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giovedì 26 settembre 2019

Ocean's 8 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/09/2019 Qui
Tema e genere: Sequel e spin-off al femminile della trilogia Ocean's, l'heist movie per eccellenza.
Trama: Dopo cinque anni trascorsi in prigione, Debbie Ocean ha in mente il colpo più grande della sua vita: rubare una collana di diamanti dal valore di 150 milioni di dollari. Per riuscirci, mette in piedi una squadra di sole donne pronte a colpire durante una delle serate di gala più importanti di New York.
Recensione: Era un film atteso Ocean's 8 (non da me comunque), il film diretto da Gary Ross che voleva forse replicare il successo ed avere la stessa potenza della trilogia originale ma non ci riesce. Non solo perché la pellicola in sé non ha abbastanza forza stilistica da essere minimamente paragonabile all'originale (ha meno ritmo e più glamour), ma anche per la storia raccontata, che di avvincente non ha nulla (neanche di tanto divertente). Otto donne, tutte diverse tra loro, che devono rubare gioielli di valore inestimabile. Già il soggetto non gode di particolare originalità, se poi si pensa al modo in cui è stato orchestrato il piano e la sua esecuzione, ci rendiamo conto che il tutto si svolge in maniera troppo veloce. Sì, il piano è stato ideato da Debbie e messo a punto in quasi sei anni, ma allo spettatore viene mostrato poco come le protagoniste insieme si siano preparate per metterlo in pratica. Così come la realizzazione dello stesso, i cui dettagli vengono messi in luce solo successivamente, adottando la tecnica del flashback. Quello che manca per aderire completamente al genere è però un senso di suspense classico degli heist movie. Il colpo è talmente ben oliato che nulla ne turba lo svolgimento, grazie alla professionalità delle truffatrici, una buona dose di inverosimiglianza, e colpi di scena non del tutto imprevedibili, e decisamente esagerati. Ma tutto questo è secondario: quello che manca davvero è un antagonista. Insomma tutto è semplice e facile, anche troppo. Inoltre il lungometraggio viene in parte schiacciato anche dal dovere di essere una pellicola interpretata da donne e, per qualche strano motivo, in quanto tale obbligata a piacere prima di tutto alle spettatrici, trasformandosi in più punti un "fashion movie" alla Sex and the City dove gli outfit sfoggiati dalle attrici e dalle star/cameo distolgono l'attenzione da una narrazione già abbastanza fragile e sfilacciata. In Ocean's 8 ritroviamo alcuni interpreti del cast originale, mentre scopriamo che altri, molto probabilmente, non li vedremo più. È sempre bello, però, vedere su schermo dei rimandi a un qualcosa che il pubblico, per la maggior parte, ha amato, o comunque apprezzato molto. E probabilmente è proprio questo il punto forte della pellicola, insieme a una sceneggiatura diretta (ma non propriamente solida) e all'intenzione di rafforzare il concetto di solidarietà fra donne e i forti legami che si possono creare tra i loro. Ognuna di queste donne ha un'abilità specifica, ognuna contribuisce a rendere il piano perfetto, ognuna sa esattamente dove deve essere nel momento esatto in cui dovrebbe essere in quel posto.

domenica 7 luglio 2019

The Post (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/03/2019 Qui - E' di notevole interesse la questione dei rapporti tra potere politico e libera stampa e Steven Spielberg dirige con affinato mestiere due grandi interpreti, tuttavia la sceneggiatura non è particolarmente avvincente né scoppiettante ed il film non esce dai binari del convenzionale: un lavoro non innovativo rispetto ai numerosi film a tema "giornalistico". In questa ultima fatica del grande regista, The Post, film del 2017 diretto appunto dal regista americano, si parla, infatti, dei rischi che aveva corso la libera stampa negli Usa nel 1971 (Presidenza Nixon), dopo gli arroganti tentativi di imbavagliarla, quando erano state pubblicate dal New York Times alcune pagine blindate dei Servizi Segreti (Pentagon Papers) che permettevano di vedere chiaramente attraverso quale rete di menzogne e manipolazioni per circa trent'anni si fosse celato all'opinione pubblica il coinvolgimento militare degli USA nelle operazioni di guerra in Indocina (la guerra del Vietnam). Quattro presidenti americani di ogni fede politica, repubblicani (Eisenhauer) e democratici (Truman, Kennedy, Johnson), non solo non avevano mai detto la verità al Paese, ma avevano fatto credere che la vittoria contro i vietcong, ovvero contro gli abominevoli comunisti, fosse imminente, cercando in tal modo di giustificare l'incremento sempre maggiore di risorse economiche e umane destinate dai loro governi all'infernale tritacarne di quella guerra, nonostante le disfatte militari e la morte dei soldati, non solo volontari ormai, fossero triste realtà quotidiana. Ma nonostante nel complesso sia comunque appassionante, anche perché il messaggio sembri, ancor oggi dopo 30 anni, attuale più che mai, nel film, un film abbastanza soddisfacente, con delle ottime interpretazioni, ma un po' carente nell'esecuzione, c'è parecchio potenziale sprecato nella scelta del regista di concentrarsi quasi esclusivamente sul punto di vista della redazione del Post e sulla figura di Katharine Graham, che, per quanto siano magnificamente rappresentati da delle ottime interpretazioni di Tom Hanks, Meryl Streep e Bob Odenkirk, rendono la vicenda un po' troppo ristretta. Il film avrebbe potuto giovare sicuramente nel mostrare di più la reazione del popolo americano dell'epoca, sui sentimenti di tradimento e di disprezzo nei confronti di chi credevano fossero stati fino ad allora dei leader onesti e giusti e che invece avevano mentito spudoratamente per anni sugli andamenti della guerra in Vietnam e su come l'intero scandalo dei Pentagon Papers avesse gettato le basi della presa di coscienza del popolo statunitense a non fidarsi mai completamente dei loro leader. Non lo fa, peccato, eppure questo è un film riuscito, soprattutto importante.