Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2024 Qui - Tutto sommato uno dei film di supereroi più interessanti degli ultimi anni, e anche uno dei migliori DC, non che sia un'impresa in realtà. Il primo film dedicato a Flash (interpretato da un simpatico ed ironico Ezra Miller che si sdoppia in due con la sua controparte più giovane) non delude le attese e tiene lo spettatore incollato (o quasi) allo schermo. Andy Muschietti (dopo le fatiche di It) crea infatti un film imperfetto ma divertente, che ha il gusto della bizzarria che contraddistingue questa ondata di storie sul multiverso (che in questo caso vede il supereroe dalla velocità straordinaria ritornare nel passato per cercare di salvare i suoi genitori da drammatici eventi). La sceneggiatura regge (senza evidenti buchi e senza scadere in ingarbugliamenti eccessivi per fortuna) e l'azione diverte. C'è una CGI spesso plasticosa ma c'è anche tanta anima e può scappare la lacrimuccia. The Flash ha inoltre il piacere di ri-annoverare un grande e autoironico Michael Keaton (con annessa colonna sonora) che riprende i panni di Batman dopo 31 anni (apprezzato anche il cameo del compianto Christopher Reeves e a dir poco grottesco quello di Nicolas Cage, ma voluto). Non meritava il flop che ha avuto, una visione merita. Voto: 6,5 [Infinity Plus]
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martedì 27 febbraio 2024
The Flash (2023)
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Sasha Calle
venerdì 30 giugno 2023
Bullet Train (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Come film è una baracconata allucinante, ma vuole essere una baracconata allucinante. Puro e semplice cazzeggio dentro un treno in viaggio per il Giappone, da Tokio a Kyoto, dove ne succedono di tutti i colori. I personaggi occhieggiano nei loro caratteri al cinema di Tarantino e Ritchie, stralunati e spesso sopra le righe, ma va bene perché il film intrattiene e diverte, facendo passare due ore di puro svago, pieno di buoni combattimenti con una certa dose d'ironia che non guasta. L'intrattenimento è infatti garantito dalla buona mano di David Leitch che confeziona iperboliche scene di combattimento, con un andamento che è un giusto mix fra videogioco e fumetto. Il cast è scelto con dovizia e vi spicca la prova del talentuoso Aaron Taylor-Johnson (anche se Brad Pitt è convincente in un ruolo per lui diverso dal solito). Certo, il minutaggio è eccessivo, visto il genere, ma nel complesso un'occhiata la merita. Voto: 6
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lunedì 3 maggio 2021
Cena con delitto - Knives Out (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/05/2021 Qui - Bello, intrigante e ironico, brillante in tutte le sue componenti, Cena con delitto è stata una bella sorpresa. Uno script formidabile (meritatissima la candidatura agli Oscar 2020 per la migliore sceneggiatura originale) e un cast da applausi (per i nomi coinvolti, Christopher Plummer in memoriam, e per la resa) lo rendono infatti uno dei migliori whodunit degli ultimi anni. Difatti Cena con delitto è una complessa macchina cinematografica, esempio virtuoso di intrattenimento, sottile gioco di equilibrismi tenuto in piedi da un'ottima professionalità. Un film da vedere e da godere in cui l'intelligenza e il divertimento riescono a procedere con passo fermo e sicuro nel nome di Agatha Christie. Cena con delitto - Knives Out si diverte molto a smascherare i cliché e gli elementi ricorrenti del genere e riesce così ad essere particolarmente auto-ironico ed acuto. Un film "fresco", agile, ben ritmato, grazie appunto alla sua penna, quella del poliedrico Rian Johnson (sceneggiatore di tutti i suoi film da lui diretti, da Looper a Star Wars: Gli ultimi Jedi fino a quest'ultimo), con dialoghi affilatissimi, ed a un cast solidissimo (svetta, nel ruolo di protagonista, Daniel Craig, ma a sorprendere maggiormente è Ana de Armas: l'attrice e modella cubana realizza una prova incalzate e convince molto). La trama, un po' complicata è comunque attraente e si svolge con l'utilizzo di numerosi flashback o flashforward, con inevitabili colpi di scena abbastanza ben costruiti. Ne deriva un film divertente, in cui l'elemento scenico e scenografico acquista (come nella migliore tradizione del giallo) un rilievo fondamentale. In conclusione, un giallo avvincente e ben costruito, lascia lo spettatore soddisfatto. Voto: 7
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mercoledì 31 marzo 2021
Edison - L'uomo che illuminò il mondo (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2021 Qui - Delude il film, verboso e didascalico, delude il regista, quello del bel Quel fantastico peggior anno della mia vita. Una regia impersonale per una pellicola che non si cementerà nella memoria, facendosi celermente dimenticare. Il film di Alfonso Gomez-Rejon più che focalizzarsi solo su Thomas Edison che inventò la lampadina elettrica, riguarda la lotta tra 2 personalità dell'epoca (George Westinghouse e Nikola Tesla). Più consono il titolo originale The Current War.
