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venerdì 31 maggio 2024

War Machine (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Ridicolarizzare la politica estera americana narrando la megalomania di generali scollegati dalla realtà è un tema centrale che spesso sfugge alle riflessioni stesse di militari e politici: la limitata o inesistente conoscenza del territorio, la mancata comprensione degli abitanti e, di conseguenza, le inevitabili conseguenze a lungo termine delle guerre condotte dagli Stati Uniti (e dall'Occidente in generale). Il film rappresenta una situazione grottesca, oscillando (forse non sempre in modo fluido) tra la commedia nera e la denuncia, dal grottesco umano al dramma finale. Sebbene il film presenti debolezze (come una voce narrante troppo presente), espone anche le ipocrisie della politica estera americana con uno script che, finalmente, fornisce un'analisi precisa della realtà storica internazionale, evitando gli errori grossolani che spesso caratterizzano tali film. Questo film, seppur non particolarmente coinvolgente e tendente alla ripetitività, degno di nota per la sua integrità. Voto: 6 [Netflix]

La ragazza più fortunata del mondo (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Il film affronta temi profondamente radicati nella cultura americana, dal movimento #metoo alle tragedie scolastiche, fino alla lotta per l'emancipazione femminile. Narrata attraverso flashback della gioventù alternati a momenti dell'età adulta, la storia dipinge una società borghese fondata sull'ipocrisia e il patriarcato. Nonostante la presenza di numerosi esempi nella vita di tutti i giorni, questi argomenti appaiono ormai triti e frequentemente trattati dai media. Il diritto inalienabile di dire "no" in qualsiasi situazione è stato già rivendicato in maniera più efficace altrove, e qui emerge un senso di banalità. Ciò nonostante, le performance del cast sono solide e la realizzazione è curata, anche se tendente allo stile televisivo, risultando in un film che probabilmente non farà storia. Voto: 5,5 [Netflix]

martedì 28 febbraio 2023

C'mon C'mon (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Un'America in bianco e nero dalla parte dei bambini, che sono invitati ad esprimere le proprie aspettative sul futuro. Intento lodevole quello di Mike Mills, che utilizza le interviste ai ragazzi come cornice per raccontare l'intenso rapporto che si instaura tra lo zio Johnny, il sempre intenso Joaquin Phoenix, e il piccolo Jessie, bambino sveglio, un po' petulante e viziato ma perfettamente in grado di capire la situazione. Il topos dell'introspezione on the road, inoltre, offre un sentito ed aggiornatissimo ritratto dell'America contemporanea e multiculturale. Qualche pretesa autoriale di troppo, ma lo stile è efficace ed originale, l'approccio delicato, la fotografia elegante. Un po' penalizzato da alcuni dialoghi che appaiono eccessivamente prolissi ed artefatti, ma nel complesso riuscito nella sua ragguardevole riflessiva autenticità. A conti fatti un buonissimo e bel piccolo film ingiustamente snobbato. Voto: 7

giovedì 20 giugno 2019

All'ultimo voto (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2018 Qui - Il film, basato sull'omonimo documentario del 2005, diretto da Rachel Boynton, sulle elezioni presidenziali in Bolivia del 2002, che portarono all'elezione di Gonzalo Sánchez de Lozada, aveva la possibilità, ma non l'ha sfruttata (pienamente), di andare un po' a fondo nei drammi economici e sociali che si vivono a latitudini come quelle della Bolivia (uno dei Paesi meno sviluppati del mondo). La sceneggiatura firmata da Peter Straughan (autore anche dell'applaudito La talpa) per questo All'ultimo voto (molto più serio il titolo originale Our Brand is Crisis) azzarda con discreto successo una discesa nei quartieri più degradati della capitale la Paz, ma l'opera (del 2015) del regista David Gordon Green resta comunque poco sotto la linea di galleggiamento per non perdere contatto con l'impostazione da semi commedia. Ecco, quindi, che per lo più l'impalcatura si regge sulle interpretazioni di due grandi attori come la sempre affascinante e convincente Sandra Bullock (premio Oscar nel 2001 con il commovente The Blind Side) e il magrissimo Billy Bob Thornton (Oscar da sceneggiatore per Lama tagliente nel 1997), anche se sul personaggio manca del lavoro a monte. Il loro duello psicologico a semi distanza è infatti, mentre gli altri contano poco perché Joaquin De Almeida non emerge da una personalità contraddittoria, il tridente di supporto formato da Anthony MackieAnn Dowd e Scott McNairy è strumentale alla portata principale (la leader Jane Bodine), e invece in pochi minuti Zoe Kazan lascia supporre che la sua parte da cacciatrice di scoop avrebbe meritato maggior risalto, uno degli ingredienti più gustosi della vicenda, la quale non manca mai di tenere alta l'attenzione dello spettatore. Interessante anche l'idea di mostrare le dinamiche della costruzione di una campagna elettorale per lo più basata (come avviene realmente dovunque) sul dare in pasto all'opinione pubblica e al popolo più sofferente, verità che nel migliore dei casi sono manipolate, se non spesso del tutto artefatte.

