Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Un thriller vecchio stile, solidamente ansiogeno. A portarlo avanti ci pensa Maika Monroe, praticamente da sola, il resto del cast sembra giusto un contorno in confronto alla sua bravura (di certo Burn Gorman con la sua faccia programmatica non ha bisogno di muovere muscolo per risultare inquietante). Riprende vari cliché e classici del genere, da Hitchcock a De Palma, con ambientazioni ed atmosfere ben curate e, superata una prima parte lenta, un progressivo crescendo di tensione, fino al finale (forse e paradossalmente la parte più debole del film). Certo non brilla per originalità, ma merita per lo stile e per l'omaggio ai grandi thriller/gialli del passato. Senza infamia né lode, non regala sì grandi guizzi o sorprese però svolge il suo lavoro degnamente. Voto: 6
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venerdì 29 settembre 2023
venerdì 16 luglio 2021
Wounds (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/07/2021 Qui - A seguito di una pesante rissa tra energumeni, un barman recupera da terra un cellulare lasciato a terra da un gruppo di studenti fuggiti via. Sarà l'inizio di un incubo senza fine. La notizia positiva è che non è tutto da buttare, in quest'horror (l'idea di base), quella negativa è che una volta arrivata la "spiegazione" i conti non tornano. Alcuni personaggi che sembrano fondamentali rimangono poi in disparte e la sceneggiatura da metà film in avanti ha molte falle. La pellicola infatti (che associa la moderna tecnologia al male) era partita anche bene, c'era una certa suspense, un certo ritmo (anche nei dialoghi), una certa attesa per qualcosa che sarebbe successo, purtroppo attesa vana poiché è qualcosa di indecifrabile (si tirano in ballo lo gnosticismo e le sconosciutissime, misteriose e misteriche teorie della traslazione delle ferite) ad avvolgere questo film di Babak Anvari. Un finale maldestro (con annessi scarafaggi in stile Creepshow) rende difatti nullo un inizio che potenzialmente appariva valido. Se devo salvare qualcosa di definito salvo solo l'interpretazione di Zazie Beetz (presente anche nel film Joker). Armie Hammer e Dakota Johnson? Il primo è in balia degli eventi (confusi), la seconda sempre più convinto che porti sfiga. Voto: 4,5
lunedì 11 gennaio 2021
Love (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Per me Gaspar Noè qua sgarra di brutto, l'ho discretamente apprezzato per alcuni suoi film (soprattutto Enter the Void) ma qua c'è una evidente esagerazione nelle scene sessuali che prendono gran parte del film. Non è una questione di scandalo, quanto che manca il contenuto essenziale, e si tappa i buchi con sesso su sesso in maniera esplicita e col tentativo di far parlare di sé. Ovviamente un film che non si dimentica facilmente, ma a livello di essenza è abbastanza da dimenticare. Perché pellicola eterea, sfuggente, monca, con una parte finale imbarazzante incapace di suscitare la benché minima empatia. Un plauso al coraggio degli attori, quasi tutto il resto è forma senz'anima, spirito senza carattere. E va bene che le scene hard sono notevoli, che la protagonista è bellissima, che Karl Glusman si dev'essere sicuramente divertito, ma i dialoghi di una vuotezza e insignificanza micidiali e rendono arduo giungere al termine. Ah, ultima cosa, ma forse la più importante, se volete visionare Love, fatelo in lingua originale, perché il doppiaggio è imbarazzante. Voto: 4,5
sabato 1 giugno 2019
