Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Interpretazioni convincenti (soprattutto a Morgan Freeman niente gli si può dire) e personaggi che offrono varie sfaccettature da analizzare, regia abbastanza sobria nonostante una sceneggiatura un po' prolissa, che tende ad eccedere, in alcuni momenti, nel rendere il racconto altamente drammatico ancor più drammatico, tanto che empatizzare con la protagonista (una comunque brava Florence Pugh) diventa un po' difficile. Non è un film che rivedrei con entusiasmo (Zach Braff ha fatto decisamente di meglio) ma è comunque un lavoro discretamente realizzato (due ore che scorrono senza intoppi, a cui si perdonerà talvolta qualche tocco di retorica e un finale un po' prevedibile), che vale una considerazione positiva. Voto: 6 [Sky]
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Alex Wolff. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alex Wolff. Mostra tutti i post
martedì 27 febbraio 2024
sabato 30 aprile 2022
Old (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Grande ambientazione e movimenti di macchina ispirati, entrambi al
servizio di un soggetto narrativo interessante ed avvincente (che si presta a molteplici sviluppi e interpretazioni):
in questo sunto nasce il nuovo lungometraggio di M. Night Shyamalan,
capace di acuire l'inesorabile potenza del tempo in un'impostazione a
scatola chiusa. Qualche espediente goffo non pregiudica la suggestione
di alcuni passaggi, nonché la
tensione costante per quasi tutto l'arco narrativo (tutto il film è un
crescendo di ansia per le sorti dei protagonisti, che poco alla volta
mostrano le loro debolezze). Il cast è ben assortito (Gael García Bernal, Vicky Krieps,
Rufus Sewell, lo stesso regista con un cameo tuttavia decisamente
autoreferenziale) e il colpo di scena finale garantito. Alcune scene
sono molto forti e visivamente raccapriccianti. Old, tratto da una
graphic novel, sembra un episodio di Twilight Zone,
più che richiamare il thriller o l'horror, elementi sia pure in
minima parte presenti, siamo più dalle parti del fantastico, non è
sicuramente un film perfetto, ma girato bene, con mestiere e
azzeccate scelte tecniche. Non è lo Shyamalan dei tempi migliori, ma
nemmeno di quelli peggiori. Diciamo che è un film particolare che ha
saputo intrattenermi. Voto: 6+
Labels:
Abbey Lee,
Alex Wolff,
Eliza Scanlen,
Gael Garcia Bernal,
Graphic Novel,
Horror,
Ken Leung,
M. Night Shyamalan,
Rufus Sewell,
Thomasin McKenzie,
Thriller drammatico,
Vicky Krieps
giovedì 31 marzo 2022
Pig - Il piano di Rob (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Esordio davvero sorprendente quello di Michael Sarnoski: parte
illudendoti di trovarti davanti a una sorta di "Mandy con il maiale"
(ovviamente senza i giochini psichedelici di Panos Cosmatos), per
poi
abbracciare una via più intimista, iconoclasta e dettata dal non detto
(un'odissea in cui il passato, mai completamente raccontato, ma a volte
solo accennato, torna alla ribalta).
