Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Un film sicuramente non facile da digerire, Gaspar Noè punta tutta sulla tecnica e l'estetica a scapito della trama, praticamente inesistente (ma al contrario di Love va dritto all'obiettivo per quanto "solo" sensorialmente e nichilisticamente). Il film infatti (strutturato in maniera volutamente atipica, inizia con i titoli di coda e verso metà film ci sono i titoli di testa), è così suddiviso: l'80% della durata comprende urla e deliri di gente drogata (e sballata già di suo), nel restante 20% si vedono balli sfrenati e musica a palla. Il regista conferma di non conoscere mezze misure, o lo si ama o lo si odia (ma io ancora preferisco rimanere nel limbo), e ancora una volta gira una storia frenetica, quasi allucinata, che ci mette di fronte alle debolezze umane e alla cattiveria gratuita di cui siamo capaci (a volte), offrendo una storia abbastanza interessante (un viaggio lisergico basato su una storia realmente accaduta in Francia) ma piuttosto caotica, in corso d'opera, dove i continui cambi di ritmo non sempre risultano azzeccati. L'ultima parte è quella più statica e le scelte registiche appaiono piuttosto fredde e fastidiose. Difficile seguire i continui cambi di prospettiva delle inquadrature (marchio di fabbrica di Gaspar Noé), che vuole accentuare con questo sistema il senso di angoscia e la follia dei suoi personaggi (interpretati tutti ed efficacemente da un cast non professionista, a parte Sofia Boutella). Visione comunque sufficiente anche se non si comprende il motivo per cui catalogarlo come horror (non ci sono scene davvero forti). Voto: 6
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mercoledì 14 aprile 2021
lunedì 11 gennaio 2021
Love (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Per me Gaspar Noè qua sgarra di brutto, l'ho discretamente apprezzato per alcuni suoi film (soprattutto Enter the Void) ma qua c'è una evidente esagerazione nelle scene sessuali che prendono gran parte del film. Non è una questione di scandalo, quanto che manca il contenuto essenziale, e si tappa i buchi con sesso su sesso in maniera esplicita e col tentativo di far parlare di sé. Ovviamente un film che non si dimentica facilmente, ma a livello di essenza è abbastanza da dimenticare. Perché pellicola eterea, sfuggente, monca, con una parte finale imbarazzante incapace di suscitare la benché minima empatia. Un plauso al coraggio degli attori, quasi tutto il resto è forma senz'anima, spirito senza carattere. E va bene che le scene hard sono notevoli, che la protagonista è bellissima, che Karl Glusman si dev'essere sicuramente divertito, ma i dialoghi di una vuotezza e insignificanza micidiali e rendono arduo giungere al termine. Ah, ultima cosa, ma forse la più importante, se volete visionare Love, fatelo in lingua originale, perché il doppiaggio è imbarazzante. Voto: 4,5
giovedì 6 giugno 2019
Enter the Void (2009)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/09/2018 Qui - Fin dai titoli di testa si capisce subito che Enter The Void, film del 2009 scritto e diretto da Gaspar Noé, non è un film comune. Il problema è che per la prima volta per questo, non so che voto mettere (forse uno politico?) ad una pellicola del genere, così spiazzante e controversa, creata ad arte per mettere alla prova lo spettatore e dividere la critica. Enter The Void è sicuramente innovativo e molto affascinante (almeno per l'epoca della sua realizzazione), e connette in maniera intelligente il tema della morte ed il mito della reincarnazione nella fede buddhista con il mondo delle droghe allucinogene e delle Esperienze extracorporee. Il regista gioca infatti gran parte delle sue carte sull'impatto visivo: molte scene (soprattutto i devastanti titoli di testa, il trip di dimetiltriptamina iniziale e lo sfolgorante viaggio finale) sono straordinarie nella loro "violenza", la fotografia e le scenografie sono estreme nel loro intermittente sfavillare di luci al neon, e l'iperrealismo delle riprese in POV (con tanto di battiti di ciglia) è una trovata audace quanto efficace. Ma alla lunga l'insistente estetismo delle scene stanca non poco, e la durata a parer mio eccessiva (160 minuti) non aiuta, rendendo il film più volte arrancante e noioso, oltre che farraginoso nello sviluppo. La sotto-trama drammatica non possiede la potenza che ci si aspetta (la matrice edipica e le allusioni incestuose, secondo me, lasciano il tempo che trovano) e sembra che tutto sia solo un pretesto utile a Gaspar Noé per far vagare senza pace la sua macchina da presa sopra i luminosi palazzi di Tokyo. E' di sicuro un film molto sentito, un progetto lungamente atteso dal regista, che ebbe modo di provare i più svariati tipi di allucinogeni in gioventù (per sviluppare il concept del film andò persino in Perù a provare l'ayahuasca) e che si sente molto vicino alle delicate e difficili tematiche che il film affronta. E' una pellicola che lascia però interdetti. A visione ultimata rimane una sgradevole impressione di un fuoco di paglia, di un puro esercizio di stile che nasconde poca profondità di contenuti: eppure è un film che non si riesce a dimenticare e che sicuramente non invecchierà con facilità (non l'ha fatto neanche dopo quasi 10 anni). Non posso negare difatti che si sia ben impresso nella mia mente e che sia stata una visione soddisfacente, e quindi in verità non riesco ad indicare un preciso motivo per il quale non mi ha convinto, penso solo che dall'idea di base mi aspettavo molto di più e davvero si poteva tirar fuori un capolavoro. Capolavoro che questo film non è, anche se un voto, seppur solo e leggermente positivo questo film lo meriti ugualmente.
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