lunedì 3 giugno 2019

Monsters (2010)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2018 Qui - Quando ci si approccia ad un film, la prima cosa che si dovrebbe fare è evitare di lasciarsi ingannare dal gran battage pubblicitario, perché Monsters è strutturato (a partire dall'inizio) in maniera atipica, rispetto agli standard del genere (non è affatto un sci-fi horror). E' un film infatti poco fracassone (forse per lo scarso budget a disposizione), se paragonato ad altri lavori similari dell'ultimo (vecchio) periodo, e dallo smaccato tono malinconico. Eppure proprio per questo che la pellicola fa centro, perché anche se l'invasione aliena, topos per eccellenza del monster movie, non sfocia in una sequela di spettacolari esplosioni, inseguimenti e simili disastri, dopotutto ciò che interessa al regista non è la reiterazione amplificata dell'evento su larga scala, ma la sue conseguenze psicologiche ed emotive, la fantascienza non a caso è presente si ma solo come motivo scatenante, per poi concentrarsi molto di più sui personaggi e farci fare diversi ragionamenti sull'umanità, vista come nemico, più che sugli alieni (e in questo il finale è abbastanza esplicativo), il giovane (all'epoca) regista confeziona ugualmente un'opera piacevole e (nei limiti) ritmata. Il film difatti è lento, tuttavia mai noioso, che pecca un po' di mordente, come detto la storia non ha grossi sussulti e forse i protagonisti affrontano eventi eccezionali con un pizzico di nonchalance di troppo, però la suddetta (intrisa comunque di premesse narrative avvincenti) tutto sommato regge. Perché certo, la trama di Monsters non è originale, ma il suo rispondere a canoni precisi (e non solo, perché atipici sono i giganteschi invasori spaziali) apre un mondo di riferimenti che intrigano fin da subito gli appassionati del genere, non è un caso che la gustosa rivisitazione del muro tra Usa e Messico (a distanza di 8 anni incredibilmente attuale) è riferita alla sceneggiatura firmata dallo stesso regista per il bellissimo District 9 di Neill Blomkamp, interessante parabola sulla ghettizzazione in una città multietnica, senza dimenticare gli ovvi rimandi a Jurassic Park e Cloverfield. Quanto ai protagonisti, niente di meglio che affidarsi a due attori (meglio se un uomo e una donna) giovani, carini e poco noti, all'epoca praticamente disoccupati, che forse proprio dopo Monsters hanno trovato altro lavoro, anche se meglio è andata a Scoot McNairy (ormai noto caratterista), che qui incarna bene il prototipo del maschio sbruffone, ma protettivo e sensibile, che alla bella Whitney Able (solo tre film da allora), qui perfettamente in linea con lo spirito del film.