Pig è una favola assai avvolgente sulla perdita e le sue sfumature, sul
legame tra memoria e cibo, sulla distruzione delle conformità
capitalistiche, un piccolo saggio sul perdono, anziché sullo smodato
sentimento di vendetta. Il regista procede con rigore nell'esplorazione
di queste dolenti tematiche, e trova in Nicolas Cage il corpo, lo
sguardo e il volto giusti per un personaggio dimesso e disincantato
quale è l'ex chef Robin (memorabile il dissing a una stellata promessa
dell'alta cucina, in realtà mediocre involucro del vuoto). Una prova da
ricordare la sua, lui che oltre alle parole, poche (ma comunque più che
le nessuna ne Willy's Wonderland), ci mette anche letteralmente, ed appunto, la faccia. Pure il
lavoro di supporto di Alex Wolff e Adam Arkin si abbina alle plumbee
atmosfere come il cacio sui maccheroni. Una piccola prelibatezza. Voto:
6,5
domenica 8 novembre 2020
Bad Education (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/11/2020 Qui - Dal più grosso scandalo che ha scosso l'istruzione pubblica USA, un commedia acida (di produzione HBO) sulle falle di un sistema basato sulla competizione tra le scuole per guadagnare prestigio e quindi finanziamenti. Lo stile è da dark comedy con punte di grottesco, gli manca un po' di epica ma gli elementi per riflettere li scova tutti e propone due grandi prove di Hugh Jackman e Allison Janney. Avidità, vanità e stupidità non trovano ostacoli alla loro diffusione tra chi avrebbe dovuto accorgersene e tocca a una studentessa redattrice aprire il vaso di Pandora. Un film dal ritmo incalzante quello di Cory Finley, superiore all'interessante ma imperfetto Amiche di sangue, perché oltre alla buona resa visiva, mette sul piatto una storia molto solida ed un'ottima caratterizzazione dei personaggi. Egli punta tutto sulla personalità contraddittoria (sulla carta inscalfibile) di Frank e della spregiudicata Pamela senza tralasciare "gli altri ingranaggi" del criminoso e quasi incredibile congegno, e fa centro (in più ecco dialoghi grintosi e colonna sonora spiazzante). Un buon film, vincitore dell'Emmy Awards 2020 per il miglior film per la televisione, assolutamente da vedere. Voto: 6,5
martedì 27 ottobre 2020
Jumanji: The Next Level (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2020 Qui - Il precedente di qualche anno fa era un filmetto da poco, ma piacevole e con ritmo, un ottimo intrattenimento senza ambizioni. Filmetto che comunque aveva incassato un patrimonio. In Jumanji: The Next Level, tra action e commedia, ritroviamo gli stessi elementi che hanno caratterizzato Jumanji: Benvenuti nella giungla. Rivediamo una struttura rodata che non aggiunge particolari novità, che tende a non rischiare, rimanendo salda a determinate linee narrative se non per qualche scena. Una decisione che potrebbe ritorcersi contro se si decidesse di produrre un nuovo capitolo, come potrebbe far pensare la clip nei titoli di coda. Jake Kasdan torna alla regia di questo sequel dirigendo lo stesso cast del capitolo precedente con qualche new entry. Ed è proprio il cast ad essere uno degli elementi vincenti del film, complice anche l'aggiunta di attori quali Danny De Vito e Danny Glover che interpretano il nonno di Spencer, che con il suo amico Milo creano divertenti siparietti stile "La strana coppia". Se nel film precedente le tematiche erano legate esclusivamente ai ragazzi e ai vari problemi adolescenziali riflessi nei loro avatar, in questo episodio si affrontano anche tematiche più adulte. Non sempre convincono gli effetti speciali che esagerano in alcune scene, cercando di strappare qualche risata in più allo spettatore. In conclusione però, sequel godibile, porta sullo schermo una narrazione che a tratti risulta un déjà-vu del precedente capitolo, ma riesce comunque ad intrattenere e divertire. Voto: 6
Labels:
Alex Wolff,
Avventura action,
Awkwafina,
Commedia fantasy,
Danny DeVito,
Danny Glover,
Dwayne "The Rock" Johnson,
Jack Black,
Jake Kasdan,
Karen Gillan,
Kevin Hart,
Madison Iseman,
Nick Jonas,
Rhys Darby
venerdì 19 luglio 2019
Hereditary - Le radici del male (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/06/2019 Qui
Tema e genere: Presentato al Sundance Film Festival (nel 2018), Hereditary - Le radici del male è un dramma familiare dalle tinte cupe diretto da Ari Aster, al suo primo lungometraggio.
Tema e genere: Presentato al Sundance Film Festival (nel 2018), Hereditary - Le radici del male è un dramma familiare dalle tinte cupe diretto da Ari Aster, al suo primo lungometraggio.
Trama: In vita, Ellen (nonna tanto amata quanto odiata da sua figlia) si dedicava a misteriose pratiche spiritiche. Con la sua morte, la famiglia inizia a fare esperienza di una serie di eventi terrificanti, e sfuggire all'oscuro destino che da lei hanno ereditato non è facile.