La guerra dell'elettricità in forma di bignami con avvenimenti che si
susseguono nel quadro di un conflitto che non risparmia colpi bassi, ma
proprio per questa semplice successioni di avvenimenti, poco
coinvolgente nei personaggi. Il film infatti, che esce nel 2019 per le
vicende legate al suo produttore Harvey Weinstein, pur disponendo di ingenti mezzi e grandi attori, Benedict Cumberbatch, Tom Holland, Michael Shannon, Nicholas Hoult, purtroppo scivola via senza emozionare. Non so di chi sia la colpa, forse della sceneggiatura di Michael Mitnick.
Il problema infatti di questa storia è che sin dall'inizio lo
spettatore capisce che, per il bene di tutti, i tre geni dovrebbero
collaborare tra di loro, senza arrivare a sputtanarsi a vicenda, perché
l'unione fa la forza. In Prestige del 2006 Christopher Nolan
mise in scena la lotta tra due illusionisti (un ruolo lo ebbe anche
Tesla) e riuscì da par suo ad emozionarci. Qui lo stesso momento topico
di Manhattan che prende luce scorre via come un documentario. Con un
cast del genere si poteva e si doveva fare di più, così c'è solo la
freddezza del racconto e l'impeccabilità di un'ottima ricostruzione
scenografica. Un film elegante ma senza una vera e propria anima. Voto:
5+
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mercoledì 17 marzo 2021
Young Ones - L'ultima generazione (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - In un futuro prossimo in cui le risorse idriche sono al lumicino, un agricoltore resta tenacemente attaccato alla propria terra, un tempo fertile ed ora trasformata in un deserto arido. Attingendo molto dall'immaginario western, il film mette in scena una distopia credibile nelle premesse, ma confusa ed a tratti incomprensibile nei suoi sviluppi, tanto che quello che si preannuncia come il fulcro del racconto (la mancanza d'acqua) diventa solo un fattore secondario in una storia di vendetta familiare di modesto interesse. Nonostante interpreti quali Michael Shannon, Nicholas Hoult ed Elle Fanning (quest'ultima non propriamente al centro di questa storia tutta al maschile su come assumere il proprio ruolo, spodestando anche con la forza), di Young Ones si aspetta la fine come i personaggi aspettano la pioggia: un bisogno fisico e mentale che sembra non sopraggiungere mai, ma che assolve dai peccati alla prima goccia e al primo minuto di nero dopo i titoli di coda. Peccato perché le intenzioni all'inizio erano buone, ma via via si perdono, in certi frangenti sembra non esserci un filo logico. Buona la regia, discreta la colonna sonora, ma tanta noia, nonostante qualche buona scena. Voto: 4,5
martedì 14 aprile 2020
12 Soldiers (2018)
Titolo Originale: 12 Strong
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Storico, Guerra, Drammatico
Produttore: Jerry Bruckheimer, Thad Luckinbill, Trent Luckinbill, Molly Smith
Regia: Nicolai Fuglsig
Sceneggiatura: Peter Craig, Ted Tally
Cast: Chris Hemsworth, Michael Shannon, Michael Peña, Navid Negahban
Trevante Rhodes, Geoff Stults, Thad Luckinbill, William Fichtner
Rob Riggle, Elsa Pataky, Austin Stowel, Ben O'Toole, Austin Hébert
Kenneth Miller, Kenny Sheard, Jack Kesy, Numan Acar
Fahim Fazli, Taylor Sheridan
Trevante Rhodes, Geoff Stults, Thad Luckinbill, William Fichtner
Rob Riggle, Elsa Pataky, Austin Stowel, Ben O'Toole, Austin Hébert
Kenneth Miller, Kenny Sheard, Jack Kesy, Numan Acar
Fahim Fazli, Taylor Sheridan
Durata: 130 minuti
Chris Hemsworth e Michael Shannon in un war-movie tratto da una storia vera.
