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giovedì 27 ottobre 2022

Cip & Ciop agenti speciali (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Versione satirica del mondo dei cartoni animati, in pieno stile Roger Rabbit ma con meno raffinatezza e più carica demenziale. Ci si diverte perché le trovate sono tante e riagganciarsi alla serie con intenti parodistici (facendo anche un'acuta analisi dell'imperante moda odierna dei reboot e dei legacy sequel) dà molte frecce all'arco della sceneggiatura. Cip e Ciop sono in fondo un pretesto per molte gag sull'industria (geniali le trovate che tirano in ballo Sonic e Polar Express) e, anche se il ritmo a volte latita, nel complesso il risultato è buono. Pregevole la tecnica mista (ben meglio utilizzata che in altre recenti occasioni, Tom & Jerry prima, Space Jam: New Legends dopo, due film peraltro peggiori nel complesso). Voto: 6

mercoledì 31 agosto 2022

La guerra di domani (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Un action fantascientifico (un po' Terminator e un po' Starship Trooper) che fa bene il suo dovere, non nascondendo la sua natura di puro intrattenimento. Seppur non presenti nulla di nuovo, ed il pretesto temporale venga sfruttato con poca originalità dalla sceneggiatura, ciò che rimane negli occhi sono i momenti delle battaglie con queste idre bianche, delle specie di Alien cattive almeno come il lucertolone di Ridley Scott, che anziché avere sangue acido, sparano spuntoni a rotta di collo. Un gran bel momento di azione selvaggia, l'incursione nel palazzo abbandonato per recuperare una squadra e qualche altro espediente (il piano sequenza in digitale iniziale, la regina madre), fiumi di piombo e missili. Poi nell'epilogo il regista Chris McKay si lascia prendere un po' la mano calcando una battaglia finale sopra le righe (per lui è comunque un deciso passo indietro questo, soprattutto ripensando al bellissimo ed iconico LEGO Batman - Il film). Si rivedono Betty Gilpin e Yvonne Strahovski, ma soprattutto J. K. Simmons, in un ruolo di giusta cafoneria. Un action banale nella scrittura (specie dei caratteri), ma tecnicamente di buon livello. Ci si può mediamente accontentare. Voto: 5,5

giovedì 31 marzo 2022

A proposito dei Ricardo (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Difficile entrare in empatia con una storia così culturalmente lontana (Lucy ed io è una sit-com sconosciuta in Italia), nonostante lo sforzo di Aaron Sorkin (la cui genialità si vede solo a sprazzi) di universalizzare le rotondità psicologiche dei personaggi. Formalmente inappuntabile, con una discreta regia e una ricostruzione magistrale degli anni '50, ma non si può assolutamente soprassedere sullo tsunami di noia che inonda lo spettatore con situazioni narrative ripetitive ed elementi che non stuzzicano mai la curiosità (nonostante gli accenni al comunismo). Il cast fa il suo, inappuntabile J. K. Simmons, Nicole Kidman invece ai minimi storici, mentre bene Javier Bardem nei numeri musicali (nonostante le "differenze", tutti e tre candidati agli Oscar). Mi aspettavo meglio, peccato sia andata così: aspettavo con ansia il nuovo Sorkin dopo il più che discreto Il processo ai Chicago 7. Voto: 5,5

lunedì 3 maggio 2021

Palm Springs (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Riprendere un'idea già vista in molteplici forme (i loop temporali e il genere romcom) per riproporla con una ricetta del tutto originale. Certo, il messaggio che sta sullo sfondo è molto semplice, ma diluito in una sceneggiatura scritta con grande forza e presentato in una cornice estetica vibrante (90 minuti di déjà-vu che non stanca, né arranca, ma si reinventa). Certo, il presupposto che rende il finale possibile è abbastanza inverosimile, ma almeno quanto lo sarebbe rimanere intrappolati nella stessa giornata per il resto della propria vita. C'è poco da dire: una commedia pregevole. Una commedia romantica che sfrutta l'elemento del loop temporale per analizzare due personaggi prigionieri del tempo a cui, soprattutto il lui, tale contesto non dispiace affatto. Personaggi che vivono, in senso letterale, infinite combinazioni di presente perché hanno un passato da dimenticare e non vedono un futuro roseo. La molla dell'amore è l'innesco per un percorso esistenziale che conduce a tale uscita. Struttura non nuova, ma un discreto lavoro sui personaggi, anche per merito degli attori, Andy Samberg e Cristin Milioti più J. K. Simmons terzo incomodo. Si ride, si riflette, si gioisce, all'infinito. Voto: 7

