Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Un buonissimo cast e un soggetto originale erano le premesse di una
visione stimolante, e invece tutto si perde nei meandri di una storia
piatta, senza grinta. Eppure il film meriterebbe di essere guardato,
soprattutto nel caso in cui si vuol passare una serata rilassante, con
un thriller psicologico che non mette ansia. È infatti un film che non
indulge nella violenza oltre lo stretto necessario, e che crea la
tensione e l'azione che servono senza spingersi troppo oltre. Qual è il
limite di questo film? Il promettere (appunto) più di quanto riesca a
mantenere. Vi sono, difatti, evidenti limiti di sceneggiatura. Tutta la
narrazione si svolge sul doppio registro di ciò che appare rispetto a
ciò che davvero è. Purtroppo, la costruzione del racconto e la
psicologia dei personaggi non rende onore all'intuizione iniziale che
avrebbe potuto portare il film (diretto comunque bene da Vaughn Stein)
su binari assai coinvolgenti. I colpi di scena comunque ci sono, e
alcune idee narrative sono anche piuttosto interessanti, ma il film nel
suo complesso non colpisce come vorrebbe. Casey Affleck e Michelle Monaghan faticano ad emozionare lo spettatore, Sam Claflin riesce però a dare vita ad un villain sottilmente inquietante. Voto: 5+
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martedì 30 novembre 2021
venerdì 29 maggio 2020
Mission: Impossible - Fallout (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/05/2020 Qui - Discreto sesto episodio della saga (un film ben realizzato, dunque la "promessa di qualità" del film è stata mantenuta ulteriormente) che si può considerare a tutti gli effetti il seguito del precedente (ma comunque meglio riuscito) Rogue Nation. Il cast infatti è lo stesso (villain incluso) con l'unico inserimento di un bravo Henry Cavill (al posto di Jeremy Renner) che in più di un'occasione finisce per rubare la scena allo stesso Tom Cruise. Certo, ormai gli inseguimenti cominciano a diventare ripetitivi (l'inseguimento a Parigi ed il finale in alta quota meritano comunque un plauso), come anche le acrobazie di Tom Cruise, a cui il tempo continua a non passare, ed anche i colpi di scena sono un po' telefonati, tuttavia il film scorre bene e riesce a non far pesare troppo le quasi due ore e mezza di durata. Se lo si vede col cervello rigorosamente spento ci si può anche divertire, altrimenti se cercate plausibilità e verosimiglianza lasciate perdere (il sesto episodio della serie Mission Impossible è infatti un concentrato di adrenalina ed effetti speciali lanciati alla massima velocità che non hanno nessuna pretesa di essere credibili). L'unico difetto che si può trovare è che, a differenza degli altri capitoli, di questo se non si è visto il film precedente si rischia di non capire a fondo la trama perché dà per scontato la conoscenza di alcuni personaggi. Per la saga e per il regista Christopher McQuarrie (lo è stato anche del precedente) direi un passo indietro quindi, però già raggiungere la sufficienza è un bel traguardo di questi tempi. Voto: 6
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mercoledì 29 maggio 2019
Boston: Caccia all'uomo (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Terza regia di Peter Berg basata su eventi realmente accaduti dopo Lone Survivor e Deepwater: Inferno sull'oceano, Boston: Caccia all'uomo, film del 2016 diretto dal regista (e attore) statunitense, si pone come un operazione altamente spettacolare ed efficace nel richiamare alla memoria un fatto di sangue, pur soffrendo di un evidente patriottismo che ideologicamente ne assottiglia il valore. Non a caso Patriots Day, che è l'adattamento del libro "Boston Strong" che narra gli accadimenti dell'attentato alla maratona di Boston e della conseguente ricerca dei terroristi che l'hanno compiuta, è l'ennesimo film che rispecchia i pregi ed i difetti di Peter Berg. Il film infatti, nonostante la retorica dell'eroismo e dell'impegno