), fa deperire le convinzioni sulla propria esistenza privata/lavorativa. Steven Knight (talentuoso sceneggiatore che tuttavia con Serenity fece un buco nell'acqua) è abile nel vivacizzare le dinamiche con videochiamate, tormentoni, il mix di generi e aperture all'esterno (le poesie diegetiche declamate per strada). Funziona fin quando il regista è al servizio degli interpreti, degli estri della sceneggiatura in interni e non promuove troppo una commedia sin lì piacevolmente parca (grande Ben Kingsley). Con un titolo così evocativo e contingente, invece, gli autori ad un certo punto pretendono la sospensione d'incredulità con l'heist movie compiacente ed inverosimile. Nonostante ciò, ed anche se a tratti approssimata, opera gradevole. Voto: 6

giovedì 26 settembre 2019

Ocean's 8 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/09/2019 Qui
Tema e genere: Sequel e spin-off al femminile della trilogia Ocean's, l'heist movie per eccellenza.
Trama: Dopo cinque anni trascorsi in prigione, Debbie Ocean ha in mente il colpo più grande della sua vita: rubare una collana di diamanti dal valore di 150 milioni di dollari. Per riuscirci, mette in piedi una squadra di sole donne pronte a colpire durante una delle serate di gala più importanti di New York.
Recensione: Era un film atteso Ocean's 8 (non da me comunque), il film diretto da Gary Ross che voleva forse replicare il successo ed avere la stessa potenza della trilogia originale ma non ci riesce. Non solo perché la pellicola in sé non ha abbastanza forza stilistica da essere minimamente paragonabile all'originale (ha meno ritmo e più glamour), ma anche per la storia raccontata, che di avvincente non ha nulla (neanche di tanto divertente). Otto donne, tutte diverse tra loro, che devono rubare gioielli di valore inestimabile. Già il soggetto non gode di particolare originalità, se poi si pensa al modo in cui è stato orchestrato il piano e la sua esecuzione, ci rendiamo conto che il tutto si svolge in maniera troppo veloce. Sì, il piano è stato ideato da Debbie e messo a punto in quasi sei anni, ma allo spettatore viene mostrato poco come le protagoniste insieme si siano preparate per metterlo in pratica. Così come la realizzazione dello stesso, i cui dettagli vengono messi in luce solo successivamente, adottando la tecnica del flashback. Quello che manca per aderire completamente al genere è però un senso di suspense classico degli heist movie. Il colpo è talmente ben oliato che nulla ne turba lo svolgimento, grazie alla professionalità delle truffatrici, una buona dose di inverosimiglianza, e colpi di scena non del tutto imprevedibili, e decisamente esagerati. Ma tutto questo è secondario: quello che manca davvero è un antagonista. Insomma tutto è semplice e facile, anche troppo. Inoltre il lungometraggio viene in parte schiacciato anche dal dovere di essere una pellicola interpretata da donne e, per qualche strano motivo, in quanto tale obbligata a piacere prima di tutto alle spettatrici, trasformandosi in più punti un "fashion movie" alla Sex and the City dove gli outfit sfoggiati dalle attrici e dalle star/cameo distolgono l'attenzione da una narrazione già abbastanza fragile e sfilacciata. In Ocean's 8 ritroviamo alcuni interpreti del cast originale, mentre scopriamo che altri, molto probabilmente, non li vedremo più. È sempre bello, però, vedere su schermo dei rimandi a un qualcosa che il pubblico, per la maggior parte, ha amato, o comunque apprezzato molto. E probabilmente è proprio questo il punto forte della pellicola, insieme a una sceneggiatura diretta (ma non propriamente solida) e all'intenzione di rafforzare il concetto di solidarietà fra donne e i forti legami che si possono creare tra i loro. Ognuna di queste donne ha un'abilità specifica, ognuna contribuisce a rendere il piano perfetto, ognuna sa esattamente dove deve essere nel momento esatto in cui dovrebbe essere in quel posto.