Animali notturni (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/08/2018 Qui - Personalmente non amo questi tipi di film sofisticati, criptici, che durante ma soprattutto a fine visione lasciano parecchi punti interrogativi senza una risposta sicura. Ve ne sarete forse accorti di ciò da alcune mie recensioni, da alcuni giudizi a certe pellicole simili (anche se non per tutti i suddetti casi). Sia chiaro però, Animali notturni (Nocturnal Animals), film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford (basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan), è un film solido, ma non è un grande film. Infatti questa pellicola, che mi ha lasciato abbastanza perplesso, anche perché pensavo meglio, vista la miriade di osanna ricevuti a destra e a manca, è una pellicola molto pretenziosa che cerca di mettere in scena, con un doppio livello narrativo, il tema della vendetta e dell'abbandono, inseguendo costantemente una profondità, in ciò che vuole narrare e veicolare, che però mai raggiunge. E in tal senso l'opera seconda del regista/stilista dopo A Single Man non pecca nel tema, sempre meritevole di interesse, ovvero le cicatrici, dolenti ancora dopo anni, causate da rapporti sentimentali finiti male, bensì nella struttura (un racconto-cornice da dramma sentimentale che racchiude come narrazione di secondo livello un revenge movie nel profondo West, con atmosfere alla Killer Joe o Non è un paese per vecchi), potenzialmente intrigante ma non priva di difetti, e nel legame troppo strombazzato tra i due livelli narrativi. L'impressione è difatti che la montagna abbia partorito il topolino: costruzione diegetica ambiziosa, grande fotografia, attori in grande spolvero, intensità dialogica, cura certosina nella messa in scena, quello che manca sono storie interessanti, approfondite, che non sappiano di già visto e stravisto. In questo senso, le due parti di cui è composta l'opera, quella reale su Susan e quella romanzesca su Tony e l'indagine del detective, vanno a pescare da bacini tematici particolarmente frequentati nel cinema hollywoodiano: la ricca donna infelice, il crimine e la violenza in scenari desolati. Non a caso la pellicola ci racconta della vita di una gallerista che va in crisi quando riceve un manoscritto da parte del suo ex-marito, la cui storia sembra essere una inquietante metafora del loro rapporto di coppia.
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sabato 6 aprile 2019
The Neon Demon (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/11/2017 Qui - Fiaba cupa e violenta diretta con un grande stile che spesso sconfina nel manierismo dal Nicolas Winding Refn di Drive è The Neon Demon. Difficile guardare a questo film (del 2016) stratificato, citazionista, suggestivo e originale dal punto di vista visivo e disturbante in un paio di scene evitabili e di cattivo gusto, senza riandare infatti con la mente al grande film interpretato da Ryan Gosling. Tanti sono difatti i punti di contatto tra Drive e The Neon Demon, a partire dallo stile, riconoscibilissimo ormai, fatto di atmosfere sospese, un'illuminazione suggestiva, un'attenzione maniacale alla messa in scena. Peccato che dal film del 2011, quest'ultimo lavoro si discosta per una minor coerenza narrativa e una minor efficacia dei personaggi. Perché anche se visivamente è molto ben fatto, psichedelico, artistico in alcuni momenti, con una fotografia alquanto pregevole, ha una trama un po' piatta, con dialoghi abbastanza (troppo) banali, tanto da annoiare presto. Sì c'è questo finale abbastanza inaspettato, disturbante, anomalo che è quello che giustifica l'etichetta di film horror (anche se di horror in generale c'è ben poco, l'avrei più definito un thriller cupo), ma prima del finale la storia non è nient'altro che quella della classica giovane campagnola dalla bellezza diafana che entra nel mondo della moda, fatto di apparenze, finzioni, invidie e manie, e incredibilmente si scopre essere in possesso della bellezza più fulgida in circolazione facendo rapidamente breccia nel jet-set. Il film racconta tutti i cliché del caso, trasmette questo senso di plastico, finto, vuoto di un certo mondo dello spettacolo, facendoci scattare sempre il solito interrogativo, è il film che vuole trasmettere il senso di vuoto del mondo della moda, oppure è proprio un film vuoto di contenuti. Difficile rispondere. Purtroppo in genere quando ci si pone questa domanda significa che si è visto un film piuttosto sterile e poco umano, volere o no del regista, posso apprezzare la parte visiva ma trovo stucchevole tutto il resto.
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