Recensione: Si fa fatica oramai a contare quanti film horror escono ogni anno, di horror mascherati da film drammatico, o viceversa, ancora di più, così come quelli a tema possessione demoniaca. Hereditary – Le radici del male però (un film senza dubbio particolare), è altro, è un film molto ambizioso, con elementi magari che non funzionano al meglio, ma che sicuramente porta una ventata d'aria nuova al genere. Dalla trama e dal trailer si potrebbe pensare infatti alle classiche storie di case infestate da spiriti, fantasmi e, quindi, tornano alla mente tanti film simili degli ultimi anni. Non è un caso che il film abbia tutti gli elementi che caratterizzano il genere: una famigliola all'apparenza felice ma con qualche segreto di troppo, una morte improvvisa (quella della nonna, in questo caso) che costringe i protagonisti a scavare nel loro passato, perfino una casa isolata in mezzo al bosco. Ma come detto, questa non è la classica storia, il classico film del suo classico genere. Soprattutto perché rifugge i cliché e abbandona il Jumpscare (o lo riprende solo in piccole dosi) a favore invece dell'atmosfera, del disagio, dell'eleganza della messa in scena dark, del tema, sbattendo in faccia allo spettatore senza problemi citazioni svariate e un certo autocompiacimento. Certo, l'inizio, la storia, si apre come al solito presentandoci il delicato equilibrio familiare: una nonna invadente in modo inquietante, una coppia di nipoti non perfettamente integrati, due genitori che provano a tenere in piedi questo precario castello di carte. Certo, l'improvvisa dipartita della nonna darà il via (presumibilmente) a una serie di accadimenti che porterà terrore e scompigli nei protagonisti, in una spirale che a tratti più che il tema horror sembrerà sfiorare il filone sfiga estrema. Ma è proprio da qui che il film comincia a percorrere vie sempre più imprevedibili ed inquietanti, colpendo dritto allo stomaco ed affascinando. Sì perché intriga e avvince lentamente quest'ipnotica opera prima del giovane regista statunitense Ari Aster, reputata dalla critica uno dei migliori film horror della stagione 2018. Un'opera dall'aspetto angosciante e misterioso, non per caso le cifre caratterizzanti di questo horror che racconta di una famiglia in lutto che sembra aver ereditato una sorta di oscura maledizione. Un horror girato con estrema perizia, con movimenti di macchina fluidi e il più delle volte estremamente lenti, associati a una colonna sonora inquietante, che ci guidano tra le pieghe di una storia tragica dove l'horror si mescola al thriller psicologico. Un film che vive di atmosfere cupe e morbose (lo spiritismo è per lo più rappresentato come suggestione psicologica, quasi mai reso palpabile, sfruttato quindi per alimentare quella paura viscerale ed umana per ciò che non è comprensibile, timore che attanaglia i protagonisti e finisce per coinvolgere lo spettatore stesso) e di alcuni imprevedibili colpi di scena che tengono alta la curiosità fino alla fine. La trama in effetti (senza svelare niente, ma basti dire che l'horror sa lesinare effetti raccapriccianti e soluzioni esageratamente sanguigne, a maggior vantaggio di una tensione quasi sadica con cui la sceneggiatura si riesce a districare in modo esemplare, e pure insolito per un horror) va dipanandosi con gradualità e imbocca dei sentieri imprevedibili, soffermandosi sul puro dramma nella prima parte, per poi attingere al paranormale e sfociare in un finale tanto enigmatico (più o meno) quanto inquietante (più o meno) ed originale (più o meno). Più o meno perché Hereditary – Le radici del male, partendo dal dramma familiare, tocca sì i temi del misticismo e dello spiritismo per portare alla luce la paura viscerale dell'ignoto, che arriva però ad assumere alla fine una forma fin troppo definita.