mercoledì 31 marzo 2021

Zack Snyder's Justice League (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Un film di cui si è parlato abbastanza, ma la mia versione devo dare lo stesso. Quello che posso dire è che rispetto alla versione "originale", che tra l'altro mi risultò un pochino indigesta (qui), è migliore, ma non per questo più bella. Che poi migliore non tanto tecnicamente (e quel formato 4:3 io non l'ho capito) quanto per l'attenzione al dettaglio, miglioramenti che effettivamente migliorano l'esperienza di visione, di una pellicola che tuttavia non risulta più impattante di quello che era, non bastano minuti in più, suddivisioni di capitoli e migliaia di rallenty ad aggiustare un prodotto di base già difettato e squilibrato di suo. Al massimo mezzo voto in più (aggiunto a 5) a questo sopravvalutato lavoro, un lavoro che meritava sì d'esser concluso ma pure d'esser dimenticato. La DC deve assolutamente cambiare passo, perché così (personalmente parlando) non va bene. Voto: 5,5

lunedì 4 gennaio 2021

Klaus - I segreti del Natale (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Un film d'animazione (dallo spirito squisitamente natalizio) commovente, affascinante e meraviglioso che ripropone la storia delle origini di Babbo Natale in un modo nuovo e interessante, ovvero in maniera intelligente e spesso geniale. Ti attendi un filmino e scopri invece un gioiello (e pensare che questo è il primo lungometraggio a cartoni animati di Netflix). Perché questa rilettura della leggenda di Santa Klaus è proprio sbalorditiva per come essa viene raccontata, immaginandone la genesi senza ricorrere a miracoli e magie, ma con questa storia tenera e commovente (di cui sarebbe meglio non dire niente, basta avere pazienza per i primi 10' iniziali e poi via, decolla e ciao), ambientata in mezzo alla neve però capace di riscaldare il cuore (tutto molto lineare, per una storia che in definitiva è classica ma che funziona a meraviglia). Grafica accattivante e animazione molto curata (personaggi, ambienti, movimenti e illuminazione sono magistralmente realizzati), Klaus è portatore di un messaggio universale sulla solidarietà e lo spirito di comunità. Il Natale è il perfetto simbolo della riunificazione che parte dai bambini per estendersi agli adulti. Un film animato (diretto dallo spagnolo Sergio Pablos) piacevole e ben fatto (adeguata la colonna sonora), che si rivolge ad un pubblico trasversale. Se piace il genere, direi quindi imperdibile. Interpretato da un cast di voci che comprende Jason SchwartzmanJ. K. SimmonsRashida Jones e Joan Cusack, il film è non a caso destinato a divenire un futuro piccolo classico. Voto: 7,5

martedì 27 ottobre 2020

City of Crime (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Onesto poliziesco che sfrutta le suggestive location di Manhattan, girato tutto di notte (come accadeva in Run All Night) ed illuminato solo dalle luci della city e dalla polvere da sparo esplosa dalle canne di fucili e berette, City of crime racconta per l'ennesima volta il marcio all'interno del dipartimento di polizia. Lo fa con buon ritmo e strutturandolo in maniera tale da seguire la visione sino alla fine senza momenti di disinteresse (ne succedono di ogni ed è molto coinvolgente). Il complotto dietro alla rapina è facilmente intuibile sin dall'inizio quindi nessuna sorpresa, il finale mi ha colpito particolarmente, epica la sparatoria all'interno della casa dallo sfondo western. Chadwick Boseman (che qui interpreta un integerrimo detective che non si fa problemi a lasciare stecchiti i criminali) si conferma adatto per ruoli action (un dispiacere sapere della sua prematura dipartita, perché poteva regalare al cinema e al mondo ancora tanto), J. K. Simmons anche se si vede poco è sempre un piacere (vale lo stesso per Sienna Miller). Ed anche se il canovaccio è risaputo (la pellicola poi sembra ricalcare le orme del terzo Batman di Nolan, vengono chiusi tutti i ponti che collegano Manhattan alla terra ferma, da cui il titolo originale 21 Bridges, per cercare in tutti i modi di prendere i due fuggitivi responsabili della morte di sette poliziotti), resta un prodotto godibile. Voto: 6+

