Visualizzazione post con etichetta Carrie Coon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carrie Coon. Mostra tutti i post

martedì 31 maggio 2022

Ghostbusters: Legacy (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Un vero e proprio sequel, chiamato a cancellare il film di Paul Feig (le donne acchiappafantasmi del 2016) e che da subito si dimostra realizzato con cura ed affetto, non per altro dedicato al compianto Harold Ramis. Il fan service fatto bene. Film per ragazzi è vero, ma anche per chi è stato ragazzo in quegli anni, nostalgia carogna. Questo Legacy, o Afterlife come dir si voglia, omaggia, corrobora e ringiovanisce una delle serie più iconiche del cinema con riverenza e delicatezza. Easter egg, citazioni più o meno dirette: funziona più o meno tutto senza essere stucchevole (e il rischio, tutto sommato poteva esserci). Reitman (Jason, figlio) ringrazia Reitman (Ivan, padre) con una commedia action per niente melensa ma carica di simboli e di tributi ai ruggenti anni '80. Si lascia guardare, un po' con emozione, un po' con nostalgia, un po' con ruffianeria. È come guardare l'album di famiglia ma su Google Photo. E' probabile che ai più grandi sarà scesa (ad un certo punto) la lacrimuccia (come me). Tra tutti gli attori spicca Mckenna Grace, non la prima volta che la vedo prendere possesso della scena in maniera così autoritaria. Nonostante tutto (nonostante alcuni piccoli difetti), e nel complesso, un discreto prodotto ludico ben confezionato. Gradevole e dinamico, intrattiene discretamente senza particolari (e rilevanti) mancanze. Voto: 6,5

lunedì 17 maggio 2021

Kin (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Deludente action pseudo-fantascientifico (alquanto diseducativo). Trama di per sé non originalissima in cui una misteriosa e potentissima arma viene trovata per caso da un ragazzino con fratello problematico e pericolosi creditori al seguito. Il problema è che l'arma stessa, invece di restare al centro dell'attenzione, diventa un inutile orpello al servizio di una sceneggiatura colabrodo che per tutto il film non spiega chi, cosa e nemmeno perché. Un barlume di luce arriva giusto a cinque minuti dalla fine, quando il legittimo proprietario dell'oggetto si degna di fare una specie di comparsata che però, anziché chiarire, si limita più che altro ad indicare un possibile percorso probabilmente in vista di un possibile capitolo due che probabilmente non arriverà mai. Ne esce fuori un film mediocre (diretto da Jonathan e Josh Baker) che si lascia guardare in maniera scorrevole, senza annoiare con effetti speciali low budget che riportano ai nostalgici anni ottanta (di cui Terminator è il riferimento principale). Il cast prometteva bene (oltre all'esordiente Myles Truitt ecco Jack ReynorZoe KravitzDennis QuaidJames FrancoCarrie Coon e Michael B. Jordan) e speravo in qualcosina in più, davvero un'occasione sprecata. Voto: 5