giovedì 6 giugno 2019
Jumanji: Benvenuti nella giungla (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/09/2018 Qui - Nonostante le pessime premesse, che fra continui ritardi produttivi, tra commenti di sdegno all'annuncio di un sequel del cult del 1995 con protagonista l'intramontabile Robin Williams (tra questi anch'io) e poco convincenti materiali promozionali facevano presagire un sequel pasticciato e privo di personalità, Jumanji: Benvenuti nella giungla (Jumanji: Welcome to the Jungle) si rivela un'opera convincente ed estremamente godibile, che trae spunto dal soggetto del predecessore senza rimanerne ingabbiato, prendendo una strada totalmente autonoma e calibrando abilmente umorismo, avventura e azione. Dopo alcune prove non indimenticabili come Bad Teacher: Una cattiva maestra e Sex Tape: Finiti in rete, Jake Kasdan (figlio del più celebre Lawrence, regista de Il grande freddo e sceneggiatore de L'impero colpisce ancora, I predatori dell'arca perduta e Star Wars: Il risveglio della Forza) riesce nell'intento difatti di fondere vecchio e nuovo in questo film del 2017 e di riportare quindi in auge l'avventura sul grande schermo, continuando l'inevitabile processo di revival cinematografico degli anni '90 (conseguente a quello degli anni '80) già lanciato da film come Jurassic World o il meno riuscito Baywatch (anche se lì il divertimento era comunque sufficientemente garantito). Infatti, Jumanji: Benvenuti nella Giungla si rivela una gradita sorpresa, grazie a tanti piccoli fattori che riescono a distogliere l'attenzione dal capostipite, e che rendono questo sequel (non reboot non remake) compatto, capace di adeguarsi perfettamente ai tempi e reggersi narrativamente sulle proprie gambe. Anche se tuttavia nonostante la sua modernizzazione (dato che è comunque questo l'adattamento in chiave moderna del precedente, da notare di come il gioco si auto-evolva per adattarsi all'era della tecnologia, passando da gioco da tavolo a videogames, un geniale escamotage), il film non manca di citazioni al vecchio film, come la corsa dei rinoceronti, i tamburi di sottofondo, le citazioni ad Alan Parrish, tutti elementi indimenticabili ed indistinguibili per chi del primo film se ne era innamorato. A differenza di esso però avremo un cambio di location, una scelta molto particolare per differenziarlo dalla storia del 1995: se il primo film vede la sua storia svolgersi nella città, questo sequel ci farà visitare quella famosa e famigerata giungla in cui visse per 26 anni il vecchio Alan.
venerdì 31 maggio 2019
Guida tascabile per la felicità (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - Non esiste una guida tascabile per la felicità in generale, men che meno se si è adolescenti con un presente drammatico e tragico per la scomparsa di un genitore. Il film Guida tascabile per la felicità (A Birder's Guide to Everything), film indipendente del 2013 diretto da Rob Meyer, cerca di far coincidere il racconto del passaggio di un periodo cruciale nella vita di ogni persona e l'elaborazione del lutto che porta alla formazione e alla maturazione dei sentimenti, tentando la via della commedia per certi versi leggera ma delicata, senza calcare la mano né eccedere in un senso o nell'altro. Ne esce fuori un film per ragazzi che sa comunque parlare con una certa maturità, nonostante temi e dinamica già viste e usate nel cinema, gradevole e simpatico in alcuni momenti e più riflessivo in altri, ben interpretato e diretto senza sbavature, dotato di una sobrietà di fondo che coinvolge pur nel suo essere ordinario e privo di grandi acuti. Il film infatti, una commedia (praticamente un romanzo di formazione) dai toni allegri e divertenti rivolta ai ragazzi, tratta con toni delicati diversi temi universali dai rapporti familiari, all'amicizia, alla morte fino ai primi amori, in sostanza parla dei sentimenti, ma senza banalità grazie anche alle capacità dei suoi attori in particolare del protagonista, Kodi Smit-McPhee. Quest'ultimo interpreta David, un adolescente appassionato di birdwatching (hobby che riguarda l'osservazione e studio degli uccelli in natura e prevede la capacità di osservazione e di ascolto per il riconoscimento dei diversi canti degli uccelli), rimasto da poco orfano della madre che, in difficoltà nei rapporti con il padre che sta per risposarsi e che dopo aver intravisto un'anatra del Labrador, data per estinta a fine '800, compie un viaggio (proprio nel weekend del fatidico matrimonio) insieme agli amici Peter e Timmy e ad una ragazza, abile nella fotografia, su cui David ha timidamente messo gli occhi, per ritrovarla. Ma se ci riuscirà non è lecito sapere qui e adesso, di sicuro però la "caccia" fotografica si trasformerà in una lezione di vita per questi giovani e a trionfare saranno come sempre i buoni sentimenti.