giovedì 27 giugno 2019

The Bachelors: Un nuovo inizio (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2019 Qui - Una storia come tante, abbastanza convenzionale per quello che racconta: l'elaborazione del lutto, la depressione e il disagio giovanile all'interno della famiglia sono argomenti già sviscerati in altre decine di pellicole. La differenza lo fa l'impegno, l'emozionalità che traspare dalle interpretazioni di un cast abile e credibile, dalla regia che non si concede distrazioni e da una sceneggiatura che tenta di imprimere quella forza e quella carica emotiva dati da argomenti sempre interessanti e attuali. Una buona dramedy (garbata e non troppo stucchevole) che riesce a intrattenere, coinvolgere ed emozionare in maniera semplice e poco banale. The Bachelors: Un nuovo inizio infatti, film del 2017 scritto e diretto da Kurt Voelker, un film convincente e riuscito, un viaggio dolceamaro (costantemente in equilibrio fra il ricordo di un doloroso passato e il timido slancio verso un futuro incerto ma affascinante) che arriva al cuore dello spettatore, un film che, seppur lontano dal livello di introspezione e intensità raggiunto per esempio da Manchester By The Sea, riesce con una sostanziale scolasticità nella messa in scena e nello sviluppo narrativo, a veicolare un messaggio di speranza e di possibilità di costruire un futuro sulle proprie macerie personali. La struttura narrativa è difatti equilibrata, lineare, attenta a non cadere mai in eccessivi sentimentalismi o in scene di buonismo e retorica del dolore. Una narrazione insomma priva di guizzi originali, ma sincera nel miscelare silenzi e slanci emozionali e nel dare vita a un pungente ritratto degli adulti di oggi, sempre più incapaci di affrontare i propri problemi, e di conseguenza inadeguati nell'aiutare i loro figli a fare altrettanto.

mercoledì 19 giugno 2019

L'uomo di neve (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2018 Qui - L'uomo di neve (Giallo, Gran Bretagna, 2017): The Snowman si presenta come il più classico dei gialli, dove una vecchia gloria della polizia ormai in declino ed incapace di intrattenere relazioni umane stabili si metterà all'aiuto della nuova e carina stella emergente della polizia locale per risolvere una serie di efferati delitti a cui nessuno sembra venirne a capo. Sinceramente prima di approcciarmi all'opera il sapere che dietro alla macchina da presa ci sarebbe stato quel Tomas Alfredson che tanto bene aveva fatto con lavori come La Talpa o Lasciami Entrare aveva fatto accrescere in me un certo tipo di aspettative (anche il trailer in verità). Aspettative che non sono stato affatto ripagate, sotto nessun punto di vista. La storia scivola via in modo quasi impercettibile riempita di cliché e personaggi già visti e ritriti in questo genere di film. La sceneggiatura purtroppo non la sorregge, balbettante sin dalle prime battute fatica e seguire un certo filo logico senza mai regalare un po' di imprevedibilità alla vicenda, non riuscendo nemmeno ad imprimere quell'atmosfera tipica e caratteristica dei lavori del regista svedese. Purtroppo anche dal punto di vista cinematografico il lavoro non lo si può considerare soddisfacente, il montaggio è privo di ritmo ed alcune scene sono girate in modo molto approssimativo. L'impressione è che il film abbia tutte le potenzialità per dare qualcosa ma che la non giusta gestione di tutte le risorse abbia alla fine creato un'opera confusa, poco avvincente e di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Perché tratto dall'omonimo romanzo di Jo NesboL' uomo di neve soffre parecchia confusione narrativa oltre una fastidiosa lentezza di fondo.

mercoledì 29 maggio 2019

Boston: Caccia all'uomo (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Terza regia di Peter Berg basata su eventi realmente accaduti dopo Lone Survivor e Deepwater: Inferno sull'oceanoBoston: Caccia all'uomo, film del 2016 diretto dal regista (e attore) statunitense, si pone come un operazione altamente spettacolare ed efficace nel richiamare alla memoria un fatto di sangue, pur soffrendo di un evidente patriottismo che ideologicamente ne assottiglia il valore. Non a caso Patriots Day, che è l'adattamento del libro "Boston Strong" che narra gli accadimenti dell'attentato alla maratona di Boston e della conseguente ricerca dei terroristi che l'hanno compiuta, è l'ennesimo film che rispecchia i pregi ed i difetti di Peter Berg. Il film infatti, nonostante la retorica dell'eroismo e dell'impegno civico, qui tuttavia in quantità più visibile e ancor più profuso, è comunque un lavoro di buonissimo livello, che riesce a coinvolgere e appassionare lo spettatore dall'inizio del film grazie anche all'ottimo cast. Perché bisogna dare atto al regista di saper fare il suo mestiere specialmente quando ci si immerge nella caccia all'uomo notturna dei due fuggitivi, c'è ritmo e tensione, i momenti d'azione sono orchestrati molto bene e le scene dell'esplosione sono veramente concitate, rendendo bene la sensazione di caos e smarrimento di un evento sportivo che diventa drammaticamente tragico. Il regista difatti (che alterna sapientemente diversi stili registici), puntando sulla drammaticità, sulle emozioni, sul realismo e sui cittadini di Boston (in divisa e gente comune) che hanno unito le forze per cercare di stanare i terroristi, riesce bene a coniugare tutti gli aspetti, rendendo Boston: Caccia all'uomo un film dai toni patriottici, ma non eccessivo, che riesce a farti provare empatia con le vittime, e senza tanti pietismi (anche se non proprio efficace è la storia d'amore tra un giovane poliziotto e una studentessa del Mit o quella dell'asiatico Manny). Certo, non sempre il ritmo rimane costante e magari alcune scene anzi sono eccessivamente lente, certo, la colonna sonora è tutto sommato anonima e non sempre in grado di supportare la messa in scena, è certamente da rivedere la caratterizzazione dei personaggi, un po' tutti tagliati con l'accetta, non ci sono caratteri sfaccettati, solo buoni o cattivi insomma, ma nell'insieme Boston: Caccia all'uomo, è una pellicola interessante, ben costruita che riesce a farti immergere nella storia.

mercoledì 15 maggio 2019

Rock Dog (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/03/2018 Qui - A metà tra Kung Fu Panda e ZootropolisRock Dog, film d'animazione del 2016 coprodotto da Stati Uniti e Cina, scritto e diretto dall'Ash Brannon di Toy Story 2 e ispirato a Tibetan Rock Dog (una graphic novel di Zheng Jun), è un prodotto piacevole e spensierato, abbastanza divertente. Un film adatto a tutta la famiglia, ma soprattutto ai più giovani, che miscelando appunto diversi generi, si fa sufficientemente apprezzare, anche se lo stesso racconti "solamente" e semplicemente una banale storiella per bambini poco esigenti, in cui si esalta l'importanza del seguire i propri sogni, credere in sé stessi, etc. Il risultato è senz'altro quindi un film molto edulcorato e poco stratificato, che comunque tiene compagnia con piacere seguendo i passaggi della storia di formazione. Perché nonostante i difetti palesi del cartone, primo fra tutti l'assoluta mancanza di originalità e umorismo, offre di un plot facile da seguire e fruibile dal giovane pubblico. Una storia che potrebbe risvegliare l'attenzione dei più giovani amanti della musica, che troveranno in Rock Dog un prodotto con validi contenuti musicali (sia originali che non), accompagnati da un'esaltazione e un invito alla realizzazione artistica personale. Non a caso il film, arricchito da una colonna sonora decisamente in tema (efficace e funzionale), comprendente brani di BeckFoo Fighters e Radiohead, oltre a brani originali (nella versione italiana i brani originali sono eseguiti da Giò Sada, vincitore nel 2015 della nona edizione del talent show X Factor, che ha dato alle canzoni il suo inconfondibile timbro personale) parla di un mastino tibetano che dopo aversi visto precipitare dal cielo una radio (restando folgorato dal ritmo, a tal proposito l'idea di rendere la musica in maniera visiva, note che prendono forma nella testa, è molto riuscita) decide di lasciare la sua abitazione e le aspirazioni dei suoi cari (soprattutto del padre che vorrebbe continuasse le sue orme di guardiano di un villaggio di pecore e che sviluppasse la sua "forza interiore" per combattere i pericoli) per andare in città e realizzare il sogno di diventare musicista, non sapendo però che metterà in moto una serie di eventi del tutto inaspettati (anche se banalmente prevedibili).

La La Land (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/03/2018 Qui - Premetto che il musical è il genere cinematografico che meno apprezzo, per il quale, solitamente, non ho il minimo interesse, tanto che non ne ho mai fatto mistero di questa mia avversione. Tuttavia nel corso degli anni alcuni li ho visti e li ho anche un po', anzi, abbastanza amati, non ultimo il discreto Les Misérables, senza dimenticare tra i pochi davvero apprezzati, ChicagoMoulin Rouge!Mary PoppinsSweeney ToddThe Blues Brothers e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (ed alcuni altri di cui non ricordo il titolo), altri invece come Into the woods e soprattutto High School Musical tremendamente odiati. Poi ci sono quelli visti, che per alcuni sono oggettivamente (non solo soggettivamente) capolavori ma per me solo "interessanti". Perciò non che mi aspettassi granché da La La Land, film del 2016 scritto e diretto da Damien Chazelle, ma devo però ammettere che il suddetto, grazie a molti elementi, può tranquillamente far parte della prima categoria. Perché sinceramente, che cos'è un genere se non una semplice etichetta quando ci si trova dinnanzi ad una regia di certi livelli? Una regia che oltre a strizzare l'occhio ai grandi classici del genere e non solo, ha la capacità di integrare al musical puro (anche se fortunatamente a farla da padrone non sono le canzoni, che qui non sono assolutamente superflue e messe un po' a caso ma davvero, più che altresì meglio di altre occasioni, asservite alla narrazione) una storia solida e discretamente sfaccettata. Non a caso le due ore di musica che fa da contorno, non protagonista assoluta, alla bella, magica e credibile storia d'amore tra i protagonisti (che ha un finale non troppo prevedibile), passano piacevoli tra sogno e realtà. Proprio perché questo film è composto da elementi che messi insieme danno vita ad una storia semplice, reale ma che circondata da un'aura di magia grazie soprattutto alla chimica tra i protagonisti, alla fotografia (più tantissimi altri aspetti tecnici) e ad una regia fatta di piani sequenza che sono uno dei punti forti del film, si fa amabilmente apprezzare.