mercoledì 13 novembre 2019

Widows - Eredità criminale (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2019 Qui
Tema e genere: Un heist movie declinato al femminile che ha come punti cardine la miseria umana e la sete di potere. Ma è anche un thriller drammatico, purtroppo però sin troppo smaccato e dalla tesi prevedibile per convincere minimamente.
Trama: A Chicago quattro donne, rimaste vedove dopo l'uccisione dei rispettivi mariti, si uniscono per scampare da debiti e minacce, e organizzano una rapina.
Recensione: Una Chicago attuale ma colma di irregolarità governative, stile Capone d'annata (dove il 18° distretto diventa l'oggetto dei desideri di due sponde, nessuna delle quali dedita a legge e onestà, nessuna delle quali presumibilmente avulsa di quattrini), è la location della quale si serve Steve McQueen per adattare, cinematograficamente parlando, l'omonima (e anonima) serie tv degli anni '80, aiutato dalla sceneggiatura di Gillian Flynn, non una qualunque, già scrittrice del romanzo Gone Girl e poi sceneggiatrice della trasposizione cinematografica diretta da David Fincher, ma non basta, tremenda delusione. Perché certo, non si può dire che manchi il materiale narrativo, in questo guazzabuglio convulso, serioso ed altamente improbabile che segna il ritorno in regia di Steve McQueen, un cineasta fino ad ora assai apprezzato con Shame, Hunger e soprattutto 12 Anni Schiavo, pellicole notevoli in grado di azzerare quasi la sua iniziale imbarazzante omonimia provocata dal suo nome "impegnativo", qui alla sua prima clamorosa débâcle (almeno secondo il presente punto di vista), ma molte, troppe, sono le cose che qui non funzionano: a partire dalla costruzione dei personaggi, concatenati l'un l'altro da un filo di combinazioni e probabilità assurdi. I due, anzi tre (c'è pure il grande vecchio Robert Duvall) politici coinvolti nella sporca vicenda sono così laidi, beceri e corrotti da apparire come caricature quasi comiche, Liam Neeson, marito della protagonista Viola Davis, è un delinquente incallito ed impenitente, ma viene celebrato al funerale con gli onori che si riservano ad un eroe nazionale, la coppia tra l'altro si scopre afflitta in precedenza da un grave lutto da intolleranza razziale (che accozzaglia incontrollata di carne sul fuoco..) mai elaborato che ha finito per dividerli, ancora, come se non bastasse, il colpo messo a segno comporta tutta una serie di circostanze "ad orologeria" tanto fantasmagoriche ed improbabili, che pare trovarci in un film di fantascienza, tanto risultano campate per aria le vicissitudini delle quattro serissime donne coinvolte, casalinghe frustrate e al verde a causa degli scellerati consorti.

domenica 7 luglio 2019

The Post (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/03/2019 Qui - E' di notevole interesse la questione dei rapporti tra potere politico e libera stampa e Steven Spielberg dirige con affinato mestiere due grandi interpreti, tuttavia la sceneggiatura non è particolarmente avvincente né scoppiettante ed il film non esce dai binari del convenzionale: un lavoro non innovativo rispetto ai numerosi film a tema "giornalistico". In questa ultima fatica del grande regista, The Post, film del 2017 diretto appunto dal regista americano, si parla, infatti, dei rischi che aveva corso la libera stampa negli Usa nel 1971 (Presidenza Nixon), dopo gli arroganti tentativi di imbavagliarla, quando erano state pubblicate dal New York Times alcune pagine blindate dei Servizi Segreti (Pentagon Papers) che permettevano di vedere chiaramente attraverso quale rete di menzogne e manipolazioni per circa trent'anni si fosse celato all'opinione pubblica il coinvolgimento militare degli USA nelle operazioni di guerra in Indocina (la guerra del Vietnam). Quattro presidenti americani di ogni fede politica, repubblicani (Eisenhauer) e democratici (Truman, Kennedy, Johnson), non solo non avevano mai detto la verità al Paese, ma avevano fatto credere che la vittoria contro i vietcong, ovvero contro gli abominevoli comunisti, fosse imminente, cercando in tal modo di giustificare l'incremento sempre maggiore di risorse economiche e umane destinate dai loro governi all'infernale tritacarne di quella guerra, nonostante le disfatte militari e la morte dei soldati, non solo volontari ormai, fossero triste realtà quotidiana. Ma nonostante nel complesso sia comunque appassionante, anche perché il messaggio sembri, ancor oggi dopo 30 anni, attuale più che mai, nel film, un film abbastanza soddisfacente, con delle ottime interpretazioni, ma un po' carente nell'esecuzione, c'è parecchio potenziale sprecato nella scelta del regista di concentrarsi quasi esclusivamente sul punto di vista della redazione del Post e sulla figura di Katharine Graham, che, per quanto siano magnificamente rappresentati da delle ottime interpretazioni di Tom Hanks, Meryl Streep e Bob Odenkirk, rendono la vicenda un po' troppo ristretta. Il film avrebbe potuto giovare sicuramente nel mostrare di più la reazione del popolo americano dell'epoca, sui sentimenti di tradimento e di disprezzo nei confronti di chi credevano fossero stati fino ad allora dei leader onesti e giusti e che invece avevano mentito spudoratamente per anni sugli andamenti della guerra in Vietnam e su come l'intero scandalo dei Pentagon Papers avesse gettato le basi della presa di coscienza del popolo statunitense a non fidarsi mai completamente dei loro leader. Non lo fa, peccato, eppure questo è un film riuscito, soprattutto importante.

mercoledì 17 ottobre 2018

L'amore bugiardo: Gone girl (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2015 Qui - L'amore bugiardo: Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei, proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata.