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venerdì 28 aprile 2023

Elvis (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Biopic impressionante e considerevole per l'agilità della regia, la confezione precisa e il montaggio svelto (quasi tre ore che volano) ma un po' parco di emozioni vere. Grandissimo Tom  Hanks nonostante il trucco alla Oliver Hardy e tremendamente somigliante Austin Butler. Il film si può dire sicuramente riuscito, anche se ci sono molti salti temporali e tante cose che sembrano poco approfondite, lasciando solo gli occhi a godere dello spettacolo e lasciando fuori anche molto dell'aspetto musicale di Elvis. Si possono infatti perdonare a Baz Luhrmann certi slanci modernisti improbabili (i brevi inserti rap su tutti) e alcuni cenni storici didascalici e superficiali, a fronte di un impatto visivo strepitoso e della ricostruzione notevole di alcune esibizioni di Elvis, ma di più in ogni caso ci si aspettava. Un film che racconta un mito, o meglio un mito ed il suo ingombrante procuratore, spettacolare ma freddo, comunque da vedere. Voto: 6+

lunedì 28 febbraio 2022

Il potere del cane (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Ambientato nel Montana americano durante gli anni '20, un Western che ricorda nelle atmosfere e in uno dei temi principali un film di Ang Lee. La Jane Campion realizza una pellicola rarefatta, dal ritmo lento, più concentrata sull'introspezione psicologica che sulla storia. Riuscito visivamente, e fotografato ottimamente, trova un limite nell'essere eccessivamente criptico e un po' contorto (non ho capito il titolo, per niente spiegato). Eppure si lascia guardare ed a tratti affascina l'ambiguità e la caratterizzazione dei personaggi quasi enigmatici e altalenanti nei loro comportamenti, tuttavia, alla fine permane un senso di rammarico e di insoddisfazione per un film che non soddisfa pienamente. Recitazioni insomma, bene Benedict Cumberbatch, un pò in sordina e prive di nervo le prove di Kirsten Dunst, Jesse Plemons (che faville avevano fatto in Fargo) e Kodi Smit-McPhee. Non male ma inferiore alle aspettative, allorché si arriva stremati e annoiati al decisivo finale. Non do meno perché da qualche parte un merito pure l'avrà, questo film (ben 12 nomination). Voto: 6

mercoledì 17 marzo 2021

Young Ones - L'ultima generazione (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - In un futuro prossimo in cui le risorse idriche sono al lumicino, un agricoltore resta tenacemente attaccato alla propria terra, un tempo fertile ed ora trasformata in un deserto arido. Attingendo molto dall'immaginario western, il film mette in scena una distopia credibile nelle premesse, ma confusa ed a tratti incomprensibile nei suoi sviluppi, tanto che quello che si preannuncia come il fulcro del racconto (la mancanza d'acqua) diventa solo un fattore secondario in una storia di vendetta familiare di modesto interesse. Nonostante interpreti quali Michael Shannon, Nicholas Hoult ed Elle Fanning (quest'ultima non propriamente al centro di questa storia tutta al maschile su come assumere il proprio ruolo, spodestando anche con la forza), di Young Ones si aspetta la fine come i personaggi aspettano la pioggia: un bisogno fisico e mentale che sembra non sopraggiungere mai, ma che assolve dai peccati alla prima goccia e al primo minuto di nero dopo i titoli di coda. Peccato perché le intenzioni all'inizio erano buone, ma via via si perdono, in certi frangenti sembra non esserci un filo logico. Buona la regia, discreta la colonna sonora, ma tanta noia, nonostante qualche buona scena. Voto: 4,5