domenica 10 marzo 2019

The Meddler (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/05/2017 Qui - Un film mai distribuito in Italia ("acquistato" da Sky ad inizio maggio 2017), e non si sa perché, visto che The Meddler (2015), della giovane regista americana Lorene Scafaria, qui alla sua seconda prova, è una gradevole, deliziosa e malinconica commedia, in cui la settantenne Susan Sarandon, più in forma che mai (merito anche del ruolo frizzante, originale e pieno di sfumature offertogli dalla regista), interpreta una vedova alle prese con il vuoto incolmabile lasciato dal marito defunto e una figlia che, anch'essa profondamente scossa dalla perdita del padre, nonché dalla fine di un rapporto travagliato, fatica a comunicare con la madre. Poiché senza dubbio la relazione fra madre e figlia rappresenta una delle tematiche portanti del film, anche se non l'unica. La brillante commedia della Scafaria infatti sfrutta le pieghe nascoste della sceneggiatura per trattare temi importanti come la solitudine, l'elaborazione del lutto e il dazio imposto dal tempo che passa. Ma riesce anche a fornire un eccellente e dolce-amaro strumento di "compensazione", o quantomeno di astuto bilanciamento delle parti, nel momento in cui si concede timidi slanci di ottimismo e calde rievocazioni di affettuosi momenti familiari. Difatti il difficile rapporto con la madre (preso probabilmente spunto da i trascorsi della regista) viene sviscerato con levità di tocco, sebbene il ventaglio dei sentimenti rappresentati sia assai delicato, e a tratti fortemente drammatico. E riuscire a farlo, ovvero ottenere delle atmosfere agrodolci efficaci, trattando questioni tutt'altro che leggere, non è semplice come si potrebbe di primo acchito pensare. Bisogna lavorare di fioretto e muoversi sulla linea di un equilibrio molto precario, e solo degli attori di razza possono garantire un risultato soddisfacente, come qui è successo.

sabato 9 marzo 2019

The Accountant (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/05/2017 Qui - Parto subito dicendo che The Accountant, film del 2016 diretto da Gavin O'Connor, è un film senza molto senso ed anche troppo lungo ma che si lascia tranquillamente vedere. Dato che il film riesce a trovare la giusta commistione tra azione, thriller, disagio psichico e, in conseguenza, familiare. Infatti, The Accountant tratta un tema delicatissimo e da almeno trent'anni attualissimo, l'autismo. Ma, come è spesso avvenuto nelle finzioni cinematografiche che hanno trattato questo tema, tra tutti Rain Man (1988) di Barry Levinson, con due eccezionali e straordinari Tom Cruise e Dustin Hoffman, che ha vinto tutto quello che c'era da vincere (compreso l'Oscar 1989 come miglior Film) l'autismo assume una connotazione da super-poteri, di qualità mentali-geniali, di capacità fisiche e intellettive che pochi esseri umani posseggono, insomma, qualcosa che raramente esiste nella drammatica realtà quotidiana di una delle peggiori malattie mentali dei nostri tempi, che strappa impietosamente la persona (bambino o adulto che sia) dalle relazioni socio-familiari e relazionali-affettive, che la isolano dentro una cappa di vetro infrangibile e invalicabile. Eppure nonostante la poca credibilità questo è un discreto e originale action-thriller, grazie soprattutto alla sceneggiatura e storia, tanto originali quanto coraggiose nonché efficaci. La storia interessante, che ha molti flashback e déjà-vu, che narra di Christian Wolff (Ben Affleck), un genio matematico che ha più affinità con i numeri che con le persone, che lavora sotto copertura in un piccolo studio come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. E nonostante abbia la Divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro alle costole, Christian accetta l'incarico di un nuovo cliente, una società di robotica dove una delle contabili ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Ma non appena Christian (che ha imparato benissimo a difendersi e non solo) inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi alla verità, il numero delle vittime inizia e continuerà a crescere.