venerdì 17 maggio 2019

Sleepless - Il giustiziere (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2018 Qui - Un poliziesco basato principalmente sull'azione, molto più coreografato nei combattimenti corpo a corpo, non solo, anche più lunghi, quasi a sottolineare una tendenza a massimizzare la spettacolarizzazione, questo è Sleepless - Il giustiziere (Sleepless), film del 2017 diretto da Baran bo Odar, che si è fatto conoscere l'anno scorso per la serie tv di Netflix "Dark". Serie che non ho ancora visto, come non ho visto l'originale di questa pellicola, dato che il film, con protagonisti Jamie Foxx e Michelle Monaghan, è il remake (non dichiarato) del film francese Nuit blanche, diretto nel 2011 da Frédéric Jardin. Per questo proprio non saprei chi tra i due è il migliore, sta di fatto però che questo Sleepless, che racconta di Vincent Downs, un tenente sotto copertura della polizia di Las Vegas che si ritrova accidentalmente coinvolto nella sparizione di una partita di droga e che attira contro di lui l'ira di due boss mafiosi (di cui uno gli rapisce il figlio), seppur sia un film ad incastro con un plot tutt'altro che nuovo, riesce grazie all'abile regista di origine svizzera, a tenere nei binari con una grande capacità di salvaguardare ritmo e tensione. Certo, se si pensa alle sparatorie altri hanno fatto meglio, se si pensa alle sale da Casinò altri ancora hanno fatto meglio, ma a parte ciò il film d'azione è un blockbuster confezionato con criterio e voglia di soddisfare lo spettatore con uno spettacolo genuino e piuttosto attanagliante. D'altronde dopo un inizio della vicenda abbastanza non originale ma diverso e "nuovo" (anche se non nego che la vicenda sia trita e ritrita, dove i cliché si ripetono e molto è prevedibile) si innesta una corsa contro il tempo, tra accoltellamenti, sparatorie ed inseguimenti in cui dalle strade lisce come lame d'acciaio ci si trasferisce nei saloni degli hotel di lusso dove il gioco è l'unico mestiere (e l'unica vera incognita) praticabile. Osteggiato dagli affari interni e con una mina vagante all'interno del dipartimento pronta ad esplodere, farà di tutto per salvare il pargolo.

lunedì 29 aprile 2019

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/01/2018 Qui - Chi ricorda la mia recensione di Suicide Squad ricorderà che vidi il film senza aver visto il suo precedente, il che mi mise un po' in difficoltà non sapendo e scoprendo solo dopo che Superman (il mio super eroe preferito, e di questo ne dovete tener conto) era "morto". Nonostante tutto vidi il film e mi piacque abbastanza, non tanto comunque, perché si rivelò e si è rivelata una delle mie grandi delusioni dello scorso anno. Ora però finalmente ho visto Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e qualcosa in più sulla sua dipartita e del perché della sua apparente morte (poiché era chiaro che non sarebbe successo davvero) ho saputo. Peccato che la pellicola in questione (seconda del DC Extended Universe), vista in ordine temporale dopo Wonder Woman (quarto in ordine di produzione, che sarà pubblicata dopo nonostante l'abbia visto appunto prima, il che rende questa recensione abbastanza strana e diversa da molte altre) e vista nella versione più completa ed estesa, si sia rivelata l'ennesima occasione sprecata, l'ennesima delusione. Perché per quanto sia indiscutibile che tale versione faccia probabilmente chiarezza su alcuni punti (apparentemente) oscuri della sceneggiatura che molti potrebbero non aver visto, e che quasi certamente approfondisce e/o addirittura introduce personaggi secondari di anche considerevole valore, il suddetto si perda (nonostante appunto una mezz'ora abbondante utile a capire meglio il tutto) in un racconto probabilmente e ugualmente confusionario, deficitario e irregolare, sicuramente colpa di un incomprensibile montaggio (e di una trama che presenta forzature infantili per giustificare lo scontro tra i due supereroi per eccellenza), in cui situazioni non spiegate (e se spiegate esse avvengono in malo modo) e verità negate, si susseguono (al contrario del ritmo narrativo comunque latente) a ritmo impressionante.