mercoledì 29 maggio 2019
Boston: Caccia all'uomo (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/06/2018 Qui - Terza regia di Peter Berg basata su eventi realmente accaduti dopo Lone Survivor e Deepwater: Inferno sull'oceano, Boston: Caccia all'uomo, film del 2016 diretto dal regista (e attore) statunitense, si pone come un operazione altamente spettacolare ed efficace nel richiamare alla memoria un fatto di sangue, pur soffrendo di un evidente patriottismo che ideologicamente ne assottiglia il valore. Non a caso Patriots Day, che è l'adattamento del libro "Boston Strong" che narra gli accadimenti dell'attentato alla maratona di Boston e della conseguente ricerca dei terroristi che l'hanno compiuta, è l'ennesimo film che rispecchia i pregi ed i difetti di Peter Berg. Il film infatti, nonostante la retorica dell'eroismo e dell'impegno civico, qui tuttavia in quantità più visibile e ancor più profuso, è comunque un lavoro di buonissimo livello, che riesce a coinvolgere e appassionare lo spettatore dall'inizio del film grazie anche all'ottimo cast. Perché bisogna dare atto al regista di saper fare il suo mestiere specialmente quando ci si immerge nella caccia all'uomo notturna dei due fuggitivi, c'è ritmo e tensione, i momenti d'azione sono orchestrati molto bene e le scene dell'esplosione sono veramente concitate, rendendo bene la sensazione di caos e smarrimento di un evento sportivo che diventa drammaticamente tragico. Il regista difatti (che alterna sapientemente diversi stili registici), puntando sulla drammaticità, sulle emozioni, sul realismo e sui cittadini di Boston (in divisa e gente comune) che hanno unito le forze per cercare di stanare i terroristi, riesce bene a coniugare tutti gli aspetti, rendendo Boston: Caccia all'uomo un film dai toni patriottici, ma non eccessivo, che riesce a farti provare empatia con le vittime, e senza tanti pietismi (anche se non proprio efficace è la storia d'amore tra un giovane poliziotto e una studentessa del Mit o quella dell'asiatico Manny). Certo, non sempre il ritmo rimane costante e magari alcune scene anzi sono eccessivamente lente, certo, la colonna sonora è tutto sommato anonima e non sempre in grado di supportare la messa in scena, è certamente da rivedere la caratterizzazione dei personaggi, un po' tutti tagliati con l'accetta, non ci sono caratteri sfaccettati, solo buoni o cattivi insomma, ma nell'insieme Boston: Caccia all'uomo, è una pellicola interessante, ben costruita che riesce a farti immergere nella storia.
Labels:
Alex Wolff,
Film storico,
J. K. Simmons,
John Goodman,
Kevin Bacon,
Mark Wahlberg,
Melissa Benoist,
Michelle Monaghan,
Peter Berg,
Rachel Brosnahan,
Thriller drammatico
lunedì 27 maggio 2019
Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2018 Qui - Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 (Commedia, Usa 2016): Quando una commedia riscuote un successo apprezzabile si sa che a Hollywood è praticamente obbligatorio sfornare il sequel che, di norma, risulta essere di qualità largamente inferiore. Non fa eccezione My Big Fat Greek Wedding 2 appunto, che non è neppure paragonabile all'originale. Il film infatti, che continua a raccontare (in una forma tuttavia più esasperata) le vicende della coppia mista, interpretata da Nia Vardalos e John Corbett, e della di lei numerosa e chiassosa famiglia, anche se qui si assiste alle vicende riguardanti soprattutto la figlia ormai diciottenne della suddetta coppia e dei di lei genitori i quali scoprono nel frattempo che, per un disguido ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, non risultano legalmente sposati, e quindi un'altra rumorosa cerimonia nuziale è in procinto di essere svolta tra molteplici vicissitudini (che ovviamente però si concluderanno alla fine nel migliore dei modi), si rivela una delusione. Difatti la sceneggiatura, seppur scritta (forse da un bambino) nell'arco di quattro anni, non rispecchia a pieno il ritmo serrato e brillante dell'originale. Il punto di forza rimane indubbiamente il cast: affiatato e spumeggiante come sempre (anche se la sufficiente regia di Kirk Jones non li sfrutta praticamente mai a dovere), inoltre ci regala numerose battute nel pieno stile "greco" a cui eravamo stati abituati, anche se proprio quest'ultime, per buona parte ripescate dal primo film (in cui discretamente funzionavano) più che strapparti un sorriso, irritano, risultando molto spesso stucchevoli. Ma, oltre questo, non c'è una vera evoluzione dei personaggi o delle dinamiche famigliari, il regista infatti, concentrandosi su diverse linee narrative, non riesce ad approfondirle completamente, rendendo il tutto un po' confusionario. Alcuni protagonisti poi sono scritti veramente in modo stupido e per nulla interessante come la stessa Paris (la figlia), che è una macchietta dei giovani di oggi (per non parlare infine di una certa evidente retorica davvero fastidiosa). E quindi è questo qui un seguito che potete tranquillamente evitare. Voto: 4,5
Iscriviti a:
Post (Atom)