giovedì 29 agosto 2019

Alpha - Un'amicizia forte come la vita (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2019 Qui
Tema e genere: Un film sul coraggio e sulla capacità di autodeterminarsi, un racconto di formazione condito dall'amicizia tra un ragazzo e un lupo durante il Paleolitico superiore.
Trama: 20 mila anni fa, durante l'ultima era glaciale, dopo una battuta di caccia finita male, un giovane uomo delle caverne lotta contro una serie di ostacoli per ritrovare la strada di casa. Stringerà così un'improbabile amicizia con un lupo.
Recensione: Ambientato 20 mila anni fa, il film è una classica storia di formazione e di crescita di un ragazzo che diventa grande. Keda (Kodi Smit-McPhee, che si rivelò con The Road e visto poi anche in X-Men: Apocalisse), infatti, è abile con le mani ma non ama cacciare e uccidere animali. Imparerà a farlo perché dovrà sopravvivere per tornare dalla sua famiglia. Centrale nella storia diretta da Albert Hughes (al suo primo lungometraggio da solo, dopo vari diretti insieme al gemello Allen, tra cui La vera storia di Jack lo squartatore), è comunque la sua amicizia con il lupo. Che dapprima è una minaccia per la sua incolumità e poi diventa un prezioso amico e alleato, pronto a intervenire per aiutare il giovane che lo ha salvato. Alpha - Un'amicizia forte come la vita non inventa nulla di nuovo (pur partendo da buoni spunti, ha un canovaccio già visto molte volte e meglio), punta tutto sul senso di avventura e sul rapporto uomo-animale senza troppa retorica (e questo è un bene). Di grande impatto le ambientazioni di natura incontaminata che fanno da sfondo a tutto il film. Peccato per un uso eccessivo di computer grafica che toglie un po' di senso del vero. Peccato soprattutto che manchi il pathos, e in una pellicola dove la premessa è avventuristica e ricca di pericoli, è un'occasione sprecata. Perché l'adrenalina in parte c'è, grazie ad alcune impressionanti situazioni estreme, ma non basta. Nell'avventura manca invece quel pizzico di mistero e di scoperta che avrebbe davvero solleticato l'interesse dello spettatore, così, Alpha - Un'amicizia forte come la vita resta il racconto del percorso di un giovane costretto ad attraversare le terre più inesplorate per tornare al proprio villaggio e riprendersi la sua vita. Insomma gli elementi per un buon film c'erano tutti, e sicuramente potevano essere sfruttati al meglio. Molto più impattante (e riuscito), per rimanere in tema, a mio avviso era stato Il mio amico Nanuk (del 2014), forte storia di amicizia tra un bambino e un piccolo orso bianco, ambientato veramente tra i ghiacci e senza utilizzo di tecnologia. Altra grossa mazzata è l'inevitabile paragone con L'ultimo lupo, il bellissimo film di Jean-Jacques Annaud del 2015: un confronto dal quale Alpha esce inevitabilmente con le ossa rotte. Ma Alpha si fa comunque vedere: un film dignitoso (seppur non sufficientemente), in definitiva, che i ragazzi soprattutto (ma tutti) possono apprezzare perché certe avventure sono senza tempo.

venerdì 31 maggio 2019

Guida tascabile per la felicità (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2018 Qui - Non esiste una guida tascabile per la felicità in generale, men che meno se si è adolescenti con un presente drammatico e tragico per la scomparsa di un genitore. Il film Guida tascabile per la felicità (A Birder's Guide to Everything), film indipendente del 2013 diretto da Rob Meyer, cerca di far coincidere il racconto del passaggio di un periodo cruciale nella vita di ogni persona e l'elaborazione del lutto che porta alla formazione e alla maturazione dei sentimenti, tentando la via della commedia per certi versi leggera ma delicata, senza calcare la mano né eccedere in un senso o nell'altro. Ne esce fuori un film per ragazzi che sa comunque parlare con una certa maturità, nonostante temi e dinamica già viste e usate nel cinema, gradevole e simpatico in alcuni momenti e più riflessivo in altri, ben interpretato e diretto senza sbavature, dotato di una sobrietà di fondo che coinvolge pur nel suo essere ordinario e privo di grandi acuti. Il film infatti, una commedia (praticamente un romanzo di formazione) dai toni allegri e divertenti rivolta ai ragazzi, tratta con toni delicati diversi temi universali dai rapporti familiari, all'amicizia, alla morte fino ai primi amori, in sostanza parla dei sentimenti, ma senza banalità grazie anche alle capacità dei suoi attori in particolare del protagonista, Kodi Smit-McPhee. Quest'ultimo interpreta David, un adolescente appassionato di birdwatching (hobby che riguarda l'osservazione e studio degli uccelli in natura e prevede la capacità di osservazione e di ascolto per il riconoscimento dei diversi canti degli uccelli), rimasto da poco orfano della madre che, in difficoltà nei rapporti con il padre che sta per risposarsi e che dopo aver intravisto un'anatra del Labrador, data per estinta a fine '800, compie un viaggio (proprio nel weekend del fatidico matrimonio) insieme agli amici Peter e Timmy e ad una ragazza, abile nella fotografia, su cui David ha timidamente messo gli occhi, per ritrovarla. Ma se ci riuscirà non è lecito sapere qui e adesso, di sicuro però la "caccia" fotografica si trasformerà in una lezione di vita per questi giovani e a trionfare saranno come sempre i buoni sentimenti.

giovedì 24 gennaio 2019

Romeo & Juliet (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Romeo & Juliet è l'ennesima trasposizione (come se fosse ancora necessaria) di una delle più note ed appassionanti tragedie Shakespeariane, la storia d'amore più bella di tutti i tempi (anche se io non sono mai stato d'accordo con questa affermazione visto il finale). Ovviamente il film che ripropone questo celeberrimo dramma, presenta alcuni piccoli adattamenti in quanto liberamente tratto dall'opera originale. La pellicola del 2013, infatti, diretta da un regista italiano Carlo Carlei, e sceneggiata dal premio Oscar Julian Fellowes (Gosford Park) riprende alla base il romanzo, forse troppo dato che sembra di assistere ad una pièce teatrale (quasi musical) e non ad un film, ma certe piccolissime innovazioni introdotte nella vicenda stonano un pochino. Questo perché la sceneggiatura invece di soffermarsi alla narrativa e al modo di appassionare e coinvolgere è più attenta alla superficie formale e dunque indotta verso una trasposizione troppo di maniera ed estetizzante.  E dunque va bene, fino ad un certo punto, puntare sulla bellezza ultraterrena di attori ed attrici, anche se Hailee Steinfeld appare più appassionata e coinvolta (più che in Ten Thousands Saints) che il solo unicamente appariscente suo partner-bambolotto Douglas Booth, che al contrario pare impegnato unicamente a sfilare in passerella, ma poi la contesa tra due famiglie che rende irraggiungibile il sogno di un amore assoluto che sostituisce i capricci e le naturali ritrosie giovanili, si svilisce in una mera vuota fiera della vanità e del capriccio. In ogni caso la regia è diretta e rappresentata in maniera egregia ma solo l'ambientazione cinquecentesca con delle pregevoli location è l'unico elemento ad elevare un film altrimenti piatto, in cui tutti gli elementi dell'opera di Shakespeare, poetici, ironici o drammatici, risultano semplificati e banalizzati.