Dopo l'11 settembre, una squadra speciale Usa sbarca in Afghanistan per organizzare la guerra contro Al Qaeda.
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giovedì 27 giugno 2019
La forma dell'acqua (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/02/2019 Qui - E' uno di quei registi verso cui è difficile provare disaffezione, una volta che hai iniziato ad amarlo, e quel regista è Guillermo del Toro, lui che, nel corso della sua carriera raramente ha perso qualche colpo (anche come produttore), e pur quando ha dato vita a pellicole che non hanno riscontrato un favore totalizzante, come nel caso del suo film più recente, Crimson Peak, si è sempre trattato di ottime produzioni che non hanno minimamente scalfito l'affetto e l'adorazione dei fan. Questo perché il regista messicano è uno che crede fortemente in quello che realizza, e ciò rende autoriali tutti i suoi lavori, tratteggiando una linea comune che è in grado di unire opere anche molto diverse tra loro. L'ultimo incredibile suo lavoro è La forma dell'acqua (The Shape of Water), film del 2017 ovviamente da lui diretto, un racconto fantastico ambientato nell'America degli anni '60. Siamo nel 1962, e l'America è in piena Guerra Fredda con l'Unione Sovietica. In un laboratorio scientifico di Baltimora arriva una misteriosa creatura, catturata dal temibile colonnello Strickland (Michael Shannon). Elisa Esposito (Sally Hawkins) è una donna delle pulizie che lavora all'interno della struttura e casualmente nota questo particolare essere marino, dalle sembianze quasi umanoidi, che lo rendono un perfetto mix tra un uomo e un pesce. La donna purtroppo è muta, ed incuriosita da questa creatura, per la quale prova anche compassione per via del fatto che viene tenuta in cattività, inizia ad entrare di nascosto nella sala in cui risiede questo strano essere, riuscendo incredibilmente a comunicare con lui. Di un racconto quindi di fantasia più sfrenata ci parla il film, eppure, anche se questo film per questo non riflette assolutamente una storia possibile nel mondo reale (anzi, questa storia è delicata e toccante da emozionare nel profondo lo spettatore), tutto quello che troviamo nella pellicola (e con tutto intendo ogni singolo dettaglio) è semplicemente perfetto. Una pellicola che vale la pena vedere (e rivedere) per tanti motivi, ma che tenta comunque di nascondere anche qualche difetto (essi ci sono e fanno perdere sicuramente mezzo voto). Innanzi tutto, è bene dire che l'idea su cui si fonda il film non è affatto originale, fermo restando che il regista riesce comunque ad intrattenere lo spettatore con una regia particolarmente incisiva. Si può notare infatti un palese richiamo al film d'animazione Disney "La Bella e la Bestia" (ma anche a qualcun altro prodotto simile), anche se il contesto è molto differente. Lei, una donna di bell'aspetto, lui, un essere che di umano ha poco e niente. Eppure, potrebbe sorprendere quanto la creatura possa risultare più umana di quanto si possa pensare.
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sabato 1 giugno 2019
Loving (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2018 Qui - Se la storia d'amore nata nel 1947 tra l'erede al trono del Botswana e un'impiegata bianca londinese, al centro del film A United Kingdom, cambiò la storia, almeno in una parte del mondo, la storia d'amore tra Richard e Mildred Loving (bianco lui, nera lei) a fine anni '50 cambiò invece uno dei pochi paesi che all'epoca senza esitazioni ancora non accettava il matrimonio interrazziale, parlo ovviamente degli Stati Uniti d'America, che sempre definitosi il paese della libertà negli anni '60 proibiva l'unione di due razze e che negli anni a seguire continuerà a lottare (e non ha mai finito di fare ancor oggi) contro la piaga razziale, sempre presente nel sud della sua sterminata nazione. Loving per questo, film del 2016 scritto e diretto da Jeff Nichols, è un film interessante, che parla di un argomento importante e relativamente poco noto, ma purtroppo non lo fa benissimo (e personalmente è leggermente migliore il film di Amma Asante). L'idea del regista è quella di raccontare la vera storia dei Loving, una coppia interrazziale residente in Virginia sul finire degli anni '50, le cui vicissitudini giudiziarie hanno portato poi alla messa al bando delle leggi nazionali che proibivano i matrimoni misti. La cosa segnò una grandissima conquista in tema di diritti civili per gli Stati Uniti, in quegli anni tema di discussione fortissimo all'interno del paese, dal momento che le persone di colore si trovavano ancora discriminate in molti ambiti della vita. Ci troviamo precisamente nel 1958, quando una coppia interrazziale, viene arrestata e condannata ad un anno di detenzione (che possono evitare se abbandonano lo stato e non vi fanno ritorno per 25 anni), rei di essersi sposati. Accettano il verdetto e si trasferiscono, ma dopo una lunga permanenza a Washington, Mildred abbraccerà l'idea di mettere in piedi una battaglia legale contro la Virginia, che passerà alla storia come "Loving contro Virginia", che porterà poi, come detto in apertura, all'abolizione del divieto di contrarre matrimoni misti.
Animali notturni (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/08/2018 Qui - Personalmente non amo questi tipi di film sofisticati, criptici, che durante ma soprattutto a fine visione lasciano parecchi punti interrogativi senza una risposta sicura. Ve ne sarete forse accorti di ciò da alcune mie recensioni, da alcuni giudizi a certe pellicole simili (anche se non per tutti i suddetti casi). Sia chiaro però, Animali notturni (Nocturnal Animals), film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford (basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan), è un film solido, ma non è un grande film. Infatti questa pellicola, che mi ha lasciato abbastanza perplesso, anche perché pensavo meglio, vista la miriade di osanna ricevuti a destra e a manca, è una pellicola molto pretenziosa che cerca di mettere in scena, con un doppio livello narrativo, il tema della vendetta e dell'abbandono, inseguendo costantemente una profondità, in ciò che vuole narrare e veicolare, che però mai raggiunge. E in tal senso l'opera seconda del regista/stilista dopo A Single Man non pecca nel tema, sempre meritevole di interesse, ovvero le cicatrici, dolenti ancora dopo anni, causate da rapporti sentimentali finiti male, bensì nella struttura (un racconto-cornice da dramma sentimentale che racchiude come narrazione di secondo livello un revenge movie nel profondo West, con atmosfere alla Killer Joe o Non è un paese per vecchi), potenzialmente intrigante ma non priva di difetti, e nel legame troppo strombazzato tra i due livelli narrativi. L'impressione è difatti che la montagna abbia partorito il topolino: costruzione diegetica ambiziosa, grande fotografia, attori in grande spolvero, intensità dialogica, cura certosina nella messa in scena, quello che manca sono storie interessanti, approfondite, che non sappiano di già visto e stravisto. In questo senso, le due parti di cui è composta l'opera, quella reale su Susan e quella romanzesca su Tony e l'indagine del detective, vanno a pescare da bacini tematici particolarmente frequentati nel cinema hollywoodiano: la ricca donna infelice, il crimine e la violenza in scenari desolati. Non a caso la pellicola ci racconta della vita di una gallerista che va in crisi quando riceve un manoscritto da parte del suo ex-marito, la cui storia sembra essere una inquietante metafora del loro rapporto di coppia.