civico, qui tuttavia in quantità più visibile e ancor più profuso, è comunque un lavoro di buonissimo livello, che riesce a coinvolgere e appassionare lo spettatore dall'inizio del film grazie anche all'ottimo cast. Perché bisogna dare atto al regista di saper fare il suo mestiere specialmente quando ci si immerge nella caccia all'uomo notturna dei due fuggitivi, c'è ritmo e tensione, i momenti d'azione sono orchestrati molto bene e le scene dell'esplosione sono veramente concitate, rendendo bene la sensazione di caos e smarrimento di un evento sportivo che diventa drammaticamente tragico. Il regista difatti (che alterna sapientemente diversi stili registici), puntando sulla drammaticità, sulle emozioni, sul realismo e sui cittadini di Boston (in divisa e gente comune) che hanno unito le forze per cercare di stanare i terroristi, riesce bene a coniugare tutti gli aspetti, rendendo Boston: Caccia all'uomo un film dai toni patriottici, ma non eccessivo, che riesce a farti provare empatia con le vittime, e senza tanti pietismi (anche se non proprio efficace è la storia d'amore tra un giovane poliziotto e una studentessa del Mit o quella dell'asiatico Manny). Certo, non sempre il ritmo rimane costante e magari alcune scene anzi sono eccessivamente lente, certo, la colonna sonora è tutto sommato anonima e non sempre in grado di supportare la messa in scena, è certamente da rivedere la caratterizzazione dei personaggi, un po' tutti tagliati con l'accetta, non ci sono caratteri sfaccettati, solo buoni o cattivi insomma, ma nell'insieme Boston: Caccia all'uomo, è una pellicola interessante, ben costruita che riesce a farti immergere nella storia.
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Michelle Monaghan,
Peter Berg,
Rachel Brosnahan,
Thriller drammatico
venerdì 17 maggio 2019
Sleepless - Il giustiziere (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2018 Qui - Un poliziesco basato principalmente sull'azione, molto più coreografato nei combattimenti corpo a corpo, non solo, anche più lunghi, quasi a sottolineare una tendenza a massimizzare la spettacolarizzazione, questo è Sleepless - Il giustiziere (Sleepless), film del 2017 diretto da Baran bo Odar, che si è fatto conoscere l'anno scorso per la serie tv di Netflix "Dark". Serie che non ho ancora visto, come non ho visto l'originale di questa pellicola, dato che il film, con protagonisti Jamie Foxx e Michelle Monaghan, è il remake (non dichiarato) del film francese Nuit blanche, diretto nel 2011 da Frédéric Jardin. Per questo proprio non saprei chi tra i due è il migliore, sta di fatto però che questo Sleepless, che racconta di Vincent Downs, un tenente sotto copertura della polizia di Las Vegas che si ritrova accidentalmente coinvolto nella sparizione di una partita di droga e che attira contro di lui l'ira di due boss mafiosi (di cui uno gli rapisce il figlio), seppur sia un film ad incastro con un plot tutt'altro che nuovo, riesce grazie all'abile regista di origine svizzera, a tenere nei binari con una grande capacità di salvaguardare ritmo e tensione. Certo, se si pensa alle sparatorie altri hanno fatto meglio, se si pensa alle sale da Casinò altri ancora hanno fatto meglio, ma a parte ciò il film d'azione è un blockbuster confezionato con criterio e voglia di soddisfare lo spettatore con uno spettacolo genuino e piuttosto attanagliante. D'altronde dopo un inizio della vicenda abbastanza non originale ma diverso e "nuovo" (anche se non nego che la vicenda sia trita e ritrita, dove i cliché si ripetono e molto è prevedibile) si innesta una corsa contro il tempo, tra accoltellamenti, sparatorie ed inseguimenti in cui dalle strade lisce come lame d'acciaio ci si trasferisce nei saloni degli hotel di lusso dove il gioco è l'unico mestiere (e l'unica vera incognita) praticabile. Osteggiato dagli affari interni e con una mina vagante all'interno del dipartimento pronta ad esplodere, farà di tutto per salvare il pargolo.