domenica 7 luglio 2019

Nelle pieghe del tempo (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/03/2019 Qui - Anche la Disney può sbagliare. Lo sappiamo da sempre (è già successo, ricordate Alice attraverso lo specchio? No? Meglio) eppure si rimane ancora sconcertati di fronte alla possibilità della casa dei sogni di fallire. Questa volta poi si rischia di toccare il punto più basso del percorso cinematografico del mondo immaginifico creato agli inizi degli anni Venti, una caduta rovinosa in cui nessuno, davvero nessuno, riesce ad uscirne illeso. La colpa di tali ferite è causata dall'ultimo lungometraggio targato Disney del 2018, intitolato Nelle pieghe del tempo (A Wrinkle in Time), pellicola tratta dal romanzo omonimo del 1963 scritto da Madeleine L'Engle e diretta da Ava DuVernay, che dai fatti reali di Selma - La strada per la libertà passa all'inverosimile e all'astratto in questo suo ultimo lavoro. Un lavoro che non soddisfa (ma per niente proprio) le aspettative, dimostrandosi fallimentare sotto molteplici punti di vista. Perché sì, senza mezzi termini, Nelle Pieghe del Tempo (che va avanti tra scenari ridicoli, personaggi inutili e momenti completamente piatti) è sia un film brutto sia un film sbagliato, non c'è scampo. Anche capire da dove partire per descrivere il fallimento del film è compito arduo, perché davvero non c'è un aspetto che si salvi. Manca il grande senso di avventura e scoperta dei film per ragazzi, manca l'intrattenimento puro, con le scene allungate fino a che il già poco senso di esse non diventi autentica e inspiegabile tortura. Forse a dare più fastidio è la costante ripetitività del nulla che il film propone. I protagonisti sono sballottati avanti e indietro senza che se ne capisca il senso. Se l'emozione latita, la tensione manca totalmente, ed assistiamo ad un carrozzone di colori e CGI tirato avanti col pilota automatico. Insomma un film, che si fa quasi fatica a definirlo un vero film, davvero sconclusionato, malfatto e goffo. Un film che pecca di un'eccessiva noncuranza dei dettagli. Giocando senza logica con lo spazio e il tempo, il film dimentica spesso la basilare regola della consequenzialità causa-effetto, alternando eventi incoerenti tra loro con improbabili deus ex machina risolutivi. Tra enormi lacune narrative e mancanze para-sintattiche, la storia si snoda pertanto con fatica, rendendo la visione non eccessivamente difficile ma indubbiamente fastidiosa. A peggiorare la situazione, non manca poi il classico buonismo della Disney che, nonostante in altre pellicole sia perfettamente equilibrato, qui produce una perenne e paternalista atmosfera moraleggiante.

domenica 17 febbraio 2019

Sballati per le feste! (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/01/2017 Qui - Simpaticissima e divertente commedia americana del 2015, Sballati per le feste! (The Night Before), che racconta di tre amici (Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen e Anthony Mackie), tre amiconi da una vita che ogni vigilia, a causa della morte dei genitori di uno dei tre, cosa per cui hanno dato inizio ad una sorta di tradizione, vanno in giro per la città a divertirsi. Ma anche per loro, dopo anni e anni di divertimento totale, è arrivata l'ultima fatidica "night before", essendo ormai troppo cresciuti e magari anche in attesa di figli. L'unico dei tre che però ancora vive nel passato è il protagonista, il sempre in parte Gordon-Levitt, che viene anche da una delusione d'amore proprio a causa di questa sua repressione del diventare adulto, e nel tentativo di abbandonare finalmente la vita fatta solo di divertimenti e dissolutezze con i suoi amici, ne succederanno di tutti i colori. La serata infatti degenera e i tre amici si troveranno in situazioni imbarazzanti. Il film come ovvio, ha una trama natalizia molto semplice e con un decorrere abbastanza banale, ma che presenta quei picchi di demenzialità, non troppa, e di surrealità che la rendono lo stesso interessante. Questo perché il film è diretto da Jonathan Levine, che si è fatto notare sui nostri schermi, oltre che per Warm Bodies, rilettura romantica dello zombie movie (comunque discreto), anche per 50 e 50 (bellissimo cancer movie) di cui ritroviamo qui due protagonisti: Joseph Gordon-Levitt nei panni del disadattato Ethan e Seth Rogen, ebreo in costante preda di un mix di allucinogeni. Questa volta però siamo in piena commedia natalizia che compone un altro genere di mix: quello tra trasgressione e conformismo. Perché Levine, che ha anche scritto la sceneggiatura, ci vuole parlare di una cosa seria, il necessario passaggio all'età adulta in cui si accetta di essere come si è proponendosi magari di migliorarsi, così in questa notte di droghe e di cellulari scambiati c'è chi pensa a impegnarsi davvero con una donna, chi a diventare padre e chi a decidere del proprio futuro in ambito sportivo.