mercoledì 20 febbraio 2019

Zootropolis (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/01/2017 Qui - Animali feroci e prede possono convivere pacificamente o è pura (Zoo)topia? A quanto sembra nella metropoli di Zootropolis (film d'animazione del 2016 prodotto dai Walt Disney Animation Studios e diretto da Byron Howard e Rich Moore, vincitore pochi giorni fa del Golden Globe 2017) tutto è possibile anche perché, come ci spiega nella introduzione a teatro la protagonista, non esistono più le belve e le vittime di un tempo nel mondo animale. O forse no? Cosa sta succedendo al 10% della popolazione, composta da predatori, che improvvisamente sentono risvegliarsi dentro di loro l'antico e sopito spirito selvaggio? Come nella migliore tradizione dei Cartoon Disney anche questa volta non tutto è ciò che sembra, i pregiudizi e i preconcetti sono sbagliati, e tutti abbiamo diritto ad una possibilità di cambiare noi stessi e soprattutto quello che il mondo crede di noi. Così una tenera coniglietta potrà realizzare il sogno della sua vita e diventare poliziotta attorniata da colleghi mastodontici come rinoceronti, elefanti, bufali, e più grande sei, più il poliziotto fai. Una furba volpe ingannatrice, rivelarsi un animale onesto e sensibile, solo vittima dei pregiudizi che gli altri hanno su di lei. Una impaurita e timida pecorella essere tutto il contrario di ciò che sembra. Tutti più o meno logorati però da un orribile pregiudizio, soprattutto i predatori. Perché alla fine è questo il problema di fondo affrontato da questo meraviglioso film della Disney, l'utopia, che è pur sempre un sogno difficile da realizzare, ancora più difficile è far sì che gli elementi che la caratterizzano risultino stabili. Il pregiudizio è quel seme cattivo che purtroppo giace all'interno delle persone (in questo caso degli animali) che non sanno apprezzare la bellezza della diversità, che non riescono ad accettare il fatto che, nonostante l'esistenza delle specie, il genere rimane pur sempre lo stesso. E inaspettatamente toccherà proprio a loro, la coniglietta e la volpe, nemici per natura ma amici nel cuore, risolvere il mistero dei 14 animali scomparsi che tutta la città sta cercando e sventare i piani di chi vuole impossessarsi del potere locale, secondo l'atavico principio divide et impera. E infine dimostrare che l'amicizia non ha colore né taglie e che tutti possiamo essere e fare ciò che nessuno si aspetterebbe da noi.

sabato 2 febbraio 2019

Professore per amore (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2016 Qui - Professore per amore (The Rewrite), film del 2014 scritto e diretto da Marc Lawrence, pur avendo tutte le carte per essere un piccolo gioiellino, non è niente di speciale e finisce, anzi, per essere abbastanza prevedibile, ma secondo me vale la pena di vederlo per due motivi, uno è Hugh Grant e l'altro è Marisa Tomei. Insieme non formano una coppia memorabile e la loro storia d'amore non credo che rimarrà scolpita nella memoria (anche se per una volta, ed è un punto a suo favore, la loro storia è solo abbozzata, non così scontata e neanche 'consumata'), ma sembra esserci del vero nella loro spontaneità, in quella semplicità che li accomuna, viziata però da un senso di amarezza che si percepisce e che presumibilmente va al di là del ruolo recitato, come se entrambi, pur avendo avuto le occasioni giuste, non siano stati alla fin fine tanto fortunati. Hugh Grant ha avuto un gran successo ma dà l'impressione che la popolarità acquisita non sia stata in grado di confortarlo. Dal canto suo, Marisa Tomei recita il ruolo di una donna matura che ancora insegue un sogno artistico e una sua credibilità e anche per lei si intuisce un senso di verità, del resto pur se bravissima, così genuina e intensa nelle sue interpretazioni (indimenticabile la sua triste ballerina di lap dance in The Wrestler), è confinata sempre in ruoli secondari, se non addirittura di caratterista (come in Empire o I toni dell'amore: Love Is Strange), come se fosse sottoposta a un'interminabile gavetta e faticasse realmente a trovare la sua giusta collocazione e tutti gli onori che merita. In questo clima 'veritiero' ho apprezzato particolarmente il fatto che tutti e due si siano presentati davanti alla cinepresa senza il minimo 'ritocco', belli come sono e forse di più, con i loro lineamenti un po' stanchi e appesantiti e le le loro (verissime) rughe. In un film che nonostante non sia un granché, è una botta di simpatia, di piacevolezza, di godibilità. E poi di che si parla qui, in fondo? Di cinema su tutto, dato che la vicenda si svolge nell'ambito di una scuola per sceneggiatori, che già, di suo, è un sfondo decisamente insolito e che diverte e coinvolge.