martedì 4 dicembre 2018

Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/02/2016 Qui - Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes) è un film del 2014 diretto da Matt Reeves. E' il sequel de L'alba del pianeta delle scimmie uscito nel 2011. E' però, questo secondo capitolo della nuova trilogia, il sesto film (più 2 serie tv) dal 1968. In principio era Charlton Heston, l'astronauta ammarato sul Pianeta delle Scimmie (senza dubbio un grandissimo e bellissimo, stupendo classico del cinema e della fantascienza), ora tutto gira intorno al cyber-protagonista: l'attore-scimmia digitale Andy Serkis. Il film si colloca temporalmente dieci anni dopo l’evasione delle scimmie dal laboratorio e l'inizio della diffusione del virus tra gli umani. Il virus che loro stessi hanno involontariamente creato, ha ridotto la popolazione umana al 5%, se non estinta, invisibile. I pochi sopravvissuti immuni al contagio si organizzano in una comunità insediata nelle rovine di San Francisco, capeggiata da Dreyfus (Gary Oldman). Le scimmie invece, rifugiatosi nella foresta, vivono tranquille nella cresciuta società costruita di villaggi di legno, credendo di essere ormai soli. Questa fantascientifica preistoria scimmiesca società dei primati è guidata da Cesare, che ha messo su famiglia e impostato le basi di una civiltà, in cui vengono trasmessi i principi base della convivenza pacifica (scimmia non uccide altra scimmia), dove graffiti in inglese, linguaggio dei segni e principi pacifisti la fanno da padrone, e in cui la diffusione della conoscenza ha un posto di rilievo. Ma il mondo è piccolo e gli umani si imbattono nella tribù di primati, che non sono proprio bendisposti con la nostra razza. E neanche noi nei loro confronti; loro più forti e tendenzialmente pacifici, noi più intelligenti ma tradizionalmente più guerrafondai. Gli umani infatti hanno un bisogno urgente di elettricità, e l'unica soluzione sembra essere proprio una diga situata nella foresta dove vivono le scimmie. Le due razze proveranno ad instaurare una collaborazione, tuttavia sia tra le scimmie che tra gli umani c’è chi pensa che una via pacifica sia impossibile e questo porterà ad una spaccatura tra chi vuole la guerra e chi invece pensa si possa vivere in pace.

sabato 24 novembre 2018

L'ape Maia: Il film (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/02/2016 Qui - In oltre cento anni è diventata una celebrità, prima grazie alla serie di libri per bambini, poi alla celebre serie tv. Ora l'ape più maldestra e anticonformista di tutte, leggendaria icona tv degli anni settanta e ottanta, è la star nel film (del 2014) L'Ape Maia: il film. A volte infatti ritornano, se poi sono nate, cresciute o hanno conosciuto il definitivo successo negli anni '80 tornano di sicuro, l'effetto nostalgia è in campo. L'ape per antonomasia torna per grandi e piccini animata e in computergrafica, con produzione tedesca e appeal internazionale (il marchio ha 260 licenziatari nel mondo). Ma rispetto alla serie tv l'Ape Maia ha certamente più ritmo e un look rinfrescato. Ci sono le api operaie, che svolazzano indaffarate tutto il giorno, c'è l'ape regina, che comanda l'esercito e prospera grazie alla pappa reale, e poi c'è l'Ape Maia, che non ha bisogno di presentazioni a meno di non venire da un altro pianeta. Troppo curiosa e anticonformista per vivere chiusa nell'alveare, Maia vola quotidianamente alla scoperta delle infinite sorprese del prato, al seguito di Flip, affascinante cavalletta vagabonda, e sempre in compagnia di Willy, l'amico più fifone nonché il più caro. I suoi buffi sforzi per essere come gli altri e diventare una brava ape (la piccola e anticonformista Maia nasce in un alveare dove non è facile essere diversi), la mettono in conflitto con la malvagia consigliera dell'Ape Regina che nel frattempo sta organizzando un grosso furto di pappa reale. Quando Maia scoprirà il suo piano minaccioso, chiamerà a raccolta tutti gli insetti, comprese le temute vespe, che si riveleranno ottimi alleati.