domenica 30 dicembre 2018
Playing it cool (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2016 Qui - Playing it cool è una divertente e spassosa commedia americana del 2014 che racconta la storia di un giovane scrittore e sceneggiatore disilluso dall'amore (Evan, interpretato da un sorprendente Chris Evans, che dimostra di non essere soltanto Capitain America) che incontra una giovane donna mozzafiato impegnata (la bella Michelle Monaghan) ad una cena di beneficenza in cui finge di essere un filantropo. Incoraggiato dai suoi amici (a dir poco) eclettici, finge un rapporto platonico con lei, al fine di continuare a vederla mentre cercherà di conquistarne il cuore, poiché innamorato di lei e del suo modo di essere, simile e in sintonia con lui. Ma non sarà facile, non solo perché lei è fidanzata e sta sposarsi, ma soprattutto perché lui non crede più nell'amore, ma grazie alla spinta del suo editore si convincerà che probabilmente scegliere l'amore è un'opzione migliore che continuare ad inseguire un sogno da scrittore anche se prima di produrre un film d'azione deve prima scrivere proprio una storia d'amore. La pellicola è abbastanza prevedibile, questo era ovvio, d'altronde i film romantici si assomigliano quasi tutti, ma vuoi un po' il cast, le scene (i costumi, le battute) divertenti e le trovate geniali, che, nonostante tutto, il film è piacevole e gradevole. Indubbiamente non è un grandissimo lavoro, il livello non eccelle in qualità (tranne forse nel nutrito e abbastanza conosciuto cast di attori), ma tutto sommato non è malissimo, anzi, la sufficienza è garantita. Voto: 6
sabato 29 dicembre 2018
Best of me (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/05/2016 Qui - Pochi scrittori hanno visto trasporre con tanta regolarità i loro romanzi al cinema, Nicholas Sparks può vantare questo primato, curioso poi come in La risposta è nelle stelle, anche in The Best of Me: Il meglio di me (The Best of Me, 2014) diretto da Michael Hoffman e tratto dal suo romanzo omonimo (andato in onda in prima visione su canale5 il 19 aprile), il confronto fra le generazioni e il raffronto fra passato e presente creano la mappa emozionale da seguire per i più giovani, tanto i protagonisti della storia quanto gli spettatori. Le sue storie ho imparato a capire combinano sapientemente artificio e intreccio puramente letterari con elementi molto quotidiani che, al contrario dei primi, sono anche molto condivisibili. I due protagonisti di Il meglio di me hanno avuto una relazione importante ai tempi del liceo e il racconto inizia quando entrambi concludono il loro rapporto, dando vita a due storie dislocate nel tempo, quella dei due giovani amanti vent'anni prima e quella attuale, dove gli ex amanti sono infelici, perché non hanno realizzato la vita che sognavano. Nel 1992 infatti, Amanda (Liana Liberato, veramente troppo ingenua) e Dawson (Luke Bracey, non proprio adatto nel ruolo secondo me) si innamorano e vivono una grande storia d’amore nonostante le differenze sociali: Amanda appartiene alla ricca borghesia mentre Dawson vive ai margini della città con un padre violento e tre fratelli. Dopo l'ennesimo scontro con il padre, Dawson trova ospitalità da Tuck (Gerald McRaney), un meccanico che lo accoglie come un figlio. Vent'anni dopo la vita ha preso svolte diverse per entrambi, ma Amanda (la bellissima Michelle Monaghan) e Dawson (James Marsden, non male recitativamente parlando, una curiosità: per il suo ruolo era stato inizialmente scelto il compianto Paul Walker) si ritrovano per la morte di Tuck (un caro amico di entrambi) che ha lasciato loro il suo cottage. Il ritrovarsi, sebbene abbia toni agrodolci, riaccende quell'amore che non hanno mai dimenticato, lasciando però che i due scoprano presto come il sentimento sia minacciato ancora una volta dalle forze ostili che li hanno separati due decenni prima. Dawson vorrebbe ricominciare da capo con Amanda, che però è sposata con un figlio anche se non è felice. Amanda torna a casa, ma il destino ha ancora in serbo un'altra sorpresa.
giovedì 25 ottobre 2018
Pixels (2015)
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