giovedì 27 dicembre 2018

Terminator Genisys (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/04/2016 Qui - Terminator Genisys è un fantascientifico film d'azione del 2015 diretto da Alan Taylor, quinto capitolo della serie di Terminator, il film però agisce come ret-con (retroactive continuity, letteralmente "continuità retroattiva", ovvero si modificano eventi e situazioni descritti in precedenza, o il loro significato, per adattarli a nuovi sviluppi narrativi), alterando infatti gli eventi del primo Terminator del 1984. Questo aspetto nuovo e diverso e che potrebbe essere una cosa buona, è però il tallone d'Achille della pellicola, poiché nonostante questo nuovo approccio sia innovativo, riscrivendo la trama con i viaggi temporali, certe cose sono da emicrania perché è un po troppo ingarbugliato. Il film ha comunque una sua nuova timeline ricostruita e il viaggio in se per se è abbastanza emozionante. Soprattutto c'è azione, c'è movimento, non ci sono pause, nessun preponderante sentimentalismo, tutto è veloce e godibile con effetti speciali, in particolare quelle delle esplosioni nucleari e non, di grande effetto visivo ed emotivo, molto spettacolari. Certamente mi aspettavo qualcosina di più ma in fin dei conti il suo lavoro di intrattenimento lo svolge egregiamente, sin dall'inizio, quando nel 2029, John Connor (Jason Clarke), leader della resistenza umana, a un passo dalla vittoria definitiva sulle macchine, spedisce il sergente, il suo braccio destro, Kyle Reese (Jai Courtney) indietro nel 1984 per proteggere Sara Connor (Emilia Clarke) dopo che Skynet, ormai sconfitto, aveva precedentemente inviato all'ultimo minuto un cyborg nel 1984 per uccidere appunto sua madre. Ma un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale e il sergente Reese si troverà in una nuova e sconosciuta versione del passato, dove si troverà di fronte ad improbabili alleati, tra cui il Guardiano (Arnold Schwarzenegger) un identico Terminator, riprogrammato, che fa da guardiano a Sarah dall'età di nove anni e nuovi pericolosi nemici. Reese però durante la rievocazione di strani ricordi, mai avuti prima, risalenti al 2017, intravede qualcosa di importante, convince perciò Sarah a recarsi con lui in quell'anno per impedire la messa on line di Genisys, l'App dietro la quale si nasconde la stessa Skynet. La sua nuova inaspettata missione si rivelerà ardua e decisiva, un nuovo inesplorato futuro gli attende.

sabato 6 ottobre 2018

Wiplash (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/10/2015 Qui - Vincitore di tre premi Oscar (miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista), Whiplash è un potente dramma musicale (diretto da Damien Chazelle), uno dei film più apprezzati della passata stagione negli States, che ci ha mostrato il talento di un attore fantastico come J.K. Simmons, premiato appunto con l'Academy Award per la sua splendida interpretazione dello spietato insegnante di musica Terence Fletcher. Nella pellicola il giovane Andrew (Miles Teller) studia batteria nella più importante scuola di musica di New York. Quando l'impassibile professor Fletcher lo nota, Andrew è molto eccitato ma non sa che di lì a poco sarà sottoposto a prove, esercizi e umiliazioni che trasformeranno la sua vita in un inferno rischiando anche di morire. Premesso che non conosco la batteria e non conosco neanche nessuna 'canzone' o cantante famoso (come quello citato nel film) questo prodotto mi ha deluso tanto. Non c'è un senso a questa storia, l'unica cosa che lascia intendere è che bisogna sempre sperare di raggiungere la meta prefissata, non farsi sopraffare dalle emozioni e cercare di essere il migliore, e di spingersi fino a superare il limite (del super sayan XD) come cerca di fare il professor Fletcher. La parte migliore di tutto il film (quello che più ho apprezzato) è stata la fantastica e magistrale interpretazione di un attore di grande valore come J.K. Simmons, potente nei movimenti e nel linguaggio, una scelta azzeccata per questo ruolo. La parte peggiore è ascoltare la batteria e non percepire neanche una differenza o capirne la difficoltà nel suonarla, sapere se quello che sento sia buono o no, sbagliato o meno.