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venerdì 31 maggio 2019
Fahrenheit 451 (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2018 Qui - Fahrenheit 451 (Fantascienza, Usa 2018): Non ho visto il film originale (del 1966 diretto da François Truffaut), nientemeno ho letto il romanzo omonimo da cui questo remake è il suo adattamento (del 1953 di Ray Bradbury), per cui ho visto il film per quello che è, un action fantascientifico interessante ma non proprio convincente. Perché il film, un film per la televisione del 2018 scritto e diretto da Ramin Bahrani, anche se non fosse un remake, pone delle tematiche tali che attraverso un aggiornamento contestualizzato all'epoca contemporanea, sempre attuali ed eterne, sono parecchio interessanti. Giacché l'idea di voler modernizzare la trama principale (un mondo distopico in cui i pompieri invece che spegnere gli incendi li appiccano, e vengono usati dal governo per bruciare i libri) aggiungendo tanti dettagli che la avvicinassero all'epoca in cui viviamo (dove i libri stanno effettivamente scomparendo in favore di apparati digitali e dove il conformismo ha raggiunto livelli estremi) è, non solo condivisibile ma anche molto apprezzabile. Tuttavia se i presupposti sono più che discreti, sono rimasto abbastanza perplesso sui suoi sviluppi. Poiché in questo caso, seppur la denuncia sui rischi che stiamo correndo è chiara, la sua esposizione è labile e fallimentare. Dalla descrizione di un mondo futuro coerente allo sviluppo di una trama sulla carta appassionante e coinvolgente, ma che messa in scena sembra incedere a fatica, quasi svogliatamente. In pratica quando i personaggi e il contesto in cui agiscono vengono presentati, quando iniziamo ad affezionarci a loro e vogliamo scoprire come si andrà avanti, il film si perde in una nuvola di fumo e si trascina così fino alla fine (palesemente ricalcata da Blade Runner, da cui riprende i grattacieli futuristici). E quindi sfortunatamente, l'affidabile Ramin Bahrani non solo non riconferma le doti di osservazione intraviste (seppur parzialmente) nei suoi precedenti A qualsiasi prezzo e 99 Homes, ma forse non è stata la scelta giusta, perché sperpera in tutto e per tutto un patrimonio attoriale di altissimo livello (c'è anche Sofia Boutella insieme ad un carismatico, ma noioso e monocorde, Michael Shannon e Michael B. Jordan, il giovane eroe con tanto di classico ravvedimento in corso d'opera) e più in generale non riesce ad elevarsi ad un livello qualitativo sufficiente. Tutto per un film che è pure in grado di stimolare una riflessione ma che, in fondo, è sostanzialmente innocuo, colpendo l'attenzione solo di chi non conserva il ricordo dell'originale e che può tornare utile esclusivamente per (ri)prenderlo in mano. Volendo anche dignitoso, ma in buona sostanza esangue. Così tanto che se abitassi nel mondo del film e fossi nei panni del protagonista, non mi farei tanti scrupoli a darlo alle fiamme. E se succedesse nel nostro, nessuno ne sentirebbe la mancanza. Voto: 5,5
venerdì 17 maggio 2019
Midnight Special (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/03/2018 Qui - È un film difficile da giudicare l'ultimo di Jeff Nichols, regista e scrittore di Shotgun Stories, Take Shelter e Mud. In quest'ultimo lavoro accentua la visione fantastica di Take Shelter, marcandone i tratti fino a fare una netta incursione nel genere (o generico) filone fantascientifico. In Midnight Special infatti, film del 2016 scritto e diretto dal regista statunitense, un bambino dotato di sbalorditivi superpoteri, giudicato da alcuni (il pastore di una comunità di un misterioso Ranch) un nuovo messia, e dall'FBI un'arma pericolosa capace di captare e decodificare codici, oltre alla facoltà di poter annientare satelliti col solo sguardo, di notte in quanto il bambino è vulnerabile all'esposizione solare, viene scortato da due uomini ed aiutato da alcuni dissidenti del misterioso Ranch verso fantomatiche coordinate captate dal bambino. E' chiaro quindi dalla trama, che il film di "originale" ha ben poco, anche perché questo film fantascientifico strizza l'occhio per citazioni a Steven Spielberg (ma non solo), come si fa difatti a non vedere E.T. nel piccolo protagonista Alton? Tuttavia il film è molto curato dal punto di vista della fotografia e la sceneggiatura è funzionale a raccontare un'unica grande storia, quella di Alton e dei suoi genitori. Il padre e la madre sono agli antipodi, lui è pronto a tutto pur di proteggerlo e tenerlo vicino a sé, mentre lei comprende che prima o poi dovrà lasciarlo andare in un corso narrativo che ricorda fin troppo quello del capolavoro Spielberghiano. Non a caso il film, un dramma con tratti tensivi, legati all'appartenenza (di sangue o semplicemente etnica), e alla fantascienza declinata al paranormale con evidenti appunto echi Spielberghiani, tra fughe e inseguimenti, il fato che non si può ingannare e pericoli sempre più imminenti, approccia più generi e si appella alla fantascienza in stile Spielberg per raccontare una storia fortemente umana, con diversi punti di vista attorno. In questo senso il racconto è un continuo senso di mistero che alla fine si trasforma in meraviglia (un mistero dischiuso per passi, che lentamente si distende), esattamente come Spielberg fa ormai da una vita nei suoi film.
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domenica 28 aprile 2019
Elvis & Nixon (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Prendendo spunto dall'incontro che realmente vide come protagonisti il Presidente americano e il mitico "Re" del rock, Liza Johnson e il suo Elvis & Nixon (2016), vorrebbero raccontare in modo grottesco e con un tocco surreale l'improbabilità di un incontro incredibile. E ci riescono, perché il film, che racconta appunto, con ironia talvolta impietosa, l'incontro tra due degli uomini più famosi del mondo in quel momento storico, gli anni '70, e grazie ad una narrazione esile e bizzarra, è divertente, è scanzonato ma soprattutto è gradevole. Il film infatti scivola bene, non solo perché i dialoghi sono alquanto interessanti, ma perché ci fa conoscere (senza "divinizzare" nessuno dei due) la parte umana dei personaggi, entrambi serviti e riveriti, di caratteri diversi ma con obbiettivi simili. Difatti il film, non è affatto un film "musicale", perché chi si aspetta un film su Elvis e di fare una overdose del Re, si sbaglia, in tutto il film non si sente una nota delle canzoni di Elvis, e non è affatto un b-movie che scimmiotta questi due personaggi molto controversi, in tal senso la scelta dei due attori non è casuale, Michael Shannon e Kevin Spacey.
sabato 30 marzo 2019
99 Homes (2014)
Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2017 Qui - 99 Homes (Drammatico, Usa 2014): Questo film di Ramin Bahrani lavora su due livelli, da una parte la denuncia politica verso quel sistema tutto bancario e capitalistico che ha portato migliaia di famiglie americane in mezzo alla strada e dall'altro le scelte morali ed etiche che il personaggio interpretato da Andrew Garfield si ritroverà a dover compiere, ovvero quella (che causerà un forte stress psicologico) che per riprendersi la casa dalla quale è stato sfrattato, insieme alla sua famiglia, inizia a lavorare per Rick Carver (un bravo Michael Shannon che conferma il suo talento), proprio l'agente immobiliare che lo ha sfrattato. Il primo livello funziona, il film "apre le porte" a chi come me conosce poco il problema e fa intuire come ci sia tutto un giro legalizzato che specula sul dolore della gente, ma la storia in se è scritta per poter finire nell'unico modo possibile. E' quindi un film prevedibile e che spesso punta troppo sul sentimentalismo spicciolo mettendo in mezzo i bambini, come se il regista volesse ulteriormente enfatizzare quel dolore che è chiaramente presente fin dalla prima inquadratura. A tratti quasi documentaristico, con un uso reiterato della camera a mano, 99 Homes è infatti un buon film di denuncia che si posiziona sulla scia di altri titoli "della crisi" come Margic Call o The Company Men, però è una pellicola riuscita a metà e troppo raffazzonata nella sceneggiatura. Giacché nonostante la buona recitazione dei protagonisti, il film (che si riduce a pochi dialoghi interessanti tra il novizio e il suo "tentatore", con una sequenza di fatti un po' banali sulle emozioni della povera gente derubata delle loro case) esplora troppo superficialmente un problema di ben altre dimensioni. In definitiva dramma discreto ma poco appassionante ed emozionante, che in ogni caso, seppur non aggiunge nulla di più, è (senza aspettarsi troppo) un film da vedere. Voto: 5,5
lunedì 25 febbraio 2019
Freeheld (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/02/2017 Qui - Freeheld, film del 2015 diretto da Peter Sollett, è un film del tutto diverso da Carol, dal titolo completo infatti, Freeheld: Amore, giustizia, uguaglianza, risulta evidente che il film, tratto da una storia vera, parla dell'ennesima (seppur sempre importante) battaglia per la parità dei diritti dei gay, e lo fa in modo convenzionale. Ma la battaglia di Laurel Hester, un duro detective di polizia e di Dane Wells, un meccanico, è al di fuori degli schemi, anche cinematografici, perché sono due donne e il loro rapporto non ha nulla di teatrale, anzi, il lavoro di Laurel, interpretata da una ottima Julianne Moore, richiede discrezione, la polizia di un paese del New Jersey è maschilista, eterosessuale, per definizione. Ma il cancro di Laurel le chiede di uscire allo scoperto per consentire a Dane di fruire della sua pensione e, così, di pagare le rate del mutuo contratto per comprare la casa in cui vivono insieme. Ma il consiglio comunale rigetta la domanda del detective ed inizia una lunga battaglia politica in cui emergono le contraddizioni della provincia americana, solo recentemente superata definitivamente con una sentenza della Corte suprema. Freeheld è un film con un ritmo narrativo deliberatamente lento, in cui l'unica nota di colore la dà Steve Carrell che interpreta un attivista gay, che non priva comunque lo spettatore dell'interesse per la storia. Film che dà poco spazio all'aspetto sentimentale e sembra più un documentario per la sua asetticità. Non è perfetto, ovviamente, ha anche un certo sapore di tv-movie, e di sicuro non rimarrà certo nella storia del Cinema, il film ha infatti i suoi limiti, ok, ma ha anche tanti meriti, per lo meno di aver toccato con sensibilità un argomento che non andrebbe trascurato, i diritti civili pieni, con tutti i suoi risvolti, delle coppie di fatto, da quelle omosessuali fino a tutti i vari tipi che possono capitare nella vita delle persone. Pellicola in molti frangenti didascalica e non è detto che questo sia un difetto, perché solo così il regista ci porta per mano fin dentro alla 'fogna' dove non tutti hanno gli stessi diritti e ci sbatte in faccia una realtà purtroppo vera. Per merito e in conseguenza di questa storia vera, resa nota da un precedente documentario di Cynthia Wade (Premio Oscar per il Miglior cortometraggio documentario nel 2008), dopo sette anni le cose sono cambiate prima nella contea del New Jersey e poi in tutti gli States, ma tanti altri cittadini in precedenza non hanno potuto godere dei benefici derivanti da nuove e civili leggi.
domenica 17 febbraio 2019
Sballati per le feste! (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/01/2017 Qui - Simpaticissima e divertente commedia americana del 2015, Sballati per le feste! (The Night Before), che racconta di tre amici (Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen e Anthony Mackie), tre amiconi da una vita che ogni vigilia, a causa della morte dei genitori di uno dei tre, cosa per cui hanno dato inizio ad una sorta di tradizione, vanno in giro per la città a divertirsi. Ma anche per loro, dopo anni e anni di divertimento totale, è arrivata l'ultima fatidica "night before", essendo ormai troppo cresciuti e magari anche in attesa di figli. L'unico dei tre che però ancora vive nel passato è il protagonista, il sempre in parte Gordon-Levitt, che viene anche da una delusione d'amore proprio a causa di questa sua repressione del diventare adulto, e nel tentativo di abbandonare finalmente la vita fatta solo di divertimenti e dissolutezze con i suoi amici, ne succederanno di tutti i colori. La serata infatti degenera e i tre amici si troveranno in situazioni imbarazzanti. Il film come ovvio, ha una trama natalizia molto semplice e con un decorrere abbastanza banale, ma che presenta quei picchi di demenzialità, non troppa, e di surrealità che la rendono lo stesso interessante. Questo perché il film è diretto da Jonathan Levine, che si è fatto notare sui nostri schermi, oltre che per Warm Bodies, rilettura romantica dello zombie movie (comunque discreto), anche per 50 e 50 (bellissimo cancer movie) di cui ritroviamo qui due protagonisti: Joseph Gordon-Levitt nei panni del disadattato Ethan e Seth Rogen, ebreo in costante preda di un mix di allucinogeni. Questa volta però siamo in piena commedia natalizia che compone un altro genere di mix: quello tra trasgressione e conformismo. Perché Levine, che ha anche scritto la sceneggiatura, ci vuole parlare di una cosa seria, il necessario passaggio all'età adulta in cui si accetta di essere come si è proponendosi magari di migliorarsi, così in questa notte di droghe e di cellulari scambiati c'è chi pensa a impegnarsi davvero con una donna, chi a diventare padre e chi a decidere del proprio futuro in ambito sportivo.
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mercoledì 9 gennaio 2019
Mud (2012)
Labels:
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