giovedì 27 dicembre 2018

Black Sea (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2016 Qui - Black Sea è un avventuroso thriller 'sottomarino' del 2014 diretto dal regista inglese Kevin Macdonald con Jude Law e Scott McNairy. Il protagonista del film Robinson (Jude Law, ex comandante della Marina), è un uomo che viene improvvisamente licenziato (senza neanche una liquidazione) dalla Compagnia navale (la Agora) presso cui ha lavorato fedelmente e molto bene per anni in qualità di responsabile di svariate operazioni da condurre con i sottomarini. Robinson, uomo molto pratico, mai sognatore, anzi totalmente distrutto, vessato e fiaccato dalla vita, da un matrimonio fallito per questioni economiche, dalla frustrazione di un figlio che non vede mai, preso dalla disperazione, alla sua ultima spiaggia per recuperare la dignità perduta e soprattutto, più prosaicamente, denaro, volendo così' un poco vendicarsi contro gli ormai suoi ex-datori di lavoro ed un po' riscattare la propria posizione, decide, arruolando alle sue dipendenze (dopo aver trovato un finanziatore e rintracciate le mappe) alcuni uomini, selezionati tra il peggio (che paradossalmente è il meglio) disponibile sul mercato inglese e russo (in quanto il sottomarino che useranno viene da lì e occorre qualcuno che parli la lingua), di intraprendere la alquanto difficile e quasi impossibile operazione (nonché segreta e illegale) di recupero di un'ingente quantitativo di lingotti d'oro, un tesoro sommerso che si dice essere perduto nelle profondità del Mar Nero. Secondo alcuni infatti il sottomarino carico d'oro dato ai russi alla Germania di Hitler nel corso del Secondo Conflitto Mondiale affondò nel 1941 e mai più ritrovato. Dopo aver studiato un piano per nascondere il passaggio del sottomarino in acque georgiane dalla flotta russa stanziata nel Mar Nero e trovato l'equipaggio giusto, abile, esperto, un po' pazzo, sufficientemente impavido e così disperato da essere disposto a rischiare la vita, non resta che partire. Sin da subito però l’impresa appare difficile non tanto per il rischio di essere scoperti dalla flotta russa quanto per il coacervo di pulsioni che animano ciascuno dei componenti dell’equipaggio (poco addestrato, che prevede un gruppo ben assortito di “ceffi” cui spunta anche un giovane ragazzo cui i soldi, si scoprirà vedendo, servono per garantire un futuro a un figlio che sta per nascere), la cui unione inversamente proporzionale all'avidità, arrecherà non pochi disagi all'ambizioso Robinson, in lotta anche con il mare che tutto avvolge e tutto inghiotteLe operazioni ovviamente si riveleranno quindi più complicate del previsto nel corso della vicenda ed il sottomarino diverrà il teatro dei vari rapporti, amichevoli o meno, instauratisi tra i vari componenti dell'equipaggio. La sete di ricchezza come in questo caso vince e non appena l'avidità e la disperazione prendono il controllo a bordo della nave, la crescente incertezza della missione spinge gli uomini della squadra a combattere l'uno contro l'altro per la propria sopravvivenza. Improvvisi e determinanti colpi di scena si susseguiranno sino ad un'inesorabile ed inevitabile soluzione tragica. Ma il vero pericolo è il mare, così nero, così oscuro, così letale, incapace di sottostare a chi osa profanare le sue leggi degli abissi.

venerdì 21 dicembre 2018

The Rover (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2016 Qui - The Rover è un film del 2014 diretto da David Michôd, gli interpreti principali del film sono Guy Pearce, Robert Pattinson e Scoot McNairy. In un futuro prossimo, dove il mondo è devastato dalle guerre, il solitario Eric intraprende un lungo viaggio attraverso il deserto australiano, alla ricerca dell'unica cosa che possedeva, la sua automobile, che gli è stata rubata da una gang di criminali. L'uomo è costretto ad intraprendere il viaggio con il giovane Rey (un irritante Pattinson con la sua parlata da deficit cognitivo che purtroppo ha il ragazzo, ma è veramente brutto da vedere e sentire), membro della gang abbandonato e ferito dopo l'ultimo colpo della banda. Trovare un lato romantico o intellettuale alla storia sarebbe impossibile poiché ciò che si vede è un road movie in cui un uomo determinato (anche se perseguitato da un senso di colpa e di profonda disillusione che emergerà solo a un certo punto della vicenda) cerca di raggiungere ed eliminare fisicamente chi lo ha derubato in uno spazio che è deserto come l'anima di chi lo attraversa.

mercoledì 17 ottobre 2018

L'amore bugiardo: Gone girl (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/11/2015 Qui - L'amore bugiardo: Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei, proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata.